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Cos'è la naturopatia? I fondamenti filosofici


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Le teorie filosofiche su cui si fonda la Naturopatia sono: causalismo, vitalismo, naturalismo e olismo.

La Naturopatia ha avuto grande successo e diffusione fino ai primi anni del 1900. Successivamente, dalla seconda metà del XX secolo ha perso molto della sua popolarità a causa dell'improvviso sviluppo dell'industria farmaceutica con la scoperta di nuovi farmaci di sintesi, in particolare con l'introduzione degli antibiotici, i quali facevano passare in secondo piano le medicine naturali, da questo momento ritenute superficiali e non scientifiche. Furono inoltre approvate una serie di leggi che affidavano la salute dei cittadini alla medicina allopatica, che diventava così medicina ufficiale.

Anche in Francia, già verso la metà del XIX secolo, le metodiche naturali avevano perso credibilità a causa dell'avvento della chimica e soprattutto delle teorie di Pasteur. I paesi anglosassoni, invece, hanno meglio resistito all'invasione della scienza, tanto che una forte corrente naturopatica si è sempre mantenuta senza troppi problemi.

Attorno agli anni Sessanta e Settanta si ebbe un ritorno alle medicine non convenzionali, vi fu una crescita dell'attenzione riguardo al legame tra salute ed ecologia e salute e cura del corpo, arrivando a una maggiore responsabilizzazione nei confronti del proprio benessere. Oltre a ciò, anche l'arrivo e l'espansione di una serie di nuove forme di spiritualità New Age hanno contribuito alla diffusione e a una maggiore apertura nei confronti delle medicine alternative, a cui inizialmente si avvicinarono gruppi di ecologisti, femministi e pacifisti, per poi raggiungere un pubblico più vasto.

Certo è che ci sia stato un periodo in cui curarsi con metodiche naturali venne ritenuto segno di arretratezza e ostacolo al progredire della scienza medica, periodo nel quale la Naturopatia ha dovuto rinunciare alla pretesa di essere considerata un vero e proprio sistema curativo. Ma tra gli anni Settanta e gli anni Novanta si è verificato un passaggio delle medicine non convenzionali da pratiche movimentistiche e alternative a pratiche popolari e commercializzabili, sempre più orientate al riconoscimento e alla legittimazione istituzionale.


1. I fondamenti filosofici della Naturopatia


Dopo esserci addentrati nelle scuole dell'antichità e aver conosciuto i pionieri della Naturopatia, siamo arrivati ai giorni d'oggi. Nonostante sia la scienza a dettare legge, spesso zittendo chi non parla il suo linguaggio, molte delle attuali ricerche hanno prodotto importanti risultati anche per le discipline naturali, spiegandone i "perché", quasi sempre più oscuri dei "come".

Ma prima di procedere è bene fermarsi per tirare le somme di quanto detto fino a questo punto, cercando di isolare e mettere a fuoco le teorie filosofiche su cui si fonda la Naturopatia; queste sono: il causalismo, il vitalismo, il naturalismo e l'olismo.

Causalismo

Il causalismo permette di porre in relazione il sintomo, quale manifestazione, alla propria causa. Siccome ogni azione attiva un processo che provoca eventi successivi, occorre agire sull'azione per una prevenzione ottimale.

La Naturopatia fa propria la teoria di Aristotele, secondo la quale esistono cause diverse per uno stesso fenomeno; andando oltre il sintomo non è che una conseguenza, mentre le cause del problema possono derivare da fattori emotivi (sentimenti), fisici (stanchezza, inquinamento) o biologici (soprattutto alimentari).

Determinante nello svolgersi di un evento è il ruolo attivo della persona: in questo senso la salute è il risultato dell'insieme di comportamenti tra loro interconnessi dei quali l'individuo deve assumere consapevolezza, affinché si svolgano secondo le leggi che governano la natura. Questa visione rientra nell'aspetto preventivo auspicato dalla Naturopatia, secondo il quale la maggior parte delle malattie sono da considerare potenzialmente passibili di prevenzione. Infatti, ogni volta che trasferiamo un'infermità dalla categoria delle malattie impossibili da prevenire a quella in cui non si esclude la possibilità di agire attraverso un lavoro di prevenzione, stiamo onorando la vita.

