Omeopatia
04/05/2010
Omeopatia per dimagrire
Obesità e sovrappeso sono la conseguenza
del più comune disordine alimentare del
mondo occidentale, consistente nell'assunzione di cibo
in maniera eccessiva rispetto
al fabbisogno energetico della persona. Entrambe non
devono essere considerate un
semplice problema estetico, ma bensì veri e propri
disturbi, in particolare l'obesità,
che si associano ad un rischio aumentato di sviluppare
diverse patologie, tra cui
diabete, ipertensione e altre affezioni
cardiovascolari conseguenza
dell'aterosclerosi.
Le donne in sovrappeso, poi, presentano un rischio
aumentato di sviluppare un cancro
della mammella, dell'utero e della cervice uterina;
l'obesità e il sovrappeso, inoltre,
gravano sulle cartilagini articolari, favorendo lo
sviluppo della patologia artrosica
a carico di anche, ginocchia e colonna vertebrale.
Non è a tutt'oggi noto il meccanismo in seguito al
quale alcune persone sono più
predisposte di altre ad aumentare di peso, tuttavia
obesità e sovrappeso non sono
esclusivamente attribuibili ad un eccesso alimentare,
ma senza dubbio anche fattori
genetici ne influenzano lo sviluppo, se è vero che
bambini nati da uno o entrambi i
genitori in sovrappeso, o francamente obesi, avranno
una probabilità tra il 40 e
l'80% di diventare anch'essi come i loro papà e mamma.
Sul corredo genetico, tuttavia,
agirebbero anche influenze comportamentali della prima
infanzia: in base alla teoria
della cellula adiposa, infatti, se un bambino è stato
abituato a mangiare troppo o
a consumare in eccesso alimenti ricchi in grassi o in
zuccheri, il suo organismo è
stimolato a produrre cellule adipose in quantità
aumentata con meccanismo irreversibile,
vale a dire che queste cellule sarebbero destinate a
persistere per sempre nell'organismo
di tali soggetti, predisponendoli all'aumento stabile
di peso nel corso dell'età adulta.
Prima di porre diagnosi di obesità esogena,
però, esito in parte di un eccessivo
apporto calorico con il cibo, ma anche di una ridotta
propensione all'esercizio fisico,
è necessario escludere alcune possibili cause primarie
di obesità, tra le quali l'ipotiroidismo e la malattia di Cushing, affezioni del sistema
endocrino, che il medico saprà facilmente
diagnosticare in base al contesto clinico del
paziente, e ai risultati di determinate analisi
del sangue. Inoltre bisogna anche tenere in
considerazione che alcuni farmaci, tradizionalmente
prescritti nel corso di molte tra le più ricorrenti
patologie, possono favorire l'incremento
ponderale: tra questi i cortisonici, alcuni antidepressivi,
attualmente di seconda scelta, e i
contraccettivi orali. Un situazione, infine, spesso
mascherata dalla propensione alla
sovralimentazione da un lato, e alla ridotta attività
fisica dall'altro - soprattutto nelle
sue fasi iniziali - è la depressione del tono
dell'umore.
Escluse le situazioni appena elencate, tutti gli altri
casi di sovrappeso e obesità
sono l'effetto di un'alimentazione scorretta che può,
oltre alla depressione, essere
sostenuta dalle motivazioni più disparate, alcune
delle quali solo apparentemente banali,
come quella della convivialità che si associa al
mangiare, e che in molteplici casi
intende sopperire ad un profondo senso di solitudine
della persona; ancora più semplicemente,
poi, l'eccessiva ingestione di cibo è spesso legata a
sensazioni gradevoli, o stimolanti,
associate a determinati alimenti: il desiderio
ricorrente di cibi dolci, tuttavia, spesso
riflette un'alterazione nell'assorbimento degli
zuccheri, così come quello di cibi
particolarmente elaborati o grassi può essere
sostenuto invece da una certa difficoltà
alla loro digestione; la cioccolata, infine, ha un
effetto benefico sul tono dell'umore,
e può essere ricercata con particolare frequenza anche
da quanti presentano un deficit
assoluto, o relativo, di alcuni oligoelementi tra cui
cromo e magnesio.
