Omeopatia
17/05/2010
Anche i topolini sono sensibili alle medicine omeopatiche
Fonte: lastampa.it
A seguito della dichiarazione di alcuni medici inglesi della British Medical Association che contestano le Basi scientifiche dell'omeopatia cominciamo con questo articolo una serie di interviste ad autorevoli esponenti della ricerca scientifica di base in omeopatia.
L'occasione nasce dalla recente pubblicazione, sull'autorevole rivista
scientifica Psychopharmacology, di un importante lavoro sull'omeopatia a
firma di ricercatori dell'Università di Verona. Nell'ambito di una
ricerca portata avanti da più di tre anni, si dimostra che alte
diluizioni di un medicinale omeopatico (Gelsemium sempervirens) sono
capaci di modulare i comportamenti e le risposte emozionali di topi di
laboratorio. L'indagine ha dimostrato che il Gelsemium riduce l'ansietà
e la paura, in un modo
quantitativamente comparabile ai normali farmaci ansiolitici, ma senza
provocare alcun disturbo da sedazione (come invece fa il buspirone in
quel sistema sperimentale). L'effetto si è visto anche con diluizioni
altissime del medicinale, fino alla 30a diluizione centesimale.
Abbiamo intervistato l'autore, il Prof. Paolo Bellavite docente di Patologia Generale presso l’Università di Verona, dove tiene anche il corso elettivo “Introduzione alla Conoscenza delle Medicine Complementari”. La ricerca sua e del suo gruppo ha riguardato gli aspetti cellulari, molecolari e farmacologici dell'infiammazione con particolare riguardo ai radicali liberi, ai fagociti, ai leucociti basofili alle piastrine. È autore di oltre 210 pubblicazioni scientifiche in extenso, di cui 114 riportate da PubMed dell’U.S. National Library of Medicine (Medline), e di 8 libri di cui l’ultimo è “La Complessità in Medicina” (Tecniche Nuove, Milano 2009).
Qual è il significato della pubblicazione di questo suo lavoro
su una rivista con buon impact factor?
Significa aver finalmente aperto uno spazio per l’omeopatia nel mondo
della farmacologia. Inutile dire che prima di arrivare a pubblicare
questo risultato abbiamo avuto difficoltà persino a far accettare l’idea
che questa fosse “farmacologia”
Come si è svolto sinteticamente questo lavoro?
Si è svolto in tre anni di lavoro, dopo uno
screening di alcuni medicinali alla diluizione/dinamizzazione 5CH si è
concentrata l’attenzione su Gelsemium sempervirens (Gelsemium s.) i cui
effetti sono stati testati in diversi contesti sperimentali e
diluizioni/dinamizzazioni differenti con i topi di ceppo ICR-CD1. I topi
di controllo sono stati trattati con Ethylicum (veicolo) mentre i
farmaci allopatici utilizzati sono stati il Diazepam o il Buspirone
nella stessa soluzione idroalcolica (0,3%), soluzione usata per diluire e
dinamizzare i medicinali omeopatici. Le prove sono state approvate dal
comitato etico ed eseguite con soluzioni codificate e controlli in
doppio cieco. Sono stati osservati effetti statisticamente significativi
di Gelsemium sempervirens alle diluizioni/dinamizzazioni 5CH, 7CH, 9CH e
30CH in diversi "sintomi" comportamentali convenzionalmente assimilati
alla presenza di ansietà, come il tempo trascorso nello spazio aperto
del test di Light-Dark, il numero di passaggi attraverso un foro tra due
compartimenti la tendenza a spostarsi verso il centro dell’Open Field. In conclusione, il Gelsemium s. in varie diluizioni
comprese quelle oltre il numero di Avogadro-Loschmidt, ha dato risultati
molto consistenti in questi modelli, in cui si sono rilevate
diverse sensibilità ai diversi test a seconda del setting sperimentale.
Da quanto tempo si occupa di ricerca nell'ambito della medicina
omeopatica?
Dal 1989, anno della caduta del muro di Berlino
Quali sono le sue considerazione a favore della medicina
omeopatica e come vede il suo futuro?
Si tratta di un metodo terapeutico aperto alla visione sistemica della
vita e dell’essere umano. Il metodo di ricerca del “simile” è
attualmente l’unico che consente di avvicinarsi alla modulazione
farmacologica di tutti i livelli in cui si esprime quella perturbazione
dell’omeodinamica che per convenzione chiamiamo “malattia”. Non può e
non deve contrastare con la terapia eziologica né con la terapia
chirurgica, né con la terapia soppressiva se quest’ultima è necessaria
in caso di urgenza o per malattie particolarmente gravi e/o concentrate
su un livello ben definito di patologia.
Da scienziato come vede il dibattito e la forte detrazione nei
confronti della medicina omeopatica?
Da scienziato proprio non lo capisco, lo capisco da filosofo
della scienza o da osservatore di come vanno le cose umanamente
parlando, che sono spesso influenzate da criteri che con la scienza
hanno veramente poco a che fare.
Il Prof. Paolo Bellavite si è laureato in Medicina e
Chirurgia presso l’Università di Trieste nel 1976 con 110/110 e lode,
specializzato in Ematologia Clinica e di Laboratorio nel 1979. Nel
1987-1990 ha conseguito il Master in Biotecnologia presso l’Università
di Cranfield (Inghilterra) e nel 2001 ha conseguito il Diploma del Corso
di Perfezionamento in Statistica Sanitaria e Epidemiologia Clinica
presso l’Università di Verona. Negli ultimi anni si è occupato anche di
epistemologia, storia della medicina, ricerca in omeopatia e medicina
complementare. È tra i fondatori dell'Osservatorio per le Medicine
Complementari, iniziativa da lui promossa nel 1997 e recepita
dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri e dall’Università
di Verona. È stato membro della Commissione Ministeriale per i
medicinali omeopatici ed è delegato della Regione Veneto al tavolo
tecnico interregionale sulle medicine complementari.
Articoli di Alberto Magnetti
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