Omeopatia - Casi Clinici

L’Omeopatia nel trattamento delle irregolarità mestruali

Fonte: Il Medico Omeopata



dolori mestruali
Le cause delle irregolarità mestruali sono molteplici

La rivista Homeopathy ha recentemente pubblicato un pregevole e ben strutturato lavoro clinico del collega Paolo Cardigno, del Dipartimento Scientifico della FIAMO. Titolo originale dell'articolo: Homeopathy for the treatment of menstrual irregularities: a case series (Homeopathy (2009) 98, 97-106). Il capitolo affrontato nello studio di Cardigno comprende un gruppo di condizioni patologiche molto frequenti in clinica: per esempio, secondo studi citati in bibliografia, il 52% delle adolescenti che si rivolge ad un ginecologo presenta amenorrea secondaria e il restante 42% accusa oligomenorrea!

Le cause delle irregolarità mestruali sono molteplici: endocrinopatie, tumori, uso di farmaci, eccessiva attività fisica e/o perdita di peso ecc. Non frequente in termini percentuali (2%), ma non trascurabile in termini assoluti tenuto conto dell'alto numero di donne che ricorrono alla pillola contraccettiva, è la comparsa di amenorrea alla sua sospensione e, in tali casi, neppure il trattamento progestinico sostitutivo sembra essere efficace nel ristabilire l'autonoma fisiologica funzione dell'asse ipotalamo-ipofisi-ovaio. Senza dimenticare che molti casi di amenorrea secondaria non riconoscono una causa ben identificabile quanto un insieme di concause determinanti uno stato di stress marcato con ripercussioni sugli assi ipotalamo-ipofisi-surrene e ipotalamo-ipofisi-tiroide.

L'Autore ha voluto esaminare la possibilità terapeutica e l'efficacia clinica del trattamento omeopatico unicista classico in tali patologie. Innanzi tutto, sono stati stabiliti i seguenti criteri d'inclusione:

- età compresa tra 16 e 45 anni, con diagnosi d'amenorrea secondaria (SA) effettuata da un ginecologo ; follow-up di almeno un anno con check-up delle pazienti almeno ogni 3 mesi;
- regolare registrazione di tutti i cicli mestruali;
- nessuna somministrazione di ormoni sessuali o altri farmaci che ne possano stimolare o influenzare la produzione durante tutto il periodo di trattamento omeopatico;
- non più di 7 cicli/anno (cioè una durata media di 52 giorni per ciclo) o una condizione d'amenorrea al momento della prima visita omeopatica; assenza di una ben definita eziologia, la cui eliminazione avrebbe potuto di per sé consentire il ripristino di un ciclo regolare.

Con questi criteri è stato possibile selezionare 18 pazienti, suddivise in 4 gruppi:

AM = assenza di ciclo mestruale da più di tre mesi al momento della prima visita: 8 donne.
OL-AM = oligo-amenorrea. Meno di 5 cicli nell'ultimo anno o al massimo 7 cicli/anno ma con periodo d'amenorrea superiore a tre mesi: 6 donne. 
OL = oligomenorrea, 5-7 cicli nell'ultimo anno: 2 donne. 
HRT = pazienti in terapia ormonale sostitutiva: 2 donne.

Di ogni paziente selezionata si sono registrati: età, diagnosi ginecologica effettuata da uno specialista, durata dell'amenorrea secondaria, periodo d'insorgenza dell'irregolarità mestruale (dal menarca, da 5 anni, da 9 mesi ecc), la durata del trattamento ormonale eventualmente effettuato, l'intervallo di tempo trascorso tra la sospensione del trattamento ormonale e l'inizio di quello omeopatico, il numero di cicli spontanei nell'ultimo anno.

S'è considerata anche la motivazione del passaggio alla cura omeopatica: principalmente le pazienti hanno lamentato che il trattamento ormonale convenzionale non otteneva la regolarizzazione del ciclo mestruale ed induceva effetti indesiderati e/o non tollerabili (metrorragie, aumento di peso, flebiti, ritenzione idrica, ecc.).

Tutte le 18 pazienti arruolate - giova evidenziarlo! - sono state sottoposte a trattamento individualizzato, vale a dire secondo i canoni della metodologia clinica unicista classica, che tiene in massima considerazione la totalità del paziente e non solo la sintomatologia d'organo o d'apparato.

In 12 casi è stato prescritto durante tutta la durata del trattamento sempre lo stesso medicinale selezionato alla prima visita. Nei rimanenti 6 casi si è fatto ricorso a cambio del rimedio, secondo le indicazioni suggerite dall'andamento clinico del caso esaminato.
Cinque pazienti hanno ricevuto Pulsatilla (in 3 casi mai sostituita); quattro, Sepia (mai sostituita in 3); 3 Calcarea carbonica (in 2 mai sostituita) ; 4 Natrum muriaticum (mai sostituito in un caso); 2 Phosphorus (mai cambiato in 1). Altri rimedi prescritti: Mercurius solubilis (1 caso); Nux vomica (1); Camomilla (1); Arsenicum album (1); Gelsemium (1); Rhus toxicodendron (1); Baryta carbonica (1); Kali bromatum (1); Lycopodium (1).
Questi i rimedi usati nei 12 casi in cui si è prescritto sempre lo stesso rimedio per tutta la durata del trattamento: Mercurius solubilis (1); Nux vomica (1); Sepia (3); Calcarea carbonica (2); Pulsatilla (3); Phosphorus (1); Natrum muriaticum (1).

