Omeopatia

'Salvata dall'altra medicina dico no alla persecuzione'


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ROMA - Ha deciso di parlare e di raccontare, anzi di raccontarsi, soltanto perché, dice, "quello che sta succedendo in Italia è drammatico, c'è il rischio che nove milioni di persone che da anni si curano con l'omeopatia non possano più farlo, perché nuove regole sempre più restrittive metteranno al bando giorno dopo giorno i medicinali non ufficiali; e tutto questo non in nome della verità scientifica ma per favorire le industrie farmaceutiche".

E' un vero j'accuse quello di Giulia Maria Crespi, presidente del Fai, il Fondo per l'ambiente italiano, contro le nuove normative che dovrebbero sottoporre alle stesse sperimentazioni i farmaci allopatici e quelli omeopatici. Ne parla con la forza e la tenacia di chi da sempre lotta per difendere quei patrimoni dell'umanità che si chiamano ambiente, arte, cultura e natura.

"Conosco l'omeopatia da quasi 50 anni. Mi ha aiutato a sconfiggere malattie grandi e piccole. Con questa ho curato i miei figli, i miei nipoti, le persone che lavorano per me, e anche i miei cani. Funziona e non fa male. Perché tanto accanimento? Possibile che i nove milioni italiani che la utilizzano siano tutti cretini, me compresa...?".


Signora Crespi, è vero che l'incontro con l'omeopatia e con l'antroposofia le hanno cambiato la vita, anzi, il modo di vedere la vita?

"Sì, è così. C'è una data precisa. Quarantasette anni fa. Era un periodo non facile. Mio marito era morto, i mie due figli erano piccoli. Da poco, su indicazione di un noto pediatra milanese, avevo iniziato a curarli con l'omeopatia, una scelta davvero controcorrente in quegli anni. Una sera, ricordo, dovevo ricoverarmi per un piccolo intervento, non difficile ma doloroso. Mio figlio però aveva la febbre alta. Ero preoccupata e chiamai l'omeopata, il dottor Bargero, spiegandogli anche che dopo poche ore sarei dovuta entrare in clinica. Lui mi chiese rinviare l'intervento e di provare a curarmi per due settimane con i suoi rimedi. Tentai. Fu un successo e non ho mai più avuto bisogno di operarmi"


Negli anni lei ha poi dovuto affrontare battaglie ben più dure contro la malattia.

"Ho avuto il cancro. Prima al seno, poi all'anca. L'ho sconfitto cinque volte. La prima nel 1968. L'ultima, otto anni fa. Con l'aiuto di un grande luminare e caro amico, il professor Umberto Veronesi. E con la medicina antroposofica. Mi sono fatta operare, ho fatto alcuni cicli di radioterapia, alcune cure ormonali, ho sempre rifiutato la chemioterapia. Ma è alla Lukas Klinic di Basilea, clinica steineriana dove si cura il cancro con terapie alternative, con il vischio ad esempio, che ho capito come davvero ci si deve porre di fronte alla malattia, e quali sono i fattori che portano alla malattia. A cominciare da quello che mangiamo. E' stato a Basilea che ho deciso di occuparmi di agricoltura biodinamica, perché molto inizia da lì, dai veleni che ogni giorno ingeriamo, da quanto abbiamo avvelenato la Terra, l'acqua, tutto".


Dunque lei ritiene che ci debba essere un'integrazione tra medicina "ufficiale"e medicine "non convenzionali"?

"Ci sono malattie contro le quali l'omeopatia non può fare nulla. E' chiaro che se ho la broncopolmonite prendo gli antibiotici, o che per l'Alzheimer e la sclerosi multipla servono farmaci potenti. Ma ci sono le influenze, le allergie, i reumatismi, l'ansia, l'insonnia, i problemi di stomaco, e qui sì che i rimedi omeopatici funzionano. Infatti, proprio perché non sono antitetiche non capisco il riaffiorare ad ondate degli anatemi della medicina ufficiale".


A cominciare, signora Crespi, dal recente editoriale di Lancet, in cui si affermava che l'omeopatia ha soltanto un effetto placebo?

"Lasciamo stare Lancet. Come si può credere all'autorevolezza di una rivista scientifica che si è scoperto essere finanziata da una multinazionale delle armi? Come si può credere a chi vende strumenti di morte? Accettiamo poi che l'omeopatia agisca soltanto come effetto placebo. Se il malanno scompare non è meglio utilizzare un placebo che un farmaco chimico?"

Le nuove norme sono però una direttiva europea.
"Non mi risulta che in Francia, Inghilterra o in Germania esistano limitazioni. Io non chiedo che come in Svezia l'omeopatia venga sostenuta dal servizio sanitario nazionale. Almeno però lasciateci curare come vogliamo".



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