Omeopatia

Omeopatia, equilibrio tra sapienza e rispetto

Fonte: Farmacia News


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Grazie a un sapere sperimentale ed etico Cemon – Presidio Omeopatia Italiana, si impegna a sostenere la rete della vita, provando a restituire una condizione di salute a ogni persona nel rispetto della natura.

 

Siamo negli anni Cinquanta e Adele Alma Rodriguez, trasferitasi dall’Italia in Venezuela si avvicina, con i maestri dell’epoca, alla medicina omeopatica. È l’inizio di una bellissima storia fatta di valori umani e ricerca. Stiamo parlando di Cemon – Presidio Omeopatia Italiana, centro di medicina omeopatica, ma anche scuola di formazione e divulgazione scientifica. Ci troviamo con il figlio della dottoressa Rodriguez, l’attuale amministratore delegato della società Aurelio Rocco.

 

Dott. Rocco come nasce questa incredibile avventura?

I miei genitori si trasferirono molto giovani in Venezuela, e lì che mia madre da farmacista si innamora dell’omeopatia. Un omeopata belga le aveva chiesto di preparare a mano dei rimedi, dando inizio a questa grande storia.

 

Dopo Caracas, Napoli.

Napoli fu la prima città in Europa a conoscere l’omeopatia con l’arrivo delle truppe austriache nel 1821, pertanto aveva un significato simbolico fondare una scuola di medicina omeopatica. Rappresentava la culla dell’omeopatia, per questo Rodriguez nel 1970 ha proseguito il suo progetto di divulgazione con Cemon e successivamente con Luimo – Libera Università Internazionale di medicina omeopatica – punto di riferimento dove si rivolgono i cultori della materia per confrontarsi. Informazione, divulgazione e ricerca al centro del progetto. Assolutamente sì, forse il nostro punto di forza è proprio questo Cemon nasce come scuola di omeopatia e quindi la nostra tradizione è quella dei grandi maestri che hanno trasmesso la loro umanità, il saper esser persone. Non possiamo offrire un presidio per la salute al medico o al farmacista senza offrire tutto il sostegno e la conoscenza necessaria al suo corretto utilizzo. Con Giuseppe Spinelli, responsabile dell’area didattica, portiamo avanti un ampio numero di corsi di formazione in tutta Italia e all’estero sostenendo la cultura.

 

Oggi, tra tutte le attività svolte da Cemon a sostegno della rete della vita, ci sono le sue operazioni di produzione, nei suoi laboratori, di medicinali omeopatici a base sperimentale e di una linea cosmetica naturale e biologica. È dalla sua fondazione che l’azienda si impegna a distribuire una gamma di prodotti di elevata qualità, non invasivi, nutrizionali e una cosmetica naturale 100% biologica e omeocompatibile.

 

Di cosa parliamo in termini di numeri? Quante referenze al giorno?

Facendo una stima annuale siamo sul milione e mezzo di prodotti unitari, e circa 300 mila per quelli complessi, diciamo che siamo intorno ai due milioni per tutto l’insieme dei prodotti soprattutto in Italia. Spediamo normalmente circa 400 colli tutti i giorni, secondo le regole della buona distribuzione e come previsto dalla legge, utilizziamo camioncini coibentati a temperatura, nonostante l’omeopatico sia un medicinale molto resistente.

 

E per quanto riguarda il mercato estero?

All’estero abbiamo iniziato con un piccolo distributore in Polonia per i prodotti nutraceutici e fitoterapici e stiamo studiando la possibilità di registrare l’omeopatico anche lì. Inoltre il nostro vanto è “InLight” una linea cosmetica 100% naturale e biologica prodotta in Cornovaglia in condizioni naturali eccellenti. Quest’anno al Cosmoprof di Bologna abbiamo ottenuto tantissimi riconoscimenti.

 

Che cos’è oggi l’omeopatia in Italia e che cosa rappresenta il rimedio omeopatico?

L’omeopatia oggi in Italia sta vivendo una parentesi importante, perché le istituzioni hanno finalmente riconosciuto la sua valenza come medicinale avviando i processi di legislazione, un traguardo importante dal punto di vista della “dignità del medicinale”. D’altro canto però questo porterà un’importante taglio della cultura omeopatica, negli ultimi vent’anni si contavano 35 mila specialità omeopatiche e con questo processo arriveremo a circa 3 mila prodotti riconosciuti. Questo ovviamente risulta altamente limitante per il medico e per il paziente, il numero di prodotti a disposizione scenderà da 2000/4000 ceppi a circa 250. Noi come azienda abbiamo fatto uno sforzo enorme richiedendo autorizzazioni per 392 ceppi, ma sarà molto difficile individuare la scelta terapeutica, si costringerà il paziente ad avvalersi del mercato estero. Senza considerare che c’è un trend di crescita dell’omeopatia.

 

Cresce il mercato e cresce la cultura omeopatica nel mondo?

Assolutamente sì. Al XVI congresso nazionale Fiamo, Francesco Marino, medico esperto in omeopatia e agopuntura e vice presidente Fiamo, ha detto che il trend di crescita sarà di circa 44 volte il mercato. A tal riguardo pensiamo all’India, un paese che da questo punto di vista rappresenta un modello, un luogo dove l’omeopatia è attivamente sostenuta. Qui esiste il dipartimento per l’omeopatia, c’è il Ministero, e ci sono gli ospedali omeopatici con circa 300 mila medici che garantiscono risultati straordinari sul rapporto costo-beneficio.

In Italia invece, esiste uno squilibrio tra le varie attività mediche, nonostante si possa continuare a lavorare insieme. Noi ci occupiamo della parte vitale dell’individuo, di quando è capace di ristabilire la propria salute, senza alterare il rapporto con la medicina tradizionale. Io credo che finché esiste la forza vitale, quindi la capacità dell’organismo di reagire e di recuperare la salute allora bisogna fare in modo che questo accada. Quando questa forza viene ad essere turbata per motivi incidentali, per patologie gravi, allora è chiaro che si dà il supporto con la medicina tradizionale.

 

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Oggi acquistiamo materie prime omeopatiche da primari laboratori autorizzati, soprattutto in Svizzera, sono laboratori di altissima qualità di farmacopea tedesca, e il nostro progetto futuro è quello di riuscire a realizzare alcune materie prime direttamente in sede, abbiamo il pallino per la qualità e vogliamo poter incidere su questo. Dalla raccolta della pianta fino alla realizzazione del medicinale omeopatico, non vogliamo sovrapporci o sostituire i fornitori ma integrare un mercato per noi importante. Il secondo obiettivo come già accennato in precedenza è quello di puntare all’estero, così da poter rispondere alle esigenze di medici e di clienti che vivono in altri paesi e che vogliono e desiderano condividere la nostra missione.

La cultura omeopatica è l’anima delle cose che facciamo e sarebbe bello creare anche una rete di formazione all’estero. Credo che il futuro dell'omeopatia sia proprio una comunità in cui tutti possono arricchire la propria cultura, valorizzare la propria diversità e riconoscere la sacralità della vita in tutte le sue forme e biodiversità.



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