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Papilloma virus, una campagna vaccinale con tanti dubbi


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La nostra posizione sulla campagna vaccinale contro il papilloma virus ha suscitato reazioni violente. Francesca Merzagora, presidente dell'Osservatorio nazionale sulla salute della donna, ha dichiarato sulle pagine del Corriere della Sera di oggi che è "sorprendente con quale incoscienza e superficialità la rivista Altroconsumo dia in pasto al pubblico notizie prive di fondamento scientifico…".

Secondo noi invece a essere sorprendente è un'altra cosa è cioè che chi, come Altroconsumo, cerca di fare informazione indipendente nell'interesse esclusivo dei cittadini consumatori, venga attaccato duramente da chi, come è il caso dell'Osservatorio nazionale sulla salute della donna, annoveri tra i suoi sostenitori le aziende farmaceutiche (Sanofi Pasteur e Glaxo) che commercializzano in Italia il vaccino anti papilloma. Per accorgersene basta andare sul sito internet dell'Osservatorio, cliccare su partners e scegliere dal menù tendina la voce sostenitori.

Nonostante la durezza di questi attacchi, noi continuiamo a ribadire la nostra idea e cioè che il vaccino è costoso per la sanità pubblica e per chi lo vuole fare privatamente e che la sua reale utilità è parziale.

Attualmente i vaccini disponibili sono due, Gardasil Merck (distribuito in Europa da Sanofi Pasteur) che copre i ceppi Hpv 6, 11, 16 e 18 (prezzo al pubblico circa 170 euro a dose e servono tre iniezioni) e Cervarix Glaxo, contro i ceppi Hpv 16 e 18 (prezzo circa 150 euro a dose e anche in questo caso servono tre dosi). Come si capisce da questi dati, la spesa per il Servizio sanitario sarà notevole, intorno ai 75 milioni di euro l'anno. Sono soldi ben spesi? Ne dubitiamo, soprattutto perché non pensiamo che i benefici della vaccinazione, i cui effetti potranno essere misurati tra una trentina d'anni, siano tali da giustificare costi così alti. Il vaccino, infatti, protegge solo da alcuni ceppi del papilloma (i ceppi 16 e 18), responsabili del 70% dei casi di cancro alla cervice uterina.

Anche se coperte dal vaccino, le donne dovranno dunque continuare a fare il pap test per individuare precocemente i tumori della cervice uterina causati da altri ceppi di Hpv (e sappiamo che l'organizzazione degli screening è carente in molte Regioni italiane).

A questo bisogna aggiungere che le sperimentazioni disponibili sull'efficacia del vaccino finora non si sono protratte per un tempo sufficientemente lungo, per dire che abbiamo a disposizione una dimostrazione certa della riduzione dei tumori (e delle relative morti).

Siamo perplessi anche sulla durata della copertura: il vaccino viene offerto alle ragazze di 12 anni perché il virus si trasmette per via sessuale e con la vaccinazione si vorrebbe indurre lo sviluppo dell'immunità prima dell'inizio dei rapporti sessuali. Ma la copertura vaccinale è stata sperimentata solo per cinque anni: dopo questo tempo, quando le ragazze avranno circa 17 anni (e cioè inizieranno presumibilmente a essere sessualmente attive), nessuno può sapere fino a che punto il suo effetto sarà ancora valido.



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