Omeopatia

L’Omeopatia nella società post-moderna


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Excursus - Gli assunti e il relatore

La trattazione di qualsiasi tema impone una scelta, dare per acquisiti i fondamenti "veri", o presunti tali, sui quali si basa o entro cui si colloca l'esposizione del tema stesso o avvertire l'esigenza di chiarirli.

 

Nella prima opzione, dando per acquisito che si conoscono e condividono i concetti inerenti il tema, si può guadagnare tempo, magari per dedicarsi più estesamente alla trattazione dello stesso, ma resta il rischio di non aver chiarito gli assiomi che si ritengono evidenti di per sé - e che perciò non hanno, apparentemente, bisogno di essere chiariti - perché ritenuti impliciti negli enunciati o frasi che articolano ed esprimono razionalmente il pensiero o argomento trattato.

 

Nella seconda scelta, chiarificando cosa si intende per i concetti e/o le "realtà" a cui fa riferimento la relazione, pur riducendo il tempo disponibile per lo specifico svolgimento, si potranno conseguire vantaggi nell'esposizione e, sopratutto, nella riduzione di opinabilità interpretativa e fraintendimenti.

 

Cercando di parlare di omeopatia, se si opta per la seconda possibilità, quella di non dare per scontato cosa si intenda dire con le parole in gioco ed esplicitarne gli assunti, si deve partire subito da un chiarimento dei concetti contenuti nel titolo della relazione, rendendo anche espliciti gli assunti connessi.

 

Da un punto di vista ancor più strutturalista, però, vi è un assunto all'origine che condiziona la trattazione di qualsiasi tema: il soggetto, di cui l'esposizione è un attributo. Il primo "assunto", dunque, è il relatore, generatore di ogni apertura o intesa come di qualsiasi disaccordo. La comunicazione è un processo che va oltre le tecniche del convincimento. La comunicazione è comunione di ciò che si condivide, unione attorno ad una ragione, una ratio, un equilibrio o punto comune relativo a diversi interessi. La qualità della comunicazione inerente ad un argomento è perfezionabile dalle tecniche utilizzate, ma se l'interlocutore non condivide la ragione di cui il relatore si fa portatore, rimane improbabile che l'interlocutore comprenda, si prenda con sé, il messaggio.


Il relatore di un tema è il primo portatore di interessi, di coscienza o anche di inconsapevolezza. Il relatore costituisce il primo limite dell'esposizione e corre il rischio di essere indotto nella tentazione di scambiare le sue parole per "verità" condivisa o condivisibile da tutti, dimenticando la regola relativa alla verità: la verità o condivisione di una proposizione fonda una convenzione. Platone, infatti, ha insegnato agli occidentali che la ragione costituisce una tecnica di contenimento, un impianto di regole necessario per arginare la follia in cui abitiamo e per produrre un discorso, che possa essere messo in comune.

 

Da questo punto di vista la comunicazione costruisce una delimitazione di interessi comuni e di una comprensione di ciò che non si condivide. La ragione, invero, è una forma di vita in grado di permettere una convivenza, ma come accade che non tutti condividano una stessa ragione, vi sono molteplici forme di coesistenza e di incompatibilità.

 

Da questo excursus si desume che in questa digressione circa l'omeopatia nella Post-modernità non si parla di verità, intesa come rivelazione, né di verità come intesa nelle società di regime, ma di convenzioni, di proposizioni, dichiarazioni e simili, risultanti della posizione "epistemologica" dell'osservatore relatore.


Definizioni: interessi e contesti

Fare il bene della medicina omeopatica esula l'attività elogiativa e della sua diffusione in lingua volgare. Sarebbe parimenti ingenuo ritenere che l'allopatia possa essere considerata scienza senza considerare il complesso di relazioni sociali e di potere che ne fa uso. Della medicina omeopatica, i medici che l'esercitano, ne fanno un utilizzo la cui definizione, in quanto modo di pensare la malattia e la salute, si differenzia spesso, ad esempio, dalla caratterizzazione adottata da un'azienda che produce i cosiddetti medicinali omeopatici. Pure le diverse aziende del settore si servono di definizioni distinte e ciò si evince dal fatto che vi sono aziende che parlano di farmaco omeopatico e laboratori che denominano il medicinale "rimedio".

 

In ugual modo, pur se con qualche elemento essenziale in comune, determinare cosa sia la medicina omeopatica in India o in Brasile costituisce un'operazione assai diversa di quella relativa ad una sua definizione in Europa. Solo per le cerchie che fanno scuola esistono principi di identità incontrovertibili inerenti la medicina omeopatica. Per ciò, da un punto di vista sociologico, la definizione di omeopatia costituisce un'espressione degli interessi di chi ne fa uso e chi più interessi porta, più determina la caratterizzazione dell'omeopatia volgarizzata.

 

La conoscenza, le attività professionali, i prodotti, sono, infatti, espressioni di relazioni sociali consolidate. La Coca-Cola costituisce un'espressione della geo-politica, di un intreccio di relazioni di domini e perciò è il prodotto più conosciuto al mondo. Pretendere definire i prodotti, i concetti, al di là dei contesti in cui essi vivono e di cui sono espressione, costituisce un errore percettivo. Ciascun medico omeopata, invero, comprende la medicina omeopatica in funzione della propria storia personale e della qualità (carattere) della formazione ricevuta. Discorrere di omeopatia con serietà comporta, quindi, definire un variegato mondo di contesti e interessi, comporta uscire dalle nozioni generiche.

 

Un primo chiarimento preliminare è, dunque, riconoscere che lo stesso termine assume significati diversi secondo i contesti di riferimento. Essendo il relatore un sociologo, il suo contesto di riferimento è la società, più specificamente, la società post-moderna, un'intera formazione sociale interessata al marketing, alla vendita, al consumo di merce, con specifiche idee relative a stili di vita e di consenso. In un tale contesto, salute, malattia e cura sono definite sempre di più in funzione degli interessi di mercato, delle capacità produttive istallate e della disposizione e circolazione dei capitali finanziari, cioè di chi possiede le risorse per istituire attraverso il marketing mediatico ciò che si deve intendere per salute, malattia, cura e omeopatia.


Il volto dell'omeopatia è cambiato da una generazione ad un'altra

200 anni fa (1807) Samuel Hahnemann conia il termine "omeopatia" per denominare il suo nuovo metodo di "terapia razionale" che egli stesso aveva di recente suggerito ai suoi colleghi medici. D'allora, l'omeopatia divenne un'entità a sé, distinta da qualsiasi altro concetto di medicina e definita da principi basilari caratteristici. A seguito la "nuova scuola" di medicina si avvia per percorrere il suo cammino attraverso la storia sino ai giorni nostri, beneficiando e persuadendo "alla conversione" un numero sempre crescente di medici e pazienti di tutto il mondo.

