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Il dilemma di Milano: meglio il cibo sano o una nuova autostrada?

Fonte: Valori (Rivista)


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I lavori della nuova Tangenziale esterna condanneranno a morte la filiera corta del pane di Spiga & Madia

I lavori della nuova Tangenziale esterna condanneranno a morte la filiera corta del pane di Spiga & Madia. Il distretto di economia sociale della Brianza fa ricorso alla Commissione europea. Con una motivazione originale: il valore preminente della sicurezza alimentare.

Se questa vicenda avrà un lieto fine darà concretezza al sogno di chi crede nella sicurezza alimentare, nella tutela del territorio, nel diritto al cibo sano. Ma per ora la realtà è tutt’altra: una striscia di asfalto, larga otto corsie, lunga 32 chilometri con sei svincoli e altrettanti caselli, che sorgerà su un’area agricola rara e preziosa con il serio rischio di cancellare uno dei più ambiziosi progetti di ricostruzione di filiera corta del pane. La (flebile) speranza di cambiare le cose è legata a un ricorso che potrebbe creare un precedente storico.

Asfalto al posto del grano bio
Nel Parco agricolo Sud Milano è attivo da quasi cinque anni il progetto Spiga & Madia, nato per produrre, attraverso un originale sistema di “coproduzione” tra consumatori, agricoltori e fornai, pane di alta qualità, da agricoltura biologica, a prezzi altrove impensabili. L’area scelta sembrava ideale per l’esperimento: è a pochi chilometri da Milano (a Caponago), è molto fertile e in loco si può trovare tutto il necessario per creare una filiera a chilometro zero. Ma su quell’area dovrà passare la nuova Tangenziale esterna (Teem) e, sui terreni coltivati a grano, sarà costruita la rotatoria per collegarla all’autostrada A4.

Le decine di chilometri della Teem – oltre ai 32 di autostrada da Agrate Brianza a Melegnano, ci sono anche 38 km di nuove strade ordinarie e 15 di riqualificazione di arterie esistenti – è considerata “opera infrastrutturale per lo sviluppo strategico del Paese”, tanto da essere stata inserita nella Legge obiettivo, che permette di derogare alla legislazione ordinaria.

Per i suoi ideatori (un consorzio composto da Provincia di Milano, Benetton, Gavio, Intesa San Paolo, Impregilo, Pizzarotti, Coopsette, Cmb, Unieco e Cmc), servirà a decongestionare l’attuale Tangenziale Est permettendo di passare dalla A1 alla A4 bypassando Milano. Ma in parecchi dubitano dell’utilità dell’opera. «La Teem non ridurrà il traffico della Tangenziale Est, che è usata quasi esclusivamente per andare da una parte all’altra di Milano», spiega Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia.

A sostegno della sua tesi, un calcolo degli stessi committenti: in quel rapporto, per di più stilato prima della crisi economica, la nuova Teem ridurrebbe di appena il 7% il traffico dell’attuale tangenziale. Troppo poco per un’autostrada che, già sulla carta, promette di essere tra le più costose: 80 milioni di euro al chilometro. Tra l’altro i primi lavori stanno partendo anche se è stato reperito solo il 20% dei due miliardi necessari a completarla. Il sospetto che questo costringa la Cassa Depositi e Prestiti a intervenire è concreto. «Sarebbe comunque una follia – osserva Di Simine – bloccare risorse bancarie per un’opera inutile mentre centinaia di imprese falliscono per mancanza di liquidità».

Un’istanza inedita
A queste motivazioni, si uniscono quelle delle 600 famiglie del progetto Spiga & Madia, che hanno deciso di tentare un ricorso originale: invece di contestare i criteri di esproprio dell’area coltivata a grano, hanno preferito invocare il diritto al cibo sano. Rivolgendosi, per il ricorso, a un pool di avvocati e professori universitari, coordinati da Domenico Monci, docente di Diritto ambientale all’università del Molise. «Un ricorso a più tappe», spiega Monci. Con un destinatario di alto livello: la Direzione generale Ambiente della Commissione europea, l’organismo che, nella Ue, ha competenza sulla legislazione ambientale e alimentare. «La nostra speranza è che chieda chiarimenti alle istituzioni nazionali coinvolte (ministero delle Infrastrutture, Cipe, Regione Lombardia) e verifichi se sono state ignorate le esigenze delle popolazioni locali, in violazione della Convenzione di Aarhus».

Quattro i punti su cui pone l’accento l’istanza inviata a Bruxelles - che Valoriha potuto visionare in assoluta anteprima: oltre ai dubbi sull’effettiva utilità dell’opera, contestata persino da 34 dei Comuni dell’area, che avevano proposto un progetto alternativo, si denuncia la violazione del diritto di accesso al cibo sano. «Una motivazione praticamente inedita in Europa – spiega Monci –ma sostenuta da importanti basi legali. Non solo per il principio di precauzione sancito dall’articolo 191 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, ma anche per le regole già in vigore nella Ue con il regolamento 178/02 sulla sicurezza alimentare».

Accanto a questo, viene sottolineato il danno alle colture biologiche e a produzioni agricole di pregio (la Teem, si legge nell’istanza, è «capace di alterare in maniera irreversibile le condizioni attuali dell’area e privarla delle sue peculiari qualità agronomiche e ambientali») e il concreto pericolo per la biodiversità del territorio: «La proprietà agricola impiegata nel progetto Spiga & Madia è allocata in uno dei residui corridoi ecologici esistenti nella Brianza». «Se, come speriamo, la DG Ambiente aderirà alle nostre motivazioni – commenta Monci – potremo chiedere al Tar di bloccare l’opera e al tempo stesso avremo creato un precedente epocale: avremmo dimostrato che il diritto al cibo sano non può essere sacrificato sull’altare degli interessi delle lobby industriali».

ALTRO CHE TEEM: 34 COMUNI SOSTENGONO IL RAPPORTO “POLINOMIA”
A mettere in dubbio l’utilità della Tangenziale esterna non ci sono solo ambientalisti e sostenitori dell’agricoltura biologica. 34 comuni lombardi, situati tra la BreBeMi (l’autostrada di collegamento tra Brescia, Bergamo e Milano) e la nuova Teem hanno commissionato all’istituto Polinomia uno studio sui vantaggi dell’opera e sulle possibili varianti. Obiettivo: dimostrare che la Teem è tutt’altro che indispensabile e che si possono decongestionare le arterie esistenti in modo ben diverso. «Non esiste a tutt’oggi alcuna evidenza tecnica, asseverata da studi e valutazioni redatti secondo gli standard correnti, dell’effettiva rispondenza della Teem alle numerose e rilevanti problematiche del sistema di trasporto interessato».

Il rapporto “Polinomia” propone quindi soluzioni alternative: il potenziamento delle ferrovie regionali, soprattutto nelle tratte comprese tra 35-40 chilometri dal centro di Milano; la riorganizzazione della rete di trasporto pubblico extraurbano; la razionalizzazione della rete stradale esistente; una revisione dei criteri di gestione del traffico; lo sfruttamento di aree industriali dismesse connesse alla rete di trasporto pubblico. «Se 34 Comuni, enti pubblici di prima istanza, concordano su un piano alternativo – commenta l’avvocato Monci – si conferma in modo inequivocabile che un’alternativa alla Teem è concreta e attuabile».



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