Omeopatia

“L'omeopatia deve crescere”. Intervista a Gustavo E. Krickesky

Fonte: Il Medico Omeopata


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Il lungo e vecchio legame che unisce l’omeopatia italiana e quella argentina si sta nuovamente rafforzando: è tornato infatti in Italia un maestro della scuola di Paschero, il Dr. Gustavo E. Krichesky. Dopo avere tenuto seminari in numerosi paesi (Spagna, Brasile, Colombia, Messico) il dottor Krichesky ha tenuto il suo primo seminario in Italia a novembre presso la Scuola di Medicina Omeopatica di Verona, con il titolo: La Solitudine e la Compagnia. Esclusione, isolamento e separazione nei rimedi e nei nostri pazienti.

Ho intervistato il collega ed amico Gustavo per presentarlo al mondo omeopatico italiano anche se, ad onor del vero, è di casa nel nostro paese. E’ in amicizia infatti con nomi noti del nostro ambiente (R. Gava, R. Petrucci, G. Spinelli, lo stesso direttore di questa rivista G. Dominici e molti altri) e un suo libro è già pubblicato nella nostra lingua dalla Casa editrice Salus Infirmorum (Omeopatia Comparata - Diagnosi differenziale tra alcuni rimedi della M.M. Omeopatica). Sarà perciò interessante conoscere la sua storia e i suoi lavori in campo omeopatico.

Come e quando e’ nato il tuo interesse per l’omeopatia
Mi sono iscritto, ufficialmente, alla Scuola Medica Omeopatica Argentina “T. P. Paschero” appena mi sono laureato all’ Università di Buenos Aires a 23 anni, nel 1981. Però non fu questo il mio primo contatto e coinvolgimento con l’Omeopatia, che da sempre ha fatto parte della mia vita e di quella della mia famiglia, dato che sono nipote di Zalman Bronfman. Da quando ho memoria, le mie prime angosce, dolori, malattie e cure, furono accompagnate dai rimedi omeopatici, che formano parte del ricordo più intimo della mia infanzia, così come i libri e le novità che venivano dal mondo omeopatico.

Ancora molto giovane, mentre frequentavo le medie, difficilmente mi perdevo le conferenze e le lezioni che Paschero teneva le mattine del sabato, cosicché la mia curiosità divenne la vocazione di diventare medico omeopata. Questa frequentazione delle lezioni e corsi quando ero ancora adolescente probabilmente mi diede un vantaggio per indagare dentro al sapere omeopatico. L’Omeopatia per me non è mai stata l’altra medicina, bensì la sola, autentica medicina! Non posso ricordare senza emozionarmi la prima volta che lessi la “Filosofia Homeopatica” di Kent, lettura che segnò un prima ed un dopo nella mia vita. Ancora oggi è il primo libro che raccomando a chi vuole avvicinarsi al pensiero vitalista hahnemanniano, visto che senza una conoscenza dottrinaria profonda non si può concepire lo studio e la comprensione della Materia Medica.

Che incarichi hai avuto alla scuola Paschero?
Il primo incarico fu quello di aiutante, poi di docente collaboratore, poi aggiunto, poi titolare e infine Docente Plenario di Materia Medica, condividendo con mio zio la cattedra di Materia Medica per più di trent’anni, finché lui morì nel 2011. Tutto ciò in parallelo alle mie ricerche sulla clinica e sulla materia medica, che inizialmente furono pubblicate nella rivista della Scuola “Actas Homeopatica Argentinensia”. Allo stesso tempo fui chiamato a far parte della Commissione Direttiva della Scuola, nella quale occupai vari incarichi fino ad arrivare alla Presidenza nel 2004. La Scuola è un’istituzione che oltre a formare i medici argentini con corsi regolari di tre anni, ospita da sempre colleghi di altre latitudini, per prepararli con corsi intensivi. Alcuni medici del corpo docenti viaggiano a tenere seminari fuori dalla Scuola, cercando di emulare il Maestro, che con grande entusiasmo commentava quanto profittevoli fossero le sue riunioni in Italia, a Napoli con la Dr.ssa Alma Rodriguez e il Dr. Negro, così come in altri posti del mondo.