Attualmente una misurazione iniziale della quantità di
tessuto adiposo di un individuo
è data da due parametri numerici, facilmente
calcolabili, che sono: l'indice di massa
corporea, che si ottiene dividendo il peso della
persona per il quadrato della sua
altezza (valori considerati normali sono quelli
compresi tra 18 e 25, al di sopra di
questi si parla di sovrappeso - fino a 30 - e di gradi
variabili di obesità - sempre
più predisponenti alle affezioni patologiche - da 30
in su) e la misurazione della
circonferenza corporea, che non deve superare
88 cm nella donna e 102 nell'uomo.
Oltre che a tali parametri - i quali, unitamente alla
misurazione della
pressione
arteriosa e al dosaggio nel sangue di glicemia,
trigliceridi e della frazione buona
del colesterolo, entrano nella definizione di
una particolare sindrome, predisponente
al diabete e alle affezioni cardiovascolari in
generale, nota come
sindrome metabolica -
importante è anche la presentazione morfologica
dell'eccesso di adipe: l'accumulo
prevalente in regione addominale, infatti, definito a
mela, si associa ad un rischio
decisamente aumentato di sviluppare una patologia
rispetto allo stesso accumulo nella
regione delle cosce e dei fianchi, definito a pera.
Da tutto quello che abbiamo detto, dunque, appare
evidente che la terapia dell'obesità
non si può limitare alla frettolosa prescrizione di
una dieta e ad un generico e poco
convinto invito all'esercizio muscolare. Vista la
multifattorialità delle cause, infatti,
è auspicabile, invece, un trattamento integrato che
coinvolga medico generico,
dietologo,
psicologo e chirurgo (quest'ultimo per i casi più
difficili) e che, proprio grazie ad un
simile approccio, possa superare il principale limite
delle attuali terapie dietologiche
e farmacologiche, costituito principalmente dalla
pochezza dei risultati a medio-lungo
termine, sempre però tenendo anche conto che il
messaggio fondamentale da trasmettere, a
chi intende perdere peso, è quello di puntare ad un
obiettivo realisticamente perseguibile:
si deve mirare, infatti, non al raggiungimento del
cosiddetto peso ideale, numero astratto
ed espressione di calcoli che hanno solo valore
statistico, ma di quello cosiddetto "ragionevole",
intendendo, con tale termine, il peso mantenuto senza
sforzo dopo i 21 anni, e che permette
buone condizioni di salute fisica, psichica e sociale.
D'altronde è stato ormai ampiamente dimostrato che è
sufficiente una riduzione del 10-15%
del peso iniziale per indurre significativi
miglioramenti di ipertensione, diabete e patologie
cardiovascolari in generale, e che, addirittura, nella
persona anziana un sovrappeso di 3-5 kg
rispetto al peso desiderabile, svolgerebbe un ruolo
protettivo per la sua salute. In tale ottica,
quindi, risulta evidente che sarebbe opportuno cercare
di far perdere peso alla persona nella
stessa maniera di come, in generale, lo ha guadagnato,
e cioè lentamente, attestandoci su una
quantità di 5-10 Kg/anno.
Vediamo a questo punto come si pone il medico
omeopata di fronte ai problemi di sovrappeso e
obesità che, proprio per la particolarità della
metodologia diagnostico-terapeutica che lo
caratterizza, e la peculiarità dei rimedi che
utilizza, può incidere in maniera decisamente
integrata sulla persona, valutandone, insieme ai
problemi fisici, anche gli aspetti emotivi
e temperamentali, senza mai tralasciare l'influenza
sul soggetto dell'ambiente e dell'eredità
genetica, e utilizzando infine prodotti che, se
sapientemente somministrati, accanto ai sicuri
giovamenti, non apporteranno mai i rischiosi effetti
collaterali di molte delle terapie
farmacologiche utilizzate in questi casi.
