Vaccinazioni

Lorenzin pensava ai vaccini mentre la Sanità affondava

Fonte: Repubblica.it



vaccini
'Mentre la Sanità continuava a perdere colpi - nella disattenzione quasi generale - tutte le 'truppe' di complemento del ministero non vedevano, non sentivano, non parlavano. Se non di vaccini'

Per chi conosce lo "stato dell'arte" della Sanità italiana l'inchiesta pubblicata ieri da L'Espresso è una conferma, perché contribuisce a spalancare, se non proprio ad abbattere, una porta aperta ma ridotta malissimo da troppo tempo.

Da anni scriviamo che il Servizio pubblico è in una condizione preoccupante - per usare un eufemismo - sotto ogni punto di vista. Eppure agli inizi del 2000 il Ssn campeggiava ai primi posti - con enormi differenze territoriali, la famosa "macchia di leopardo" - delle classifiche dedicate ai sistemi sanitari. Oggi è sempre meno efficiente, sicuro, affidabile. E per milioni di cittadini (difficile dire quanti, perché se il CENSIS parla di 12, per l'Istat sono invece 4), non rappresenta più un punto di riferimento, una garanzia. Perché queste persone non riescono ad accedere normalmente ai servizi, alle cure, alle diagnosi. E quelle che possono, pagano, ricorrendo al privato e alle assicurazioni. In pratica, si sta smantellando lentamente quello che è stato costruito in quasi 40 dalla legge di "rifondazione" della Sanità nazionale.

L'inchiesta mette insieme i pezzi non di un difficile puzzle bensì di una realtà che non si è voluta vedere. Soprattutto per responsabilità politica. E questa ricade in particolare sulla ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, che nell'ultimo anno ha concentrato l'attenzione sui vaccini, un presidio sanitario sicuramente importante e valido, che tuttavia non rappresentava un'emergenza nazionale (come disse anche il premier Gentiloni alla conferenza stampa di presentazione del decreto/vaccini), bensì una urgenza che andava affrontata in altro modo. E così mentre la Sanità continuava a perdere colpi - nella disattenzione quasi generale - tutte le "truppe" di complemento del ministero non vedevano, non sentivano, non parlavano. Se non di vaccini. Dall'Istituto superiore di Sanità alle società scientifiche, dalle associazioni dei medici (che si distraevano solo per i loro problemi contrattuali), a quelle dei pazienti finanziate dalle industrie farmaceutiche, per lunghissimi mesi l'attenzione è stata dedicata quasi esclusivamente alle vaccinazioni. Anche "per merito" dei mass media che nella quasi totalità (e in particolare le tv, appiattite sulle posizioni del governo e dei medici supporters, senza mai un contraddittorio, un confronto sul decreto/legge), si sono fatti distrarre da una campagna più politica che sanitaria.

Sarebbe però ingeneroso, e sbagliato, attribuire le "colpe" solo alla Lorenzin. È vero che all'Italia alla fine del 2014 - a Washington - era stato attribuito un ruolo centrale per le politiche vaccinali in Europa. Ma per quasi tre anni tutto è rimasto fermo. Anzi, la ministra ha assistito al calo, non drammatico, delle vaccinazioni (il 2 per cento in meno su quelle obbligatorie), senza avviare nel frattempo campagne informative e a tappeto, per convincere quelle madri e quei padri esitanti, o che magari hanno solo paura (in larga parte ingiustificata), per la salute dei loro piccoli. L'acceleratore l'ha spinto Renzi con la famosa intervista nella quale sosteneva che "i vaccini devono essere la Banca Etruria dei 5 Stelle". Dando così un'impronta fortemente politica - e ultra mediatica - ad un problema di salute pubblica. Ovvero, il modo peggiore per affrontarlo, perché tende a far prevalere interessi di parte.

