Omeopatia - Casi Clinici

L'Omeopatia fa sognare

Fonte: Il Medico Omeopata



Riassunto
L’autore, nella sua pratica psicoterapeutica, ha utilizzato spesso i sogni come veicoli delle emozioni, canali preferenziali per le elaborazioni più profonde del proprio io. Nella psicodrammatizzazione dei sogni si possono smuovere quei nuclei profondi che altrimenti rimarrebbero incistati. Vi sono molte persone che non ricordano i propri sogni rendendo impossibile tale lavoro. A tale scopo l’Autore, utilizzando le alte diluizioni della Farmacopea Ufficiale Omeopatica, ha permesso, “smuovendo qualcosa” nei meccanismi della memoria, di ricordare quei segnali onirici così importanti per poter avere un buon setting terapeutico. Lo studio è stato condotto in ambito universitario dal 1988 al 1995 secondo un rigido protocollo di ricerca che ha portato alla selezione di solo 16 persone (11 di sesso femminile e 5 di sesso maschile) di età compresa tra i 18 e i 50 anni, per un periodo di terapia individuale variabile tra gli 8 e i 16 mesi.


Testo
L’aspetto prevalente della medicina moderna è lo studio della malattia inteso come diagnosi di essa e traduzione in terapia. Questa situazione produce un alto livello di specializzazione che porta ad una visione sempre più organicista, che allontana la relazione medico-paziente e la comprensione della globalità della patologia e dell’individualità morbosa. Al contrario, nell’approccio psicoterapeutico, il centro è sempre il malato e la sua sofferenza e non le patologie dei suoi singoli organi. E’ proprio questo rapporto, unico nel campo medico, che determina la penetrazione interoggetiva tra l’osservatore che cerca di comprendere e il paziente che cerca di abbandonarsi. Queste linee guida animano anche la medicina omeopatica, che, partendo dalla condizione di male-essere, opera per ripristinare il bene-essere nella persona malata.

Nella mia pratica clinica utilizzo la psicodrammatizzazione dei sogni. Lo psicodramma è una tecnica psicoterapeutica, messa a punto dallo psicologo J.L. Moreno [1,2] nel 1946, che consiste sostanzialmente in un’improvvisazione drammatica su un tema compiuto dai pazienti in veste di attori, che sotto il controllo del terapeuta mira ad ottenere l’attenuazione dei conflitti inconsci. [3-5]. Nella drammatizzazione, l’autore usa i sogni dei pazienti come metodica che rende possibile smuovere, elaborare e utilizzare le emozioni più profonde, che altrimenti rimarrebbero psicologicamente incapsulate. Tuttavia molte persone non ricordano i loro sogni, e quindi non offrono lo strumento per tale approccio. Per poter utilizzare questa tecnica terapeutica anche con queste persone e stimolare il ricordo del sogno, ho utilizzato medicinali omeopatici, come supporto medico alla psicodrammatizzazione. [6-7].

I medicinali utilizzati sono 10. Sei provengono dal regno minerale: Borax, Calcarea carbonica, Natrum muriaticum, Phosphorus, Silicea e Sulphur. Due provengono dal regno vegetale: Lycopodium clavatum e Thuja occidentalis. Gli ultimi due provengono dal regno animale: Lachesis e Sepia. La diluizione dei medicinali era la 200CH della farmacopea omeopatica (10-400 g.) in globuli di lattosio.

Questo tipo di trattamento è durato dal 1988 al 1995. Il tempo di osservazione di ogni paziente è stato quello della durata della psicoterapia, in media un anno solare, per un totale di quaranta sedute settimanali di un’ora.

