Omeopatia

Miasmi. Il percorso storico della Psora in Omeopatia

Fonte: Il Medico Omeopata


CATEGORIE: Omeopatia

hahnemann

La psora è stata posta da Hahnemann alla base della metodologia omeopatica ed è in questa veste che ci viene tramandata. Ma cosa intendeva l'ideatore dell'Omeopatia con questo termine? Il significato di questo termine è andato incontro, nel corso dei secoli, a numerose modifiche concettuali, rappresentando un contenitore che di volta in volta veniva colmato con un significato differente.

 

Fino a quando Hahnemann, aiutato in questo da un grande lavoro di ricerca e di riordinamento delle conoscenze del tempo, ha cerca di fornire una risposta certa e definitiva alla questione. Ripercorrere il cammino culturale compiuto da Hahnemann permette di apprezzarne maggiormente il grande intuito scientifico e di meglio approfondire alcune inesattezze concettuali, inevitabili per uno studioso di quel periodo, legate proprio al significato che ha assunto negli anni il termine psora in ambito dermatologico.

 

Un farmaco omeopatico, ben prescritto sull'insieme dei sintomi, non impedisce a una malattia cronica di evolvere nel tempo, a meno che non venga scelto tra quelli che riescono a incidere profondamente sulla psora. A questa importante conclusione Hahnemann giunge negli anni 1816-1817, dopo una faticosa ed estenuante riesamina sperimentale del criterio di similitudine. I risultati di questa ricerca saranno comunicati solo dieci anni dopo agli allievi più fidati, e solo nel 1828 pubblicati nella prima edizione del Trattato delle Malattie Croniche.

 

La psora, infatti, ha una natura miasmatica cronica, ed è responsabile della maggior parte delle malattie evolutive non veneree  essa è legata a una pregressa eruzione pruriginosa, spesso non ricordata dal paziente, che si manifesta a seguito di una infezione.

 

Nella traduzione in inglese notiamo come i termini psora e itch (prurito) coincidano strettamente, così come nella versione originale in tedesco (kraetze che sta per itch). Secondo Hahnemann l'origine del miasma risale a una fonte unica, denominata lepra. La caratteristica fondamentale di questa malattia è il prurito voluttuoso, il quale si accompagna a vistose eruzioni della pelle. Essa è descritta dallo stesso Mosè con il termine garab, e tradotta dagli Alessandrini come psora agria, che nel latino volgare assume l'accezione di scbes Jugis, o anche scabies secondo Cicerone. La diffusione della psora nell'antichità è testimoniata dagli autori Graci e ripresa da quelli Arabi, ino ad arrivare al Medio Evo, quando, sempre secondo Hahnemann, assume temporaneamente la forma della erisipela maligna, o fuoco di Sant'Antonio. Dalle Crociate in poi, con le migliori abitudini igieniche importate dall'Oriente, le manifestazioni cutanee assumono forme sempre meno rilevanti, a discapito di un approfondimento della malattia all'interno dell'organismo.

 

Questa forma di derivazione, tipica della psora, spiegherebbe anche il motivo per il quale la facile soppressione cutanea (ad opera delle applicazioni locali con zolfo, rame, zinco e mercurio, tra i più importanti) comporti l'insorgenza di disturbi interni ben peggiori, la cui natura evolutiva è testimoniata dalla infinita nosologia delle malattie conclamate. A tal proposito Hahnemann cita la Dissertatio de damno ex scabia repulsa, scritta da L.C. Juncker nel 1750, nella quale si evidenziano le sequele morbose della soppressione della psora, qui citata con il sinonimo di scabbia. Tra gli altri autori sono citati personaggi del calibro di Hoffmann, Morgagni, Camerarius, Ramazzini e Bartolino.

 

La psora riconosce, dunque un contagio, una fase di incubazione (di circa due settimane) e una manifestazione primaria a livello cutaneo. La soppressione, o anche la remissione spontanea della forma esterna, comporta una fase di latenza dell'agente miasmatico, il quale persiste all'interno dell'organismo e determina una sintomatologia, spesso ricorrente, di tipo funzionale. In base alla costituzione dell'individuo la psora latente progredisce fino ad arrivare a manifestazioni patologiche conclamate (psora secondaria), che rappresentano l'epifenomeno del processo evolutivo e si evidenziano in forma cronica lesionale (tumori, degenerazioni, etc.).

 

I termini usati da Hahnemann per descrivere le caratteristiche fondamentali della psora, sia sotto l'aspetto epidemiologico che sotto quello formale, fanno parte del bagaglio culturale medico del suo tempo. Nel bene e nel male, la descrizione del modello patologico e la terminologia inserita nel contesto della psora risentono fortemente delle impostazioni e delle conoscenze proprie alla medicina del XVIII e XIX secolo. Alcune accezioni, oggi del tutto dimenticate, mettono in luce una confusione nosologica della dermatologia, il cui riflesso si riflette soprattutto nell'ambito dell'omeopatia, che pure alcuni di questi termini ha mantenuto. Anzitutto la nozione di miasma.

 

In un opuscolo comparso nel 1842, G. Nicolucci distingue nettamente i miasmi dai contagi. I contagi sono dovuti ad agenti morbosi che si trasmettono per contatto mediato o immediato da un individuo a un altro, in qualunque stagione e in ogni luogo, mentre i miasmi altro non sarebbero se non esalazioni da sostanze organiche in putrefazione, le quali, miste all'aria, trasmettono malattie specifiche (in particolari luoghi e in particolari stagioni).

