Omeopatia

La medicina integrata contro il dolore cronico


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Numerosi farmaci e trattamenti vengono in aiuto ai pazienti affetti da dolore cronico. A questi si affianca anche la cosiddetta medicina integrata, cioè Medicina Tradizionale Cinese (agopuntura), Omeopatia, Chiropratica e Osteopatia. Discipline che non possono essere utilizzare per curare tutte le patologie e tutti i tipi di dolore e che presuppongono sempre la formulazione di una diagnosi precisa. Ne parliamo con la dott.ssa Valentina Bellato, responsabile di Medicina Perioperatoria, Terapia Subintensiva e Terapia del dolore all'interno del Dipartimento di Anestesia e Terapia Intensiva Generale dell'Istituto Clinico Humanitas diretto dal dott. Giovanni Bordone.

 

Il terapista del dolore può avvalersi, oltre che dei farmaci e dei trattamenti più convenzionali, anche della medicina integrata. Che cos'è e quando può essere utilizzata?

“Oggi si parla di medicina integrata o complementare; il termine ‘alternativa' non è più ritenuto un termine adeguato in quanto sembrerebbe escludere la medicina convenzionale. I termini integrata o complementare permettono forse di comprendere meglio che questo tipo di cure affiancano e non si contrappongono affatto alla pratica medica occidentale. Non tutte le malattie possono essere curate da questo tipo di medicine e su questo punto è necessario fare chiarezza: di fronte a un quadro patologico di un certo tipo, di una determinata gravità e di rapida evoluzione, il medico deve essere in grado di scegliere il tipo di cura idoneo, avvalendosi delle tecniche diagnostiche e terapeutiche adeguate alla patologia. Per fare alcuni esempi: un addome con peritonite acuta va tempestivamente trattato chirurgicamente, così come un quadro settico (cioè con una infezione diffusa) va curato con gli antibiotici e una neoplasia deve essere rapidamente diagnosticata e curata con la medicina occidentale (trattamento chirurgico e/o chemio/radioterapia). La medicina integrata può affiancare le pratiche mediche moderne: ad esempio per ridurre la nausea e l'inappetenza o altri effetti collaterali indotti dalla chemioterapia; può accelerare il processo di guarigione o potenziare gli effetti dei farmaci e dei trattamenti convenzionali, permettendo a volte di ridurne il dosaggio; può ricaricare energeticamente e depurare l'organismo durante la convalescenza.

 

La medicina integrata può anche costituire la prima scelta di trattamento in molte patologie, ma non può mai essere la prima scelta di percorso diagnostico: devono in ogni caso essere fatti una precisa diagnosi e un inquadramento della malattia dal punto di vista occidentale. Come prima scelta, ad esempio, si può ricorrere alla medicina integrata per il trattamento delle cefalee, della fibromialgia (o sindrome fibromialgica, una sindrome caratterizzata da dolore muscolare cronico diffuso, associato a rigidità), del mal di schiena (lombalgie, sciatalgie), di alcune patologie dermatologiche, di insonnia e ansia/depressione, di sindromi vertiginose e acufeni (rumori che, sotto diversa forma – fischi, ronzii, fruscii – vengono percepiti in un orecchio, in entrambi o in generale nella testa), dei sintomi della menopausa o di disturbi ormonali femminili o endocrini in generale, dell'impotenza, dell'infertilità, di malattie degenerative osteoarticolari e reumatiche, di patologie neurologiche degenerative, dei traumi e dei loro postumi in quanto si riduce significativamente la componente dolore”.

 

Quali sono le medicine che vengono definite integrate?

“Direi che le più diffuse e utilizzate in Italia – e affermate anche per quanto riguarda l'insegnamento – sono la Medicina Tradizionale Cinese (che comprende l'agopuntura), l'Omeopatia, la Chiropratica e l'Osteopatia. Meno conosciute da noi sono la medicina Ayurvedica e la Fitoterapia (la cura con le erbe). Altre forme di medicina integrata sono ad esempio l'aromaterapia, i massaggi con gli olii essenziali, la terapia con gli oligoelementi, la gemmoterapia, l'iridologia, che vengono considerate di rinforzo alle principali”.

 

L'Ambulatorio di Terapia del Dolore di Humanitas

In Humanitas l'Ambulatorio di Terapia del Dolore guidato dalla dott.ssa Bellato è attivo due pomeriggi la settimana, il martedì e il giovedì dalle 15 fino alle 20 e si avvale attualmente della collaborazione di tre Medici Chirurghi (la dott.ssa Jana Balazova, la dott.ssa Cristina Dominoni e il dott. Ettore Ruggieri). “La nostra specializzazione – conclude la dott.ssa Bellato - è in Anestesia e Terapia Intensiva, con esperienza specifica sul dolore. Ci proponiamo la cura di tutti i tipi di dolore, compreso il cosiddetto dolore cronico benigno e non solo il dolore di tipo oncologico o postchirurgico. Trascurare il dolore, non arrivando a una diagnosi tempestiva o trattandolo in modo non adeguato, può pregiudicare la guarigione, può provocare una grave depressione e può diventare malattia a sé, causando al paziente rilevanti danni psicologici, socio-familiari e anche economici (in termini di continui accessi al Pronto Soccorso, numerose visite specialistiche di altro tipo, esami diagnostici, assunzione di farmaci non mirati e loro effetti collaterali, ecc.).

 

Le terapie attualmente disponibili presso il nostro Ambulatorio non sono solo farmacologiche, ma prevedono una serie di tecniche diverse: ad esempio il blocco dei nervi a vari livelli dalla periferia al centro o delle faccette articolari vertebrali, con anestetici locali e altri farmaci; l'infusione in continuo di analgesici per via sistemica o a livello peridurale o subaracnoideo; tecniche sofisticate che prevedono l'utilizzo di laser o radiofrequenza. Il terapista del dolore effettua una visita tradizionale accurata, raccoglie la storia clinica del paziente, lo valuta dal punto di vista fisico, ponendo particolare attenzione alla localizzazione del dolore, alle sue irradiazioni, alle caratteristiche, alle circostanze dell'insorgenza, alla sua intensità. A questo proposito è importante la misurazione dell'intensità del dolore durante tutto il periodo di osservazione e in seguito, al fine e di valutare l'efficacia della terapia somministrata. La misurazione del dolore attualmente più utilizzata per gli adulti è la VAS (Scala Analogica Visiva). Lo specialista del dolore deve soprattutto effettuare una precisa diagnosi di dolore, in base alle caratteristiche del sintomo, alla storia clinica, alla durata, a ulteriori approfondimenti diagnostici. Solo così sarà in grado di predisporre la terapia efficace in quel preciso quadro patologico: dalla prima visita egli diventerà il ‘tutor' del paziente e raccoglierà tutti gli elementi clinico-diagnostici, consultando altri specialisti, al fine di ottenere la risoluzione della patologia di base, dove questo sia possibile, o comunque di controllare il dolore, utilizzando tutti gli strumenti a sua disposizione, medicina occidentale e medicina integrata”.



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