Omeopatia

L'ospedale omeopatico di Glasgow


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Un piccolo gioiello del servizio sanitario scozzese dove si applica un modello di cura di tipo integrativo per far fronte, particolarmente, a patologie rimaste tuttora "orfane" di risposte terapeutiche efficaci.

Ho avuto modo di conoscere personalmente l'ospedale omeopatico e il team sanitario in occasione di una visita ufficiale svolta insieme al Presidente della Commissione Sanità della regione Toscana Fabio Roggiolani nel mio ruolo di coordinatore del Comitato Scientifico dell'Ospedale di Medicina Integrata di Pitigliano. Si tratta della seconda visita ufficiale del servizio sanitario toscano agli ospedali di terapie integrate britannici, la prima essendo stata svolta a Londra al Royal London Homeopathic Hospital.

 

David Reilly, direttore clinico dell'Ospedale, ha voluto iniziare l'incontro con il team toscano discutendo della terminologia più in uso nell'attuale epoca storica per definire l'evoluzione della medicina verso l'integrazione dei saperi. E' stato così possibile condividere il senso di "medicina integrata" riservato al processo, di portata storica, che sta portando in tutto il mondo allo scambio culturale tra la medicina accademica e le discipline mediche complementari (omeopatia, agopuntura, fitoterapia) e il senso di "cure integrative" che definisce un approccio terapeutico più ampio in cui accanto alle medicine, classica e complementare, si integrano anche discipline quali la meditazione, lo shiatsu, la fisioterapia, etc.

 

L'Ospedale di Glasgow oggi non è più soltanto un ospedale omeopatico, ma un moderno centro di terapie integrative. L'Ospedale omeopatico di Glasgow fu costruito nel 1870 ed integrato nel servizio sanitario britannico nel 1948. La moderna struttura dell'ospedale, che fa parte del grande complesso ospedaliero di Gartenavel, è stata costruita dieci anni fa. Alla realizzazione del nuovo ospedale ha partecipato un team speciale composto anche da un'artista, la signora Jane Kelly, che ha lavorato insieme all'architetto Roy Maclachlan.

 

Sono stati scelti i materiali, prevalentemente legno e zinco, ovvero materiali facilmente riciclabili e adatti alle variazioni climatiche intense della Scozia. Tutto intorno all'ospedale Jane Kelly ha realizzato un giardino sul quale affacciano tutte le camere di degenza. Particolare attenzione è stata dedicata al pieno sfruttamento della luce naturale in un'area geografica in cui la luce del giorno è spesso oscurata dal clima e perciò preziosa. I colori dell'ospedale nascono da quella che Kelly ha definito la "diluizione omeopatica" di colori naturali: il bianco, l'ocra, il legno, la lavanda. L'ambiente è decisamente confortante, rilassante e in linea con la visione "olistica" dell'essere umano, quella visione terapeutica centrata sul paziente così cara al suo ideatore David Reilly.

 

L'Ospedale opera sia in regime di ricovero: degenza media di cinque giorni, che in regime ambulatoriale. Effettua 100-200 nuove visite al mese di pazienti inviati per l'80% dai medici del SN e per il 20% dagli altri ospedali. Tutto il personale, compreso gli infermieri, è stato formato per assistere i pazienti secondo il modello olistico.

 

Le patologie più curate sono malattie croniche che trovano minori risposte terapeutiche nella medicina convenzionale: asma, oncologia, sclerosi multipla, dolore cronico, artrite reumatoide e cure di fine vita. Inoltre si applica un protocollo specifico denominato "progetto WEL", studiato per l'assistenza alle persone affette dalla sindrome della fatica cronica. Questa patologia è molto diffusa in Scozia e si calcola che affligga circa 240.000 persone nella sola Inghilterra. Il progetto WEL integra cure convenzionali, complementari e altre pratiche terapeutiche, tra le quali la meditazione, e ha lo scopo di creare consapevolezza verso la malattia e di riattivare il proprio potenziale di auto-guarigione. Più della metà dei pazienti assistiti ottiene un miglioramento moderato o medio dei sintomi. L'ospedale produce regolarmente evidenze scientifiche di efficacia pubblicate sulle riviste scientifiche internazionali e la sua attività è collegata con altri centri dove si applicano cure integrative sia in Inghilterra che in America; in particolare collabora con l'Università di Harvard e l'Integrative Medicine Center di Maryland.

 

La visita è stata l'occasione per sancire ufficialmente la collaborazione culturale e scientifica tra l'Ospedale di Glasgow e il nascente ospedale di Medicina Integrata di Pitigliano.



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