Alimentazione

11/11/2016

Ogm: l'Italia da oggi può dire “no”

di Redazione InformaSalus.it


CATEGORIE: Alimentazione

ogm
L'Italia da oggi potrà dire no a ogm già autorizzati del tutto o in parte a livello europeo

Arriva l’ok del Consiglio dei ministri all’attuazione della direttiva europea (2015/421/Ue) che consente agli stati membri di decidere liberamente di limitare o vietare la coltivazione di OGM sul proprio territorio o su parte di esso. L'Italia da oggi potrà dunque dire no a organismi geneticamente modificati o a gruppi di Ogm già autorizzati o in parte autorizzati a livello europeo.

La direttiva in particolare prevede che nel corso della procedura di autorizzazione di un determinato OGM o del rinnovo dell’autorizzazione, uno Stato membro possa richiedere di adeguare l’ambito geografico dell’autorizzazione in modo che tutto il territorio di tale Stato membro o parte di esso debba essere escluso dalla coltivazione.

La richiesta di esclusione deve essere presentata alla ditta titolare degli Ogm per tramite della Commissione. Se la ditta rifiuta di adeguarsi alla richiesta, lo Stato membro può prendere decisioni a livello nazionale per vietare o limitare la coltivazione dell’Ogm in questione sulla base di motivi legati a: obiettivi di politica ambientale; pianificazione urbana e territoriale; uso del suolo; impatti socio-economici; esigenza di evitare la presenza di OGM in altri prodotti; obiettivi di politica agricola; ordine pubblico.

Intanto in Africa il Burkina Faso ha deciso di rinunciare definitivamente ai semi ogm che, a dispetto delle promesse, hanno prodotto cotone di pessima qualità e, di conseguenza, guadagni scarsi. Nel 2003 Monsanto introdusse le sue sementi Ogm di cotone in Burkina Faso, promettendo ai contadini raccolti più ricchi, profitti maggiori e meno lavoro. Ora il paese africano ha chiesto a Monsanto un risarcimento di 74 milioni di euro.

Da quest'anno il Burkina Faso eliminerà progressivamente le colture di cotone OGM riducendone la superficie e puntando a eliminare completamente questa produzione e tornare al cotone convenzionale entro il 2018.








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