Omeopatia

L’omeopatia non è un rischio per la salute pubblica: è un rischio per l’industria farmaceutica?


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L’AIOT è la più rappresentativa associazione medica italiana per le medicine non convenzionali e l’omotossicologia

Riportiamo la replica dell’AIOT all’articolo di Bertelè e Garattini che descrive il prodotto omeopatico come “dannoso” in quanto “contrario alla deontologia medica”. L’AIOT si appella alla FNOMCeO con una lettera aperta, invitando i due professori ad evitare inutili e infondati attacchi all’omeopatia e ad avviare quanto prima un confronto scientifico serio.

La rivista Ricerca & Pratica dell’Istituto Mario Negri ha recentemente pubblicato un articolo dal titolo “Placebo e Omeopatia”, a firma dei Professori Silvio Garattini e Vittorio Bertelè, in cui il prodotto omeopatico è descritto come dannoso in quanto “contrario alla deontologia medica perché si regge sulla mistificazione di un effetto non dimostrato e sul tradimento intellettuale del paziente”. L’articolo è stato ripreso dal portale Yahoo Salute in data 13 ottobre 2010, a firma della redazione di Pensiero Scientifico Editore con il titolo “L’omeopatia è un rischio per la salute pubblica” .

L’AIOT, la più rappresentativa associazione medica italiana per le medicine non convenzionali e l’omotossicologia, ritiene che i contenuti dell’articolo siano di reale pregiudizio agli oltre 20.000 iscritti agli Ordini dei Medici la cui credibilità professionale è seriamente posta in discussione dall’articolo in questione e replica con una lettera aperta alla Federazione Nazionale Ordini dei Medici Chiururghi e Odontoiatri (FNOMCeO), firmata dal Presidente AIOT dott. Giovanni Borsalino, medico chirurgo e già Primario di Ortopedia e Traumatologia.
E' innanzitutto appena utile ricordare che in base alla Direttiva Europea del 2004, recepita in Italia nel 2006, il preparato omeopatico è classificato come farmaco. E' quindi del tutto inesatta e volutamente polemica e faziosa la definizione - più' volte reiterata dagli autori dell'articolo - di "prodotto”.
Nel merito del testo pubblicato, in sintesi, Garattini e Bertelè sostengono che i farmaci omeopatici sarebbero, a differenza dei placebo, non solo inutili ma dannosi. AIOT nella sua lettera confuta punto per punto le affermazioni dei due professori sostenendo che è sicuramente vero che placebo e farmaci omeopatici non hanno niente a che vedere tra di loro. L’aveva già dimostrato la più prestigiosa rivista scientifica internazionale “The Lancet” con il lavoro “Is Homeopathy a placebo response? Controlled trial of homeapathic potency with pollen in hayfever as model”, Reilly D. T. et al, The Lancet Vol II No 8512 Pages 881-885. In questo articolo si dimostra inequivocabilmente l’efficacia terapeutica delle diluizioni omeopatiche rispetto al placebo. Ancora The Lancet pubblica nel 1994 l’articolo “Is evidence of Homeopathy reproducible?”, Stevenson R. D. et al., The Lancet Vol. 344 No. 8937 Pages 1601-1606. Gli autori concludono il proprio lavoro affermando: Our results lead us to conclude that Homeopathy differs from placebo in an inexplicable but reproducible way.
Sempre a proposito di medicinale omeopatico e placebo è di non trascurabile interesse il lavoro pubblicato sulla Rivista internazionale di riferimento in campo pediatrico, Pediatrics Vol. 93 No. 5 pages 719-725 dal titolo “Treatment of acute childhood diarrhes with homeopathic Medicine. A randomized clinical trial in Nicaragua”. Si tratta proprio di uno studio clinico controllato, randomizzato in doppio cieco contro placebo. Anche in questo caso gli autori concludono “…suggests that homeopatic treatment might be useful in acute childhood diarrhea…”
L’AIOT richiama volutamente solo alcuni studi clinici significativi e solo con preciso riferimento alla comparazione versus placebo, dato che su questo tema i Professori Bertelè e Garattini hanno attirato l’attenzione dei lettori. In realtà esistono oramai centinaia di studi tanto clinici che di base sull’Omeopatia, si tratta solo di confrontarsi con questi lavori con spirito scientifico e non pregiudiziale.