 

Va notato però che la sua diffusione nel globo si effettua in condizioni regionali e culturali molto diverse. Spinta dai vari modi in cui viene recepita, sin dall'inizio della storia dell'omeopatia, sono emerse questioni relative ai principi di questo metodo che non sono state mai risolte completamente. Sin dalla prima disputa tra Hahnemann ed alcuni omeopati del suo tempo, come Moritz Mueller, Traugott Kretzschmar ed altri, circa i limiti del principio dei similari, duranti gli anni successivi al 1830, non vi è stato un chiaro e duraturo consenso nell'ambito della comunità omeopatica relativo a ciò che un'originale oppure migliore omeopatia sia realmente.

 

Nonostante il consenso generale nel ritenere l'Organon di Hahnemann come referenza ultima, vi è una forte diversità di interpretazione da parte degli omeopati moderni. In parte in ragione alle modifiche introdotte nelle diverse edizioni, compresa quella della sostituzione dei riferimenti all'utilizzo dei doppi rimedi nelle successive ristampe della 5. edizione dopo il 1833. Benché alcuni riferimenti al testo possono essere rintracciati in quasi ogni autore o maestro, tuttavia, dai giorni di Hahnemann ad oggi, il volto dell'omeopatia è cambiato da una generazione ad un'altra. Data la crescente rapida successione di nuovi approcci nelle ultime decade, il più recente stato di discussione su ciò che dovrebbe essere considerata l'omeopatia non può essere trovato nei tradizionali libri di testo ma negli articoli pubblicati di recente e nell'Internet.

 

Da una prospettiva storica, qualsiasi cambiamento nell'omeopatia avviene in stretta interazione con i cambiamenti nelle condizioni sociali, scientifiche e religiose. Per esempio, nella società post-moderna del XXI secolo sembra perfettamente plausibile utilizzare concetti della fisica dei quanta o della teoria del caos come modelli per spiegare da un punto di vista scientifico l'omeopatia.

 

Ugualmente è diventato accettabile l'utilizzo della repertorizzazione elettronica mediante software e la supervisione mediante video come strumenti della formazione e della prassi nonché il ricorrere a concetti della psicoanalisi oppure di dottrine esoteriche per esemplificare i decorsi inspiegabili della malattia.

 

Di conseguenza, ciò che ciascuna generazione di omeopati identifica come essenza dell'omeopatia, ci racconta di più sulla mentalità e sui valori delle epoche e dei luoghi rispetto a ciò che Hahnemann aveva in mente quando "proclama" (1810) l'omeopatia come una terapia "razionale" e filantropica (charitable), secondo la prima edizione dell'Organon che ne fa testo e dopo il 1830 modificata decisamente come "Organon der rationalen Heilkunst".

 

Al fine di non perdere il contatto con la realtà storica in cui la proposta di Hahnemann vuole inaugurare un senso, ci affacceremo al suo retroscena[1], cercando di reperire, con breve accenni, ciò che Hahnemann volesse nel suo tempo. Tuttavia, visto che sono un sociologo interessato piuttosto alla Post-modernità l'obiettivo del mio intervento è soffermarmi a condividere con voi la mia riflessione circa i possibili sensi dell'omeopatia nei tempi postmoderni in cui abitiamo.

 

Nessuno potrà decretare se il principio dell'hómoios-páthos continuerà a produrre effetti di realtà nella Post-modernità. Data la reificazione progressiva dell'idea di omeo-patia possiamo congetturare che potrebbe diventare piuttosto una "simulacra", una copia, nel circuito della circolazione delle merce con "significati" (superficie o packaging) di circostanze, in funzioni dei contesti di interessi in cui la "copia" viene utilizzata.

 

Che sia una modalità di produrre "prodotti" sotto denominazione "omeopatia", in quanto segue un processo di manifattura specifico, è garantito. Se nel tramonto dei progetti teologici di salvezza l'omeopatia saprà fare la parte di una Pietas secolarizzata o laica, dipenderà da gli interessi in gioco.


Retroscena - Il mondo di Hahnemann

Dai tempi in cui Hahnemann visse, siamo separati non solo da due secoli su un asse temporale lineare, solitamente immaginato come una linea di progresso economico, sociale, scientifico e tecnologico, ma piuttosto da diversi "mondi". Per collocarci nella posizione di Hahnemann, bisogna sottrarre dalle nostre conoscenze attuali tutte le pietre miliari e scoperte delle scienze moderne e, ciò che è più difficile, andare indietro nel tempo prima dell'establishment dei valori cosiddetti moderni e postmoderni.

 

Contrariamente al diffuso esistenzialismo delle moderne società organizzate attorno all'idea dell'autodeterminazione dell'uomo, le idee guida del mondo all'epoca di Hahnemann erano orientate alla vocazione religiosa e morale dell'uomo. Per Hahnemann, gli umani erano gli essere più nobili "creati" per "onorare Dio" mediante il perfezionamento delle loro capacità emozionali, pratiche e mentali. Hahnemann proclama il suo metodo (1810) quando Darwin era appena nato (1809). In questo, lui non differiva molto da sui contemporanei colti.

 

Ai tempi di Hahnemann era ancora possibile per un uomo istruito delineare un metodo di terapeutica (o persino per la nuova scienza moderna che emergeva a quei tempi) in modo che fosse compatibile con una vita intesa secondo dettami religiosi. Ancora non si è sviluppato il concetto positivistico della scienza come "concetto residuo". La scienza ancora non ha escluso dalla sfera della razionalità né la questione del "senso" dell'esistenza umana né il problema di dio. La domanda tipica del filosofo della natura di quei tempi, come ad esempio Schelling, era: - Come deve essere intesa (costruita) la natura, lo spirito, la materia, l'organico e l'inorganico in modo, da un lato, sbrogliare la relazione di queste nozioni, e dall'altro, consentire all'uomo di concepirsi come un essere creato da un dio e, dunque, religioso e morale? Il punto di partenza era chiaramente un interesse in un mondo intelligibile e morale. L'obiettivo era una teoria della scienza, o nel caso di Hahnemann, la fondazione di un sistema razionale di terapeutica, il cui contesto era definito da considerazioni teologiche. Oggi, la proposizione risulta decisamente ribaltata.

 

Nell'ordine odierno ci si domanda se sia possibile concepire il medico omeopata come un soggetto che deva agire in ubbidienza ad un credo religioso invece che come un funzionario di un sapere strumentale. In tali circostanze gli omeopati si sforzano di dimostrare l'efficacia delle medicine omeopatiche contro il placebo, aderendo agli standard farmacologici, per tracciare ipotesi scientificamente plausibili per l'efficacia delle diluizioni ultramolecolari, di documentare una riduzione dei costi con il trattamento omeopatico, di definire le frontiere dell'omeopatia così da salvaguardarsi da possibili imputazioni di malpractice. In questo desiderio di omologazione, insegue pure la costruzioni di cluster o le definizioni diagnostiche abbandonate dalla medicina convenzionale per creare protocolli prescrittivi.


Retroscena - La dottrina di Hahnemann

Oggi sembra chiaro che esistono malattie incurabili. Chiunque soffra di tale malattia ha sfortuna e nessuna possibilità. La speranza di guarire è ovviamente inutile, insensata e naif. Nella società odierna questo punto di vista è scontato, basato sull'evidenza e verificato nella pratica. Hahnemann, tuttavia, era, in ogni caso, in grado di sostenere - teologicamente - che malattie incurabili non possono esistere! "Mantenere una tale affermazione atea", disse, "sarebbe blasfemia"!