Per prima cosa, però, è bene ricordare il significato
fisiologico dell'accumulo di grasso
nell'organismo umano, al fine di comprendere le
differenti motivazioni che spesso conducono,
soggetti appartenenti a costituzioni fisiche diverse,
al sovrappeso o alla franca obesità. La
funzione fisiologica del tessuto adiposo è quella di
depositare e mobilizzare energia: i
trigliceridi costituiscono circa il 90% della cellula
adiposa, e rappresentano in effetti la
forma di deposito di energia più prontamente
disponibile per l'organismo.
E' bene a questo punto rammentare ancora che il
diverso e predominante aspetto morfologico
degli individui, permette di differenziarli
essenzialmente in tre tipologie prevalenti: soggetti
appartenenti alla costituzione sulfurica,
quella cioè in cui le diverse parti anatomiche sono
in maggior equilibrio fra loro; individui della costituzione
carbonica, in cui è presente un
ispessimento del tessuto osseo non sostenuto da
altrettante valide masse muscolari; infine
quelli della costituzione fosforica, dove
invece prevale l'assottigliamento osseo e l'ipotonia
muscolare.
La percezione relativa che soggetti appartenenti ad
una delle tre costituzioni hanno rispetto
a quelli delle due rimanenti, fa sì che il sulfurico
tenda al sovrappeso perché portato alla
ipertrofia dei propri istinti vitali, come esito della
sua percezione di superiorità,
prevalentemente fisica, sugli altri; il carbonico,
invece, svilupperà l'eccesso di adiposità
come conseguenza del rifugio nel cibo alle sue ansie e
alle sue paure, provocategli, all'opposto,
dalla scarsa resistenza allo sforzo fisico e dalla
lentezza nel ragionamento, esito quest'ultimo
di un deficit ereditario della funzione mnemonica;
infine il fosforico, che si percepisce
fisicamente come il meno dotato delle tre
costituzioni, arriverà a compensare questo suo stato
con un incremento calorico che ne aumenterà la massa
corporea, senza accrescerne, però, forza
e resistenza.
Già questo approccio, dunque, ci permette di
effettuare una prima differenziazione in rapporto
ai problemi di sovrappeso e obesità, che ci condurrà a
trattare diversamente i soggetti in
relazione proprio alla loro differente tipologia
fisica, e dunque alla differente motivazione
alla base dell'iperalimentazione, iperalimentazione
che si osserva sempre più spesso già in età
infantile e adolescenziale, e quindi, da un punto di
vista omeopatico, si pone come intervento
terapeutico rivolto proprio alla costituzione del
soggetto, e come tale rientra ancora nel campo
della semplice prevenzione sanitaria, piuttosto
che della cura vera e propria.
E' logico d'altronde attendersi che, lasciati alle
loro abitudini, questi soggetti, nel tempo,
non saranno più in grado di modificare in maniera
radicale la propria alimentazione, dato che
il ricorso eccessivo, e disordinato, ad alimenti
ipercalorici, determinerà a lungo termine
una modificazione stabile della loro morfologia,
effetto esteriore, però, di una modificazione
ben più profonda, e ormai radicatasi, della fisiologia
della persona, sotto l'azione,
costantemente perturbatrice, di un'alimentazione
innaturale e per questo scorretta.
Molto probabilmente, a questo punto, ci troveremo in
una fase dell'esistenza umana decisamente
più avanzata di quella infantile o adolescenziale, ed
allora sarà necessario intervenire in
maniera contemporanea su molti aspetti della persona,
per avere ragionevoli possibilità di
ricondurla, stabilmente, ad un peso compatibile con un
buono stato di salute e soprattutto
nuovamente preventivo allo sviluppo di malattie.
Se dunque l'intervento, nei primi anni di vita, anche
dal punto di vista omeopatico sarà più
semplice e rapidamente efficace, in età adulta
richiederà una maggiore adesione alle terapie
e alle indicazioni allo stile di vita, e fondamentale
sarà anche comprendere le ulteriori
motivazioni che, aggiuntesi a quelle originali,
avranno condotto il paziente ad un nuovo e
diverso assetto metabolico e costituzionale, divenuto
funzionale alla protezione, almeno
inizialmente, delle funzioni più nobili e vitali
dell'organismo umano, che si adatta a suo
modo all'eccesso calorico.
