Omeopatia

Omeopatia e complessismo. Distinguere per valorizzare

Fonte: Il Medico Omeopata


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Omeopatia e complessismo, quali differenze?

Il problema della integrazione della Omeopatia e di altre metodiche simili nel tessuto sociosanitario nazionale impone una visione chiara della situazione e delle relative categorie professionali. Sull'onda di questa esigenza tassonomica e normativa, nel 1994 la FIAMO ha elaborato la classificazione delle “omeoterapie”, intese come tutte le metodologie di prescrizione di medicinali omeopatici. In tale classificazione si contemplano due categorie di prescrizione: una che necessita di formazione professionale specifica e una che non ne necessita. Nella prima è presente la Medicina Omeopatica (intesa come prescrizione di medicinali omeopatici unitari), insieme alla Medicina Antroposofica e all'Omotossicologia. Nella seconda il Complessismo e altre metodiche secondarie che possono essere oggetto di prescrizione medica senza particolari competenze specifiche. Nell'articolo si evidenziano le differenze peculiari fra Medicina Omeopatica e Complessismo e si propone una ipotesi di ottimale e produttiva interazione fra le due omeoterapie.

PAROLE CHIAVE
Omeoterapie - Medicinali omeopatici - Omeopatia - Medicina Omeopatica - Medicina Antroposofica - Omotossicologia - Complessismo - Immunoterapia complessa - Organoterapia - Isoterapia - FNOMCeO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici) - FIAMO (Federazione Italiana Associazioni e Medici Omeopati)

LE OMEOTERAPIE
Il problema della integrazione della Omeopatia e di altre metodiche simili nel tessuto sociosanitario nazionale impone una visione chiara della situazione e delle relative categorie professionali. La vecchia classificazione della Omeopatia, che tuttora circola, prevedeva tre categorie, definite esclusivamente in base al numero e la composizione farmaceutica dei rimedi prescritti: unicismo, pluralismo, complessismo.
Tale classificazione ha cominciato ad essere insufficiente quando, dagli anni novanta iniziava a sentirsi la necessità di integrare l'Omeopatia nel contesto socio-politico- sanitario. A quel punto si è cominciato a parlare di “professione omeopatica”. E nel frattempo emergevano e crescevano due metodiche professionali (Medicina Antroposofica e Omotossicologia) che non si sapeva come inquadrare (complessismo?).
Sull'onda di questa esigenza tassonomica e normativa, nel 1994 la FIAMO ha elaborato la “Classificazione delle omeoterapie” che si ritiene sia tuttora,  e sempre più, valida. Vengono definite “omeoterapie” tutte le metodiche terapeutiche che si avvalgono della prescrizione di “medicinali omeopatici” (definizione esclusivamente farmaceutica: medicinali prodotti tramite diluizioni e succussioni progressive, a prescindere dalla tecnica prescrittiva). Il motivo storico per cui è stata concepita la classificazione delle “omeoterapie” è che, in assenza di regolamentazione statale, qualsiasi prescrizione di medicinale omeopatico veniva (e viene purtroppo tuttora) scambiata per “prestazione omeopatica” e l'identità professionale del medico omeopata, formato come tale da scuole primarie pluriennali, veniva del tutto inflazionata e mortificata.

OMEOTERAPIE PROFESSIONALIZZANTI
In relazione a tale disfunzione emergente, e anche peraltro coerentemente con lo Statuto della FIAMO, si è concepito di limitare la “Omeopatia” (o “Medicina Omeopatica”) alla sola prescrizione di medicinali unitari, derivata da peculiare formazione professionale. In pratica: unicisti e pluralisti. Inoltre si donava finalmente un'identità professionale a due omeoterapie che hanno uno statuto epistemologico completamente diverso dall'Omeopatia e che necessitano di adeguata formazione per essere esercitate: Medicina Antroposofica e Omotossicologia. L'esistenza
di tre omeoterapie professionalizzanti è stata recepita in seguito dalle numerose proposte di legge sulle Medicine Non Convenzionali e dalla FNOMCeO nello storico documento del 2002 che riconosceva come “atto medico” nove medicine non convenzionali. Tali atti ufficiali non
contemplavano però le definizioni delle varie discipline e, pur avendo fissato un passo importante sulla via della omologazione delle Medicine Non Convenzionali, perpetuavano comunque l'ambiguità della identità di Omeopatia.
Le definizioni delle tre omeoterapie professionalizzanti, elaborate e promosse dalla FIAMO fin dal 1994, sono state finalmente recepite dalla FNOMCeO nel Consiglio Nazionale del 12 dicembre 2009, e rese quindi storicamente e giuridicamente ufficiali. E' stata questa una grande vittoria della FIAMO in difesa della dignità professionale della Omeopatia.

