Omeopatia

Omeopatia per le piante: intervista a V.D. Kaviraj (prima parte)

Traduzione a cura di: Anna Fontebuoni

Fonte: hpathy.com


CATEGORIE: Omeopatia

kaviraj
Dagli esperimenti sulle piante di V.D. Kaviraj è nato il libro “Omeopatia per l’agricoltura e il giardinaggio”

V.D. Kaviraj è un omeopata olandese, scrittore, ricercatore e pioniere dell’Agroomeopatia. Negli anni ’60 creò, insieme ad altri, l’agenzia di viaggi ‘Magic Bus’, che organizzava viaggi in India in pulmino. Ha sperimentato le droghe psichedeliche, ha frequentato Alan Ginsberg, Bob Dylan e Ken Kesey, ha gestito fattorie di agricoltura biologica in Francia e Belgio, ha studiato con una maga esperta in erbe e astrologia e ha girato il mondo per studiare le piante.

Una volta, in India, si è ammalato gravemente ed è stato curato con l’omeopatia. Il desiderio di capire cosa l’aveva curato l’ha portato a cominciare a studiare questa medicina negli anni ’70 e poi a gestire la clinica del Dr. Chatterjee per dieci anni. Ha scritto libri su vari aspetti dell’omeopatia, ma anche racconti gialli ispirati all’omeopatia. Nel 1982 è stato iniziato alle tradizioni terapeutiche bhakti e sciamaniche.

Nel 1986 ha eseguito per la prima volta un trattamento omeopatico su piante: si trattava di meli affetti da ruggine del melo, completamente curati con Belladonna. Si è poi trasferito in Australia dove si è dedicato alla ricerca e sperimentazione omeopatica sulle piante. Da questi esperimenti è nato il libro “Omeopatia per l’agricoltura e il giardinaggio”.

Il tuo primo trattamento omeopatico di un albero malato, con Belladonna, è stato per te una grande rivelazione, come quella della mela per Newton?

Proprio così. Degli amici che abitano ad Arau, in Svizzera, avevano una bella casetta con un giardino molto grande esposto a sud. Io ero il loro omeopata, e ho curato anche i loro figli e i loro animali per parecchi anni e quando quei meli hanno preso la ruggine, mi hanno chiesto se era possibile curare anche le piante con l’omeopatia. “Sono sicuro che sia possibile – ho detto – ma non ne so niente” e la mia amica mi ha risposto: “Ach du bist ein Krueterhexe, du wirst schon was finden” – “Tu che sei un mago delle erbe, sicuramente troverai qualcosa”.

Siamo andati a vedere gli alberi: le foglie pendevano e avevano chiazze rosse su foglie, rametti, rami e tronco. Le macchie erano comparse tre giorni prima, col gelo, e ora ne erano tutti pieni. La mia amica mi ha detto che sembravano molto assetati e lei li innaffiava tre volte al giorno. Per qualche ora le foglie tornavano normali, poi ricadevano di nuovo.

Mi sembrava un caso di ‘scarlattina’: rapidità, violenza, chiazze rosse e grande sete.
Così ho pensato immediatamente a Belladonna. Avevo con me solo dei granuli alla 200dh. Ne ho sciolti dieci in 20 litri di acqua e ho innaffiato gli alberi con la soluzione. Tre giorni dopo la ruggine era scomparsa e le piante avevano di nuovo un aspetto sano. In autunno, circa alla fine di settembre, le mele sono giunte a maturazione. Le prime mele, quando l’albero era malato di ruggine, avevano un sapore aspro e amaro, mentre quelle maturate dopo il trattamento erano dolci e succose: incredibile! Ero proprio sorpreso. Come era potuto accadere?

Ancora sbalordito dal successo ottenuto, ho cominciato a pensare al modo di sviluppare la teoria con altre piante. In quel periodo vivevo ad Amsterdam e non avevo un giardino, quindi ho iniziato con le piante in vaso, per esempio la cannabis, la cui coltura è legale in Olanda, che è una pianta soggetta a muffe, dato il clima umido del paese. Ho provato anche a fare qualcosa nei parchi pubblici, ma era una grossa complicazione perché avrei dovuto fare una diagnosi, dei proving e delle osservazioni cliniche. Quando sono andato in Australia, nel 1990, ho comprato una casa con un ettaro di terreno coltivato a giardino e ho così avuto l’opportunità di fare tutto tutti gli esperimenti che desideravo.