Grazie dunque alla somministrazione di rimedi, come
quelli omeopatici, che hanno un'azione
non solo locale, ma contemporaneamente anche mentale e
generale, sarà possibile, anche in età
adulta, continuare ad accostare alla dieta e ai
consigli per una progressiva ripresa dell'attività
motoria, rimedi in grado di curare gli aspetti emotivi
che si associano alla ricerca di cibo,
migliorati i quali il paziente avrà maggior capacità
nel seguire una dieta adeguata, che diverrà
allora bagaglio indispensabile di un nuovo stile di
vita, tornato ad essere naturalmente e
spontaneamente salutare.
Tra le motivazioni che coinvolgono la sfera mentale ed
emotiva della persona, specialmente
nella nostra epoca, lo stress merita
un'attenzione particolare: questa condizione di perenne
e costante reazione di fuga, o di difesa, ad un
pericolo percepito, ma nella fattispecie spesso
non oggettivabile, è stata sottoposta ad attenta
osservazione da studiosi americani su alcuni
animali da esperimento, ed è stato possibile
dimostrarne il suo effetto negativo sulla massa
adiposa degli stessi: esseri viventi sottoposti,
infatti, a ripetute circostanze di stress,
secernono in eccesso l'ormone neuropeptide Y (NPY), il
quale, rilasciato dalle terminazioni
nervose del tessuto adiposo, determinerebbe accumulo
di maggiori quantità di grasso proprio là
dove questo è più pericoloso, e cioè attorno alla vita
(conformazione a mela). Inoltre il
rilascio di questo ormone si assocerebbe anche ad una
maggiore assimilazione del cibo introdotto,
come se, sotto l'azione ripetuta di avvenimenti che
scatenano in noi le reazioni biochimiche dello
stress, assumessimo il doppio delle calorie di ciò che
introduciamo con la dieta.
Lo stress, in altre parole, sarebbe avvertito
dall'organismo come una condizione di minaccia per
la propria esistenza, cosa che, in una società
estremamente competitiva, e al tempo stessa
precaria, come la nostra, può strutturarsi in una
sensazione cronica, che conduce ad un eccessivo
accumulo di grasso, inteso come substrato energetico
da utilizzare prontamente in situazioni
avverse all'esistenza stessa. Ecco allora perché una
terapia, come quella omeopatica, capace di
diminuire sensibilmente la percezione dello stress, in
relazione ad una maggiore e più complessiva
capacità adattativa dell'organismo a circostanze
avverse, si accompagna non solo ad una riduzione
del senso della fame, ma anche dell'eccessiva
assimilazione calorica degli alimenti, cosa che,
associandosi ad un opportuno dispendio energetico,
agevolerà certamente la perdita di peso.
In definitiva, fin dall'età infantile o
adolescenziale, l'omeopatia si dimostra essere la terapia
più efficace nel favorire, a lungo termine, il
mantenimento di adeguate abitudini motorie e alimentari,
proprio perché in grado di affrontare, in ogni epoca
della vita, le motivazioni più profonde, e
generalmente di carattere emotivo, che si associano
all'iperalimentazione e all'eccessiva assimilazione
del cibo introdotto, dimostrandosi altresì capace di
ricondurre tutto l'organismo ad una più armonica
fisiologia, in cui l'alimentazione torni ad essere
istintivamente percepita come necessaria all'organismo
unicamente per compensarne il suo dispendio
energetico.
Ciò faciliterà anche la possibilità di familiarizzare
di nuovo con il gusto originario di quei
cibi più semplici e genuini, che sono il frutto di una
terra lavorata con benevolenza e mantenuta
incontaminata, e di un allevamento animale sempre
rispettoso della natura e delle sue esigenze in
tutte le sue forme. Questo cibo, frutto del lavoro
dell'uomo, e del suo rinnovato rispetto per
tutto il creato, tornerà così a nutrirci in un ideale
circolo vitale, nuovamente benefico, dove
gli alimenti non potranno più nuocere alla persona,
ma semmai sostenerla, e premiarla, in tutte
le diverse circostanze della sua esistenza.
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