 

Con altrettanta certezza, sosteneva, laddove c'è un "Dio" saggio e benevolo ci deve essere un rimedio per ogni malattia! Riguardava allora il medico trovarlo in ogni singolo caso. L'interesse di Hahnemann in un mondo nel quale potesse realizzarsi come medico morale e intelligente, era così forte che - come egli stesso diceva - "avrebbe rinnegato tutti i sistemi medici piuttosto che permettere che avesse luogo tale blasfemia". Il radicalismo con cui Hahnemann proclamava la praticabilità, in principio, di una tale terapeutica, prima di impegnarsi nei particolari della sua attuazione, segnala la sua verticale gerarchia e la sua aspirazione verso l'auto-perfezione all'interno di un compito religioso ed utile.

 

L'approccio semeiotico di Hahnemann alla sperimentazione delle droghe e alla presa del caso si basano sullo stesso modo di argomentare. Un medico moderno, scientificamente istruito, potrà essere d'accordo che dopo la somministrazione di una sostanza drogale, durante una sperimentazione in una persona sana, certi sintomi si presentino, e pure che un paziente mostri sintomi similari. Tuttavia, sarebbe difficile per lui spiegare perché tale somiglianza dovrebbe essere la ragione per cui la sostanza guarisca il paziente. Pure vi sono degli omeopati stressati da questo modo di argomentare. Essi tendono ad identificare ipotesi di meccanismi causali o a far riferimento a studi clinici empirici, i quali, tuttavia, non soddisfano i critici. In fine, persino gli omeopati sono scontenti con tale prova. Applicano in sostanza qualcosa che non sono in grado di spiegare teoricamente né a se stessi né agli altri.

 

Hahnemann, comunque, aveva altre peculiari preferenze. Pur se risulta paradossale, più forte che il suo interesse per trovare spiegazioni esaurienti circa cosa succedesse nelle sue sperimentazioni, egli è trascinato dal suo impeto per scoprire una terapeutica con la quale sia possibile curare con certezza. Per Hahnemann la possibilità di esercitare una terapeutica certa costituisce la condizione della sua pratica medica morale e religiosa. Qualora ciò non fosse stato reso possibile dalla sua omeopatia, sarebbe rimasto ad occuparsi di medicina forense, chimica e traduzioni, come aveva fatto per lunghi anni prima che formulasse la sua terapeutica. Hahnemann, anche dinanzi a situazioni critiche, argomentava in modo teologico.

 

Ad esempio, egli considera che in virtù dell'esistenza di un Dio amorevole deve seguire l'esistenza di una terapeutica attendibile. Ugualmente ritiene che visto che, dalla sua prospettiva epistemologica, né le cause delle malattie né l'agente attivo della sostanza drogale sono visibili, la loro conoscenza non è necessaria per curare le malattie. Da queste sue premesse risulta che è possibile curare i malati facendo riferimento, esclusivamente, a ciò che è percettibile: i sintomi dei malati e i sintomi comparsi negli sperimentatori sani. Conseguentemente, la malattia si rivela a coloro che sanno vedere nei sintomi della malattia, mentre il potere delle sostanze si rivela nei sintomi della sperimentazione. In accordo a questa logica, il principio dei similari sembra essere l'unico possibile principio razionale e attendibile di cura. La principale preoccupazione di Hahnemann, curare in un modo certo e beneficio, era soddisfatta con quanto egli era riuscito a stabilire, ulteriori eventuali dettagli erano questioni di minor rilevanza. Diversamente da quanto accade oggi, egli, ad esempio, non aveva alcun problema col fatto che il termine "rivelazione" fosse incompatibile con la terminologia della medicina moderna di orientamento scientifico.

 

Riportare questi esempi alla mente, tuttavia, non significa che l'omeopatia di Hahnemann fosse niente altro che una disperata costruzione di un esteta eccentrico né che la medicina di oggi afferri alcuna realtà. Entrambi gli approcci, omeopatico e scientifico, sono progetti di onesti medici motivati maggiormente da nobili intenzioni. Né uno né l'altro degli approcci è completamente sbagliato o assolutamente corretto. Né l'uno né l'altro è favorito e praticato soltanto da buone o cattive persone. La differenza giace piuttosto in una piccola distinzione che ha conseguenze estreme. Si tratta della gerarchia dei motivi che conducono alla costruzione di un specifico sistema di guarigione.


Retroscena - Prospettive ideologiche

La comprensione dell'omeopatia, come suggerisce l'argomento sviluppato, non è una semplice questione medica e storica ma piuttosto di prospettive ideologiche, siano queste filosofiche, etiche o religiose. E' da questi livelli che risulta possibile esplorare quale modello di vita o modello terapeutico costituisce un senso e che prezzo comporta la sua scelta, oppure considerare quali attitudini o obiettivi risultano idonei per la conduzione di una vita in funzione delle proprie convinzioni. Fondamentalmente, né la natura dell'uomo né il senso della vita sono rappresentazioni neutrali, qualità indipendenti fuori dell'osservatore. Visto che uno non può osservare se stesso in modo obiettivo, in quanto si è in mezzo alla propria esistenza, la libertà di reimpostare la totalità della propria vita si può attuare soltanto attraverso piccole mosse di autodeterminazione. Dipendendo delle idee o ideologie assunte e di come le organizziamo in una nostra gerarchia, noi costituiamo noi stessi, ciò che noi siamo. Infatti, il tipo di approccio terapeutico a cui si aderisce dipende dal tipo di uomo che uno sia o si ritenga essere.

 

Quindi, per comprendere Hahnemann e la sua omeopatia, è importante ricordare tanto le dimensioni interiori quanto le condizioni esterne nelle quali egli viveva e lottava. Giacché un pensatore è compreso solo quando si comprende la sua questione basilare, la chiave per una profonda comprensione dell'omeopatia di Hahnemann potrebbe essere identificare la sua maggiore preoccupazione, che può essere ricostruita in questo modo: Com'è possibile una terapeutica che da una parte permetta delle reali cure e dall'altra consenta al medico di concepirsi come essere morale e religioso?

 

La moderna medicina di orientamento scientifico, tuttavia, origina in una tradizione diametralmente opposta. Dal '600 in poi la domanda predominante della scienza e dell'industria è: come può la natura essere comandata e dominata nel modo più certo ed efficace? Diversamente da quanto accadeva in precedenza, dai tempi di Francis Bacon, scienziati e ingegneri hanno trattato di estrarre i segreti della natura con cacciavite e pinze. I risultati ottenuti, tuttavia, dicono più dell'interrogante che dell'interrogato.

 

Hahnemann si trovò ad un incrocio di orientamenti contrastanti. Da una parte, sosteneva, soprattutto nei suoi primi anni, un tipo di positivismo scientifico che lo portò a sperare di elevare la terapeutica dal suo status, come "un'arte congetturale", al grado di scienza affidabile. Dall'altra parte, nel suo credo religioso valeva ancora il tradizionale "Credo, ut intelligam", "credo per comprendere", soluzione di Agostino alla questione del conflitto tra fede e ragione e riportata alla Scolastica da Anselmo di Canterbury (1033 - 1109).

