Omeopatia

Il Conte Lippe. Un Maestro della Materia Medica Omeopatica!

Fonte: Il Medico Omeopata


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Un giorno qualunque del 1839, un giovane avvocato che si era laureato a Berlino, sbarca a New York, sulla costa orientale degli Stati Uniti. È Adolf Lippe. Appartenente ad una ricca famiglia aristocratica tedesca, nacque l’11 maggio 1812 a Sée, un villaggio nelle vicinanze di Garlitz in Prussia. Il padre, conte Lodovico, e la madre Augusta avevano un desiderio: il figlio Adolfo doveva diventare un avvocato. E lui, che aveva un carattere mite ed accomodante, assecondò la loro aspirazione nella scelta degli studi; era solo un ragazzo poco più che adolescente,… ascoltava, lasciava dire.

 

Dopo gli studi, però, il nostro giovane, ormai venticinquenne, decise immediatamente, ed in piena autonomia, di seguire la sua vocazione più profonda verso gli studi di medicina. Trasferitosi ad Allentown, circa quaranta chilometri a nord di Filadelfia, cominciò a studiare nell’Accademia di Omeopatia, allora diretta da Constantin Hering. Il 27 luglio 1841, Lippe riceve il diploma di Medico Omeopata proprio dalle mani di Hering. È felice, appagato. Gli piace rimanere in quell’estesa regione d’America nonostante il lacerante distacco dagli amici di Sée; la sua è una scelta senza ripensamenti.

 

Il novello omeopata inizia a praticare la professione per un breve periodo a Pottsville, in seguito va a Carlisle per sei anni, infine a Filadelfia dove professa come medico ed insegnante di omeopatia.  Il talento e l’abilità eccezionale in campo omeopatico, oltre alla sua particolare dote di conoscenza della Materia Medica, gli hanno permesso anche di ricoprire la cattedra nel “Collegio Medico Omeopatico” di Filadelfia, Pennsylvania, per cinque anni, dal 1863 al 1868, con un riconoscimento unanime per avere fatto meritare alla Scuola, soprattutto con le sue lezioni formative di Materia Medica, un prestigio internazionale; ogni anno venivano licenziati dal Collegio circa 150 omeopati!

 

Fondò inoltre diversi giornali come l’Hahnemannian Monthly, l’Organon (insieme ai Dottori T. Skiner di Liverpool, Berridge di Londra e S. Swan di New York), pubblicazione trimestrale che dopo tre anni cessò, e l’Homoeopathic Physician, quest’ultimo di gran successo, dove i nomi di maggiore spicco dell’epoca pubblicavano i loro lavori; uno su tutti, J.T. Kent. Scrisse e pubblicò altresì diversi volumi tematici, in particolare di Materia Medica. I più accreditati in campo internazionale furono: il The Key to the Materia Medica (1854), il Text-Book di Materia. Medica (1866) ed il Manuale pratico di Materia Medica.  Un percorso, come si può vedere, incentrato nello studio dell’aspetto fondamentale dell’omeopatia classica: l’espressione della reazione individuale costituita dai sintomi.

 

Un caso clinico

Come medico, Lippe agiva sempre con il suo oggetto d’elezione, ritenuto il più perfetto e rappresentativo, la legge di similitudine: similia similibus curantur. Sì, il lettore non si meravigli di quel curantur, anziché curentur. Mi si permetta una piccola parentesi: curantur, esprime con il modo indicativo un significato di constatazione (= cura), curentur esprime con il modo congiuntivo un significato di consiglio, di esortazione (= possono curare). Su questa vocale sono stati impiegati fiumi d’inchiostro ma, alla fine, il grande storico e diffusore dell’Omeopatia, H. Coulter sembra mettere tutti d’accordo riportando un’affermazione della Homoeopathic Medicine Society dello Stato di New York del 1878: “…similia similibus curantur costituisce la migliore guida generale nella scelta del rimedio ed esattamente significa applicare questo principio al meglio della nostra abilità, tale convinzione non deve sollevarci dal tener conto e fare uso dei risultati di ogni esperienza, e dovremmo esercitare e difendere il diritto di ogni medico preparato a mettere in pratica ogni principio stabilito dalla scienza medica… per promuovere la salute di tutti sotto la sua cura professionale.” [Trans Hom Med Soc NY, XVI (1880-81), 40]

 

Dunque, il conte Lippe applicava pienamente tale principio nel suo giusto significato. Credeva che i più splendidi risultati si dovessero ottenere seguendo il principio di individualizzazione, che solo la considerazione globale di tutto il contesto di vita dell’uomo malato permette di comprendere per servirsene e sconfiggere la malattia. La testimonianza di ciò sta nei suoi meravigliosi successi, descritti e confermati dai Colleghi. Molti medici potevano superarlo nella diagnosi clinica e nella patologia, ma nessuno poteva avvicinarlo nella diagnosi del rimedio indicato. Possedeva l’istinto del vero Omeopata, era padrone di quel processo proiettivo che gli permetteva, attraverso lo scambio comunicativo e scegliendo con attenzione i particolari che sembravano irrilevanti (e che gli altri non vedevano), di collegare i sintomi del malato con quelli della Materia Medica.

