Etica

Neocon all’attacco 'Greenpeace e Wwf nemici dei poveri e dei consumatori'

Fonte: Valori (Rivista)


CATEGORIE: Etica , Salute

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Foto tratta dal sito di Consumers Alliance for Global Prosperity

E' partita in sordina, senza grande clamore, alla fine di agosto del 2010. Un comunicato scarno, poco più di 350 parole, per dire che “è nata una nuova coalizione per difendere e promuovere i veri interessi dei consumatori”.
Si chiama Consumers Alliance for Global Prosperity (Cagp, Alleanza dei consumatori per la prosperità globale). Un nome roboante che promette soluzioni di portata epocale per la salvezza del mondo.
L’ennesimo gruppo che ci invita a rottamare la macchina o a fare la doccia fredda per frenare i cambiamenti climatici? No, niente di tutto questo.
Anzi, secondo la Cagp, i veri nemici da combattere non sono le emissioni di CO2 o le perfide multinazionali. Al contrario: le minacce alla prosperità globale si annidano negli uffici dei gruppi ambientalisti e dei grandi sindacati. “Lupi protezionisti travestiti da agnelli verdi”, si legge sul sito della coalizione www.consumerprosperity.com. “Associazioni che si alleano con le grandi industrie dei Paesi sviluppati per bloccare il commercio con i Paesi asiatici in via di sviluppo”.
Eccola la nuova teoria del complotto firmata Cagp: visto che le grandi società del settore manifatturiero nei Paesi sviluppati “non possono più invocare in modo esplicito politiche protezionistiche”, il protezionismo viene spinto con altri mezzi, grazie alle continue proteste di gruppi come Greenpeace, Wwf, Rainforest Action Network (Ran) e dei sindacati americani.

Il complotto dietro la carta
Un chiaro esempio della supposta connivenza tra ambientalisti, sindacati e grande industria viene riportato proprio nel comunicato di lancio di Cagp e riguarda il settore della carta: «I grandi produttori di carta americani, i grandi sindacati come gli United Steelworkers (metalmeccanici) e i movimenti ambientalisti radicali come Sierra Club e Ran sono al centro di un complotto per erigere barriere commerciali in modo da bloccare l’importazione di prodotti cartacei dalla Cina e dall’Indonesia», spiega Andrew Langer, portavoce di Cagp. «I consumatori sono i primi ad essere danneggiati da questa alleanza, perché il prezzo della carta aumenterà, e con esso il costo di quasi ogni bene o servizio nei paesi sviluppati». «Quello che ci preoccupa di più», continua Langer, «è che le grandi industrie della carta degli Stati Uniti, che sono sull’orlo del fallimento per il basso livello di competitività, saranno salvate con i soldi dei cittadini americani».

Longa manus dell’ultradestra
Nonostante sia partita solo cinque mesi fa, la Consumers Alliance ha un sito internet ben strutturato, dove si possono leggere decine di news e scaricare almeno due rapporti: Environmental Protectionism. Greenpeace’s siege on the world’s poor (Il protezionismo ambientale. L’assedio di Greenpeace ai poveri del mondo) e Empires of Collusion (Gli imperi della connivenza), dedicato alla collaborazione tra ambientalisti, sindacati e industria nella guerra contro i produttori di carta cinesi e indonesiani.

Ma chi finanzia le pubblicazioni e le campagne di Cagp? Il sito internet principale e i siti collegati (come www.pulpwars.com) sono registrati anonimamente, ma sulla home di consumerprosperity.com si può leggere che i sostenitori sono l’Institute for Liberty e l’associazione Frontiers of Freedom. Fondato nel 2005, l’Institute for Liberty è diretto da Andrew Langer, che è anche portavoce di Cagp.

Sul sito non ci sono notizie sull’identità dei fondatori, ma l’obiettivo del movimento sembra chiaro: “Difendere in modo aggressivo i diritti degli individui per perseguire il sogno americano”. Sul sito di Frontiers of Freedom è invece possibile risalire ai primi collegamenti politici: il fondatore è infatti il Repubblicano Malcolm Wallop, senatore del Wyoming per tre mandati fino al 1995, e coordinatore dello staff di Steve Forbes nelle primarie del 1996 (vinte da Bob Dole).

Secondo ExxonSecrets, un progetto di ricerca finanziato da Greenpeace sull’attività di lobbying del gigante petrolifero Exxon, dietro a Frontiers of Freedom (FoF) ci sarebbero in realtà la stessa Exxon (che dal 2002 al 2007 ha versato nelle casse di FoF oltre un milione di dollari), Phillip Morris e i miliardari Charles e David Koch, proprietaria di Koch Industries, un gruppo industriale da 100 miliardi di ricavi all’anno nei settori petrolifero, minerario, chimico, energetico e - guarda caso - nella produzione di carta, attraverso la controllata Georgia-Pacific Llc. Presente in Indonesia dal 1982, Georgia-Pacific è stata recentemente costretta da Rainforest Action Network a pubblicare una policy per lo sfruttamento sostenibile delle foreste, che esclude l’acquisto di legname dalle foreste vergini indonesiane. Secondo il Center for Responsive Politics, istituto di ricerca di Washington che traccia i contributi dell’industria americana ai gruppi politici (www.opensecrets.org), tra il 2008 e il 2009 il Gruppo Koch avrebbe speso quasi 35 milioni di dollari in attività di lobbying, in gran parte a favore di gruppi e movimenti che negano gli impatti dei cambiamenti climatici.


La guerra è appena iniziata
Ma i particolari sull’Alleanza dei Consumatori diventano ancora più interessanti se si analizza il profilo del suo portavoce, il funambolico Andrew Langer. Trentenne d’assalto, Langer, oltre ad essere presidente dell’Institute for Liberty, è stato coordinatore della campagna per Sarah Palin e John Mc-Cain nella costa orientale ed è più volte intervenuto ai comizi del Tea Party, il movimento populista ultraconservatore di cui la Palin è uno dei maggiori esponenti.

Nonostante sia stato escluso, nel marzo del 2010, dalla corsa per diventare presidente dei Repubblicani nel Maryland, lo Stato nel quale vive, Langer non si è perso d’animo ed è saltato sul carro della Consumers Alliance.
Un movimento molto più vicino ai grandi industriali repubblicani che ai consumatori o, come ha dichiarato David Axelrod, il più influente consigliere di Obama, «un movimento di base, al servizio dei cittadini, promosso da un gruppetto di petrolieri miliardari». Che però non deve essere sottovalutato.

Se, come scrive il Washington Post, l’Institute for Liberty è passato dall’essere fornito di una casella postale in Virginia e 25 mila dollari di ricavi nel 2008 a un ufficio nel centro di Washington e un milione di dollari da spendere contro la riforma della sanità nel 2009, lo stesso potrebbe presto accadere per l’Alleanza dei Consumatori. La guerra degli ultraconservatori contro le Ong ambientaliste e i sindacati è solo all’inizio.



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