Omeopatia
08/07/2008
Medicina integrata: un'alleanza terapeutica per il miglior risultato
Secondo i più recenti dati Istat pubblicati nel 2007 e riferiti agli anni 2003-2005, le Medicine Complementari dimostrano una larga diffusione nella popolazione italiana (13,6%). Fra queste la più diffusa è l’Omeopatia (7%), seguita da Fitoterapia (3,7%) e Agopuntura (1,8%). Nonostante la lieve flessione generale del numero di utenti della medicina Omeopatica in Italia rispetto al 2000 (dall’8,2% al 7%), non si registrano cali di utilizzo dell’omeopatia nell’ambito dell’età pediatrica. L’Omeopatia appare maggiormente utilizzata nell’Italia del Nord e fra le classi sociali più alte. Omeopatia, Fitoterapia e Agopuntura sono state recentemente introdotte, come in molte altre Regioni, anche nel Piano Sanitario Regionale del Piemonte.
La comunità Medica si trova dunque di fronte ad un fenomeno che non può essere trascurato. Da qui alcune riflessioni.
L’atto medico, tra tecnologia, tecnica e strategie d’intervento, fa troppo spesso del paziente l’oggetto di un sapere specialistico e distante. L’arte medica è anche quell’umanità della medicina che non rinchiude il malato in gabbie nosologiche, metodologiche o in tecnicismi, ma attraverso l’umiltà, il sentire, l’empatia e l’amore comprende nella sua globalità la persona ammalata. La grande richiesta da parte della popolazione di Medicine non Convenzionali, altrimenti e più opportunamente definite Medicine Complementari, riflette in parte questo bisogno di sentirsi “accuditi” attraverso una Medicina emotivamente più “vicina”. Ciò può comportare in taluni casi pericolose estremizzazioni, se non rifiuto tout court della Medicina accademica da parte dei pazienti, con conseguenze pericolose come recenti fatti di cronaca hanno purtroppo dimostrato.
Diventano oggi indispensabili fra i diversi pensieri medici le occasioni interdisciplinari di confronto, dibattito, riflessioni sulla medicina come arte del curare nel senso del “prendersi cura” del malato nel significato più alto, nobile, globale. Tutto ciò senza dimenticare che l’asse portante della nostra professione è il “primum non nocere” senza pregiudizi o rivalità, nell’esclusivo e primario interesse della salute del paziente. Purtroppo il dibattito sull’omeopatia scivola talvolta lungo la china del dileggio, facendo leva sul fondamentalismo e l’integralismo di quella parte del mondo omeopatico che parla ancora con la lingua di ieri. Una simile atmosfera rischia di alimentare le incomprensioni, osteggiando l’approfondimento e l’analisi dei fatti. Gli omeopati che praticano la medicina integrata cercano un confronto reale, sulla clinica e sui temi della medicina moderna, lontano dal gioco delle parti. Come occasione di confronto, discussione, approfondimento segnalo qui il convegno “Omeopatia clinica e Pediatria: risorse Terapeutiche in Medicina Integrata”, nel quale saranno affrontate dal punto di vista della medicina integrata le IRR, le allergie, i disturbi del comportamento del bambino. L’evento, dedicato alla Pediatria, è organizzato dalla Società Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Pediatriche e dell’Adolescenza dell’Università di Torino, la FIMP e l’AReSS Piemonte (Torino, 11ottobre 2008, Centro congressi Torino Incontra). La SIOMI, della quale sono Consigliere Nazionale, nacque oramai dieci anni fa dall’associazione di medici dipendenti del SSN che intendono agire con questo spirito di integrazione, scambio, interdisciplinarietà e arricchimento culturale. Oggi l’omeopatia non può più essere intesa come“alternativa” alla medicina classica ma come un’opportunità in più, a fianco e complemento delle indispensabili conoscenze, rigore scientifico e metodologico della medicina del nostro secolo. I medici omeopati devono praticare la medicina omeopatica contestualmente alla medicina imparata all’Accademia, nello spirito della più ampia alleanza tra medicina classica e medicina omeopatica, senza trascurare nessuna opportunità terapeutica. La “medicina integrata”, promossa in Italia dalla SIOMI, prevede che il medico sia medico due volte, dovendo conoscere, saper applicare e saper scegliere tra medicina classica e medicina omeopatica, a seconda della situazione clinica che deve gestire.
“Il bambino sempre malato” è una situazione clinica nella quale la scelta dell’omeopatia può ottenere ottimi risultati. I bambini quando entrano nelle comunità (asili nido e scuola materna) passano molto spesso da uno stato precedente di benessere a uno di continue malattie intercorrenti. I genitori desiderano che il loro bambino guarisca immediatamente, in una sorta di “consumismo della salute”, senza lasciare tempo all’organismo di attivare la vis medicatrix naturae e, anzi, soffocandola con interventi spesso inadeguati ed eccessivi. Le cure omeopatiche danno prova di risultati affidabili se associate a una buona alimentazione, scelte con attenzione e somministrate al momento giusto e possono modificare la qualità della vita del bambino inserito in comunità, aumentarne la capacità reattiva, potenziare le difese immunitarie naturali riducendo quindi la suscettibilità ad ammalarsi, il consumo di farmaci e la spesa pubblica.
Altro campo, assai delicato, nel quale l’omeopatia può dare risultati sorprendenti è quello riguardante i disturbi del comportamento del bambino. Nella nostra epoca tecnologica e tecnocratica, che si pone come scopo e come fine un’esasperata ideologia del benessere e della competizione, i bambini sono assai vulnerabili. Sempre più spesso anche i bambini soffrono di crisi d’ansia, iperattività, insonnia, fobie, ossessioni. Nella nostra società il disagio soggettivo non può essere tollerato, la sofferenza deve essere eliminata, perlomeno neutralizzata e questi disturbi del vissuto emozionale trovano troppo spesso risposte nel trattamento con psicofarmaci, a volte anche quando non strettamente necessario. L’omeopatia, pur nascendo nell’ambito del discorso medico, si basa su una logica differente: per l’omeopatia il sintomo è talvolta una risorsa del soggetto, e come tale va compresa e non soffocata. Attraverso il sintomo in omeopatia s’intravede spesso un percorso che può consentire di giungere alla guarigione.
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