 

Un esempio chiaro e spettacolare si ha nella descrizione del seguente caso, raccontato dal dr. W.P. Wesselhoeft, che chiarisce l’aspetto dell’artista omeopata: “Avevo in cura l’ammalato - così scriveva Wesselhoeft - da 18 mesi senza ottenere miglioramento, a parte la diminuzione della sua grande facilità a raffreddarsi. G.R. di 45 anni, sposato da dieci, di aspetto florido. Da sei anni non aveva avuto emissioni di seme nel coito. Qualche volta polluzioni notturne. Erezioni deboli, mancanti nel coito. Bruciore al perineo, peggio dopo essere andato a letto e quando ci pensava. Dolori trattivi nei testicoli, con sensazione di debolezza dei genitali. Qualche volta prurito, eruzioni secche nella piegatura e sulla superficie interna superiore delle cosce e dell’ano. I suoi occhi si sentono deboli. Molto sensibile al freddo ed ai cambiamenti dell’atmosfera. Si raffredda facilmente, prima con naso e gola secchi, poi con catarro acquoso e starnuti, o ha dolori in differenti parti del corpo e delle membra che cambiano sovente di sede. Venti anni prima ebbe la febbre africana. Non ebbe mai gonorrea, né sifilide, né altre eruzioni che quelle menzionate prima. Tutte le altre funzioni normali.

 

Mentre era per una visita a Filadelfia l’infermo andò dal Dott. Lippe, come io gli avevo consigliato. Lippe mi scrisse la seguente lettera: “Trovo che il vostro malato ebbe la difterite circa dieci anni fa e fu curato con preparati mercuriali impropri e con gargarismi. Il carattere dell’attacco era di andare da un lato all’altro e finalmente di tornare indietro al lato primitivo. Una grande debolezza, quasi paralitica successe all’attacco, ed egli pensa di non aver mai riacquistato il suo pieno vigore e la sua solita forza dopo quella malattia. I suoi raffreddori acuti hanno sempre il carattere di dolori varianti e mutano sede. Io gli ho dato una dose di Lac caninum CM, che forse dovrà essere seguita da una dose di Pulsatilla. “Basti dire che il mio malato non ebbe più bisogno della dose consigliata di Pulsatilla. Tre mesi dopo la sua visita a Filadelfia sua moglie era incinta. Essa ebbe in seguito due altri bambini in floridissima salute. Per quanto noi sappiamo Lac-c. non ha debolezza sessuale. Ciò non disturbò il Dott. Lippe nella sua scelta. Nonostante il sintomo non fosse patogenetico di quel rimedio, all’artista omeopatico fu tuttavia rivelato ed un uomo riacquistò la sua virilità e divenne padre di tre bambini, dopo dieci anni d’impotenza”.

 

Pertanto, per Lippe la ricerca del rimedio avveniva anche con il seguente criterio: nel dubbio del rimedio migliore, “si tirino delle linee lunghe ed il parallelismo diventerà evidente”. Ovvero, la ricerca decisiva fondata, per certi aspetti, su criteri diacronici per definire la precedenza tra due forme di conversione. Un altro importante aspetto era per lui la necessità di definire il cosiddetto simillimum. Ad esempio, Aconitum può essere il rimedio curativo ma non il simillimum, il quale può trovarsi alla 3DH come alla 200CH. Pertanto il simillimum - nella sua propria accezione - denota il potere curantur e non il nome della droga, come in tempi successivi verrà sottolineato da altri illustri nomi dell’Omeopatia.

 

Le diluizioni

Nel suo lavoro quotidiano, durato oltre quarantasei anni, Lippe, estimatore delle alte potenze, preferì l’uso di rimedi preparati prima dal veterinario tedesco G.J. Jenichen (1787-1849) di Wismar, dal 1845 al 1855, poi le preparazioni di B. Fincke (1821-1906) di Brooklin. Quest’ultime sono preparazioni a flusso continuo (F.C.), chiamate dagli oppositori dell’Ottocento, non senza una punta di polemica, “lavatura di bottiglia”, produzioni che raggiungevano diluizioni di sei milioni ed oltre. Le prime, quelle di Jenichen, rimaste segrete per diverso tempo, furono successivamente diffuse con il seguente criterio: 1:100 fino alla ventinovesima; 1:300 dalla ventinovesima alla ottocentesima con dodici forti scosse; 2:12.000 dalla novecentesima alla quarantamillesima con trenta vigorose scosse. L’autore le chiamava “Centesimali”. Un’altra produzione americana usata in quei tempi era chiamata “a flusso d’acqua” (F.A.), così per esempio, una potenza di 20 MM era preparata versando nel recipiente un flusso d’acqua lasciato scorrere per 40 giorni, e agivano secondo la descrizione fatta dal dr. E. W. Berridge di Londra. Inoltre le preparazioni dette “del tubo unico” di Semen Korsakoff (1788-1853), utilizzate specialmente in Europa, nel 1864 erano da molto tempo dimenticate nell’uso terapeutico.

