Animali

Omeopatia per le tendiniti nel cavallo

Fonte: Il Granulo



cavallo
Il cavallo utilizzato sia per attività ludica sia agonistica è molto soggetto a patologie dei tendini e dei legamenti (desmiti)

Tutti gli atleti sottoposti ad attività sportiva intensa, prima o poi sviluppano una tendinite. Il cavallo utilizzato sia per attività ludica sia agonistica è molto soggetto a patologie dei tendini e dei legamenti (desmiti) per molteplici motivi: difatti, tutto il peso del corpo del cavallo poggia su un solo dito, il terzo, rinchiuso in una scatola cornea, lo zoccolo. Per intenderci, è come se noi camminassimo sempre sulla punta delle dita come ballerine di danza classica. Nel cavallo, fino a metà gamba sia nell’arto anteriore che posteriore non ci sono muscoli, ma solo possenti tendini estensori e flessori, strutturati come un vero e proprio apparato, che ha anche la funzione di scaricare le forze del peso corporeo in modo tale che l’animale non senta fatica muscolare a stare molto tempo in piedi.

Una delle principali cause delle tendiniti è lo stiramento eccessivo cui è sottoposto l’arto anteriore durante la corsa al galoppo o il salto ostacoli o per repentine e brusche girate e frenate.

Il piede, organo elastico che si apre e si chiude in relazione alle forze che lo sollecitano, si trova invece rinchiuso e stretto dal ferro e non riesce ad ammortizzare le forze in eccesso, che ricadono tutte sul tendine. Per rendere l’idea, consideriamo a quale pressione sia sottoposto un piede di un cavallo saltatore di ostacoli: quando l’animale si riceve dal salto, la pressione che si scarica sugli arti anteriori è la somma del peso del cavallo moltiplicato per la somma dei quadrati della velocità e dell’altezza! Si deve aggiungere il peso del cavaliere e della sella: il peso ricevuto sugli anteriori all’impatto può essere anche di 30 quintali! L’urto cui sono sottoposti i piedi del cavallo durante la fase di atterraggio dall’ostacolo coinvolge anche i tendini in quanto questi non riescono a scaricare le forze in eccesso, perché limitati dal ferro.

La diagnosi di tendinite è effettuata con la visita clinica e con l’ecografia, che evidenzierà la severità del problema.
Questa patologia è affrontabile omeopaticamente, anche se ci si scontra con molte resistenze: per esempio, le cure omeopatiche sono considerate “blande” oppure, quando s’inizia una terapia controcorrente rispetto alla convenzionale, i proprietari possono essere soggetti a pressioni e derisioni. Inoltre, per avere restitutio ad integrum (= piena guarigione), il trattamento omeopatico richiede una condizione che non sempre si vuol rispettare: un tempo adeguato alla riparazione del danno (e, comunque, con i trattamenti convenzionali i tempi di guarigione sono in genere più lunghi rispetto al trattamento omeopatico).

Prima di tutto è importante affrontare la terapia del dolore.
I rimedi indicati nei vari stadi della patologia sono: Arnica montana per ridurre l’edema, il versamento ematico e, di conseguenza, il dolore. Si può alternare a Millefolium se il versamento è esteso e a Bellis perennis se la lesione è profonda.

È importante, fin dai primi giorni, non tenere fermo il cavallo in box, come purtroppo si usa fare, salvo che la lesione non sia veramente severa e non ci sia l’appoggio a terra del piede. Il riposo forzato è deleterio per diversi motivi: non rispetta i bisogni etologici di specie; è antifisiologico per l’apparato digerente del cavallo, che deve associare al cibo il movimento; un leggerissimo esercizio fisico, adeguato al problema, aiuta a decongestionare la parte affetta con riduzione del dolore, maggiore afflusso di sangue e rimozione delle tossine.

Dopo Arnica sono molti i rimedi somministrabili in base ai sintomi rilevati alla visita clinica successiva. I più comunemente usati sono: Belladonna, se c’è ancora molta infiammazione e anche sintomi generali; Apis, se c’è calore e gonfiore; Ledum, se la parte gonfia è fredda.

Affievoliti i sintomi dell’infiammazione, si può pensare a rimedi con maggior affinità verso i tendini come Rhus tox e Ruta (migliorano col movimento); Phytolacca e Causticum, se il tendine inizia ad accorciarsi; Bryonia, se l’animale migliora col riposo e con decubito sulla parte malata; Rhododendron, Phytolacca e Rhus tox, inoltre, se c’è marcato peggioramento con il tempo umido e se la patologia coinvolge l’inserzione del tendine.

L’effetto dei trattamenti omeopatici nel cavallo è sorprendente: si ottiene lo stesso risultato terapeutico dei farmaci tradizionali senza effetti collaterali; è possibile effettuare terapie a lungo termine con un costo molto contenuto; si dimezzano i tempi di guarigione, nota dolente in queste patologie.



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