Ho cercato nella letteratura qualche esempio di esperimenti su piante. Non avevo il computer, quindi nemmeno Internet, ma una biblioteca piena di libri di omeopatia, dove ho trovato quattro casi, come ho detto nel libro. Poi ho cominciato a selezionare rimedi del mondo degli insetti, nella speranza di trovarne qualcuno che potesse essere adatto alle piante. Il primo grande successo l’ho avuto con Helix tosta, che tiene le lumache lontane dal giardino come per magia. Se non avessi irrorato le erbacce, sarebbero state costrette a mangiare quelle o trasferirsi nel giardino dei vicini.
È stato come prendere due piccioni (anzi, tre) con una fava. Niente lumache nelle mie colture, anzi le avevo messe al mio servizio e i vicini di casa avevano bisogno di qualcosa per liberarsi dalle lumache. In breve tempo tutta la strada usava il rimedio e a quel punto ho cominciato a scrivere alle associazioni dei coltivatori, offrendo il mio rimedio contro le lumache. Nel giro di sei mesi tutta la città di Perth lo usava. Proprio allora ho cominciato ad avere problemi con l’autorizzazione alla produzione e commercio di prodotti fitosanitari, ma questa è un’altra storia.

Il passo successivo è stato la scoperta di Silicea e delle sue incredibili potenzialità. Ho seguito l’esempio di Steiner, che consiglia il silicio per aumentare la produzione di frutta biodinamica. Ho scoperto che fa molto di più.
Poi, naturalmente, c’erano gli afidi, su cui mi sono spaccato la testa per tre anni prima di riuscire a risolvere il problema. Li ho immersi in alcol a centinaia per volta, cercando di fare una tintura, li ho triturati vivi o arrostiti – ma non funzionava niente. Poi, un giorno, ho visto in giardino delle larve di Coccinella septempunctata – la coccinella comune – e la devastazione che riuscivano a produrre nella popolazione di afidi. Eureka! Avevo trovato il rimedio!
La scoperta mi ha incoraggiato a risolvere alcuni dei problemi che mi si erano presentati. Se ci pensate, le piante hanno rapporti con gli elementi chimici ben diversi da quelli degli animali e dell’uomo. Ecco un’altra grossa difficoltà. Ma il fascino di questa ricerca era talmente grande, per me, da farmi addirittura creare un’azienda, della quale rimane solo l’indirizzo e-mail –la Similcure – che produceva e vendeva i rimedi.

A un certo punto mi sono trasferito sulla costa occidentale e ho comprato della terra con alcuni amici e mi sono messo a lavorare sul serio – erano cinque ettari di terreno sperimentale in un appezzamento di 120 acri. Nel 2000 ho scritto il libro e l’ho consegnato all’editore B. Jain di Nuova Dehli. Mi ha fatto grandi promesse, non mantenute, fino a quando, cinque anni dopo, il contratto è scaduto. Sono tornato a Amsterdam perché costretto a chiudere l’azienda a causa dell’esorbitante tassa dell’autorizzazione – 20.000 dollari. Faccio presente che quando avevo cominciato la tassa era di 20 dollari e in pochi anni era cresciuta di dieci volte l’importo iniziale. Il manoscritto è rimasto in giro per un anno, finché Mark Moodie non mi ha contattato per pubblicarlo.

Ora ho scritto una seconda edizione, molto meglio impaginata – organizzata per problema e famiglia di piante e con numerose illustrazioni. Comunque sarà pubblicata prima in Germania, perché Mark non ha ancora venduto tutte le copie della prima edizione e una seconda edizione inglese non gli permetterebbe di smaltirle – io non posso farci niente.

Il tuo lavoro pionieristico ha davvero aperto uno spiraglio a un mondo nuovo e fornito le premesse per altri lavori. Mi puoi dire qualcosa sulla presa del caso di una pianta? È simile o diverso dalla presa di un caso umano? Fino a che punto si tende a antropomorfizzare?