 

Come esposto, forse senza la sua fede in un saggio e benevolo creatore né la fondazione dell'omeopatia né il suo sviluppo successivo sarebbero stati possibile. Con franchezza Hahnemann ammise, che per esempio, "non comprendeva" i sorprendenti effetti di lunga durata delle alte potenze (30C). Sebbene Hahnemann, dovunque possibile, "osava sapere" ("aude sapere"), l'ammissione di ignoranza in questo caso non costituiva la situazione più penosa. Assai peggio sarebbe stato l'impossibilità del principio di una terapeutica nel quale avrebbe potuto praticare con successo e allo stesso tempo comprendersi come un essere morale e religioso.


Retroscena - Visione dell'uomo in Hahnemann

Come si vede, l'omeopatia di Hahnemann implica dimensioni filosofiche e domande circa il senso e il fine dell'esistenza e dei possibili progetti umani della vita. Di conseguenza, prescindere del background di pensiero e mentalità del suo fondatore comporta che solo una parte della sua omeopatia possa essere colta. Separando queste dimensioni contestuali, i più importanti riferimenti ai vincoli religiosi verrebbero persi.

 

L'omeopatia di Hahnemann è stata stabilita prima della definitiva reificazione dell'uomo in una cifra materiale, biochimica, molecolare, biologica, cibernetica o della meccanica dei quanta. Questo aspetto costituisce una difficoltà significativa quando si tratta di posizionare l'omeopatia nel contesto della scienza moderna.

 

Nel cosmo delle idee di Hahnemann, l'uomo è costituito da una dimensione interiore che non può essere considerata un mero epifenomeno di correnti neuronali nelle cellule del cervello. Questa dimensione di appartenenza ad un disegno teologico costituisce, per Hahnemann, un'ultima istanza alla quale l'uomo può conferire importanti privilegi, quando, ad esempio, egli auto-determina il proprio concetto della vita o il razionale di una terapeutica.

 

L'attributo di creatura di dio che Hahnemann conferisce all'uomo comporta riconoscere una certa costituzione dell'uomo e assumerla dall'inizio per non alterare un disegno teologico nell'esercizio della medicina. Per la scienza moderna, partendo del suo assunto che la realtà sia un'entità informativa esistente di per sé, la costituzione dell'uomo è una realtà oggettiva, stabile e meccanica. In questo senso l'uomo è una realtà tra le realtà soggiacenti alle leggi alle quali rispondono gli oggetti che egli produce con il suo lavoro. Nella Post-modernità, della quale ci occuperemmo a seguito, e come suggerito dal costruttivismo, si ritiene che sia l'osservatore a conferire all'uomo una certa costituzione. Queste visioni determinano l'ethos della prassi, ciò che sia una terapeutica ammissibile o meno.


L'omeopatia nella Post-Modernità o La Post-Modernità nell'omeopatia - Scopo

Prendendo in considerazione alcuni fenomeni di rappresentazioni che si acuiscono nella Post-modernità, quali la reificazione, il denaro come soggetto e la società come suo predicato, ed esaminando come questi processi si manifestano nell'omeopatia, questo percorso intende stimolarvi, quali portatori di interesse, a percepirvi nel cambiamento epocale in cui siete compresi, e a formulare ipotesi pertinenti il futuro della vostra prassi quotidiana.


Marco di riferimento teoretico - Sociologia della Post-modernità

§  Scienza & conoscenza sono ideazioni dell'umanità. I loro significati e conseguenze sussistono e svaniscono nelle diverse società in cui l'umanità vive. Esse non sono astrazioni eterne o verità indipendenti in se, ma linguaggi, cioè mezzi che gli esseri umani utilizzano per esprimere le loro rappresentazioni del "mondo della vita" "come esso appare" alla soggettività/oggettività umana, e la loro "coscienza" di sé.


§  Il termine "Post-modernismo" denota un insieme di idee che raffigurano il complesso fenomeno relativo alle idee di realtà, spazio, tempo e verità dopo che la Modernità si dissolve, idee che possono essere reperite nei modelli sociali, culturali ed economici.


§  L'uomo vive in modelli di realtà, e se vuole ottenere, efficientemente, qualcosa nel reale, come, la diffusione dell'omeopatia, deve conoscere come i modelli di realtà funzionano.


§  Il termine Post-modernismo, oltre a significare "movimento estetico che rifiuta gli standard di come l'arte dovrebbe essere prodotta, consumata e di ciò che essa dovrebbe esprimere", rappresenta un ulteriore rifiuto alla "realtà" riprodotta da Cartesio, un rigetto delle rappresentazioni dell'Illuminismo con le sue rigide distinzioni.


§  Le rappresentazioni della Modernità sono interessate alla totalità, lamentano la frammentazione come qualcosa di tragico, in contrasto, quelle della Post-Modernità piuttosto celebrano la discontinuità.


§  Le rappresentazioni della Modernità sono dominate dalla fisica classica, quelle della Post-modernità dalla meccanica dei quanta, dalla predizione di probabilità in situazioni in cui la fisica classica predice invece certezze.


§  Le società post-moderne costituiscono intere formazioni sociali interessate al marketing, alla vendita e al consumo di merce, con specifiche idee ed etiche che promuovono consenso.


Punti di svolta della modernità

Per meglio comprendere la relazione tra omeopatia, filosofia delle scienze e Post-Modernità, che comporta uno spostamento delle società occidentali dall'Illuminismo alla meccanica dei quanta, riepiloghiamo i punti di svolta della modernità.

 

Sebbene la secolarizzazione della Modernità consegna la morte del dio alla società civile sotto la forma di diritto all'autodeterminazione, liberando l'uomo dal ritenersi una creatura e permettendo che egli si consideri un essere in palese evoluzione capace di auto-coscienza e di auto-determinazione, paradossalmente la Post-Modernità non costituisce un'era centrata sulla figura dell'uomo come voluta dal Cristianesimo e dal Rinascimento, ma un'era centrata sugli stili di vita. Questa rappresentazione secolarizzata dell'uomo segna, tuttavia, un punto di svolta per la medicina: la secolarizzazione del corpo. In questo nuovo ambiente culturale, il discorso di Hahnemann relativo al medico come un persona morale tributaria alla religione (spirituale)[2], potrebbe essere considerato una sorta di posizione dogmatica.

 

Nel contesto di un mondo secolarizzato, la salute può essere considerata anche come lo stato al quale si può aspirare mediante l'acquisizione di trattamenti disponibili in mercato per meglio attuare i profili sociali. L'identità dell'uomo è rappresentata separata da un limite teocratico e lasciata essere una scelta nel mercato. La salute diventa una questione di ciò che si può consumare e di come consumare nel mercato. La vita dell'uomo non è più rappresentabile come un disegno teologico. L'uomo può eventualmente "modificarsi" anche geneticamente.

