Omeopatia
11/09/2008
Omeopatia, le ricerche anti-cancro
L'omeopatia è una delle medicine complementari più usate nel mondo, anche in pazienti oncologici. Tuttavia, paradossalmente, è una delle meno studiate. Di conseguenza, la domanda cruciale "l'omeopatia cura il cancro?" è ancora senza risposta. Non ci sono sufficienti evidenze, mancano precise meta-analisi (valutazioni soppesate della letteratura) fatte da esperti del settore e pubblicate su riviste attendibili.
Le applicazioni
L'omeopatia può sicuramente intervenire come approccio complementare. I pazienti con tumore possono avere, per la malattia stessa o per le terapie che devono fare, problemi di insonnia, di ansietà, di digestione, dermatologici e delle mucose, cefalea, dolori, maggiore suscettibilità alle infezioni e via dicendo. Ad oggi l'omeopatia si è dedicata proprio alla risoluzione di questi problemi e i risultati sono confortanti. Un gruppo di ricercatori israeliani ha dimostrato che i bambini che fanno la chemioterapia, se trattati con medicinali omeopatici, possono trarre beneficio per le infezioni e infiammazioni della bocca (frequenti in tale condizione e causa di notevole dolore). Altri studi dimostrano positivi effetti sui sintomi cutanei da radioterapia o sulle "vampate" della menopausa indotta in pazienti in cura per cancro della mammella, altri ancora dimostrano utilità nel trattamento di vomito e nausee causate da chemioterapia.
I modelli
La ricerca pre-clinica vede modelli sperimentali sviluppati sulle piante e soprattutto su animali di laboratorio. Esistono molteplici dimostrazioni della validità del principio del "simile" secondo cui una sostanza tossica (o cancerogena), data in minime dosi, può rafforzare la difesa e proteggere dagli effetti patogeni della stessa o di una simile sostanza data in dosi massicce. Nel campo oncologico esistono almeno tredici pubblicazioni sperimentali fatte su topi di laboratorio, con risultati positivi. Risulta che alcuni medicinali producono effetti significativi di rallentamento della crescita in tumori indotti sperimentalmente (fegato, prostata, sarcomi). Ovviamente, ciò non significa che gli stessi medicinali possano già essere usati nell'uomo. Ma i risultati sono molto promettenti per avviare studi in modo più sistematico e segnano una svolta importante nello sviluppo della ricerca omeopatica.
Promesse
Non finisce qui. Ci sono anche altre ragioni per cui varrebbe la pena di guardare all'omeopatia con più interesse. Partendo dalla considerazione che per valutare una qualsiasi terapia è necessario adeguare i metodi alla natura della terapia stessa, oggi si crede, con troppa superficialità, che l'unico metodo attendibile per certificare l'efficacia di un farmaco sia lo studio randomizzato-controllato-doppio cieco. Quest'opinione è divenuta un dogma della farmacologia e pare indiscutibile. Tuttavia, si dimentica che quel metodo - che ha indubbiamente molti meriti perché ha garantito la scoperta di nuovi farmaci e l'eliminazione dei farmaci inutili- è stato messo a punto per i farmaci chimici, dati in alte dosi, provati su gruppi "omogenei" di pazienti, con "end points" (parametri di efficacia da valutare) molto precisi, in cui né l'atteggiamento psicologico del malato, né il rapporto tra medico e paziente devono contare. Esso non si applica facilmente all'omeopatia, così come alla chirurgia, alla psicologia, all'igiene pubblica, alla fisioterapia, ecc.
Il metodo
Ecco quindi che, pur salvaguardando la possibile validità di risultati ottenuti con il metodo del doppio cieco anche nello studio dei medicinali omeopatici (in precise condizioni cliniche e con end-points di particolari sintomi), per l'omeopatia si dovrebbe adottare un ventaglio di metodi clinici di valutazione, inclusi gli studi osservazionali e le casistiche retrospettive, purché fatti in modo scientificamente preciso e con valutazioni statistiche.
In conclusione, tutte queste evidenze indicano che l'omeopatia potrebbe in futuro avere un ruolo nella terapia del cancro, anche a livello della cura dei sintomi e del sostegno delle condizioni generali del paziente. La ricerca clinica in questo campo ha ancora molto da esprimere. E' necessario però un maggiore supporto da parte delle istituzioni pubbliche per questo settore che interessa molto i pazienti, ma è ancora troppo sottovalutato dai circoli oncologici ufficiali.
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