Quando si prende un caso di una pianta bisogna fare particolarmente attenzione al suo aspetto esteriore. Lo si fa anche per l’uomo, ma la differenza è che non si possono fare domande a una pianta e, naturalmente, non ci sono sintomi mentali. Alcune condizioni delle piante sono simili, nel senso che i loro sintomi esterni assomigliano a quelli di malattie acute umane, per esempio la ruggine, che assomiglia alla scarlattina. I parassiti, come gli afidi, hanno solo una lontana somiglianza con sintomi umani.

Quindi la rilevanza delle osservazioni antropomorfiche è solo superficiale. Dobbiamo studiare la pianta così com’è, nel suo modo di essere unico. Ciò significa che dobbiamo considerare il terreno, il tempo, il clima e le sostanze nutritive in generale, ma anche la famiglia a cui appartiene la pianta, che io considero la sua costituzione. Dopo tutto le cucurbitacee hanno problemi diversi dalle leguminose e le graminacee altri problemi ancora, anche se tutte possono essere affette da malattie simili. Gli afidi sono comuni a tutte le costituzioni di piante coltivate, proprio come la scarlattina è una malattia diffusa in tutte le costituzioni umane. Le conseguenze di una infestazione da afidi sono spesso diverse a seconda della costituzione della pianta. Nelle graminacee, sono il vettore del virus del nanismo giallo dell’orzo, mentre nelle piante che producono foglie possono coadiuvare lo sviluppo del virus del mosaico. Nessuno ha mai studiato le differenze fra queste due diverse patologie vegetali. A mio parere sono diverse manifestazioni di quello che chiamo miasmi vegetali.

I miasmi vegetali in realtà sono dovuti a metodi (sbagliati) di coltivazione e alla soppressione dei sintomi con sostanze velenose. La principale causalità è una distanza non corretta fra piante nelle monocolture. Le piante sono troppo vicine, e non è naturale, oltre ad essere tutte di una sola specie, altra cosa raramente visibile in natura. La seconda causalità è la coltivazione su suolo privo di materiale organico. La terza causalità è l’aggiunta di ‘sostanze nutritive’ inorganiche, cioè azoto, fosforo e potassio. Si potrebbe paragonare al cibo spazzatura per gli uomini – li mantiene vivi, ma provoca dei problemi. Quando si fa una diagnosi di una pianta, è assolutamente necessario conoscere questi fattori.

Gli stati miasmatici sono naturalmente molto diversi da quelli umani, perché si riferiscono alle condizioni di cui ho parlato prima. La coltivazione su suolo privo di materiale organico è il primo miasma e potrebbe essere definito miasma dei funghi. Dato che non c’è materiale organico, i funghi presenti sul terreno sono costretti ad assalire la pianta che vi vive: è una questione di sopravvivenza. Il secondo miasma è relativo alla distanza fra piante, e si potrebbe definire il miasma dello stress. Il terzo miasma è correlato alle sostanze nutritive, è il miasma del cibo spazzatura ed è caratterizzato dalla presenza di un eccesso di NPK e dalla carenza di micronutrienti. Il quarto miasma riguarda il trattamento soppressivo dei parassiti e delle malattie e l’ho chiamato miasma dei veleni.

Tutti i problemi dovuti a metodi di coltivazione sbagliati provocano una reazione da parte della pianta, che diventa più soggetta all’attacco di parassiti e malattie, che, a loro volta, sono invariabilmente trattati in maniera sbagliata, anche nella cosiddetta agricoltura biologica. Ciò succede perché tutti i metodi terapeutici attuali si concentrano sulla malattia o sul parassita, e non si presta attenzione alla pianta sofferente, tranne che prendere atto della sua condizione. Si tratta di un approccio sbagliato, una caccia senza speranza. È la pianta che è affetta dal parassita o dalla malattia e quindi è lei che ha bisogno di essere curata. Quindi è la pianta che necessita della nostra piena attenzione, in base a ciò che ho detto.

Continua...



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I commenti degli utenti:
Scritto da Maurizio Ferroni

BELLISSIMO ARTICOLO CHE EVIDENZIA GLI ULTERIORI BENEFICI DELL'OMEOPATIA... GRAZIE








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