 

Questa nuova concezione dell'uomo contrasta con il concetto prevalente in omeopatia che lo vede come creatura naturalistica nata da un disegno ontologico e/o teologico immodificabile. Su questo contrasto sembra prevalga il silenzio intellettuale, sostituito, più volentieri, da critiche dal mondo dell'omeopatia alle nuove ideologie, quale la critica della "de-gener-azione", in quanto non ubbidirebbero al disegno immodificabile della "natura" voluta dal dio. In tale disubbidienza, una parte della teoresi omeopatica vede la causa della malattia.

 

Pur se da un punto di vista fisiologico si possono utilizzare parametri relativamente obiettivi per definire lo stato di salute e malattia, in tali definizioni sono insiti valori sociali dominanti, relazioni di potere. Il trapianto di cuore è reso possibile anche da qualcosa altro del semplice progresso tecnico. Esso è reso fattibile perché il corpo e la sua vita sono rimasti fuori dal possesso del dio. Oggi, della durata, contenuto o qualità della vita dispone la società civile piuttosto che lo Stato Vaticano.

 

Un'altra svolta della società postmoderna che affetterà l'omeopatia è quella relativa alla sua crescente reificazione: il valore di uso diventa oggetto di culto, le idee diventano feticci e qualunque riassicurazione metafisica o teologica diventa merce.

 

Questo processo di rappresentazione comporta la separazione di qualcosa dal contesto di appartenenza originale in cui esiste e la sua collocazione in un altro contesto, privo a sua volta di qualcosa o di quasi tutte le connessioni originali e tuttavia viene vista come avente potere e attributi che, in verità, non ha. Questo processo di alienazione è una caratteristica vincolata e necessaria al valore economico nell'economia di mercato per nascondere, mediante le relazioni tra oggetti, le relazioni sociali e il lavoratore stesso che crea valori.

 

Nella post-modernità il feticismo della merce raggiunge una perfezione nello svolgere la funzione di sostituire le interazioni sociali e umane con relazioni tra uomini e oggetti. Spostando l'attenzione sulla merce si oscura, ad esempio, la relazione tra produttore e consumatore. In questo contesto, i produttori di "medicinali omeopatici" tendono piuttosto a focalizzare la loro attenzione sul prodotto, considerando poco o niente chi e come, finalmente, utilizza il prodotto. Ugualmente, il consumatore o paziente può soltanto realizzare la sua relazione col prodotto utilizzato ma rimane all'oscuro circa la gente che lo produce e il sistema teoretico al quale, una volta, apparteneva. In questo modo, il feticismo della merce o la reificazione assicura che nessuno dei portatori di interesse sia completamente conscio della posizione politica e sociale che occupa.

 

Reificazione è quello che avviene ad esempio quando, in modo crescente, denominiamo "omeopatia" o "omeopatico" semplicemente globuli o gocce, allestiti seguendo un processo di manifattura consistente in diluizioni proporzionate e progressive e in quantificati scuotimenti, separando dal contesto di utilizzo le connessioni con il principio di similitudine, per essere esatti, separando dal contesto in cui viene promossa l'omeopatia quale "merce", le significative connessioni legate all'idea di sofferenza artificiale, individuata mediante l'artificio del proving in persone sane (patogenesi), in grado di curare una sofferenza simile in una persona malata.

 

Reificazione è anche quello che accade quando un concetto astratto che descrive una relazione o contesto è trattato come qualcosa di concreto, ad esempio quando il principio di similitudine e l'insieme di principi e assiomi correlati sono allestiti per il marketing e vengono reificati sotto la forma di tubetto con l'etichetta "omeopatia" e messi nello scafale di un negozio oppure quando viene pubblicizzata come "omeopatia" ciò che sarebbe semplicemente corretto denominare "estratti di erbe", separando, in questo modo, un medium, il rimedio, dal suo supporto teoretico. Le inversioni tra oggetto e soggetto e tra mezzi e fini sono pratiche comuni dell'economia di mercato.

 

La reificazione comporta che gli oggetti vengano intenzionalmente trasformati in soggetti e i soggetti in oggetti, con il risultato che i soggetti sono resi passivi e determinati dall'oggetto, mentre gli oggetti sono resi attivi. Questa reificazione avviene ad esempio quando il medico sottostà al "prodotto" reificato, oppure quando la patogenesi è resa universalmente attiva e l'idiosincrasia del malato individuale è resa passiva, attribuendo carattere universale e immutabile a ciò che sono soltanto dati sperimentali di un proving.

 

La reificazione si attua anche quando si assume che qualunque cosa che possa essere concepita per astrazione e nominata debba esistere di fatto, incorrendo in una fallacia ontologica ed epistemologica, come accade quando si proclama che il rimedio omeopatico restituisce la salute in modo che il malato guarito possa compiere gli alti fini dell'esistenza. La reificazione avviene anche quando, definendo l'omeopatia, molti praticanti asseriscono che essa sia un metodo terapeutico senza considerare che, per primo, essa è un corpus di idee, e trattando queste idee come "entità" concrete, invece di astrazioni, come la scienza o la malattia. Questo probabilmente capita nell'insegnamento dell'omeopatia in quanto numerosi medici omeopati tendono a scambiare le "astrazioni" con le "entità fenomenologiche". Parecchi di loro dimenticano il livello narrativo concettuale del loro esercizio. Molti praticanti dell'omeopatia vivono in un circolo di reificazione nel quale concetti e astrazioni che si riferiscono al mondo fenomenologico sono intesi come "leggi naturali". Purtroppo, la reificazione, tanto efficace nella propaganda, quando viene utilizzata in sede di argomentazione logica, è considerata un errore, una fallacia.

 

In questo modo, nella post-modernità, l'omeopatia, da un sistema di idee relative a un metodo di curare la sofferenza, utilizzando un artificio similare (il rimedio o agente di una malattia artificiale), nella prospettiva etica di aiutare l'uomo malato guarito ad attuare la sua esistenza, appare come un linea di prodotti per sostenere le performance ordinarie dell'uomo.

 

Io sto descrivendo tendenze, inquadrando modelli di realtà, ciò significa anche che non tutti i cittadini nella società postmoderna siano consapevoli delle congetture e rappresentazioni mentali delle elite accademiche ed intellettuali. Per la folla dio è ancora vivo. Solo l'Übermensch di Nietzsche può resistere da solo senza divinità. E se le masse occidentali hanno il sentore che il dio semitico non stia a respirare più, fuggono verso un altro o importano quante deità esotiche possibile - ciascuna icona con il suo kit d'idee, miraggi e stili di vita.

 

La secolarizzazione della Post-modernità presenta un paradosso. Mentre le élite conoscono la "delusione" e vengono a patti circa l'idea di realtà e verità come convenzione e rappresentazione, i cittadini comuni, di contro e attraverso la reificazione, continuano a vivere in una sorta di mondo mitologico dove le cose sono considerate come valori metafisici e le rappresentazioni sono scambiate per "realtà".


L'omeopatia nei tempi post-moderni - La sfida

Aprirà la deregulation della Post-Modernità le porte all'omeopatia? Quali scenari potrebbero schiudersi se si le porte del consumo post-moderno si aprissero all'omeopatia?


