Omeopatia

10/05/2010

Cos’è un medicinale omeopatico e cos’è un complesso omeopatico? Che differenza c’è tra complessismo ed Omeopatia?

di Pietro Gulia

Fonte: Il Granulo


CATEGORIE: Omeopatia

Medicinale omeopatico è una singola sostanza, tratta dal regno animale, vegetale, minerale o di sintesi, ben identificata;
• che sia stata preparata secondo un procedimento proprio descritto nelle farmacopee omeopatiche consistente in successive ed alternate diluizioni (su scala decimale, centesimale o cinquantamillesimale) e succussioni;
• che sia stata sottoposta a sperimentazione a dosi non tossiche su soggetti sani al fine di evidenziare i sintomi specifici e transitori che è in grado di indurre negli sperimentatori (sintomi patogenetici) e, di conseguenza, di curare quando somministrata secondo la legge dei simili.
Un medicinale omeopatico in senso stretto è, pertanto, monocomponente o unitario cioè contiene un solo componente, è commercializzato con il nome latino della pianta (Arnica montana, per esempio), animale (Apis mellifica), minerale (Natrum muriaticum) con cui è stato preparato; sull’etichetta non sono riportate indicazioni terapeutiche.
Un medicinale omeopatico complesso contiene più componenti, anch’essi derivati dal mondo animale, vegetale, minerale o di sintesi;
- sottoposti a diluizione e succussione;
- ma, non è stato sottoposto, nella formulazione con cui è presentato, a sperimentazione secondo le regole della sperimentazione farmacologica omeopatica, anche se ciascuno dei componenti può esserlo stato;
- è commercializzato con nomi di fantasia o con delle sigle composte di lettere e numeri.
Spesso, si forniscono indicazioni terapeutiche per i singoli complessi: uno è utile per l’influenza, un altro per la tosse, un altro per i sintomi allergici, un altro per il mal di testa e così via.
Quindi, di per sé, il medicinale omeopatico complesso non è propriamente un medicinale omeopatico: perdonate il bisticcio di parole e confrontate attentamente le due definizioni per notare quali siano le differenze.
La legislazione italiana e le direttive europee, però, danno del medicinale omeopatico una definizione basata soltanto sulla tecnica di produzione: qualsiasi medicinale che contenga componenti sottoposti a diluizione e succussione può definirsi omeopatico. Sotto quest’aspetto, pertanto, è legittimo l’uso dell’aggettivo omeopatico nelle etichette dei complessi: è un’imprecisione conseguenza delle manchevolezze delle disposizioni legislative in materia.
Dalle differenze di nascita – per così dire – conseguono anche differenze nell’utilizzo delle due diverse categorie di medicinale omeopatico.
Esempio: se un medico omeopata (prescrittore di medicinali unitari cioè contenenti un solo componente) visita per la prima volta un bambino che soffre d’otite-adenoidite-tonsillite ogni 20 giorni, con ricadute non appena sospenda antibiotici e gli altri farmaci convenzionali, esaminato il bambino, dopo aver ipotizzato e formulato una diagnosi clinica convenzionale più accurata possibile, deve indagare le modalità dei suoi disturbi (cambiamenti orari dei sintomi, peggioramento o miglioramento in ambiente caldo o freddo o con bevande calde o fredde e così via); deve considerare se ci sono eventuali affezioni di altri organi e apparati; deve cercare e valutare sintomi e segni della reattività sistemica fisica, come si comporta il bambino, che umore ha e qualsiasi altra manifestazione psico-affettiva significativa. Dopo aver svolto questa indagine, deve selezionare i sintomi e segni che giudica più peculiari e descrittivi del bambino, non solo della sua gola, del suo naso o del suo orecchio e, come atto conclusivo, prescrivere un solo medicinale, unitario monocomponente, per cercare di guarire il bambino dalle sue continue ricadute. Il compito del medicinale unitario prescritto è quello di stimolare la capacità reattiva complessiva e di favorire un riequilibrio delle funzioni perturbate.
Questa sommariamente descritta procedura clinica è tipica dell’omeopatia: implica una lunga formazione e preparazione da parte del medico, una visita accurata, buona conoscenza della farmacologia omeopatica, capacità d’analisi e sintesi.
