Omeopatia

Omeopatia e allopatia: sul terreno del progresso un punto d'incontro


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Omeopatia e allopatia si incontrano amichevolmente sul terreno del progresso

I simili si curano con i simili. Attrazione e non repulsione. Questa è la legge dell'omeopatia: “Similia similibus curentur”. L'attrazione generata tra simili è evidente. Ed è evidente pure il senso della locuzione latina, “similes cum similibus congregantur”, che induce a riflettere su tanti esseri “simili”, pure su quelli ciarlataneschi che sostengono l'omeopatia ingannevole e trappolona. Scansando prudentemente l'omeopatia ingannevole e trappolona, bisogna orientarsi decisamente verso l'omeopatia onesta e genuina, scientificamente approvabile, studiata addirittura da numerosi ricercatori operanti nelle migliori università del mondo.

L'omeopatia onesta e genuina, essendo amante del progresso,  non trascura le importanti ricerche scientifiche grazie alle quali si intuiscono e si comprendono le potenzialità curative dei rimedi omeopatici ultradiluiti. Sicché, l'omeopatia di buona qualità non è certamente quella intrappolata nelle tagliole piazzate dai trappoloni ciarlataneschi travestiti da sapientoni, e non è nemmeno quella che si sottomette passivamente ai giudizi superficiali dei sapientini travestiti da sapienti, ma è quella priva di mascheramento ingannatore, cioè, quella che viene studiata dai  professionisti seri che intendono realizzare nobili scopi sanitari. E nel realizzare questi nobili scopi, i seri professionisti omeopatici si aggiornano continuamente, anche attraverso la ricerca bibliografica, esaminando i lavori pubblicati nelle più autorevoli riviste scientifiche internazionali.

Oggigiorno l'omeopatia non si studia soltanto sui trattati classici, ma anche sulle riviste scientifiche internazionali. Nella nostra epoca, per ricercare agevolmente le riviste che pubblicano articoli sull'omeopatia, in verità, non ci vuole tanta fatica, ma è sufficiente navigare in internet con senso critico e con rigorosa curiosità scientifica; sicché, mediante l'uso intelligente del computer, è possibile trovare ottime pubblicazioni che non liquidano in quattro e quattr'otto l'omeopatia e non ironizzano affatto sui rimedi omeopatici ultradiluiti.

A tal proposito, giusto per riflettere scientificamente sui rimedi omeopatici ultradiluiti (considerati spesso “acqua fresca” dagli scettici che non credono  al valore dell'omeopatia), di seguito viene citata una ricerca i cui risultati sono stati resi noti con un articolo pubblicato sull'International Journal of Oncology. In base a quanto si legge nell'articolo, i rimedi ultradiluiti non sono affatto paragonabili alla semplice  “acqua fresca”, tant'è vero che nell'abstract viene precisamente affermato: “We studied four ultra-diluted remedies (Carcinosin, Phytolacca, Conium and Thuja) against two human breast adenocarcinoma cell lines (MCF-7 and MDA-MB-231) and a cell line derived from immortalized normal human mammary epithelial cells (HMLE). The remedies exerted preferential cytotoxic effects against the two breast cancer cell lines, causing cell cycle delay/arrest and apoptosis” - “Abbiamo studiato quattro rimedi ultra-diluiti (Carcinosin, Phytolacca, Conium e Thuja) nei confronti di due linee cellulari di adenocarcinoma mammario umano (MCF-7 e MDA-MB-231) e una linea cellulare ottenuta da normali cellule epiteliali mammarie umane immortalate (HMLE). I rimedi hanno esercitato preferenziali effetti citotossici contro le due linee cellulari di tumore mammario, causando ritardo/arresto del ciclo cellulare e apoptosi” (Frenkel M., Mishra B.M., Sen S., Yang P., Pawlus A., Vence L., Leblanc A., Cohen L., Banerji P., Banerji P., “Cytotoxic effects of ultra-diluted remedies on breast cancer cells”, International Journal of Oncology, 2010; 36(2): 395-403).

Lo studio appena citato, realizzato da autorevoli scienziati dell'Università del Texas (M.D. Anderson Cancer Center, Houston, TX, USA), non è certamente l'unico studio autorevole, scientifico e di alto livello, ma agevola molteplici riflessioni su alcuni importanti rimedi omeopatici ultradiluiti (Carcinosin, Phytolacca, Conium e Thuya) che, essendo stati testati “in vitro” senza condizionamenti “suggestivi”, avendo esercitato effetti citotossici contro le due linee cellulari di tumore mammario, avendo causato ritardo/arresto del ciclo cellulare e apoptosi, non sono rimedi paragonabili alla semplice “acqua fresca”.

L'efficacia dei quattro rimedi testati, dunque, non è attribuibile all'effetto placebo o alla suggestionabilità del paziente. L'efficacia non è stata riscontrata sul paziente, ma su due linee cellulari di adenocarcinoma mammario! Nel menzionare l'adenocarcinoma mammario, e nel sottolineare l'efficacia delle ultradiluizioni omeopatiche riscontrata “in vitro” dagli scienziati dell'Università del Texas, viene spontaneo pensare alle eventuali potenzialità terapeutiche dell'omeopatia che, in riferimento alla scienza e non alla fantascienza, potrebbero essere estese anche alle gravi patologie oncologiche. Bisogna ammettere che le potenzialità terapeutiche dell'omeopatia devono essere sperimentate ulteriormente attraverso rigorosi, molteplici ed articolati  approfondimenti scientifici.

Questo è vero. Ma, se è vero che per comprendere meglio le potenzialità terapeutiche dell'omeopatia occorreranno ulteriori studi, approfondimenti e ricerche, è pur vero che i risultati ottenuti con rigore metodologico dai ricercatori dell'Università del Texas non possono certamente essere sottovalutati. Nonostante i risultati siano stati ottenuti “in vitro”, essi rappresentano la conclusione di una ricerca rigorosa, scientifica e di alto livello. Tanto dovrebbe bastare per riflettere seriamente sul valore delle potenzialità terapeutiche omeopatiche scoperte empiricamente da Hahnemann, fondatore indiscusso dell'omeopatia, che circa due secoli fa operò razionalmente, non ciarlatanescamente, tant'è vero che a distanza di due secoli le sue intuizioni vengono sperimentate nelle migliori università del mondo.

E' giusto che le intuizioni omeopatiche, similmente alle intuizioni allopatiche, siano sperimentate e sottoposte a continui  approfondimenti scientifici. Gli approfondimenti scientifici, sia per “capire” meglio l'omeopatia sia per “capire” meglio l'allopatia, devono proseguire. Questo è l'umile pensiero di chi scrive queste righe e quotidianamente s'impegna a navigare in internet per continuare a dare un senso alla ricerca bibliografica iniziata tanto tempo addietro nelle grandi e piccole biblioteche, ma, soprattutto, per dare un senso all'omeopatia e all'allopatia che scientificamente non si scontrano, ma s'incontrano amichevolmente sul terreno del progresso. Attrazione e non repulsione... sul terreno del progresso. Questo vuole la nobile scienza che fa ricerca e non boccia “a priori” le ultradiluizioni omeopatiche, non le svalorizza superficialmente, non le deride aspramente... e non le paragona alla semplice “acqua fresca” o ai rimedi della nonna.




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