Omeopatia per Animali

In Omeopatia veterinaria non esiste l'effetto placebo

Fonte: Il Medico Omeopata



Omeopatia veterinaria
L'omeopatia veterinaria grazie all’aiuto degli animali può dimostrare che non esiste effetto placebo

INTRODUZIONE

Nella mia professione di veterinario ho risolto svariati casi grazie all’approccio omeopatico; mi piace ricordare il caso di una cavalla di razza avegliniese, affetta da laminite e che era destinata ad essere macellata.

 

LAMINITE O NAVICOLITE

Il testo di medicina veterinaria Merc edagricole, un libro che accompagna tutti i veterinari nella carriera lavorativa, della laminite o navicolite dice: "Si tratta, essenzialmente, di uno stato morboso cronico su base degenerativa dell’osso navicolare che può manifestarsi con lesioni alla faccia flessoria dell’osso ed al sovrastante tendine del flessore profondo del dito, con una bursite navicolare ed una formazione di osteofiti sui margini laterale e prossimale dell’osso. Perciò la malattia navicolare è una sindrome a patogenesi complessa piuttosto che un’entità patologica specifica."


EZIOLOGIA

Il fattore causale di questa malattia è sconosciuto. Alcuni sostengono che nella patogenesi della malattia navicolare si dovrebbe considerare con più probabilità l’ipotesi di una trombosi arteriosa e di una necrosi ischemica dell’osso navicolare. In parte può essere un male ereditario.

 

SEGNI CLINICI E DIAGNOSI

All’inizio del suo sviluppo la malattia ha una insorgenza subdola. L’attenzione dapprima è attratta dal piede o dai piedi malati per l’atteggiamento che l’animale assume durante il riposo. Il cavallo allevia la pressione del tendine flessore profondo sull’area dolente, puntando o avanzando il piede malato e con il tallone lontano dal terreno. Se entrambi gli arti anteriori sono sofferenti, vengono puntati in modo alternato. Nel corso della malattia si manifesta precocemente una claudicazione intermittente. Il passo è accorciato e vi è una certa tendenza ad incespicare. La diagnosi è facile se si raccoglie un’anamnesi completa e si effettua un accurato esame fisico. I radiogrammi rivelano la presenza nell’osso navicolare di lesioni degenerative, con modificazioni dell’aspetto dei cosiddetti canali vascolari che al posto della loro normale forma di sottile fessura assumono quella di un fiasco invertito o di un triangolo.

 

TRATTAMENTO

Poiché quest’affezione è cronica e degenerativa, può essere trattata in alcuni cavalli, ma non curata. Il riposo è sempre indicato. Il trattamento del piede è orientato verso un pareggio ed una ferratura che ristabiliscono un normale equilibrio ed allineamento delle falangi. I farmaci antiinfiammatori non steroidei, come il fenilbutazone, unitamente ad un appropriato trattamento del piede, dovrebbero protrarre l’utilizzo in alcuni cavalli. L’iniezione intrabursale di corticosteroidi è più un palliativo che un mezzo curativo. Attualmente la terapia più efficace consiste nella somministrazione orale di isossisuprina cloridrato in pasta, la quale agisce come un vasodilatatore periferico (0,6 mg/kg per 6/14 settimane). Tener presente la possibilità di recidive alla cessazione della terapia. La doppia nevrectomia digitale può alleviare il dolore e prolungare l’utilizzazione dell’animale, ma la nevrectomia non si può considerare come un metodo di cura. La nevrectomia digitale può essere seguita da gravi complicanze, come la formazione di un neuroma doloroso. Nonostante la prognosi sia riservata, un regime terapeutico ben studiato in molti casi può prolungare l’utilizzazione del cavallo ed anche la sua attività agonistica. Con il trascorrere dei mesi o degli anni, tutti i cavalli malati raggiungono un punto in cui non rispondono più alla terapia.

 

IL CASO CLINICO

Nel nostro caso Biondina, il nome di battesimo della cavalla, è nata nel 2003, è una cavalla di buona costituzione, con mantello ottimo, peso orientativamente sui 450kg, nata a Modica nel Ragusano. Altri veterinari, per l’esattezza quattro, avevano consigliato al proprietario, P. M., di farla macellare, dal momento che non c’era stato alcun miglioramento con la medicina tradizionale. Ma P.M. non aveva intenzione di macellarla, in quanto l’aveva acquistata a 5 mesi di età ed era affezionato come se fosse una figlia. Sul posto alla visita della cavalla anch’io confermo la diagnosi di laminite bilaterale agli arti posteriori. La terapia allopatica somministrata per quattro mesi prevedeva il protocollo classico: antibiotico per un 'eventuale' infezione, antinfiammatorio associato al cortisone, e della carbacolina perché la cavalla si presentava un po’ grassottella. Io decido di cambiare l’approccio terapeutico utilizzando il metodo omeopatico.

Dalla visita clinica della cavalla e dall’interrogatorio fatto al proprietrio, avvenuto nel Giugno del 2008, viene fuori:

 

- Dolore agli arti posteriori per una navicolite, che costringe Biondina a stare coricata, si alza solo il tempo necessario per  mangiare.
- Non ha mai partorito.
- Movimento delle ali del naso.
- Ferrata regolarmente.
- Molto sensibile.
- Mangia e beve nella norma. Si fa toccare da tutti.