La scelta del rimedio omeopatico è avvenuta secondo una corretta anamnesi omeopatica, che spesso, è durata anche alcuni mesi, in accordo all’insegnamento dei paragrafi dell’Organon [8], nella ricerca di tutti i sintomi, generali e particolari, cercando quei “sintomi rari, strani, peculiari” e pertanto “non comuni” che si discostano dalla sintomatologia della malattia e rendono il paziente unico, nell’espressione della sua sofferenza, permettendo, in questo modo la ricerca del simillimum. Alcuni dei medicinali utilizzati non sono presenti in nessuna delle rubriche repertoriali [9-13], che ho consultato alla voce “unremembered dreams” e neanche nelle Materie Mediche Pure di Hahnemann e di Allen [14,15]. Essi sono: Borax, Silicea, Sepia e Thuja. Silicea è semplicemente presente nella Materia Medica Pura di Allen non con “unremembered dreams”, ma con “He dreams less than usual”. Ho scelto di usarli comunque, perche vi era concomitanza tra i sintomi mentali e fisici, vi erano sintomi soggettivi caratteristici, ed era ben configurata la “sindrome minima di valore massimo”. Ogni medicinale è stato assunto in unica dose sublinguale, almeno due ore dopo cena. I medicinali di provenienza dal regno minerale sono stati assunti un’unica volta all’inizio del trattamento psicoterapeutico; i medicinali provenienti dal regno vegetale e animale sono stati ripetuti ogni due mesi [16-25].
Il requisito fondamentale per poter intraprendere questa esperienza è stato che il paziente assumesse il rimedio in concomitanza con l’inizio della psicodrammatizzazione dei sogni e che il dosaggio del medicinale fosse 200 CH.

I pazienti cui corrispondevano questi parametri sono stati sedici: undici donne e cinque uomini, in età compresa tra 18 e 50 anni. Costoro non facevano uso né di psicofarmaci, né di altre terapie allopatiche, non avevano malattie organiche in atto e non erano in stato di gravidanza. Racconterò della paziente che mi ha involontariamente suggerito la possibilità di operare omeopaticamente, per far ritrovare alle persone i propri sogni. E’ un’insegnante, sofferente d’insonnia, che mi viene inviata da un collega omeopata per un sostegno psicoterapeutico nel marzo dell’88. Isterectomizzata sei mesi prima, lamenta da allora questa difficoltà all’addormentamento, mentre, comunque, ama alzarsi la mattina presto per cucinare o studiare. Ha preso, in vari dosaggi diversi medicinali omeopatici, ma permane sempre un gran senso di stanchezza con irritabilità, che porta a gridare. Confrontandomi con il collega, individuiamo questi sintomi: gelosa, sospettosità, paura di andare a dormire, bevande fredde, sole, mare. Scegliamo una dose di Lachesis 200CH e una settimana dopo, la paziente mi riferisce “sto meglio, mi sento più in forze e dormo, ma c’è una cosa nuova che mi pace: è che ho incominciato a fare sogni con forti sensazioni erotiche; io che non sognavo mai niente!”.

Nell’ottobre del ‘90 si presenta da me una giovane signora della carnagione chiara e dai capelli biondi, gentile nei modi e curata nel vestire, per avere un sostegno psicoterapeutico. E’ molto timida e riservata fa molta fatica a mantenere il filo del discorso e più parla, più si agita. L’unica cosa che ripete in maniera quasi ossessiva è che “tutto è cominciato quando mi sono sentita male in ascensore, il 13 luglio 1988: da allora la mia vita è cambiata; non riesco più ad essere me stessa” e non esce più di casa. Mi colpiscono molto le zone oscure e contraddittorie: lo sguardo dolce all’inizio del colloquio, che si contrappone con gli occhi sgranati e spaventati, dopo aver finito di parlare. La congedo con un placebo da alternare con gli psicofarmaci che già prendeva. Visto il buon feeling istauratosi, la rivedo altre dieci volte e, con l’aiuto della madre, che vive con lei da quando sta male, e con quello del marito, riesco, in circa due mesi a completare l’anamnesi e trovare dei sintomi soggettivi caratteristici. La lipotimia avuta in ascensore, due anni prima non era dovuta al caldo o alla fretta di scendere a comprare il latte alla figlia, ma al senso di colpa di non essere una brava madre, perché non ha allattato la bambina. Lei invece è stata allattata per circa dieci mesi. “Dopo aver allattato mia figlia, sentivo il seno come vuoto e molto doloroso e avevo miglioramento solo schiacciandolo o comprimendolo” e, su consiglio del medico, aveva smesso di allattare. Nel gennaio del ‘91, avendo abbandonato gli psicofarmaci, in base ai seguenti sintomi: sensazione di seno vuoto, doloroso dopo aver allattato, che migliora comprimendo; agitazione, scendendo in ascensore; irritabilità e cattivo umore, prima di evacuare, nel pomeriggio, con successivo mutamento di umore: le prescrivo Borax 200CH. La settimana successiva al controllo, mi riferisce che ha fatto molti sogni ansiosi, come non le accadeva da molto tempo, ma si sente meglio. Su questo stato di benessere mentale ritrovato, la paziente osserva che esso val bene le afte dolorose che le sono comparse in bocca come durante la gravidanza. Il miglioramento la incoraggia a riprendere la sua attività di operatrice turistica che la porta a fare di nuovo uso dell’ascensore.