Ma l’oggetto del contendere rimane la solita, vecchia, oramai polverosa critica all’Omeopatia: ha solo un effetto placebo, anzi da oggi neanche quello. Sarebbe facile rispondere con un’altra domanda: l’effetto placebo è così evidente anche sugli animali?
Eppure l’Omeopatia viene usata, e con successo, in Veterinaria. Ma preferiamo rispondere con il lavoro pubblicato a Dicembre 2009 su Pulmonary Pharmacology and Therapeutics (“Low dose oral admnistration of cytokines for treatment of allergic asthma”) Vol. 22, Issue 6, pp 497-510 che ha dimostrato inequivocabilmente gli effetti biologici di bassi dosaggi omeopatici sul topo. Affermare che l’effetto placebo funzioni sui topi sembra davvero troppo azzardato. E se non bastasse, si hanno anche le evidenze dell’attività di diluizioni, preparate secondo la tecnica omeopatica, su cellule isolate.
Oggi, grazie alle ricerche e alle sperimentazioni compiute soprattutto negli ultimi 10 anni – afferma Borsalino - siamo in grado di spiegare i principi fondamentali dell’Omeopatia (il principio della similitudine e delle dosi infinitesimali), siamo consapevoli dei suoi limiti, abbiamo l’evidenza dei suoi risultati. Avere fiducia nelle cure omeopatiche non è più un atto di fede: i farmaci omeopatici godono di sperimentazione (di laboratorio e clinica), è conosciuto il loro meccanismo d’azione, è possibile verificarne i risultati su grandi numeri di pazienti. Questo aspetto ha dato un grande impulso all’evoluzione dell’Omeopatia nel nostro Paese: la sperimentazione clinica e di base è infatti un elemento fondamentale per la scelta di un farmaco da parte del medico. Oggi l’Omeopatia sta colmando anche questo vuoto.
Ma la critica alla commistione omeopatia-placebo portata dai due ricercatori del Mario Negri non è la sola che stride nell’articolo. I professori Garattini e Bertelè usano toni molto forti contro i circa 20.000 Medici italiani (ma possiamo estendere l’attacco a tutti i medici che nel mondo praticano l’Omeopatia), che accusano di essere un rischio per la salute pubblica e di curare i propri pazienti con l’inganno. Sicuramente ci sarà una forte presa di posizione da parte della FNOMCeO in tal senso a tutela dei propri iscritti che con scienza e coscienza curano ANCHE con l’Omeopatia i propri pazienti (non si tratta di clienti, in questo caso), quella stessa Federazione degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri Italiani che nel Giugno del 2002, nell’Assemblea di Terni, sancì come atto medico la prescrizione dei medicinali omeopatici e che istituì i Registri dei Medici Esperti in Omeopatia. Singolare!
Ed arriviamo – insiste l’AIOT - all’altra accusa sostenuta nell’articolo: perché i medicinali omeopatici non sono utilizzati nella stessa maniera anche nella terapia dei tumori, dell’infarto, del diabete ecc.? In Medicina qualunque medico deve conoscere i limiti di un farmaco. Ecco: nell’infarto l’Omeopatia non può essere paragonata al farmaco convenzionale. Si chiama consapevolezza ed onestà intellettuale.
Strumentalmente il “movimento” omeopatico viene attaccato sul fatto che una scelta terapeutica “alternativa” potrebbe sottrarre il paziente alla migliore cura possibile. Vero. Ma è vero anche il contrario: quante volte si è abusato di inutili e “dannose” terapie allopatiche quando le migliori soluzioni (documentate in letteratura) attengono all’intervento omeopatico? Per quanti protocolli terapeutici si è dimostrata quantomeno la non-inferiorità della cura omeopatica rispetto a quella convenzionale di riferimento, con in più l’assenza di effetti collaterali?
La considerazione da fare è un’altra, afferma Borsalino: non esiste una metodica terapeutica che sia sempre e comunque efficace, o quantomeno sempre più efficace delle altre. Il medico moderno deve praticare la Medicina integrata, utilizzare cioè, a seconda del caso, l’Omeopatia o la Medicina Convenzionale, o perché no l’Agopuntura, avendo sempre presente nella propria memoria tre parole del giuramento di Ippocrate: “primum non nocère”.
Se oggi la mortalità infantile è bassissima e l’aspettativa di vita non è mai stata così alta lo dobbiamo ai progressi compiuti dalla scienza medica nel secolo appena passato, a Fleming e alla sua penicillina, a Sabin e al suo vaccino anti-polio, al cortisone e all’insulina, insomma a tutti quei farmaci dai quali in realtà nessun medico può prescindere.
Di contro non possiamo dimenticare che il 12,5% dei farmaci allopatici dopo 5 anni viene sospeso dal commercio per inutilità o, ancor peggio, per dannosità, o che le patologie jatrogene rappresentano la 3° causa di morte negli USA e la 6° nel mondo ( JAMA: 26, 2000 – Vol 284, No. 4: 483485 e JAMA: Abstracts: Lazarou et al.. 279 (15): 1200).
Prestiamo attenzione, questa è la strada sbagliata: accusare l’Omeopatia di tutte le nefandezze crea solo confusione nei cittadini, così come accusare indiscriminatamente il farmaco di sintesi. La Medicina non è un’arena politica dove vige la logica dell’accusa e dell’attacco. Ciò che le istituzioni scientifiche devono fare è informare, ma senza pregiudizi ideologici.
Per questo l’AIOT, a nome di tutti i suoi iscritti, invita nella sua “lettera aperta” la FNOMCeO ad intervenire esortando i professori Garantini e Bertelè ad evitare inutili quanto infondati attacchi all’omeopatia e ad avviare quanto prima un nuovo corso del confronto scientifico, sereno ed onesto, nell’interesse del paziente e dell’etica professionale.



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