D’altro canto se, visitato il paziente, fatta una diagnosi, il medico decide di utilizzare un medicinale complesso, tra quelli in commercio ne sceglie uno che contiene molti componenti dei quali si sa che uno o due sono più spesso usati da soli se c’è febbre (per esempio Belladonna + Aconitum + Bryonia), uno o due o tre che si prescrivono da soli più spesso quando c’è un’infezione delle tonsille (per esempio Baryta carbonica + Lachesis + Phytolacca), uno o due quando le tonsille hanno anche le placche e così via (Mercurius + Hepar).
In tal modo, non si fa una terapia personalizzata sui sintomi peculiari del paziente. E’ probabile che, se il medico ha scelto bene dal Prontuario il complesso giusto, la prima volta funziona e forse anche la seconda, e forse anche alla quinta volta.
Il trattamento con medicinali complessi, che non corrisponde alla logica omeopatica dell’individualizzazione, non mira a stimolare la reattività dell’intero organismo e a rafforzarlo, ma a far sparire temporaneamente i sintomi più evidenti.
Se il paziente è un adulto che ha un po’ di pressione alta, comincia ad avere qualche disturbo di prostata (come si dice popolarmente) ed anche un po’ di reumatismi, il medico complessista gli prescriverà un complesso per la pressione alta, uno per i dolori reumatici ed un terzo per i disturbi prostatici: uno per disturbo o malattia, con notevole spesa per il paziente.
Ultima importante differenza:
il medicinale omeopatico unitario non può essere oggetto di brevetto industriale. Nessuno ha brevettato la Belladonna o l’Arnica o il Sulphur e, verosimilmente, mai potrà farlo;
il medicinale omeopatico complesso è di norma brevettato dalle ditte produttrici, può essere da esse presentato come “specialità”, in quanto a marchio registrato, e costituisce parte preminente ed essenziale degli utili realizzati, legittimamente, dalla casa produttrice.
Compreso tutto quanto sopra esposto, è bene chiarire che il medico che prescriva complessi non è un impostore o un imprudente: la sua prescrizione, fatta secondo scienza e coscienza, con prudenza, perizia e diligenza, è del tutto legittima. Deve essere chiaro, però, sia al medico sia al paziente, che non si sta facendo una terapia omeopatica, ma solo l’utilizzo di più medicinali diluiti e sottoposti a succussioni, mescolati insieme. Il paziente ha diritto ad essere correttamente informato sulla tipologia, modalità e finalità della prescrizione in modo da potere esprimere il suo consenso informato.
D’altra parte, può verificarsi l’evenienza che un medico omeopata accreditato decida che per un particolare paziente, in un certo momento, possa essere utile somministrare un complesso: ciò può accadere, per esempio, quando si visita per la prima volta un paziente con grave malattia organica, in fase molto avanzata, con compromissione della funzionalità e dell’anatomia di uno o più organi e, a complicare le cose, che sia sotto trattamento convenzionale plurifarmacologico, probabilmente senza riceverne adeguati benefici e con comparsa di gravi effetti collaterali. E’ una condizione che rende difficilissimo, se non impossibile, un iniziale trattamento omeopatico vero e proprio, cioè basato su diagnosi e terapia individualizzata con un medicinale omeopatico unitario. Anche in questo caso è obbligatorio informare il paziente del tipo di trattamento che s’intende somministrare.
Nella realtà quotidiana si verifica, non di rado, che una prescrizione complessista, fatta dal medico o consigliata dal farmacista, venga scambiata per cura omeopatica: di fatto, non lo è. Diverso è il caso di quei personaggi che, millantando essere omeopati senza aver neppure conseguito la laurea in medicina, prescrivono medicinali omeopatici unitari e/o complessi: costoro compiono il reato penalmente perseguibile d’esercizio abusivo della professione medica. Come di recente (settembre 2007) confermato dalla Suprema Corte di Cassazione, solo medici laureati, abilitati ed iscritti agli Ordini dei Medici Chirurghi, sono autorizzati ad esercitare l’omeopatia e a prescrivere medicinali omeopatici.
Ci auguriamo che coloro che avranno letto questo articolo abbiano qualche informazioni in più per poter scegliere con consapevolezza e, soprattutto, che abbiano compreso che un trattamento con medicinali omeopatici complessi non è un trattamento omeopatico!



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