Omeopatia

Omeopatia. Un medico di famiglia su cinque la prescrive


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In Italia, un quinto dei medici di famiglia prescrive farmaci omeopatici. Il 60% circa degli intervistati, li utilizza per curarsi ma chiede maggiore informazione su posologia e indicazioni terapeutiche, elemento che favorirebbe una maggiore conoscenza. È un rapporto positivo fra la comunità medico-scientifica e l'omeopatia quello che emerge dall'ultima ricerca condotta da EMG-Acqua per Omeoimprese, l'associazione delle aziende che in Italia producono e distribuiscono farmaci omeopatici. Parte della comunità scientifica, contrariamente a quanto spesso appare sui media, non è per nulla ostile all'omeopatia.

 

Il sondaggio è stato condotto su un campione di 300 esperti tra medici generici, farmacisti, docenti universitari in ambito medico e giornalisti che scrivono di sanità. La reputazione dell'omeopatia fra gli "addetti ai lavori" è piuttosto buona. I medici che prescrivono medicinali omeopatici ne apprezzano la naturalità (36%) e la complementarietà con l'allopatia (20%). Se i primi sostenitori dell'omeopatia sono i farmacisti italiani, sicuramente un punto di riferimento importante per i pazienti nel caso di lievi problemi di salute, anche i medici, i docenti universitari e i giornalisti scientifici dichiarano di apprezzare l'omeopatia per la sua efficacia (15%). Non raggiungono il 10% coloro i quali parlano di "effetto placebo" in riferimento a questa categoria farmacologica e solo il 14% tra medici e farmacisti si rifiuterebbe di prescriverli.

 

"I risultati della ricerca - commenta il presidente di Omeoimprese, Giovanni Gorga - sono buoni e forniscono al comparto e alle Istituzioni Sanitarie indicazioni preziose sul futuro di questa disciplina. L'omeopatia in Italia è apprezzata dai pazienti, così come dalla comunità scientifica. Il nostro è il terzo mercato europeo dopo Francia e Germania e il processo di regolamentazione in atto, frutto del recepimento da parte delle Istituzioni nazionali di direttive europee, ci consente di avvicinarci agli standard di moltissimi altri Paesi europei per quanto riguarda il riconoscimento dell'omeopatia. In Italia, invece, troppo spesso se ne parla con pregiudizio soprattutto quando accadono - fortunatamente molto di rado - spiacevoli fatti di cronaca e la superficialità del nostro modello di comunicazione confonde il valore del farmaco e le modalità di utilizzo".

 

Il 41% dei medici, il 37% dei farmacisti, il 28% degli opinion leader medico-scientifici non nutrono preconcetti o manifestano pregiudizi nei riguardi dell'omeopatia. Tutt'altro: il 44% fra medici e farmacisti ritiene particolarmente utili i medicinali omeopatici. E la quasi totalità degli intervistati (96%) non li trova dannosi.

 

Usati da circa 9 milioni di italiani (indagine EMG-Acqua per Omeoimprese 2018), i medicinali omeopatici sono consigliati e prescritti da medici e farmacisti per l'ottima possibilità di combinazione fra omeopatia e allopatia e per l'efficacia. I medici scelgono l'omeopatia per curare raffreddori, riniti e influenze (54%), per problemi all'apparato respiratorio (33%), insonnia (27%), dolori articolari o muscolari (13%). Un trend confermato dai farmacisti.

 

In generale chi non consiglia o usa l'omeopatia pensa che una maggiore informazione sui farmaci, gli effetti, l'utilizzo, possano indurre ad una maggiore prescrizione. Il 60% degli opinion makers e del personale sanitario dichiara di essere abbastanza informato, ma vorrebbe più comunicazione sull'efficacia (45%), sui risultati di test scientifici e sperimentazioni (37%). Il 31% dei farmacisti si aspetta indicazioni più puntuali sull'utilizzo, il 28% vorrebbe spiegazioni sulla posologia.

 

"Il messaggio alle aziende e soprattutto alle Istituzioni sanitarie e al Ministro della Salute - dichiara Gorga - è molto chiaro: la strada da intraprendere è quella di un lavoro congiunto per regolamentare, anche in Italia, tutti quegli aspetti che ancora oggi risultano non definiti. Mi riferisco, ad esempio, al tema dell'inserimento del foglietto illustrativo con posologia nelle confezioni e una maggiore presenza del Ministero in una corretta e trasparente comunicazione."








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