Vitalismo

Secondo il vitalismo, il corpo umano, come ogni creatura vivente, possiede oltre alla struttura fisico-chimica anche un'energia vitale che lo anima. Ciò significa che ciascun individuo reagisce con le proprie forze secondo criteri per cui, a parità di circostanze, tale forza orienta ogni soggetto verso la reazione più favorevole al mantenimento dell'organismo. Perché la forza possa agire e attivare l'autoguarigione è indispensabile che si trovi in un terreno sano e pulito, in un ambiente favorevole ed equilibrato.

Inoltre, questa corrente di pensiero crede nella presenza di un principio vitale che governa tutte le funzioni e tutti i fenomeni osservabili in un organismo vivente. Questa forza vitale è dotata di intelligenza e, a fronte di una data situazione, reagisce sempre al meglio, nell'interesse del soggetto: a lei è dovuta l'autoguarigione, la cicatrizzazione di piaghe, di ferite, ecc.

Tale visione, che va oltre la concezione che i fenomeni vitali siano semplici reazioni chimico-fisiche, è uno dei punti cardine della Naturopatia, che considera un proprio dovere l'attivare e accrescere questa forza di guarigione, la vis medicatrix, in modo che sia più rapida possibile nel suo compito di orientare il soggetto verso la reazione più favorevole al suo organismo in funzione del suo stato. Se nell'organismo c'è un ambiente equilibrato, un terreno sano, tale forza si manifesterà pienamente.

Naturalismo

È l'insieme delle filosofie che identificano nella natura l'unico e fondamentale riferimento. La natura è al di sopra di tutto, madre e maestra, colei che risana e guarisce. L'uomo e la natura sono indissolubilmente interagenti. Nel naturalismo antico l'uomo interrogava se stesso attraverso la natura, il filosofo trovava nella natura il grande libro del sapere.

Leonardo da Vinci (1452-1519) è da annoverarsi tra i più famosi naturalisti, in quanto era a favore di uno stile di vita a contatto con la natura, era vegetariano, difendeva i diritti degli animali, era un grande botanico e il suo pensiero si riallacciava alla tradizione platonica.

Goethe (1749-1832) ebbe una concezione metafisica della natura descritta come "l'abito vivente della divinità"; infatti, egli affermò che, così come il corpo permette di giungere all'anima, così la natura permette di raggiungere Dio: L'equilibrio è il mezzo per realizzare il perfetto connubio tra natura e spirito. L'equilibrio è il rapporto equilibrato tra gli opposti che genera l'armonia di tutte le azioni umane. La natura è l'unica ispiratrice, perché in essa l'uomo può rintracciare la normalità della propria natura, superando il dualismo, la bipolarità. In natura ci sono due tendenze universali in apparente opposizione: concentrazione ed espansione, protese verso un continuo accrescimento, attraverso la formazione prima e la trasformazione poi, in una continua metamorfosi secondo un'armoniosa tendenza.

Secondo Shelling (1775-1854), nella natura si mostra lo spirito assoluto e "ogni sua manifestazione è il palesarsi dello spirito universale che la governa": La visione che il filosofo si fa della natura artisticamente, è per l'arte quella originaria e naturale. Ciò che noi chiamiamo natura è un poema che giace chiuso in una scrittura misteriosa e meravigliosa. Ma se l'enigma si potesse svelare, noi vi conosceremmo l'odissea dello spirito, il quale, per mirabile illusione, cercando se stesso, fugge da se stesso; poiché si mostra attraverso il mondo sensibile solo come il senso attraverso le parole, solo come, attraverso una nebbia sottile, quella terra della fantasia alla quale miriamo.

Il naturalismo americano contemporaneo, invece, considera la natura come uno stile di vita, un adeguarsi a ciò che di per sé è buono.

Olismo

Il termine "olos" deriva dal greco e significa tutto come intero, come unità, diversamente da "pan" che significa tutto come molteplicità, insieme di parti. La medicina olistica ha una visione dell'uomo come essere intero, unico, non frazionabile in parti, microcosmo all'interno di un macrocosmo, la natura di cui fa parte.

Il termine "olismo" fu coniato dal politico e filosofo sudafricano Jon Smuts nel 1926 nel suo libro Holism and evolution. Egli definisce l'olismo come la tendenza generale della natura a raggruppare in modo organico, in ogni settore e fase della realtà, unità strutturali in complessi dotati di proprietà qualitativamente nuove rispetto alle componenti, nei quali aumenta il grado di interazione e complessità.