In un contesto dominato dalla secolarizzazione, dalla reificazione e dalla deregolamentazione, l'omeopatia potrebbe cessare di essere un'idea di curare le sofferenze del malato con un artificio similare, cioè il rimedio come agente di malattia artificiale, seguendo, con arte, il metodo di Hahnemann, per diventare, al più, l'azione di utilizzare "prodotti", denominati commercialmente "omeopatici", seguendo mezzi tecnici standardizzati di prescrizione e auto-prescrizione di una sostanza o di un insieme di sostanze in base a svariati criteri di attendibilità terapeutica. Nella ampia semantica sociale, omeopatia significa un "prodotto naturale" che la gente può acquistare senza la prescrizione del medico al banco della farmacia o dallo spaccio di una parafarmacia. Questo rispecchia l'ancora viva idea nella cultura romantica popolare della "natura buona", indipendentemente di quanto venefica essa possa anche esprimersi.


Per meglio comprendere le sfide che l'omeopatia deve affrontare nella Post-modernità è necessario prendere in considerazione anche il fenomeno della deregulation, cioè il processo per cui i governi eliminano le restrizioni degli affari al fine di incoraggiare efficienti operazioni di mercato. La base razionale per la deregolamentazione è che un minor numero di regole porterebbe ad un maggior livello di concorrenza, conseguentemente, a maggior produttività ed efficienza e, in generale, a prezzi più bassi, con il conseguente aumento del consumo e della felicità umana. Questa deregulation pervade, inevitabilmente, il mercato della salute e della malattia e, certamente, l'ethos della prassi medica, i piani di studi per la formazione di competenze tecnico-professionali, le figure che concorrono complessivamente a configurare l'offerta di attenzione alla salute e al benessere, introdotto come concetto e declinato in svariate attività promosse commercialmente attorno all'idea, e pervade, senza altro, il sistema di denominazione e commercializzazione dei medicinali e connessi.


Dottrina e modo di intendere salute e malattia nel background dei medici omeopati formati nella tradizione classica, l'omeopatia appare nell'immaginario collettivo odierno rappresentata nella dimensione che meglio si adatta alla reificazione: il prodotto, una denominazione. Se il "prodotto-medicinale" corrisponda o non ad una decisione terapeutica relativa al metodo che Hahnemann illustrò e ad un "rimedio" incorporato nella Materia Medica dopo la sua sperimentazione, costituisce un argomento di un'elite. Nella maggior parte dei mondi paralleli al mondo accademico dell'omeopatia, non si aspettano che il prodotto omeopatico dimostri di agire secondo il principio di similitudine e della teoresi omeopatica, ma secondo il modello molecolare o in funzione di un "razionale" fito-terapeutico. Nel gran numero di livelli semantici del concetto di omeopatia, omeopatia, al più, è sinonimo di un prodotto la cui manifattura si affida a "tecniche di una farmacopea omeopatica". Questo ultimo utilizzo del termine esprime una rappresentazione dell'omeopatia in un modo che la gente comune capisce: merce o prodotto.


Significati nelle società post-moderne - L'omeopatia: un episodio negli annali delle ideazioni o una conoscenza ancora con storia!

Da un punto di vista sociologico, la molteplicità o frammentazione dei significati relativi all'omeopatia non è una questione di "perversione". La maggioranza dei medici omeopati che discutono circa la vera omeopatia che dovrebbe essere insegnata e praticata non realizzano che scienza & conoscenza sono fatti storici. Se un sapere non vanta significato storico diventa episodio cronologico negli annali (cronaca) delle ideazioni. Dalla prospettiva della "genealogia" - e da Nietzsche in poi - la storia o il senso della storia oltrepassa le categorie del vero e del falso. Il significato corretto non è una questione di logica. La logica ha senso soltanto all'interno di un sistema. Il significato (e significante) corretto è una questione di "genealogia". Per la genealogia i sistemi del sapere sono fatti storici e vano compresi in base al decorso della loro esistenza. Ciò significa che i saperi vanno considerati guardando alle condizioni di senso che li hanno prodotti, a quelle che li hanno mantenuti e trasformati, a quelle, infine, che li hanno vanificati. Ciò vuole dire che se la medicina omeopatica ha una sua storia, essa non si riferisce ad una cronaca di episodi individuali relativi all'intuito di Hahnemann che non hanno più condizioni per sussistere, ma si riferisce alle condizioni che l'hanno prodotta, mantenuta e trasformata.


I limiti di questo decorso dei sensi che l'omeopatia abbia suscitato segnano i confini della verità e della falsità dell'omeopatia, dove il soggetto a decidere non è più l'ordine della spiegazione logica della sua epistemologia o delle coorti dei meta-analisi, ma l'ordine della scansione storica della loro successione, cioè l'ordine dei plausibili sensi, ora di verità ora di falsità. Non si dà una verità a-temporale dell'omeopatia, ma delle condizioni che hanno posto in essere la sua idea e che porta validità finché produce effetti di realtà, finché la storia la conferma. Il senso di un'idea non è dato dalla delucidazione del suo significato, ma dalla sua vita e dalla sua morte storica.


Ogni discorso pro o contro un'idea suppone l'esistenza dell'idea, quando questa esistenza viene meno non è più necessaria alcuna prova pro o contro. Verità e falsità delle idee, sono quindi iscritte nella loro esistenza. La vita di un'idea apre le condizioni del suo vero e del suo falso, così come la sua morte, il suo estinguersi, le conclude. Non c'è quindi verità che trascenda la storia, ma ogni verità è compresa tra un inizio e una fine e occupa lo spazio di un decorso storico che va dall'originarsi dell'idea al suo estinguersi.


Ciò che i cristiani del primo secolo della loro era chiamano ecclesia non è semplicemente un dogma comune attorno al quale si è riunita una comunità di persone. Sin dall'inizio, il concetto di Chiesa ha significato, ugualmente, una collezione di testimonianze che mostrano attraverso i tempi la verità dell'idea di salvezza. Essa tratta di evidenziare con nuovi esempi "la realtà dell'idea di salvezza", ammettendo in questo modo che qualunque organizzazione deve rigenerare e rinvestire con cura il suo capitale sociale.


Le questioni sollevate non vanno fraintese. La genealogia dell'omeopatia non è la sua storiografia. La storiografia va alla ricerca del reale inizio di un'idea, dalle condizioni storiche che l'hanno generata, la sua genealogia invece va alla ricerca dell'apertura di senso che una certa idea inaugura e in cui quella apertura si esprime.


Una tale distinzione va elaborata perché quando si parla di storia dell'omeopatia, nel rigore del discorso, si intende che l'idea dell'omeopatia, curare una sofferenza con l'artificio di una sofferenza simile, è ancora portatrice di senso utile. Sarebbe un torto confondere la storia dell'omeopatia, con la cronaca di episodi o aneddoti che non sussistono più in quanto portatori di progetto sociale, di tempo storico.


Se la "storia" della medicina omeopatica fosse considerata come qualcosa di più che una cronaca, che un deposito d'aneddoti e prodigi, si potrebbe generare una trasformazione decisiva della sua immagine che getti luce sull'importanza dei rapporti sociali e culturali quale vero soggetto della scienza e delle transazioni.


