Omeopatia

Omeopatia e Zen: per un’ecologia dell’esistente


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L’Omeopatia si distingue grazie alla Legge dei simili che evidenzia risvolti filosofici perfettamente sovrapponibili ai principi dello Zen

L’Omeopatia è una medicina che trascende i propri confini fino ad assumere a pieno diritto i contorni di una filosofia dell’esistente. Propone infatti una visione integrale del cosmo, del quale l’organismo di ogni paziente rappresenta una sintesi unica e irripetibile - una distillazione artistica così perfetta da incutere un timore reverenziale nei confronti sia della parte, sia del tutto, sia del legame indissolubile tra i due, sia dell’energia e delle leggi che governano entrambi.

La nascita di ogni persona dà luogo all’incontro fra un’individualità costituzionale e l’ambiente circostante. Tale incontro - difficilmente privo di attriti già in partenza, per la natura dinamica degli elementi chimici che coesistono nel cosmo - è ulteriormente complicato dal fatto che tra tutti gli esseri dell’universo a noi noti, l’uomo che vive sul pianeta Terra è quello più lontano dalla propria natura e, per estensione, da quella del tutto.

Per garantirsi la sopravvivenza nel suo ambiente spesso inospitale, l’individuo attua una strategia di adattamento che lo porta facilmente ad assumere una configurazione disfunzionale. Le stesse difese che gli permettono di sopravvivere, sovrapposte alla sua costituzione individuale, si traducono in un quadro organico di patologie che coprono l’intero spettro dell’organismo attraverso manifestazioni fisiche, intellettuali, psichiche, spirituali e ancora più in là, puramente vibrazionali. Intrappolato in questa configurazione, l’individuo non riesce a percepire correttamente l’esistente, inteso come tutto di cui egli stesso è parte: finisce per non vedere altro che la propria immagine distorta, riflessa nello specchio delle sue percezioni.

Varie discipline e scuole di pensiero, avendo identificato questo processo, propongono una loro via d’uscita. Spesso, però, i loro insegnamenti non fanno che allontanare ulteriormente l’umanità dalla natura, specie quando fanno leva su un’arma a doppio taglio come la mente.

L’Omeopatia si distingue grazie alla Legge dei simili che, al di là della sua applicazione pratica, evidenzia risvolti filosofici perfettamente sovrapponibili ai principi dello Zen. Come recita un noto racconto, qualcuno chiese a un maestro: “Come si pratica lo Zen?”. Egli rispose: “Quando hai fame, mangia; quando hai sonno, dormi”.  Una rigorosa semplicità che accomuna queste due filosofie: anche l’Omeopatia invita l’essere umano a “diventare finalmente se stesso” attraverso l’assunzione di una sostanza, in diluizione omeopatica dinamizzata, che racchiude in sé la stessa configurazione vibrazionale del suo organismo nel suo stato attuale.

In termini filosofici, l’incontro energetico tra il rimedio omeopatico e l’organismo dell’individuo permette a quest’ultimo di vedere finalmente al di là dello specchio. E ciò che rende l’Omeopatia, proprio come lo Zen, un percorso di cura sommamente ecologico è il fatto che lo specchio non si frantuma in mille pezzi, generando ulteriori attriti e collisioni, ma svanisce letteralmente, “cancellato” dalla vibrazione simultanea e perfettamente identica del rimedio e dell’organismo. Un evento di liberazione che ristabilisce l’unità fra l’individuo e il cosmo e apre nuovi mondi sia al livello dell’uno, sia a quello dell’altro. In tal modo, attraverso la cura di un solo individuo, l’intero universo sperimenta lo sblocco di una nuova dimensione che corrisponde in tutto e per tutto a quella del Satori, quel “risveglio” che il maestro Zen Daisetz T. Suzuki ha così descritto:

Satori, in termini psicologici, è un oltre i confini dell'Io. Da un punto di vista logico è scorgere la sintesi dell'affermazione e della negazione, in termini metafisici è afferrare intuitivamente che l'essere è il divenire e il divenire è l'essere.



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