L'Enciclopedia britannica invece definisce l'olismo come la teoria che postula l'esistenza di totalità come tendenza del mondo. Guarda gli oggetti naturali, animati e inanimati, come totalità e non come meri assemblaggi di elementi o parti. Questi corpi o cose non sono interamente risolvibili in parti ma, seppur a gradi diversi, sono totalità con particolari caratteristiche e comportamenti che il raggruppamento meccanico dei loro costituenti non potrà restituire. Le cosiddette parti infatti non sono reali, ma frutto di distinzioni analitiche astratte e non esprimono propriamente o adeguatamente la formazione di una cosa come un tutto.

L'olismo dunque è un principio, o legge naturale, che presiede alla creazione di totalità, entità sempre più complesse e nuove rispetto alle precedenti; la natura tende a produrre degli interi con qualità non prevedibili dalle caratteristiche delle singole parti. Per esempio, dall'idrogeno e dall'ossigeno, posti tra loro in una specifica e unica connessione, si crea l'acqua che ha qualità nuove, diverse da quelle degli elementi che la costituiscono presi singolarmente. L'acqua è qualcosa di totalmente diverso, nuovo rispetto all'ossigeno e all'idrogeno che la compongono.

La natura, stabilendo sempre nuovi e diversi legami tra le singole parti, produce fenomeni sempre più complessi; le relazioni tra le parti, più che le parti stesse assumono fondamentale importanza per produrre nuovi fenomeni che manifestano l'evoluzione della natura stessa. La casalinga, impastando semplicemente in modi diversi gli stessi ingredienti può preparare piatti diversi. Una torta ha qualità totalmente diverse da quelle degli ingredienti che la compongono. Nella natura le differenti relazioni, connessioni tra i medesimi elementi producono tutti i fenomeni, il cosmo è costituito dagli stessi atomi, sia che si tratti di una galassia o del sangue umano.

La natura dunque non produce singole parti ma interi in cui le singole parti sono diversamente connesse, sono in relazione in modo sempre più complesso e il prodotto di tale attitudine è l'evoluzione.

Questa, in natura, si esprime per salti discontinui, dal mondo minerale al mondo vegetale, al mondo animale, all'uomo. Si supera così una visione causaledeterministica, quando si parla di evoluzione nell'effetto, vi è qualcosa in più rispetto alla causa, e questo è possibile grazie a nuove e sempre più complesse interrelazioni.

Come ha scritto Smuts: L'universo evolve, sua caratteristica è la continuità, le totalità vecchie non scompaiono, ma diventano punto di partenza per realtà nuove, più complesse. Si passa dalla necessità alla libertà.

Questa capacità è propria del principio olistico, un fattore insito nella natura che è responsabile dell'evoluzione e agisce nell'universo in tutti i suoi livelli, dai più semplici ai più complessi ed è responsabile dell'evoluzione naturale inorganica e organica. Il principio olistico è:

– fattore di organizzazione e coordinazione;
– responsabile dell'evoluzione inorganica e organica;
– esplica la sua attività nell'inorganico, nel fisico (dove esplica la sua attività su tutte le strutture dell'organismo, maggiormente a livello di sistema nervoso), nello psichico, nella personalità;
– fonte dei valori: amore, bellezza, bontà, verità.

Prima ha dato origine a interi di tipo fisico, poi a strutture complesse tra cui emergono la mente e le qualità spirituali dell'uomo. Generalmente materia, vita, psiche, spirito sono viste come nozioni separate, ma nell'uomo reale coesistono. C'è un elemento di libertà che cresce con il progredire dell'evoluzione, libertà di produrre forme e strutture nuove rispetto alle precedenti e questo è direttamente proporzionale alla complessità e all'azione del principio olistico.

Inoltre Smuts afferma: La vita e lo spirito discendono dalla materia, è attraverso salti qualitativi che si producono realtà nuove. C'è un salto dall'ordine chimico a quello biologico, da quello biologico a quello spirituale.