 

Due anni fa, durante una ripresa cinematografica, lei era al calessino, poichè 30 persone correvano nelle sue vicinanze, si è spaventata per il calpestio delle scarpe. Forse prova paura anche al battito improvviso delle mani perchè alcune volte trasale, eppure altre volte sembra calma come se non lo sentisse.

Due mesi prima dell’insorgenza della navicolite verso il mese di Dicembre 2007, senza un apparente motivo, Biondina non è voluta più entrare nella stalla in cui era stata fin da piccola, non è riuscito a farla rientrare né il proprietario, né un amico del proprietario che provvede al governo della cavalla in assenza di quest’ultimo. Pertanto  ha dovuto cambiare stalla.

Quando vede i cani che vengono quatti quatti, si spaventa e tenta di scappare. Biondina vive con un’asina di 3 anni, con cui ha un rapporto conflittuale: non vuole che stia nella stalla insieme a lei, non vuole mangiare con lei, però quando non la trova la cerca, talvolta sembra non potere fare a meno di lei.

Tre mesi prima della visita la cavalla ha un colpo di tosse per il fieno polveroso, risolto bagnandolo prima della somministrazione.

Ho pochi sintomi, ma riesco a fare una sindrome minima di valore massimo, tra l’altro ci aiuta un sintomo mentale ben marcato (numero 1) e per fortuna di Biondina nel Synthesis è coperto da  solo due rimedi:

 

Mind- House- in the house being- aversion being kept in the house.
Nose- motion- wings; of- fan-like.
Exstremit- Nails- complaints of- ingrowing toenails.


A questo punto non mi resta altro che somministrare Lycopodium 200CH in plus per 7 gg. Decido per questa potenza per saggiare la reazione di Biondina, anche se si vede che la cavalla ha una buona energia vitale perchè nonostante il dolore atroce, la terapia prolungata per diversi mesi, ha perso poco peso e continua ad alimentarsi regolarmente.

Dopo una settimana esatta il proprietario mi chiama e mi dice che non ci sono miglioramenti, l’unica cosa che quando arriva in campagna la trova alzata, mentre prima la costringeva ad alzarsi; da omeopata capisco che siamo sulla buona strada e gli comunico che l’indomani gli avrei portato la potenza più alta: Lycopodium XMK in plus per 7gg. Arrivati al terzo giorno di somministrazione mi telefona il proprietario dicendomi che la mattina era successa una cosa strana: Biondina era voluta entrare nella stalla di prima, quella dove lei era cresciuta; gli rispondo che ero sicuro che la cavalla fra qualche giorno avrebbe smesso di zoppicare. Cosi è stato. Dopo 1 mese dalla fine della cura, Biondina ha una lieve ricaduta, somministro Lycopodium LMK una sola volta e recupera subito con guarigione completa.

Al successivo follow up Biondina non ha avuto più ricadute, ha ripreso a portare il calesse, ed aspetta un puledro.

 

CONCLUSIONI

È ovvio che questo caso, come gli altri che ho affrontato, testimoniano che l’Omeopatia veterinaria non ha nessun effetto placebo, non avviene alcuna stimolazione psicologica come potrebbe avvenire nelle persone, perchè i nostri animali pur essendo intelligentissimi, non sanno quello che somministriamo loro. Effetto placebo è la giustificazione che danno i medici che non conoscono l’Omeopatia, o hanno sentito e raccolto delle informazioni frammentarie senza documentarsi seriamente  sull’Omeopatia.

Vorrei, infine, fare una considerazione. Tempo fa lessi una frase del Dott. Mario Pagano: "Non si conosce il punto di non ritorno nelle patologie gravi, anche strutturate, né tantomeno si conosce il limite fino a cui il sistema può ancora rispondere e riprendersi. Dimostra infine che, la materia dispersa oltre i limiti chimici, fisici conosciuti e misurabili, è capace di generare e liberare un campo modulabile all’infinito che interferisce con i sistemi biologici, indirizzando le scelte biochimiche possibili in maniera risolutiva. Mondo questo totalmente inesplorato."

Tornando ai nostri animali non c’è un metodo ben preciso, non esiste nessun mezzo diagnostico, per vedere se la patologia organica è arrivata ad un punto di non ritorno all’infuori dell’organismo stesso.

In conclusione, la veterinaria grazie all’aiuto degli animali può dimostrare che non esiste effetto placebo, e che la valutazione della possibilità di guarigione si può avere solo somministrando il rimedio osservando e ascoltando l’organismo. Alla fine di tutto questo articolo vi posso solo dire che l’idea che mi sono fatto è che nonostante la Scienza, lo studio, la ricerca, i mezzi diagnostici non conosciamo ancora che una minima parte di quello che è il segreto della vita.

 

Bibliografia

Il Manuale Merck Veterinari. Settima Edizione – Edagricole.
F. Schrojens – Synthesis 8.1 – ARCHIBEL, Assesse (Belgio).
M. Pagano – Risoluzione di un caso clinico di coma epatico, in fase termi- nale, non ulteriormente trattabile, con mezzi terapeutici tradizionali - ANDROS Rivista di medicina. 10/1996
Scuola Superiore Internazionale di Medicina Veterinaria Omeopatica “Dott. Rita Zanchi” – Collezione di Quadri essenziali dei rimedi Omeopatici – Cortona.



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