Questo è il caso di una donna trattata con Silicea. Ella ha 36 anni ma sembra più anziana della sua età: è sposata ha due figli e ha lavorato per 19 anni in un ufficio dove è stata molto apprezzata per la sua professionalità. Ella chiede di essere curata per il mal di tesa, di cui soffre da quindici anni, ameno una volta alla settimana, con nausea e vomito. E’ molto ansiosa e scrupolosa nei confronti della sua salute e si è sottoposa a varie analisi di laboratorio da cui non è emersa alcuna patologia organica mentre dalla radiografia delle vertebre cervicali si evidenzia una moderna artrosi. Il mal di testa, generalmente nucale e occipitale si irradia sulla fronte e sul sopracciglio destro ed è così forte da costringerla a rimanere immobile al buio e in completo silenzio per tutto il giorno. I primi sintomi sono la nausea il vomito e disturbi visivi, che la rendono molto nervosa e intollerante a tutte le sollecitazioni dell’ambiente, da dover essere lasciata sola dalla sua stessa famiglia. Il marito riferisce che lei è normalmente una persona ipersensibile, permalosa, non molto espansiva, intollerante alla contraddizione; tuttavia, nello stesso tempo, ella si preoccupa molto di ciò di cui hanno bisogno gli altri, mostrandosi disponibile e dolce, amante della compagnia. Il suo mal di testa peggiora con i cambiamenti di clima. Fisicamente la paziente è bassa, magra, con addome globoso, utero fibromatoso, carnagione giallastra e verruche piane alle dita dei piedi, con un sudore acido ai piedi e alle ascelle; di solito ha una stipsi ostinata, eccetto quando mangia carne o beve latte; nell’anamnesi remota c’è un’otite perforante all’età di dieci anni e molte carie dentarie. Attualmente ha un’ipoacusia bilaterale. Parla nel sonno, sedendosi sul letto e si alza al mattino molto stanca, senza ricordare i sogni. Per questa paziente la prescrizione è stata Silicea 200CH.


Risultati
In 2 casi, ambedue uomini, uno trattato con Lycopodium, l’atro con Thuja, gli effetti sono stati nulli, dopo ripetute somministrazioni, ogni due mesi: i pazienti non ricordavano i loro sogni. In 3 casi, tutte donne, trattate: una con Lycopodium, una con Sepia ed una con Lachesis, sono stati ottenuti risultati abbastanza positivi: ogni settimana venivano ricordati 3 o 4 sogni. In 6 casi, di cui 1 uomo, trattato con Sulphur e 5 donne, trattate: una con Borax, una con Natrum muriaticum, una con Phosphorus e due con Silicea, sono stati ottenuti risultati eccellenti: ogni settimana venivano ricordati da 5 a 7 sogni. I medicinali provenienti dal regno minerale hanno mostrato un’efficacia più prolungata, che non ha reso necessaria una loro ulteriore somministrazione.