Negli altri 6 casi: quattro volte si sono usati 2 rimedi (Pulsatilla/Chamomilla - Gelsemium/Calcarea carbonica - Lycopodium/Rhus toxicodendron - Natrum muriaticum/Kali bromatum); in un caso s'è fatto ricorso alla prescrizione in successione di tre rimedi (Pulsatilla/Baryta carbonica/Natrum muriaticum) e in un caso, a quattro rimedi (Arsenicum album/Phosphorus/Natrum muriaticum/Sepia).
Sono state utilizzate potenze centesimali korsakoviane, dalla 6 alla 200.000 (CCM), in granuli o in gocce.

Il follow-up medio è stato di 21 mesi. Durante i mesi d'osservazione, sono stati presi in considerazione e monitorati quali sintomi indicativi di recupero dell'attività ormonale: mastodinia, mucosità cervicale, dolori addominali intermestruali, leucorrea non infiammatoria.
In primo luogo, risultati da ottenere con il trattamento omeopatico: in caso di AM, tempo di ripristino delle mestruazioni; modificazione della diagnosi clinica al termine del follow-up o dopo due anni. In secondo luogo: regolarità mestruale in confronto con quanto si verificava prima del trattamento omeopatico rispetto alla frequenza spontanea delle mestruazioni; caratteristiche del flusso mestruale: durata, quantità, presenza di spotting premestruali o in fase ovulatoria.

Quali i risultati effettivamente raggiunti?

Nelle 8 donne affette da amenorrea secondaria le mestruazioni sono ricomparse, in media, dopo 58 giorni dall'inizio della cura omeopatica; considerate tutte le 18 donne, l'evento si è verificato in media entro 46 giorni. Il 50% (4 su 8) delle pazienti con amenorrea ha visto ripresentarsi un regolare ciclo ovulatorio; il 12,5% (1 su 8) è rimasto amenorroico. Il 33,3% (2 su 6) con OL-AM ha ripristinato cicli regolari; il 100% con OL (2 pazienti) e HRT (2 pazienti) riebbe il ciclo naturale.

Se la frequenza di cicli spontanei/anno pre-trattamento omeopatico era di 4,3, con la cura omeopatica è diventata di 9,6 cicli/anno alla fine del periodo di follow-up, vale a dire un raddoppio del numero medio di cicli spontanei.
Nella maggioranza delle pazienti arruolate le caratteristiche del flusso sono state normali; solo in 3 casi si sono verificate alterazioni significative (spotting premestruali e ipomenorrea in 2, metrorragia in 1), ma solo nel primo anno di trattamento.

Inoltre, tutte le 18 pazienti presentavano concomitanti al problema ginecologico altre importanti condizioni cliniche quali: acne, distiroidismo, sindrome bipolare, bulimia, obesità, disturbi ossessivo-compulsivi, fobie, rino-congiuntivite allergica, verruche, ipertricosi, cefalea, ecc. Tutte queste condizioni concomitanti rispetto all'aspetto ginecologico, oggetto precipuo dello studio, sono state curate o marcatamente migliorate (solamente nel caso della paziente con disordine ossessivo-compulsivo si è registrato un aggravamento): prova che la cura omeopatica classica con rimedio unitario determina una guarigione globale, non solo un'attenuazione o remissione di una patologia localizzata.

Il dott. Cardigno, a conclusione dello studio, riporta nella loro interezza (storia clinica, sintomatologia ginecologica, sintomi caratteristici mentali e generali, loro selezione e repertoriz-zazione), quattro dei 18 casi clinici. L'Autore ha utilizzato i programmi RADAR e WINCHIP per la reperto-rizzazione, archiviazione e studio della propria casistica.

Concludiamo con alcune delle considerazioni finali esposte dall'Autore, che consideriamo del tutto condivisibili:
il corretto medicinale omeopatico unitario individualizzato ha un'azione totale, sistemica e non solo d'organo o d'apparato;
spesso, nella pratica quotidiana i sintomi specifici dell'irregolarità mestruali non sono i più utili per la diagnosi del corretto medicinale omeopatico, la cui selezione si basa sulla totalità dei sintomi caratteristici del singolo caso; i trattamenti farmacologici convenzionali - spesso gravati da effetti collaterali - possono risolvere un'amenorrea, ma non sono in grado di favorire ovulazioni spontanee regolari e cicli mestruali spontanei regolari; per raggiungere un tale obiettivo, cioè il ripristino di regolare ciclo mestruale spontaneo, è necessario che il trattamento omeopatico sia effettuato con regolarità, in maniera continuativa, per almeno 8-10 mesi. Una volta raggiunto il risultato, cioè ripristinata la regolarità mestruale, può venire meno anche la necessità di trattamento omeopatico continuativo;  le irregolarità mestruali riconoscono, talvolta, un'identificabile causa patogenetica; più spesso sono il risultato di una complessa e sistemica compromissione della capacità d'auto-regolazione dell'organismo. Secondo questa valutazione la cura omeopatica unicista individualizzata, capace di stimolare l'organismo a recuperare l'equilibrio psico-fisico alterato, risulta un'efficace ed affidabile alternativa ai trattamenti ormonali proposti dalla medicina convenzionale.



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