Quando si parla di storia si parla di progetto sociale, quando si parla di fine della storia, si parla di società che, visto che hanno esaurito le ideologie, non hanno più un progetto di senso per la collettività che quello di un consumismo che retro-alimenta se stesso. Quando invece si parla di eventi del passato al di fuori del senso dell'utile per le società si parla di cronaca. Paradossalmente quando si parla di storia si parla di tempo futuro.


Il soggetto

Essendo la Post-modernità un tempo senza ideologia, pure l'omeopatia cessa di essere un'idea ed entra a partecipare nel processo di reificazione, essa diviene soltanto "prodotto" negli scaffali delle farmacie e affini, una denominazione, una merce volta a concludere rituali di transazioni, o al meglio, un software per prescrivere "rimedi".


Questo non significa che viviamo in un tempo perverso. La questione è di un altro ordine, Essa concerne il soggetto di quanto accade oggi. Chiese e religioni sono ancora importanti soggetti, ma il fondamentale soggetto dei tempi attuali è costituito dalla relazione a binomio capitale-tecnica. Loro non sono più i mezzi ma il fine. Le società sono i mezzi, i loro predicati o attributi. Il denaro, diversamente del tesoro, è movimento. Esso è permanentemente in viaggio nella sua tournee di auto-valorizzazione. Il suo solo motto e missione è accrescere, ad ogni istante, il suo auto-movimento di capitalizzazione. Conseguentemente, il denaro produce effetti essenzialmente "futuristici", genera un'affezione cronica al futuro che articola se stessa a qualunque livello raggiunto dal denaro nella sua forma di rinnovate aspettative di profitti. La sua forma cronologica è quella della permanente crisi della sua crescita. Il suo modus vivendi comporta l'abbattimento di ogni relazione derivata dagli usi, dai costumi, dalla legislazione che interferiscono con la sua logica di auto-valorizzazione. Nella sua marcia trionfale il denaro si interfaccia con il nichilismo. L'assenza di verità ontologiche nelle società post-moderne non significa degenerazione dell'essere umano né un sintomo dell'umana malattia. Il culto del nulla è, semplicemente, un'inevitabile risultato del monoteismo del denaro. Per questa divinità, qualunque altro valore rappresenta un idolo, un'illusione.

La sfera della conoscenza

Per farci un'idea di come il soggetto denaro affetta l'omeopatia, basta constatare che la logica della trasformazione del capitale ha significato importanti modifiche nella sfera del sapere. Nel contesto post-moderno, alla conoscenza erudita, come al tesoro, non viene attribuito nessun senso. Le accademie scientifiche e le università divengono i soci del capitale. Il sapere agisce come materiale di partenza per essere trasformato in merce e servizi che rendano possibile il dinamismo del denaro. Nel regno del sapere strumentale la ricerca corrisponde a quel complesso di attività che nella sfera del denaro è indicato come investimento. Ciò comporta il rischio controllato di impegnare ciò che è già stato acquisito nell'attesa di future acquisizioni. Il capitale come sapere e il capitale come denaro conosce crisi periodiche nelle quali le utilità future vengono questionate. La soluzione della crisi nell'ambito di un sapere è quasi sempre ciò che la sociologia della conoscenza denomina un cambio di paradigma. Durante il processo, i più antichi valori cognitivi vengono distrutti mentre l'attività riprende una modalità più intensiva sotto l'egida di nuovi concetti e innovazioni mentali.


Nel contesto delle scienze positive moderne, in cui l'uomo post-moderno è stato cresciuto, le questioni relative ai fini o al senso dell'esistenza umana, infatti, non sussistono proprio. Il concetto positivistico della scienza, della modernità in poi, costituisce, dunque, da un punto di vista storico, e utilizzando il termine usato da Husserl, un concetto residuo. Esso ha lasciato cadere tutte le questioni che sono state considerate sotto il ora ridotto ora allargato concetto di metafisica, includendo tutte le questioni vagamente denominate "ultime e supreme". Nel paradigma guidato dall'oggettivismo "fisicalistico" o dei meccanismi e modelli molecolari non vi è spazio per soggettivismi trascendentalisti. Le mere scienze di dati creano meri uomini-dati, seguendo le decisioni del software basate sui dati.


Uno degli aspetti più caratteristici della Post-modernità è quello relativo alle questioni concernenti l'organizzazione della conoscenza. Nelle società moderne, la conoscenza era assimilata alla scienza. Nella Post-modernità la conoscenza diventa sapere strumentale: uno impara come usare strumenti derivati da una conoscenza ma "non conosce tale conoscenza". Le politiche della "educazione" oggi pongono l'enfasi sulle abilità e l'addestramento piuttosto che su ideali umanistici. L'omeopatia oggi è insegnata piuttosto come sapere strumentale: l'utilizzo degli "applicativi" "presa del caso" e "repertorizzazione" per l'individuazione del rimedio da prescrivere. La questione filosofica ed etica e la teoresi diventano accessorie.


Nella Post-modernità non solo la conoscenza è ridotta agli applicativi tecnici, alla sua utilità nel mercato, ma la conoscenza stessa è distribuita, archiviata e organizzata in modo differente a quello in cui avveniva nella modernità. Specialmente l'avvento delle tecnologie computerizzate ha cambiato i modi della produzione, della distribuzione e del consumo della conoscenza. Nelle società post-moderne, qualunque cosa che non si possa tradurre nella forma riconoscibile al computer per il suo immagazzinamento, vale a dire qualunque cosa non sia "digitalizzabile" cessa di essere conoscenza. In questo paradigma, il contrario della "conoscenza" non è "l'ignoranza" come nel paradigma moderno umanista, ma piuttosto "rumore". Qualunque conoscenza che non qualifichi per essere "digitalizzata" è "rumore", qualcosa che non è riconoscibile dentro il sistema.
Ciò pone un'importante domanda nelle società post-moderne, chi decide cosa sia "conoscenza" e cosa sia "rumore"? (Lyotard) Tali decisioni circa la conoscenza non comportano le vecchie, moderne o umaniste qualificazioni, quali valutare la conoscenza come verità (la sua qualità tecnica), o come bene o giustizia (la sua qualità etica) o come bellezza (la sua qualità estetica). Piuttosto la conoscenza segue il paradigma del linguaggio di un gioco, come postulato da Wittgenstein. Il soggetto non è la domanda filosofica sulla questione pratica, nel caso dell'omeopatia, cosa sia l'uomo per trovare i metodi idonei di restituzione della sua salute, ma la tecnica e il capitale, il software e il medicinale.


Simillimum e gli alti fini dell'esistenza in tempi post-moderni

La riduzione positivistica dell'idea della scienza all'idea di una scienza di fatti costituisce il contesto in cui la scienza perde il suo significato per la vita dell'umanità come creazione teologica o come parte dei miti. In questo contesto l'omeopatia hahnemanniana con un metodo di cura che si prefigge la restituzione della salute all'individuo perché egli possa realizzare "gli alti fini della sua esistenza" non può che sembrare una filosofia morale, un qualcosa di vecchio e senza evidenza euristica possibile.


