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26/02/2011

Multidisciplinarietà in Medicina

di Roberto Gava


CATEGORIE: Recensioni , Salute

Multidisciplinarietà in Medicina
Multidisciplinarietà in Medicina

Sto leggendo Multidisciplinarietà in Medicina, il nuovissimo libro della Dr.ssa Lucia Gasparini, endocrinologa romana, appena pubblicato dalle Edizioni Salus Infirmorum, e ne sono entusiasta: è il più bel libro di Medicina che abbia mai letto.
Sono passati trent’anni da quando mi sono laureato in Medicina e, come tutti i medici che cercano di restare aggiornati a causa del vertiginoso sviluppo delle conoscenze mediche, ho letto centinaia di libri e ne ho più di 2000 nella mia biblioteca, ma nessuno uguaglia questo meraviglioso volume.
La Dr.ssa Gasparini ha lavorato molti anni per riuscire a fare questa sintesi multidisciplinare che non è solo una rigorosa proposta di aggiornamento professionale su branche della Medicina che in questi ultimi decenni sono state totalmente rivoluzionate e su nuovi filoni della Medicina che prima neppure esistevano, ma è molto, molto di più.

Multidisciplinarietà in Medicina fornisce anche una chiave di lettura che riesce a proporre l’utilizzo concreto nella pratica professionale quotidiana di conoscenze ultraspecialistiche e rende possibile questo utilizzo non solo allo specialista, ma pure al medico di base, perché il linguaggio usato è molto semplice e alla portata di tutti.
Anzi, mi spingo addirittura a consigliare questo libro anche ad alcuni non medici che sono innamorati della Medicina, che sono interessati a leggere argomenti di questo tipo e che desiderano approfondire e aggiornare alcuni aspetti delle loro conoscenze. Mi verrebbe quasi da consigliarlo a tutti, perché arriva a trattare i concetti più complessi con la semplicità di colui che possiede perfettamente la materia che sta spiegando e lo fa facendo fare un cammino graduale al Lettore che alla fine giunge ad apprendere concetti che prima sarebbero stati totalmente incomprensibili.

Ma Multidisciplinarietà in Medicina è ancora di più, perché insegna a collegare le varie discipline tra loro. L’uomo è un tutt’uno, lo sappiamo bene, ma nella pratica clinica viene frammentato in tante parti e quasi sempre i vari specialisti gestiscono il malato senza chiedersi (ma tante volte anche senza sapere) se il trattamento specialistico di un distretto corporeo o di una funzione comprometta o meno gli altri distretti e/o le altre funzioni. Ad esempio, quante volte noi cardiologi insistiamo all’esasperazione nel ridurre la colesterolemia ritenendolo un pilastro essenziale nella prevenzione primaria e secondaria della malattia ischemica coronarica e periferica, senza sapere che tutti gli ormoni steroidei (in primis estrogeni, progesterone e testosterone) vengono sintetizzati a partire dal colesterolo e che senza un’adeguata sintesi di tali sostanze l’individuo invecchia precocemente e presenterà sia una ridotta vitalità sia una ridotta capacità di adattamento biologico agli stati fisiologici, parafisiologici e anche patologici della senilità. Dobbiamo cioè capire e adattare ad ogni paziente il consiglio terapeutico più appropriato, ma come possiamo agire in questo modo se ognuno di noi conosce più o meno bene solo una piccola parte più o meno specialistica della complessità della persona umana? Quante volte invece di dare un farmaco ipocolesterolemizzante basterebbe consigliare un’alimentazione a basso indice glicemico? (cfr Ongaro F. Le 10 chiavi della Salute. Ed. Salus Infirmorum, 2010, pag. 129). Quanti medici sanno che il pregnenolone, precursore principale di tutti gli ormoni steroidei e derivato direttamente dal colesterolo, cala con l’invecchiamento ma anche con l’uso delle statine provocando così una carenza di tutti gli ormoni steroidei che derivano da esso con conseguente perdita della funzione di stimolo sul sistema nervoso centrale e mancata protezione delle varie forme di deficienza cognitiva tipiche dell’età senile?