 

Miasma sarebbe, dunque, un agente trasmissivo non contagioso, un esempio del quale può essere espresso dalla malaria. Tra i contagi, invece, troviamo la sifilide, le malattie esantematiche e la psora [ ]. Lo stesso Nicolucci si sofferma sulla origine dei contagi e afferma che derivano da un solo archetipo, di cui tutti gli altri non sono che altrettante modificazioni, come enunciato dal nostro Hahnemann. A sostegno di queste affermazioni giungono in soccorso il Puccinotti (Patologia induttiva, libro II, capitolo VIII, § 1), Sprengel, Thiene, Swediaur e vari altri, per i quali l'archetipo fondamentale sarebbe proprio la lepra.

 

Tutti i contagi pertanto, si riducono a uno solo, ossia alla lepra modificata. Ma cosa intende, con questo termine, la dermatologia antica? Seguendo Cazenave [ ], allievo del Biett, la prima menzione sulle malattie della pelle si trova nel Pentateuco di Mosè, libro del Levitico (come accennato da hahnemann), dove si ordina di separare dagli altri le persone colpite dalla tsarath o garab. Mille anni dopo, Erodoto afferma che tale consuetudine è stata tramandata agli Ebrei dagli Egizi. I Settanta hanno tradotto la parola tsarath nel greco lepra, che in latino diventa scaber, ossia un'affezione squamosa e superficiale della pelle (passata alla storia come scabbia).

 

Lo stesso Ippocrate parla di eruzioni cutanee diverse, riconducibili a poche denominazioni lepra (lebbra), ywra (psora), IhceineV (lichen), exanqhmata (esantema), erusupela V (erisipela). La lepra sottintende tutte le lesioni squamose, compresa la nostra psoriasi [ ] (o lepra graecorum secondo la classificazione dl Willan). Il termine psora, invece, traducibile in latino con asperitas, è inteso da Ippocrate come l'insieme delle eruzioni secche, tra cui l'eczema, il prurigo (itch e kraetze nelle versioni inglese e tedesca del Trattato delle Malattie Croniche di Hahnemann), lichen e impetigo.

 

Secondo una visione storiografica, dunque, la lepra coincide con la scabbia (il cui termine non sta a significare il parassitismo degli acari, bensì l'insieme delle superfici cutanee a carattere squamoso), mentre la psora corrisponde alle lesioni cutanee secche (eczema, crosta lattea o dermatite seborrica, tigna, rogna e anche herpes). Solo in questo modo riusciamo a comprendere il vero sinificato dell'archetipo citato da Hahnemnn e Nicolucci, secondo i quali il miasma psorico, evoluzione della lepra, sarebbe all'origine di numerose manifestazioni patologiche. Né deve trarre in inganno il termine, il quale non sottintende la lesione tubercolare da bacillo di hansen (come noi la conosciamo), in quanto quest'ultima assume la denominazione di elefantiasi (dei Greci, degli Ebrei e degli Arabi), fino a tutto  il  XIX  secolo.  L'elefantiasi, infatti, è  in grado  di  alterae  l'intera economia dell'individuo, come afferma Celso nel terzo libro della sua opera (capitolo XXV).

 

Soffermiamoci sull'eczema. I sinonimi utilizzati dal Cazenave sono piuttosto esplicativi herpes miliaris, scabies miliaris, crusta lactea, lichen ferox. L'etimo greco, ekxew, traducibile in latino con effervesco, è utilizzato dal Willan per descrivere tutte le affezioni cutanee che conseguono a una iniziale eruzione vescicolare, allo stesso modo con il quale Hahnemann evidenzia la sinotmatologia della  psora  primaria.

 

Il  significato  dal  termine  è  implicito  nella  dottrina  umoralista  ed  è ingegnosamente spiegato da Ezio, per il quale il calore interno espelle gli umori attraverso la superficie del corpo, come l'ebollizione dei fluidi da un recipiente (effervesco in latino). La conseguenza sintomatologica sarebbe espressa dalla minuta eruzione vescicolare sopra la cute infiammata, dalla copiosa essudazione che talvolta l'accompagna e dal lamento continuo dei malcapitati pazienti per l'intenso dolore bruciante.

 

Ecco il motivo per il quale gli antichi, rimanendo impressionati dal fuoco sacro del prurito, hanno lasciato ai posteri il termine psora, che in questo caso è sinonimo di eczema. Per quanto concerne l'herpes, considerato da Willan una eruzione vescicolare, va sottolineato che il termine deriva dal greco erpein (in latino serpere, serpinare, da cui il termine sepigo) probabilmente è a questo che siriferisce Hahnemann quando parla del periodo di incubazione della psora primaria (due settimane circa), con la remissione spontanea che lo caratterizza e la fase di latenza che ne consegue.

 

BIBLIOGRAFIA

1 Hahnemann S. The Chronic Diseases, their peculiar nature and their homoeopathic cure. Translated from the second enlarged german edition of 1835, by L.H. Tafel, with annotation by R. Hughes, edited by Penberton Dudley. B.Jain Publishers Pvt. Ltd, New Delhi pp.5.
2 Hahnemann S. Organon dell'Arte del Guarire. Traduzione di G. Riccamboni sulla VI edizione dal tedesco. Red/studio redazionale, Como § 80-81.
3 Nicolucci G. Saggio intorno i miasmi e i contagi, in Cenno topografico de luoghi paludosi emiasmatici del regno di Napoli. Tipografia del Filatre - Sebezio, Napoli pp. 15.
4 Cazenave A., Schedel H.E. Abrégé pratique des Maladies de la Peau. Béchet Jeune, libraire de la Faculté de Médicine, Paris, 1838 pp. XIV, § 2.
5 Wilson E. Lectures on Dermatology, delivered in the Royal College of Surgeons of England. J. &
6 A. Churchill, New Burlington Street, London, 1873 pp. 218.



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