Superato anche il concetto dell'individualità con la crisi del cristianesimo che lo aveva coltivato e con gli ultimi sviluppi del capitalismo tecnologico globale, anche l'idea stessa del rimedio simile e/o analogo al singolo, in un mondo di profili omologati al servizio della tecnica, sembra ridondante. Nel contesto in cui il concetto storico di individualità è volto ad una fine, sembra più plausibile un'omeopatia in cui il principio della somiglianza riguarda una sostanza o gruppo di sostanze e una diagnosi di malattia, come ancora in uso nella medicina ufficiale, vale a dire un rimedio omeopatico piuttosto assimilato al concetto di farmaco.


Il deficit dell'omeopatia hahnemanniana nella post-modernità sarebbe quello di occuparsi ancora di una trascendenza, di un'individualità di senso. Da un punto di vista epistemologico, questo suo interessamento ad un'individualità di senso frena un lavoro clinico con protocolli volti alla costruzione di database che servano alla configurazione di coorti e meta-analisi per accreditare "evidenze" nei termini richiesti dalla ricerca ufficiale della scienza positiva. Da un punto di vista epistemologico parte di questo deficit sarebbe anche quello di scambiare i dati sperimentali (funzioni dell'osservatore) per "essenze ontologiche" e per conferire questo carattere ontologico anche al linguaggio ricavato nella sperimentazione. Dal punto di vista della farmaco-dinamica rimane all'omeopatia la richiesta della scienza positiva di "dimostrarsi" con i protocolli stabiliti circa l'azione di un farmaco, impostati dall'oggettivismo "fisicalistico" della fisica classica.

 

Conclusioni

La principale caratteristica della Post-modernità sembra essere la perdita della "fede" (consenso) nelle idee dell'Illuminismo. La gente della Post-Modernità è disillusa dell'idea che scienza e pensiero razionale possano essere utilizzati per costruire un mondo nuovo. Venuto a mancare "l'ottimismo" che caratterizzava il dio del nuovo testamento, la gente è disillusa anche dall'idea del cosiddetto "progresso".


Le società post-moderne assistono alla scomparsa delle vecchie certezze. Nel passato i ruoli di genere, le differenze etniche, la disuguaglianza tra le classe sociali, erano chiaramente stabilite e la gente, generalmente, si conformava alle aspettative sociali. Le vecchie distinzioni svaniscono e la gente sceglie ciò che desidera essere e come vuole comportarsi. Mentre le precedenti società, propriamente denominabili "olistiche", con un ordine sociale basato solidamente nella tradizione, provvedeva gli individui con ruoli piuttosto chiaramente definiti, nelle società post-moderne ciascuno deve elaborare il proprio ruolo da sé. Infine nei tempi post-moderni domina lo scetticismo verso i meta-discorsi.


In società dove le vecchie certezze sono scomparse il consenso verso l'idea degli alti fini dell'esistenza diventa problematico, mettendo in difficoltà il fine teologico che Hahnemann attribuiva alla salute. Se la salute è fine a se stessa, se non vi è un'identità inalterabile, visto che essa non appartiene più ad un disegno teologico, un percorso terapeutico vale l'altro, importante è che consenta una condizione performativa all'individuo con il più ottimale rapporto costo/beneficio. Dunque, la ricerca di documentazione euristica si allarga dalla dimostrazione di "come funziona il rimedio" ad una "ricerca" altrettanto congetturale: determinare "convenzioni" circa il posizionamento marketing del costo/beneficio dell'omeopatia.


Ciò non significa che l'omeopatia non possa aver anche la sua chance nella Post-Modernità con la sua predisposizione a prendere dal passato e combinare un ampio raggio di stili insieme - infatti vige l'approccio del "prendi di qui e di là e mischi", Come precedentemente detto la secolarizzazione della Post-modernità presenta un paradosso. Mentre le élite conoscono la "delusione" e si vengono a patti circa l'idea di realtà e verità come convenzione e rappresentazione, i cittadini comuni, per il contrario e attraverso la reificazione, continuano a vivere in una sorte di mondo mitologico dove le cose sono considerate come valori metafisici e le rappresentazioni sono scambiate per "realtà". Dopo il tramonto della modernità e delle divinità precedenti, le società della Post-modernità accusano un vuoto di progetti di salvezza. E questo vuoto rappresenta una chance per la riqualifica della medicina come strumento di potere.


Dietro il fenomeno del dilagare di stili di vita più salutari, invero, vi si cela un'estrema necessità di un senso di salvezza nelle società occidentali avviate ufficialmente alla vita secolare.
Le elite che misero fine all'idea di un mondo creato da una divinità possono affrontare la secolarizzazione con una sorte di razionalità scientifica, i cittadini comuni però non riescono ad arginare la follia dalla quale emerge l'umanità con strumenti razionali. Nietzsche, infatti, ci ha avvertito che l'uomo comune occidentale non era ancora capace di assumersi la responsabilità della sua auto-determinazione. Egli ancora aspira ad una salvezza e la salute è quel ideale più vicino alla salvezza. Ugualmente, i prodotti per la salute sono "le entità" più vicine all'idea di protezione. Il paradosso in tutto questo è che la medicina inizia lottando contro le deità.


Dopo il tramonto delle ideologie di salvezze escatologiche, è ipotizzabili che le tendenze relative al consumo di stili di vita più salutari continuerà a crescere. Ciò rappresenta un'opportunità per l'omeopatia, che potrebbe essere percepita come una sorte di Pietà. La questione da dilucidare al riguardo è se saprà rinunciare alla tentazione di interpretare il ruolo in una visione mistificante o se saprà scegliere un'interpretazione secolare della sua responsabilità.

How many roads must a man walk down Before they call him a man How many seas must a white dove sail Before s...

Note
[1] In questo approccio seguo appunti presi dai lavori del professore Priv. Doz. Dr. med. Dr. phil. Josef M. Schmidt, dell'Institut für Geschichte der Medizin (Istituto di storia della medicina) della Ludwig-Maximilians-Universität München, (Università Ludwig-Maximilian di Monaco).
PD Dr. med. Dr. phil. Josef M. Schmidt is a consultant physician of general medicine and homeopathy and assistant professor of medical history at the University of Munich. He is known for his editions of the Organon (historical-comparative edition, standard edition, new edition with synopsis and glossary), a seminal study on Hahnemann's philosophical ideas, a concise pocket textbook of homeopathy, and many other publications. From 1991 to 1992 he was research associate at the University of California, San Francisco, and since 1992 he has been lecturing history of homeopathy at the University of Munich. In 1993 he was awarded the Professor Alfons Stiegele Research Award in homeopathy. From 1995 to 2001 he co-ordinated an extensive homeopathic survey sponsored by the naturopathic hospital in Munich. He is currently teaching and researching at the Institute of Medical History of the University of Munich.

[2] Le convenzioni sociali e storiche necessarie a comprendere la gerarchia di valori in Hahnemann J.M. Schmidt Dipartimento di Storia della medicina, Università di Monaco, Germania. In Homeopathy, Volume 97, Issue 4, October 2008, Page 226 JM Schmidt
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