OMEOTERAPIE NON PROFESSIONALIZZANTI
Al di fuori dell'area professionale delle omeoterapie riconosciute dalla FNOMCeO, resta un gruppo di omeoterapie che non necessitano di formazione: il Complessismo anzitutto, la più importante, se non altro da un punto di vista della diffusione quantitativa, ed inoltre poi l'Immunoterapia complessa, l'Organoterapia, l'Isoterapia, etc, tutte metodiche che il medico non formato può iniziare a utilizzare per le sue prescrizioni da un giorno all'altro. Informazioni più approfondite sulla definizione e classificazione delle “Omeoterapie” sono presenti nel sito
della FIAMO, nell'Area Pazienti.

IL COMPLESSISMO
Il Complessismo utilizza medicinali omeopatici composti da più ceppi unitari in formulazione standardizzata a livello di produzione farmaceutica
industriale e distribuiti come “specialità” della ditta produttrice. La formulazione del medicinale complesso deriva dal bagaglio farmacologico
omeopatico unitario e consiste nella composizione di rimedi plurimi contenuti nello stesso medicinale, statisticamente più prescritti singolarmente nella clinica del rimedio unitario per un'unica patologia. Il Complessismo è dunque, dal punto di vista del concepimento della formula, totalmente tributario della Omeopatia e non potrebbe esistere senza di essa.
Il Complessismo è un'omeoterapia che limita le modalità di prescrizione alla semplice sindrome clinico-sintomatologica, senza esigere la classica personalizzazione di diagnosi di rimedio sul paziente. Non esistono infatti, come per l'Omeopatia, una base teorica o un metodo clinico e prescrittivo peculiari per il Complessismo: la prescrizione del complesso omeopatico viene effettuata sugli schemi nosologici della Medicina ufficiale, con le modalità del “farmaco” convenzionale, con l'ausilio di prontuari distribuiti dalle varie ditte. Il Complessismo non presuppone
quindi, come sopra esposto, una formazione professionale specifica.

DIFFERENZA FRA OMEOPATIA E COMPLESSISMO
Per quanto sopra detto, le conseguenze deontologiche, etiche, giuridiche e, si spera presto, anche legislative, della differenza fra Omeopatia e Complessismo consistono nel fatto che per “prescrizione professionale omeopatica” si intende solo quella di “rimedio unitario (monocomponente) individuato sulla sintomatologia peculiare del paziente (unicismo e pluralismo)” e che la prescrizione complessa non può e non deve essere considerata come prescrizione professionale omeopatica. Questa storica istanza, promossa dalla FIAMO e definitivamente accolta e resa ufficiale dalla FNOMCeO, massimo organo discriminante in campo deontologico nazionale, fatica ancora molto ad affermarsi e viene tenacemente ostacolata da alcune entità associative e produttive che creano dissensi nel mondo delle omeoterapie e confusione presso la popolazione. Evidenziare e approfondire dunque la differenza fra Omeopatia e Complessismo non è certo una vuota esercitazione tassonomica o retorica, ma riguarda invece in maniera veramente importante il futuro stesso della professionalità omeopatica e riguarda
anche la correttezza della prestazione medica omeopatica nei confronti del cittadino, che deve accedere alla prestazione stessa con il “consenso informato”.