Quali rimedi hanno attirato la tua attenzione e come li hai studiati?
Partendo dai medicamenti più noti, i policresti, che paradossalmente sono i più difficili da conoscere appieno, iniziai ad investigare i Nosodi e a raggruppare i rimedi per la loro similarità sintomatologica e per le loro tematiche, più che per la famiglia alla quale appartengono. Credo che questa idea sia utile, perché è così che si presentano nei pazienti che ci consultano e penso che in questo modo potremmo sbagliare meno. Ogni volta che inizio a studiare un nuovo proving, cerco di vedere a che rimedio classico assomiglia. Con questo criterio ho cercato di sviluppare i miei libri e le mie ricerche e così ho avuto più successi nel trattamento dei pazienti. Quando riuscii a curare un paziente grave con Androctonus, sviscerai la sua parziale somiglianza con Sepia, Cannabis indica, Chocolate, Baryta carb., Medorrhinum, Nux vomica, Mercurius, Anhalonium, Anacardium, Hydrogenium, Camphora, Aurum, Natrum carbonicum, Lilium tigrinum, Tarentula e altri ancora. Tre sono gli elementi che non possono rimanere separati nello studio della Materia Medica: la patogenesi, la clinica e il repertorio (se possibile più di uno). A proposito di Androctonus, nel 2006 ho tenuto un seminario su questo rimedio alla L.U.I.M.O. a Napoli.

In questo seminario a Verona hai trattato il tema della solitudine. perche’ hai scelto questo argomento?
L’uomo non ha mai posseduto tanti strumenti di comunicazione come nella nostra epoca, eppure mai come ora si sono registrati sintomi cosi allarmanti di isolamento e incomunicabilità, con una inquietante aumento della solitudine, che ormai è un problema sociale. Gli studiosi di scienze della comunicazione affermano che in gran parte noi ci sforziamo di conseguire una migliore qualità nella vita economica, e cerchiamo di ottenere informazioni piuttosto che ascoltare gli altri, e tutto ciò a discapito della vita emozionale. Di conseguenza insorgono disfunzioni, come la sensazione di isolamento, solitudine, depressione e stress. Sappiamo che per l’omeopatia la malattia non viene da fuori, giacché solo chi la possiede anticipatamente nella sua impronta idiosincrasica sarà predisposto ad ammalarsi.

La vertiginosa e frenetica vita quotidiana non ci fa ammalare, ma solamente scatena e libera la malattia che avevamo già dentro. Nei proving attuali, allo stesso modo, ritroviamo il tema della solitudine e la sensazione di sentirsi soli pur essendo tra la gente, un sentimento antico quanto l’uomo stesso. Queste riflessioni mi portarono ad approfondire lo studio di vecchie patogenesi, come quelle della famiglia delle Liliafloraes, che soffrono di questo dolore, ed altri nuovi rimedi come Aids nosode, Falcon peregrinus, Corvus corax e Larus argentatus ed altri, con corrispondenti casi clinici.

Sappiamo che hai pubblicato un libro in italiano. ne hai scritti altri? Quali sono i tuoi nuovi progetti?
Ho pubblicato tre libri. Il primo nel 2004 “Homeopatia. Estudio comparativo de medicamentos de la Materia Medica Homeopatica” che è stato tradotto in italiano. Poi nel 2008 ”Homeopatia, Materia Medica Comparada” e nel 2011 “El rapto de Proserpina. Plutonium nitricum” con il prologo di Jeremy Sherr e una presentazione di Roberto Petrucci. Da poco ho concluso un altro libro, diverso dagli altri, che si intitola: “Clinica y Materia Medica Homeopatica”, con una prefazione di Misha Norland. E’ diverso perché ciascuno dei 27 capitoli che lo compongono inizia con un caso clinico, la sua analisi e la sua evoluzione, permettendo così di apprezzare più profondamente il rimedio e la sua azione terapeutica. Dopo di che si passa allo studio del rimedio stesso e alla diagnosi differenziale, comparandolo con altri rimedi. Alcuni di questi sono rimedi di vecchia sperimentazione già presenti nell’Enciclopedia di Allen e proposti con una visione diversa, ma la maggior parte sono rimedi con proving relativamente nuovi, come Aids nosode, Ara macao o Cocainum.

Cosa pensi del momento che vive l’omeopatia nel mondo?
E’ facile parlare dei programmi di salute e dei governi, ma l’Omeopatia deve crescere. Ciò dipende molto dall’atteggiamento degli omeopati e dallo sforzo che ciascuno fa nell’apprendere ogni giorno qualcosa di più. Il grave rischio, che può capitare in qualsiasi disciplina, è accontentarsi di quel poco che finora conosciamo della meravigliosa Omeopatia, che in realtà si trova appena all’inizio della sua evoluzione. Per fortuna, o meglio, grazie allo sforzo di pochi, oggi possiamo contare su nuove patogenesi che hanno manifestato sintomi che parlano al nostro presente e questo amplia il nostro ventaglio terapeutico che rimarrà valido per sempre ... come accade con le grandi verità.

Ti ringrazio per il tempo che mi hai dedicato e ti saluto con un arrivederci a Verona in primavera 2015.



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