Salute

Censura all'informazione al Gaslini di Genova: La multinazionale Eli Lilly supporta un convegno pro-psicofarmaci nella struttura pubblica


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Oggi al Gaslini un evento della Società di Pediatria ligure sul delicato tema psicofarmaci ai bambini: informazione a senso unico, cameraman e pubblico critico censurati.

Costa (La Sapienza): “Gli accademici seri non hanno problemi a mettersi in discussione, solo le menti piccole hanno paura del confronto, perché la scienza dev’essere a disposizione di tutti. Forse però questa di oggi al Gaslini è scienza non al servizio dei pazienti, ma al servizio di altri interessi”. Poma (Giù le Mani dai Bambini): “Il convegno era guarda caso finanziato dalla multinazionale Eli Lilly, nonostante fosse in una struttura pubblica: faremo presentare delle interrogazioni nelle sedi istituzionali, se del caso anche in Parlamento, qualora il Comune non dovesse dare pronta risposta”



Genova – Si è svolto oggi nell’Aula Magna dell’Ospedale Gaslini di Genova un convegno organizzato per informare la comunità medico-pediatrica sul delicato tema dei problemi di comportamento dei minori. Informazione a senso unico – denuncia il comitato nazionale di farmacovigilanza pediatrica Giù le Mani dai Bambini® – con censura preventiva di ogni punto di vista distonico rispetto a quello propagandato nel corso del convegno, ovvero che i problemi di comportamento dei minori sono una malattia e vanno curati – perché no – con uno psicofarmaco. Il convegno, ancorché ospitato in una struttura pubblica come il Gaslini, era finanziato dalla Eli Lilly, multinazionale dei farmaco che produce uno dei redditizi psicofarmaci dei quali si è parlato nel seminario. “Un’atmosfera pesantissima – conferma Ileana Bego, laureanda della Facoltà di Farmacia dell’Università di Genova, che ha partecipato di persona all’evento – davvero non me l’aspettavo: non è stato lasciato alcuno spazio a nessuna domanda ‘critica’ rispetto all’impostazione dei relatori, secondo i quali l’eccessiva agitazione e distrazione dei bambini è una malattia e come tale va curata. Si sono limitati ad esporre le loro tesi preconfezionate, prendere o lasciare. La direzione dell’Ospedale Gaslini, che è una struttura nota e seria, dovrbbe interrogarsi circa l’opportunità di ospitare in futuro un’informazione così a senso unico. Ho anche provato a porre delle questioni, per comprendere il perché di questa indisponibilità ad esaminare anche altri punti di vista scientifici, dal momento che la comunità accademica non è assolutamente concorde circa l’opportunità di somministrare psicofarmaci ai bambini, ma sono stata malamente zittita, dal palco mi hanno chiamato ‘sedicente studente’ e mi hanno impedito di terminare le mie domande”. Conferma l’accaduto Laura Cuda, Dottoressa in Scienze dell’Educazione, anch’essa presente di persona, intervistata all’uscita del convegno: “Hanno zittito malamente quella studentessa, che faceva appello ad un’informazione più equilibrata, quasi deridendola. In particolare il dott. Amnon Cohen, che presiedeva l’evento, ha dato davvero un pessimo esempio: mai sentito un convegno così eterodiretto e preimpostato, è triste che su temi così delicati si rifiuti totalmente il confronto”. Luca Toselli, giornalista, era presente tra il pubblico in sala il giorno prima ad un seminario di segno esattamente opposto, organizzato a Savona per riflettere sui rischi di ipermedicalizzaizone dei minori: “A Savona, il Dott. Amnon Cohen ha preso in mano il microfono sbraitando ad alta voce e zittendo il moderatore che poneva domande ‘scomode’, poi ha insistito per fare lui le conclusioni dell’evento anche se non era neppure tra i relatori, ed ha arringato i convenuti per ben ventidue minuti: ero francamente allibito. Anche la sua collega Dott. sa Barbara Fulva Bobba, dell’ASL, ha tenuto una relazione non breve a favore della tesi dell’iperattività come malattia. Le tesi ‘pro-farmaco’ hanno occupato più di metà del convegno savonese, gli organizzatori hanno dato ampia visibilità a queste tesi, sconcerta che invece a Genova non sia accaduto l’opposto, che non si sia minimamente lasciato spazio a chi richiede maggior prudenza ed attenzione”. A Paolo Bottaro, cameraman inviato dal gruppo “Amici di Beppe Grillo”, che aveva chiesto di poter riprendere parti del convegno al Gaslini, è stato impedito di usare la telecamera per non meglio precisati ‘motivi di privacy’. “E’ davvero incommentabile l’atteggiamento del dott. Cohen e dei Suoi colleghi – dice Luca Poma, giornalista e portavoce del Comitato “Giù le Mani dai Bambini” - non capisco quale privacy si possa invocare in un evento aperto alla cittadinanza, ospitato da una struttura pubblica. Il dott. Cohen il giorno prima a Savona aveva invitato tutti a partecipare, parlando dell’evento del Gaslini come di un evento aperto a chiunque ed a qualunque sensibilità: non è stato per niente così, tanto che al dott. Cohen è pervenuta anche una breve ‘lettera aperta’ da leggere ai pediatri presenti per stimolare il dibattito e rappresentare in qualche modo il punto di vista di quella parte di comunità scientifica che non ritiene corretto somministrare psicofarmaci ai bambini, ma la lettera è stata censurata dal tavolo di presidenza e non letta ai presenti. Ma cosa ancor più grave della censura, è che una struttura pubblica ospiti un evento che tratta di tematiche così delicate finanziato da una casa farmaceutica che fa il suo business proprio sugli psicofarmaci oggetto di discussione. Ritengo che le Istituzioni debbano interessarsi all’accaduto: faremo presentare delle interrogazioni nelle sedi più opportune, se del caso anche in Parlamento, qualora il Comune non dovesse garantire una risposta adeguata”. Interviene da Roma sull’accaduto Emilia Costa, 1° Cattedra di Psichiatria dell’Università di Roma “La Sapienza” e Primario di Psicofarmacologia al Policlinico Umberto I°: “Sono sbigottita per quanto è accaduto oggi al Gaslini: un convegno a senso unico, senza contraddittorio, con cameraman ai quali viene impedito di fare il proprio lavoro, persone del pubblico interdette a far domande, lettere aperte ai convenuti censurate e non lette. Mi pare uno dei peggiori esempi del provincialismo italiano. Sono stata all’Università di Stanford nella stessa stanza a parlare con due Premi Nobel: chiunque poteva entrare e farci domande, perché la scienza è a disposizione di tutti. Gli accademici seri non hanno mai nessun problema a mettersi in discussione, solo le menti piccole hanno paura del confronto. Ma se consideriamo che questo pediatra ligure si è fatto supportare nell’organizzazione da una nota casa farmaceutica, tutto acquista senso. Forse la scienza che è andata in scena oggi al Gaslini non è al servizio dei pazienti, ma al servizio di altri interessi”.



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