È qui evidente una contraddizione, affermando che lo spirito discende dalla materia e sostenendo al tempo stesso che è il "fattore creativo" insito nella natura a produrre l'evoluzione. Il fattore creativo che muove la materia non può essere altro che lo spirito stesso che è dunque già presente all'interno di essa anche se poi, attraverso il processo evolutivo, questo si manifesta con una quantità e una potenza differenti. La manifestazione dello spirito è diversa in una pietra e in un uomo pur essendo lo spirito sempre presente e uguale a se stesso.

Smuts introduce poi la nozione di campo come frutto delle relazioni causali di tipo olistico. Ogni oggetto va collocato all'interno del suo campo (la sua rete di relazioni). Comprendere un oggetto è inserirlo nel suo campo per cogliere le correlazioni che intercorrono.

Le totalità più importanti sono gli organismi che sono più della somma delle parti, queste sono in relazione tra loro e si rimodellano in base alla totalità di cui fanno parte, tanto che possono essere diverse da quando sono fuori dalla totalità. L'intero influenza le parti, tra la totalità e gli elementi si instaura un'influenza reciproca. Una totalità è composta da parti che a loro volta sono costituite da totalità più piccole (organismo-apparati-organi-tessuti-cellule-atomi-particelle subatomiche).

La totalità non è una somma, ma una sintesi, o unità di parti così da renderle diverse da come sarebbero se fossero in combinazioni differenti (esempio dell'acqua). La persona costituisce il massimo grado di complessità, la psiche è qualcosa di più complesso rispetto ai neuroni, è una proprietà nuova, emergente; d'altra parte psiche e corpo sono fortemente correlati, sono due aspetti diversi (interno ed esterno della stessa realtà); infine lo spirito è qualcosa in più rispetto alla psiche, abita e vivifica il sistema mente-corpo.

Lo sviluppo delle totalità è progressivo, dai corpi materiali alla sfera biologica, alle attività artistiche e spirituali umane. Dalla sintesi chimica al mondo vegetale dove le parti cooperano, al mondo animale dove oltre al carattere unitario e organizzato delle parti e alla coordinazione delle funzioni c'è l'emergenza (fattore di novità) del sistema nervoso centrale come sistema di controllo, infine nell'essere umano sono manifeste qualità spirituali come l'amore che è la più alta espressione della tendenza olistica. Nelle associazioni umane il controllo centrale diventa lo stato o l'organizzazione collettiva, emergono gli ideali o valori assoluti, fattori creativi per la costituzione del mondo spirituale: verità, bellezza, bene. Questa è la vera tendenza dell'universo. L'unità è così fondamentale che è impossibile una distinzione tra le parti e il tutto, tanto che quest'ultimo sembra essere presente in ogni parte così come le parti nel tutto.

Vi sono diverse teorie rispetto all'evoluzione, caratteristica intrinseca della natura. Secondo la teoria di Darwin, i caratteri nuovi non compaiono per influenza dell'ambiente, ma per caso, e possono essere utili oppure no; la selezione naturale favorisce poi i caratteri che meglio si adattano all'ambiente. Per Smuts invece le mutazioni non sono casuali ma indotte, guidate dall'organismo in relazione con l'ambiente in modo opportuno. Egli ammette variazioni genotipiche dovute all'individuo, il quale può influenzare il campo delle cellule germinali e nel tempo queste nuove informazioni possono essere incorporate dal campo della struttura ereditaria delle stesse. Vi può essere dunque un ruolo attivo dell'individuo, nel corso delle generazioni, a far scaturire delle variazioni su cui, molto più tardi nel tempo, agirà la selezione naturale. L'organismo seleziona le variazioni vincenti e attribuisce loro valore di sopravvivenza, questo anche a livello psicologico (imperativi etici).

Consideriamo ora il rapporto tra meccanicismo e olismo. Questi non sono necessariamente opposti. Il primo, infatti, considera i fenomeni naturali composti da parti in grado di mantenere la loro identità (l'attività del sistema è la somma matematica delle attività singole). Questo può essere applicato alle totalità più semplici, allo studio della materia, infatti ha avuto nella storia un grande successo e moltissimi progressi nel campo della tecnologia odierna sono dovuti all'applicazione di questo principio.

