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Omeopatia: “fatturati in crescita, ma serve una legge”


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Omeopatia: 'fatturati in crescita, ma serve una legge'

Più del 20% degli italiani utilizza medicinali omeopatici almeno una volta l’anno e il 4,5 per cento della popolazione si affida alle cure complementari con una frequenza quotidiana o settimanale. In generale, oltre l’80 per cento degli intervistati conosce l’omeopatia.
Sono questi alcuni dei dati emersi dal sondaggio che Omeimprese - l'associazione che rappresenta 18 aziende italiane ed estere, produttrici di medicinali omeopatici e antroposofici - ha commissionato a Emg Acqua che ha effettuato oltre duemila interviste su un campione rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne.

La ricerca offre uno spaccato sui comportamenti, gli usi e le tendenze degli italiani nei confronti di un settore che, nonostante la crisi, continua a crescere. Nel 2015, infatti, il fatturato delle aziende aderenti a Omeoimprese è cresciuto in media del 3 per cento.

“Grazie a questa ricerca possiamo andare a capire quali sono le aspettative e al contempo i timori che gli italiani hanno nei confronti dell’omeopatia. I dati sono per noi molto positivi e interessanti, ma ci dicono che dobbiamo lavorare per cercare di informare sempre di più la popolazione su che cosa sia realmente l’omeopatia – spiega il Presidente di Omeoimprese Giovanni Gorga -. In particolare è fondamentale sottolineare che si tratta di una medicina che non sostituisce le cure tradizionali ma le integra e affianca in maniera naturale e seguendo le caratteristiche e le esigenze di ognuno”.

Dal sondaggio emerge che il 60,4 per cento degli users di medicinali omeopatici sono donne per lo più di un’età compresa tra i 35 e i 54 anni. Oltre la metà degli utilizzatori (53,7 per cento) ha un’istruzione superiore.

Chi vive nel Nord-Ovest ha maggiore dimestichezza con la medicina omeopatica (34,4 per cento): seguono Nord Est (21,9 per cento), Centro (16,2 per cento), Sud (14,7 per cento), Isole (12,8 per cento).

La medicina omeopatica è conosciuta dall’80 per cento degli intervistati e chi ricorre all’omeopatia lo fa mediamente da 6,5 anni ed ha iniziato su consiglio del farmacista (22,6%), di parenti e amici (21,7%), del medico generico (15,3%), dello specialista (14,1%).

Con l’omeopatica gli italiani curano soprattutto riniti, raffreddori, influenze (63,6%), dolori articolari o muscolari (30,4%), allergie e problemi all’apparato respiratorio (21,8%). Il farmaco più popolare è l’arnica, usato più frequentemente dal 14,4% degli italiani. È tramontata la moda dei fiori di Bach, cui ricorre il 5.9% degli intervistati.
In generale chi utilizza i medicinali omeopatici lo fa sempre di più. Nel corso del tempo il trend è cresciuto del 2,8 per cento.

In cresciuta anche l’utilizzo di farmaci omeopatici soprattutto in pediatria. Quasi 3 italiani su dieci li utilizzano per i bimbi, in particolare dai sei anni in su, soprattutto per infezioni respiratorie.

Anche tra chi non utilizza l’omeopatia, è evidente che la maggior parte degli italiani è consapevole del fatto che i medicinali complementari sono in grado di risolvere molti disturbi di salute (57 per cento) e li giudichi medicinali a tutti gli effetti (48 per cento).

“Il numero di italiani che ha familiarità coi nostri prodotti resta elevato nonostante in Italia i farmaci omeopatici e le visite specialistiche siano completamente a carico del paziente – spiega Giovanni Gorga, presidente di Omeoimprese -. In altri Paesi europei come la Francia, per esempio, l’omeopatia è sostenuta e finanziata dal servizio sanitario nazionale”.

“L’omeopatia mai si è posta come alternativa terapeutica alla medicina tradizionale – evidenzia Gorga – e ogni cura è frutto di scelte consapevoli o meno di un medico. Occorre arginare certi professionisti con una regolamentazione definitiva dell’omeopatia per tutelare i pazienti da apprendisti stregoni. In Senato è depositato il testo di una legge che aiuterebbe a regolamentare definitivamente la formazione in medicina omeopatica. Occorre che si velocizzi l’iter di approvazione e che quelle regioni che ancora non lo hanno fatto regolamentino insieme agli ordini dei medici la formazione dell’omeopata”.



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