Omeopatia
26/06/2008
Omeopatia: evidenza scientifica di un vero caso clinico
Essere medico di famiglia da un quarto di secolo, conoscere i meandri del SSN, dell’evidenza scientifica e dei dati sperimentali dimostrabili e ripetibili in laboratorio, comprendere “a colpo d’occhio” lo sguardo perplesso (e a volte anche un po’ glaciale) dei colleghi ospedalieri e degli specialisti della materia in oggetto ai quali mi sono rivolto circa due anni orsono, per poi sentirmi dire: forse è leucemia, forse è mononucleosi, aspetta un po’, poi vediamo, comunque stai quasi tranquillo che è la seconda ipotesi la più probabile e, in questo caso, non esiste terapia: aspetta (anche soffrendo le pene dell’inferno) che prima o poi passerà! Avrebbe detto il grande TOTO’: io sono del CNEF! (cà nisciuno è fesso!).
E già, voi non lo sapete, ma il sottoscritto (25 anni di sana cassa mutua, moglie e 3 figli a carico, amante della vita che il buon DIO ha dato a me e a tutti voi) non l’ha presa mica bene: tre anni di studi universitari autentici e sofferti, sottraendo spesso il (poco) tempo extra-mutua ai divertimenti (?), alla famiglia e quant’altro, più l’ultimo, proficuo anno di tirocinio pratico in Omeopatia Classica Hanhemanniana presso la LUIMO di Napoli, delle tante cose insegnatemi, una soprattutto, me l’aveva ben inculcata: NON ESISTE LA MALATTIA, BENSI’ IL MALATO. Potrei, a questo punto, snocciolarvi tutta una serie di rimedi omeopatici che ho assunto sotto la strettissima sorveglianza medica della Dr.ssa Rodriguez e del Dr. Melodia (da Carbo vegetabilis a Pulsatilla, passando per Arnica ed altri ancora…) ma chi non è Omeopatia non potrebbe, giustamente, raccapezzarsi.
L’evidenza scientifica, clinica, della “mia” mononucleosi, è tutta raccolta in un solido dossier depositato presso la mia Scuola Omeopatica e presso la mia abitazione privata: tac, esami di laboratorio, ecografie e quant’altro, che hanno evidenziato diffuse linfoadenomegalie (specie al collo), splenomegalia notevole, grossi linfonodi all’ilo epatico, ves ed altri indici dell’infiammazione notevolmente elevati, ipertransaminasemia, indici enzimatici, epatici esageratamente alti. Sottolineo che la mononucleosi è stata “mia” in quanto, pur essendo il virus sempre il medesimo responsabile di tale patologia, i “miei” sintomi soggettivi richiedevano “quel” determinato rimedio (il c.d. “simillimum”) non applicabile ad altri pazienti che, sicuramente, avrebbero manifestato i sintomi della malattia in altro modo! Tutti questi parametri sono stati rivalutati nel tempo necessario a terminare la “mia” terapia Omeopatica, rientrando tutti nella norma; al controllo ecografico del fegato, per dirne una solamente, il collega si complimentò con me: “hai un fegato pulitissimo, praticamente perfetto, eppure, venti giorni fa sembrava a brandelli; cosa hai fatto?”; ho provato a spiegarglielo, ma il concetto stesso di “Medicina Omeopatica” gli è apparso abbastanza indigesto. Che peccato!
Il collega aveva tra le sue mani l’EVIDENZA SCIENTIFICA di entrambi i miei referti ecografici, eppure non aveva afferrato il “miracolo” (a cui ormai da medico omeopata oltrechè di famiglia considero “normalità”) che nel mio organismo era avvenuto. In qualunque Laboratorio scientifico di questo pianeta, si può dimostrare, ad esempio, l’effetto di un antibiotico in terreno di coltura versus un dato batterio o microrganismo, l’azione antimicotica versus un qualunque fungo; mi chiedo: quando si scoprirà un Laboratorio attrezzato per testare un rimedio omeopatico versus le malattie dell’Umanità (a prescindere dalla loro eziopatogenesi), che dimostri, una volta e per sempre, che non è la Malattia il grande nemico, bensì il Malato? Come diceva anni fa una nota marca di birra: “meditate gente, meditate”; anzi “meditate, Colleghi, meditate”, e non abbiate paura di scoprire una medicina che non è alternativa, ma è Medicina.
Diceva il grande Einstein: “L’Uomo non deve mai smettere di chiedersi il perché”; ed il sottoscritto, timidamente aggiunge: andiamocelo a studiare, questo perché!
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