A mano a mano che aumenta la complessità, in particolare con l'uomo, si è nel dominio dell'olismo più che del meccanicismo. I fenomeni possono essere studiati con entrambi gli approcci, ma l'olismo è più efficace con l'aumento della complessità. Il metodo analitico con cui si può analizzare e scomporre ogni situazione nei suoi fattori per studiare porzioni isolate, il cosiddetto metodo ipotetico-deduttivo, è utile. Ma attenzione, nel momento dell'analisi qualcosa può andare perduto, cioè la relazione tra le parti, quindi occorre sapere che non è uno studio totalmente reale ma è un'astrazione. Per questo i dati non andrebbero mai incasellati in strette conoscenze preconfezionate in modo definitivo, ma è necessario essere aperti a revisioni. La totalità è la sintesi e non la somma delle parti.

La libertà è presente nella natura in misura direttamente proporzionale alla complessità. Gli organismi viventi sono in grado di autodeterminarsi. L'organismo vivente è in grado di metabolizzare e interiorizzare le influenze esterne, nella vita vi è una dose sempre maggiore di libertà di evoluzione e di organizzazione. Per questo la libertà è l'essenza dell'universo. L'evoluzione segna la via di fuga dalla prigionia della materia alla libertà dello spirito, nella personalità umana la libertà diventa cosciente.

Smuts propone un nuovo studio, quello della "personologia", non la psicologia occidentale che usa il metodo analitico trascurando l'unicità e l'irripetibilità della persona. Questa disciplina studia invece la biografia di grandi personaggi nella crescita della loro personalità, attraverso l'autoriflessione, l'autoconoscenza per la propria evoluzione. La persona diventa cosciente di sé in rapporto all'altro, la comunità sociale è il campo di esistenza della persona e Smuts la concepisce nella sua reale relazione con l'ordine dell'universo.

Qui si rende necessario un approfondimento in senso psicologico più che filosofico. Occorre precisare che è il principio olistico stesso, insito nell'uomo, ovvero l'Io superiore o il Sé, come lo chiama Jung, che può essere in grado di connettersi con tale ordine. Smuts non distingue questi importanti aspetti della persona, Sé e Io: il primo riguarda l'essenza, il principio olistico, il fattore creativo, lo spirito presente in ogni creatura e nell'intero creato, e maggiormente manifesta nell'uomo; l'Io, invece, essendo condizionato dalle percezioni dei sensi che di per sé sono limitate, dall'educazione ricevuta e dalle influenze del mondo materiale, non sa cogliere le interrelazioni in quanto esso stesso è frammentario e frammentato.

È dunque attraverso una connessione con il Sé che l'uomo può riconoscere che "tutto è uno e che in ogni parte è presente il tutto", attraverso il Sé può superare la visione parziale delle parti e connettersi al tutto e riconoscere le infinite interrelazioni e interconnessioni esistenti fra tutte le cose.

L'olismo consente di superare tutte le separazioni, compresa la scissione materia-spirito; la realtà, il vero intero, è la persona umana. Lo psichico è qualcosa in più dei semplici neuroni, lo spirito è qualcosa in più rispetto alla psiche. L'interrelazione tra materia e spirito determina la personalità.

L'olismo dirige l'evoluzione e la sua caratteristica è la continuità, la materia è una fase transitoria di un campo evolutivo in cui essa tende alla vita, questa tende alla mente e allo spirito secondo un processo che procede dalla necessità alla libertà, dalla pluralità alla coscienza, dall'esterno delle cose all'interno della totalità. Il nostro non è un universo compiuto, la perfezione, la massima unità, non è di questo mondo, ma qui si svolge un processo di evoluzione, un cammino, è un processo dinamico, l'universo è un infante.

Dunque la visione analitica non è sufficiente, ha bisogno di essere completata dalla visione d'insieme; infatti, nessuna descrizione delle parti è descrizione dell'oggetto. Il progresso della scienza richiede lo sviluppo della comprensione in entrambe le direzioni, verso il basso (le parti) e verso l'alto (il tutto).

Riduzionismo e olismo sono in un rapporto di complementarietà analogo a quello esistente tra il tutto e le parti. Il riduzionismo ha dei limiti ma ha una sua validità applicativa, d'altra parte il riferimento alla totalità è ineliminabile. La filosofia olistica è la più recente nella sua formulazione, ma è fondata su concetti che si ritrovano, come abbiamo già visto, nelle medicine più antiche.

 

Tratto da “Introduzione alla naturopatia. Filosofia, storia, discipline e professione” di Anna Melai, Catia Trevisani



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