 

Il conservatore

Lippe, come si è detto, fu il più grande esperto di Materia Medica di quel periodo, conoscitore straordinario di sintomi e della loro caratteristica; preoccupato soprattutto di rispettarne la qualità originale. In un articolo raffinato, pubblicato nell’Homoeopathic Physician (1886), difendendo appassionatamente il patrimonio raccolto nella Materia Medica, confermava la tendenza dei compilatori e riformatori moderni a diventare degli “spogliatori di sintomi”; evidentemente si riferiva al dr. Hughes, che pubblicò nel 1883 una risoluzione della Società Omiopatica Britannica, sulla rivista North American Journal of Homeopathy, nella quale si trattava della riorganizzazione della Materia Medica Omeopatica con lo scopo di eliminare tutto ciò che non era degno di fiducia e senza importanza. Così scriveva Hughes: […] “Noi avremo allora una serie di quadri individuali delle condizioni morbose prodotte dalle nostre medicine e dovremmo soltanto adattare alla malattia idiopatica sul principio similia similibus per avere a nostra disposizione il metodo omeopatico”. In realtà, la Società Omeopatica inglese aveva una finalità: procurarsi una via più facile per avere a disposizione dei quadri patologici, una Materia Medica clinica. Come riferito da Pompili: “Il segreto dei medici omeopatici non puri, allontanare la fatica, cioè la comodità del non studiare la vera Omeopatia insegnata da Hahnemann.”.

 

Notevoli sono gli articoli pubblicati da Lippe nel suo lungo lavoro di Omeopata. Ricordiamo uno dei più espressivi pubblicato nel New England Medical Gazette, nel quale affronta un tema importante, “I Palliativi”: […] “Chi sa guarire conosce per esperienza che il rimedio più simile è il più grande palliativo. In circostanze ordinarie il rimedio simile avrebbe guarito il malato, ma se sono avvenuti cambiamenti cellulari nei tessuti la guarigione non è più possibile. La palliazione, allora, può ottenersi per giorni, gli stessi sintomi non ritornano più. Il processo progressivo o distruttivo si manifesta allora in una nuova maniera o sotto altra forma, e quindi si deve fare una nuova scelta del rimedio simile, con diligenza però, ond’essere sicuri. Il sollievo si avrà di nuovo, e le sofferenze dell’infelice tormentato, dell’infelice incurabile, vengono di tal modo meravigliosamente scemate, scemate fino all’istante della fine della sua vita terrena. Certamente è questa una pratica molto faticosa che richiede frequentissimi cambiamenti nelle prescrizioni … ed ogni prescrizione va facendosi sempre più difficile.” […]

 

L’autore, in questo articolo, dimostra la ferma decisione nell’affrontare il lavoro quotidiano di guarire o di attenuare la sofferenza del paziente, in una visione intransigente nei confronti della legge dei simili. Legge codificata e disciplinata da Hahnemann nell’Organon e nelle Malattie Croniche.

 

L’ultimo periodo

La vita di Lippe è scossa, tra la fine del 1884 e l’inizio del 1885, da due eventi tristi e dolorosi. Il destino gli ha riservato le morti ravvicinate di due dei suoi tre figli; l’unica figlia a fine dicembre ed il figlio maggiore Costantino, quarantacinquenne, il primo gennaio. Quest’ultimo fu un abile medico omeopata compilatore, fra l’altro, di un famoso Repertorio: Repertory to the more characteristic symptoms of the Materia Medica (1879), tanto che J.T. Kent nella stesura del suo Repertorio ricalca e segue il piano di quello di Costantino.

 

Adolf Lippe non si riprese mai da queste profonde sofferenze che lo accompagnarono in breve tempo a morte: si spense nella sua residenza di Walnut Street, a Filadelfia, il 23 gennaio 1888 malato di polmonite. La sua morte mobilitò diversi Colleghi e amici: fu istituito un comitato per rendere l’estremo omaggio in modo solenne all’uomo di scienza, razionale e coscienzioso. Sui vari giornali omeopatici, furono pubblicati diversi elogi alle sue qualità di Maestro, alla sua competenza eccezionale di fine conoscitore dei principi fondamentali dell’Omeopatia.

 

Il dr. Samuele Swan (1815-1893) scrisse sull’Homoepathic Physician: “Io ho un grande rispetto per la sua memoria come medico e lo considero come senza uguali in questo paese, pari a Boenninghausen in Europa. Ed un lungo cammino avrà da farsi per trovare chi gli si approssimi”. La sua semplicità nei rapporti umani, il suo spiccatissimo senso del dovere accompagnato da un entusiasmo eccezionale per lo studio della Natura Umana hanno ispirato la costituzione, dopo la sua morte, di una Associazione a suo nome.

 

A chiusura si può prendere, come ricordo, una celebre dichiarazione nella quale Lippe esalta l’attenzione volta all’efficacia dell’agire, in cui è affermata con orgoglio la scoperta individuale di una sapienza costruita, di ricerca e di sforzo nell’impegno quotidiano: “Quando voi conoscete l’azione terapeutica di Lycopodium, voi conoscete gran parte della Materia Medica”.

 

Di certo, se lo dice lui c’è da crederci!



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