Multidisciplinarietà in Medicina è ricchissimo di spunti di questo tipo e, se letto attentamente e cogliendo gli innumerevoli collegamenti tra le sue parti e cioè tra le varie discipline trattate, ci illumina su molti aspetti della Medicina a cui non avevamo mai pensato e ci apre la mente a nuovi approcci terapeutici e a nuove indagini diagnostiche che saranno sicuramente di estremo aiuto non solo per lo specialista ma essenzialmente per il medico di base.

Ma Multidisciplinarietà in Medicina è ancora di più, perché insegna la metodologia della Medicina, perché ci aiuta a coniugare la Filosofia della Scienza con la Scienza Medica di tutti i giorni, la Medicina quantistica con la Medicina meccanica, cioè la Medicina del futuro con quella dei nostri ambulatori del territorio dove si cura con conoscenze che sono ferme a circa 30-40 anni fa. Si dice infatti che c’è un gap di circa 30 anni tra quello che si sa oggi in Medicina e quello che si fa oggi sul malato che giunge in ambulatorio.
Ebbene, questa imponente opera della Dr.ssa Gasparini ci offre la possibilità di colmare questo gap di conoscenze: ora dipende da ognuno di noi se impegnarci o meno in questa lettura/studio che è propedeutica ad un buon servizio al Malato come persona che, quando siamo stati abilitati alla professione medica, ci eravamo moralmente impegnati a rispettare e salvaguardare.

Ma Multidisciplinarietà in Medicina è stata arricchita con un’altra sorpresa: nonostante le sue qualità specialistiche, ha nel contempo un taglio olistico che, nonostante possa scandalizzare qualcuno, anticipa il futuro e unisce saldamente e indissolubilmente la Medicina Moderna alla Moderna Omeopatia.
È ora di smetterla di perseguire acriticamente e irrazionalmente “pre-giudizi” che non hanno nulla a che vedere con la vera metodologia di indagine scientifica, mentre sono giustificati esclusivamente da interessi personali di economia e di potere, quando non sono la conseguenza di pura e miope ignoranza.
Giustamente, la Dr.ssa Gasparini inserisce l’Omeopatia tra le Scienze Biomediche e dimostra che l’Omeopatia da una parte viene spiegata proprio dalle scoperte scientifiche biomediche di questi ultimi decenni e dall’altra integra meravigliosamente e addirittura contribuisce a spiegare con una nuova chiave di lettura proprio le scoperte suddette. L’Autrice, quindi, mette a confronto il sapere scientifico più recente della Medicina Moderna con le basi teoriche delle conoscenze omeopatiche, basi teoriche però, non dimentichiamolo, che sono avvalorate e dimostrate da 2 secoli di esperienza clinica con milioni di casi clinici guariti in tutto il mondo. Solo l’interesse personale, il pregiudizio e/o l’ignoranza può non valorizzare tutto questo.

Che si voglia o meno, alla luce delle più moderne acquisizioni scientifiche inerenti le scienze biomediche, la Medicina Omeopatica va considerata parte specialistica integrante della Medicina del Futuro e, come spiega abbondantemente la Dr.ssa Gasparini, dovrebbe essere sempre usata come primo approccio terapeutico, grazie alla sua efficacia e innocuità, nella pratica medica ambulatoriale e ospedaliera.
Sono certo che questo connubio caratterizzerà la vera Medicina del Futuro, anche se sono cosciente che ci sono ancora alcuni scogli da superare e che, molto probabilmente, potrebbero venir superati secondo le previsioni fatte cent’anni fa dal fisico tedesco Max Planck, premio Nobel nel 1918. Interpellandosi sulle previsioni inerenti l’utilizzo futuro della fisica quantistica, che ai suoi anni era molto osteggiata dai fisici tradizionalisti, nel suo libro La Filosofia della Fisica egli ha scritto: “Nelle Scienze, una verità nuova non arriva mai a trionfare convincendo gli avversari e portandoli a vedere la luce, ma piuttosto perché alla fine quegli avversari muoiono e matura una nuova generazione a cui quella verità è familiare”.

In fin dei conti, ora che ci penso, non escluderei la possibilità che la lettura di Multidisciplinarietà in Medicina possa avere anche quest’ultimo auspicabile pregio: acculturare gli “avversari” affinché non muoiano, ma entrino a pieno titolo nella “nuova generazione” dei Medici del Futuro.



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