Come d'altra parte sta facendo adesso la Lega, sostenendo che se andrà al governo verrà tolto l'obbligo vaccinale. Penso sia una bufala, un annuncio acchiappa-voti, una presa per i fondelli di quei no e free-vaxx disposti a sostenere qualsiasi promessa, anche se smaccatamente elettorale. Perché il maggior sostenitore del governo sulla legge per i 10 vaccini obbligatori, è stato, guarda caso, Berlusconi, con Forza Italia, che ha già messo le mani avanti: la legge non si tocca. Ma essendo il nostro anche un paese di "polli", più di qualcuno abboccherà al richiamo abrogazionista. Personalmente sono invece convinto che si arriverà al superamento dell'obbligo - voluto da più parti, anche dal Pd - soltanto se i numeri sulle coperture daranno maggiori assicurazioni e garanzie. Quello che potrà essere fatto nel frattempo è riesaminare le misure violentemente punitive, per chi non è vaccinato, ed estremamente contraddittorie.

Tornando al tema principale, si è voluta drammatizzare una situazione che poteva essere gestita diversamente. Sicuramente 4 morti a causa del morbillo sono tragedie familiari, tristi, e ancor più dolorose quando le vittime sono bimbi piccoli. Ma ogni giorno in Italia se muoiono decine e decine di persone per Malasanità, per gli errori quotidiani (che avvengono nelle strutture ospedaliere a causa del personale fortemente sotto pressione), ce ne sono altrettante che muoiono per "assenza di sanità". Perché la disorganizzazione, il super lavoro, la fatiscenza e l'insufficienza dei mezzi, i tagli, chiudono le porte ad un esercito di cittadini che avrebbe diritto alla salute pubblica. Come sancisce la nostra Costituzione e come vuole il nostro Ssn. Il declino descritto dall'inchiesta è fin troppo evidente per non vederlo. In oltre 4 anni di ministero Lorenzin, la percentuale di Pil destinata al Fondo sanitario nazionale è scesa dal 7 al 6,5 per cento. E, ricorda il settimanale, secondo l'Oms a questo livello si riducono "l'aspettativa di vita delle persone, l'accesso alle cure e la qualità dell'esistenza".

Stiamo vivendo una tragedia collettiva. Eppure la comunità nazionale, politica e sociale, non se ne rende conto. La Sanità pubblica rappresenta il cuore del Welfare, ed è stata al centro di tutte le scelte democratiche degli ultimi decenni. Per il vecchio Pci, fino alla nascita del Pd, la salute degli italiani ha avuto costantemente un ruolo trainante. Oggi questa "visione sociale" non solo sembra essersi smarrita, ma lascia campo aperto alla monetizzazione della salute, ad un processo galoppante di privatizzazione - sostenuto anche da associazioni sponsorizzate dalle assicurazioni (che investono in misura crescente in pagine pubblicitarie) - che determinerà, entro un periodo di tempo non lunghissimo, uno spartiacque tra chi può pagare, e quindi curarsi, e chi deve accontentarsi di un servizio pubblico sempre più povero.

Il personale sanitario - medici, infermieri, e non solo - avverte tutto il disagio della situazione e si adegua alla china discendente. Perché disponibilità, professionalità, senso di responsabilità, "mission" di un lavoro diverso dagli altri, vengono messe a dura prova ogni giorno. Da tempo frequento un importante ospedale romano e ho visto crescere la domanda di salute degli utenti: file agli sportelli, lunghe attese negli ambulatori, appuntamenti alle calende greche per un esame specifico. Di fronte a questa crescita dei bisogni di salute (il Paese invecchia e le malattie di conseguenza aumentano), l'offerta professionale è al palo. Basta parlare con i camici bianchi, con gli infermieri, per comprendere la profonda frustrazione, il senso di impotenza del personale. Che vorrebbe dare e fare di più. E obiettivamente non può.

Ora che è già iniziata la campagna elettorale, probabilmente i partiti si muoveranno anche sulla Sanità, cercando di raccogliere voti (guarda caso la Lombardia - a trazione leghista -per rispondere alle estenuanti liste di attesa, ha appena stanziato 11 milioni di euro, dopo anni di falle del servizio), e quindi la situazione del Ssn sarà uno degli argomenti del confronto politico. Però non basteranno quattro chiacchiere tv per rilanciarlo: serviranno investimenti, più personale, progetti. Se invece si continua a pensare che la Sanità sia una macchina mangia-soldi (nella quale oltretutto regna la corruzione), allora per la salute di milioni di italiani non c'è molta speranza.

 



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