Di seguito vengono evidenziate le differenze essenziali fra Omeopatia e Complessismo.
- La visita del medico omeopata formato dura almeno un'ora al di là del normale atto diagnostico convenzionale e la prescrizione è strettamente individualizzata.
La visita del medico prescrittore di complessi non va al di là del normale atto diagnostico convenzionale e la prescrizione è diretta ed immediata in base alla diagnosi clinica convenzionale.
- La prescrizione unitaria ha, o tende ad avere, un'azione risolutiva perché agisce a livello sistemico, profondo e individuato sul paziente. La prescrizione complessa ha un'azione esclusivamente sintomatica, non risolutiva e prelude spesso alla ripetizione della terapia.
- La prescrizione unitaria è molto economica per il paziente. La prescrizione complessa è più costosa e, non essendo risolutiva, necessita spesso di ripetizione con ulteriore aggravio economico per il paziente.
- La prescrizione unitaria è poco remunerativa per le ditte produttrici. La prescrizione complessa è molto remunerativa per le ditte produttrici. Questo fatto ha un risvolto estremamente positivo: la resa economica positiva del Complessismo sostiene la resa economica negativa del medicinale unitario. In tale ambito l'Omeopatia, da un punto di vista economico, è completamente tributaria del Complessismo.
- Il medicinale omeopatico unitario non può essere oggetto di brevetto industriale, essendo un prodotto di natura. Il medicinale omeopatico complesso è di norma brevettato dalle ditte, può essere da esse propagandato come “specialità” e ne costituisce parte preminente ed
essenziale degli utili.

PROSPETTIVE DI INTERAZIONE FRA OMEOPATIA E COMPLESSISMO
Date per valide le differenze sopra esposte, si possono prospettare due modalità di rapporti fra Omeopatia e Complessismo: una modalità negativa e disfunzionale e una modalità positiva e produttiva.
La prima ipotesi corrisponde purtroppo alla situazione attuale: nonostante la promozione della peculiare professionalità omeopatica perseguita
dalla FIAMO, in assenza di una consapevolezza diffusa a livello di popolazione sulla distinzione delle varie omeoterapie, nel linguaggio comune
qualsiasi prescrizione di “medicinale omeopatico” viene scambiata per “Omeopatia”, ed è facile che una prescrizione totalmente complessista venga scambiata per prestazione professionale specifica omeopatica, come se erogata da un medico che abbia seguito un'adeguata formazione professionale. La prescrizione esclusiva di complessi omeopatici, millantando una competenza specifica omeopatica è un
atto assolutamente scorretto nei confronti sia del cittadino che dei colleghi medici autenticamente omeopati. Questo eterno equivoco è purtroppo alimentato anche da associazioni mediche che, senza minimo senso di responsabilità e con una cecità politica ingiustificabile,
invece di difendere insieme alla FIAMO l'identità professionale degli omeopati, continuano invece a considerare la prescrizione complessista
come professionale e professionalizzante, perpetuando la confusione dei ruoli che danneggia tutti gli omeopati di valida formazione. Tali associazioni considerano la prescrizione di chi si è adeguatamente formato in anni di corsi e seminari, con dispendio di tempo e denaro, equivalente a quella di chi ha ricevuto ieri il prontuario di una ditta e oggi già prescrive.
L'ipotesi positiva della interazione fra Omeopatia e Complessismo contempla un'equa, funzionale e pacifica coesistenza delle due omeoterapie.
Come sopra esposto, il Complessismo è tributario della Omeopatia per quanto riguarda l'elaborazione delle formulazioni complesse (software)
e l'Omeopatia è tributaria del Complessismo dal punto di vista economico (hardware). A questo punto di può e si deve prospettare un'interazione “fisiologica” delle due omeoterapie, uno status di ruoli concordato da tutte le parti in causa e lealmente rispettato, per edificare
un rapporto complementare, sinergico ed estremamente produttivo per entrambe le controparti.
Il Complessismo può essere infatti per il medico comune la prima esperienza di prescrizione di medicinali omeopatici, con la constatazione
della loro efficacia, se pur a livello solo sintomatico, e della totale assenza di effetti collaterali dannosi. La prescrizione di complessi in sostituzione, dove possibile, dei farmaci convenzionali (senza però millantare competenze professionali specificamente omeopatiche) è, non solo, lecito, ma addirittura raccomandabile, per il bene della salute pubblica. Il medico che prescrive complessi potrebbe essere in seguito interessato a frequentare un corso professionalizzante di Omeopatia e passare al livello di reale “esperto”.

CONCLUSIONE

In quanto sopra scritto si prospetta un rapporto interattivo fra Omeopatia e Complessismo che potrebbe pacificare e rendere funzionale tutto il settore delle omeoterapie, con la possibilità di una chiara ed efficace comunicazione verso il pubblico e di fare fronte comune verso i sempre più
numerosi e insistenti attacchi che pervengono dalle entità avverse extraomeopatiche. Sta all'intelligenza e al senso di responsabilità di tutti gli attori in questione poter raggiungere questa mèta.



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