Discussione
Questo lavoro sperimentale dimostra che le alte diluizioni permetono ai pazienti di rimuovere gli ostacoli del meccanismo della memoria e di ricordare i continui onirici. Questi rimedi, che agiscono a livello inconscio, sono stati scelti secondo la legge dei simili. Non ho utilizzato alte o altissime potenze data l’estrema sensibilità dei pazienti (VIII risposta del Kent) e visti i risultati modesti o incostanti con le dosi più basse, ho preferito standardizzare l’esperienza con le 200CH, che mi hanno dato risultati più stabili ed efficienti. Devo qui fare una precisazione. Molti pazienti, pur avendo avuto ottimi risultati nell’acquisizione dei sogni e, naturalmente anche da un punto di vista curativo, non sono stati inseriti in questa casistica, perché non corrispondevano al protocollo adottato per motivi diversi, come: assunzione di dosi diverse dalle 200 CH, interventi chirurgici intercorrenti, per incidenti, oppure per aver interrotto temporaneamente la terapia. Vi è sempre una causa profonda nel dimenticare i sogni, che, anche se non sappiano quale sia, ci permetterà di scoprire, a posteriori, quando il sogno riaffiorerà, l’intima essenza e sofferenza del paziente.
Mi piacerebbe fare a tutti i gentili colleghi una proposta di lavoro interessante. Cioè, di chiedere, nella compilazione dell’anamnesi, ai propri pazienti, se ricordano i loro sogni e, in caso negativo, di osservare se ciò avviene dopo l’assunzione del rimedio ed annotarsi qual è e con quale dosaggio, per arricchire il Repertorio, sotto la voce “Unremember dreams” o, quanto meno, per arricchire le nostre possibilità cliniche.


Ringraziamenti
Vorrei ringraziare il compianto Prof. Antonio D’Errico per l’opportunità e la fiducia accordatemi per realizzare questa esperienza nella struttura universitaria in cui lavoravamo, il Prof. Antonio Negro e il compianto Prof. Thomas P. Paschero miei maestri di omeopatia. Ingrazio inoltre i laboratori Unda di Grumo Nevano (Napoli) e la Dot.ssa Anna Scurti, dei laboratori Boiron di Roma, per la documentazione farmaceutica che mi hanno fornito.


Bibliografia
1) J.L. Moreno, “Psychodrama” it. Tr. “Lo psicodramma” su S. Arieti, Manuale di psichiatria, Boringhieri: Torino, 1969
2) J.L. Moreno, Fondament de la sociemètrie, P.U.F.: Paris, 1954
3) V.F. Guidano, La complessità del sé, Bollati Boringhieri: Torino 1988
4) V.F. Guidano e M.A. Reda, Cognitivismoe psicoterapia, Angeli: Milano 1985
5) G. Lenone ad P. Lenone, le psicodramma, Roberta Laffont: 1972 (It. TR: lo psicodramma, Roberta Laffont: 1972 (It. TR.: Lo psicodramma, Feltrinelli Milano. 1982)
6) S.F. Pearis, Gestalt terapia verbatim, Real People Press: 1969 (It. TR.: La terapia gestaltica, Astrolabio - Ubaldini: Roma, 1980).
7) M. Bert ni e C. V danti, Cervello e sogno, Feltrinelli Milano 1982
8) S. Hahnemann, Organon dell’arte del guarire, VI German edition, It. Tr., C.E.L.A.S.: Belluno, 1941
9) J.T. Kent, Repertory of the homoeopathic Materia Medica, Hahnemann publishing Co., Calcutta, 1973
10) T.F.Alen, Boenninghausen’s therapeutic pocket book, A.B. Publishers: Calcutta.
11) W. Boeicke, Homoepathic Materia Medica, Boericke e Tafel: Philadelphia, 1927
12) T. Cigliano, Grande repertorio clinico omiopatico, Tipografia Lanciano e d’Ordia: Napoli 1887
13) H. Barthel e W. Klunker, Synthetic Repertory, H. Barthel: Heidelberg, 1987
14) S. Hahnemann, Materia medica pura, B. Jain Publishers: New Delhi.



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