Omeopatia

Omeopatia e pregiudizio, la parola al presidente della FIAMO


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Pubblichiamo la lettera di Antonella Ronchi, Presidente FIAMO e Coordinatrice del Comitato Permanente di Consenso e Coordinamento per le Medicine Non Convenzionali in Italia

Il prof. Garattini, questa volta in collaborazione col prof. Vittorio Bertelè, prosegue la sua crociata contro l’omeopatia  con un editoriale pubblicato sulla rivista Ricerca & Pratica, pubblicata dall’Istituto Mario Negri, di cui è direttore.

Gli argomenti per lo più non sono nuovi e vanno dall’affermazione che il medicinale omeopatico agisce in virtù dell’effetto placebo all’accusa che il ricorso all’omeopatia distoglie i pazienti da cure efficaci.

Provo un certo grado di noia nel dover continuare a ribattere a simili accuse. Potrei limitarmi a tirar fuori dall’archivio uno dei tanti testi scritti precedentemente a difesa della consistenza scientifica dell’omeopatia, ma mi limito a richiamare solo un paio degli studi pubblicati nell’ultimo anno a titolo di esempio.

Uno è quello pubblicato sull’International Journal of Oncology che  a gennaio di quest’anno descrive un esperimento in cui medicinali omeopatici hanno su cellule cancerose - certamente suggestionabili - un’azione simile a quella di un famoso chemioterapico. Un altro è quello che su Psychopharmacology riporta il lavoro di un team italiano di ricerca che ha messo in evidenza come topolini di laboratorio sottoposti a specifici stress ritrovino la tranquillità con altrettanta efficacia e tempestività se trattati con un convenzionale ansiolitico di sintesi  o con un appropriato medicinale  omeopatico.

Certo non sono lavori conclusivi, ma nulla nella scienza è definitivo, tranne gli anatemi del Prof. Garattini contro l’Omeopatia, immutabili e inossidabili.

Questa volta però nelle argomentazioni del Professore ci sono un paio di novità.

La prima è l’accusa, nei confronti dei medici che prescrivono i medicinali omeopatici, di agire in modo contrario alla deontologia medica, con inganno nei confronti dei pazienti; come se questa medicina non fosse praticata da medici regolarmente abilitati alla professione e tenuti all’osservanza del Codice Deontologico che definisce caratteristiche e limiti di intervento della medicina non convenzionale. Come se non ci fossero presso molti Ordini dei Medici elenchi di professionisti qualificati  secondo parametri stabiliti dalla Federazione degli Ordini dei Medici. Come se il medicinale omeopatico non fosse tale per legge, in osservanza a una precisa direttiva europea.

Quella lanciata dagli autori è una condanna molto grave, ipotizza un preciso reato: che vogliamo fare, denunciamo tutti i medici che prescrivono medicinali omeopatici?

La seconda, illuminante, è la considerazione che enfatizzare il ruolo dell’omeopatia secondo gli autori di questo articolo disincentiverebbe la ricerca e lo sviluppo di rimedi veramente efficaci. A parte l’assoluta infondatezza, allo stato attuale, di tale preoccupazione - la ricerca in omeopatia rappresenta una frazione minima della ricerca in medicina- forse questa affermazione svela quale sia il vero pericolo, la vera preoccupazione degli illustri ricercatori: la possibilità che ricchi contributi finanziari possano prendere direzioni diverse da quelle attuali.

Io spero solo che la direzione della ricerca e i suoi sviluppi, in ogni ambito, continueranno ad essere determinati dalla curiosità e dagli interrogativi degli scienziati e non dal pre-giudizio di chi non sa o non vuole guardare oltre i confini del paradigma dominante.



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