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Lezioni di Omeopatia Classica (Recensione)

Fonte: Il Medico Omeopata


CATEGORIE: Recensioni , Omeopatia

Lezioni di Omeopatia Classica
Recensione del libro Lezioni di Omeopatia Classica di Bruno Zucca a cura di Nunzio Chiaramida

La profonda relazione che collega l'Omeopatia e la Psicanalisi alla luce delle ultime scoperte scientifiche della fisica quantistica e di altri campi del sapere è l'oggetto del libro fresco di stampa di Bruno Zucca, omeopata di lunga esperienza del Centro Studi La Ruota di Milano. L'Autore, dopo avere effettuato studi di omeopatia presso l'Istituto de Alto Studios Homepaticos James Tyler Kent di Buenos Aires diretto dal maestro di omeopatia Alfonso Masi Elizalde, ha approfondito la psicanalisi junghiana che gli ha permesso riflessioni e approfondimenti sul ruolo fondamentale degli archetipi e dell'inconscio nell'ambito della Omeopatia Classica.

 

Ogni malattia è psicosomatica, non solo le poche che vengono attualmente considerate tali. Questo è quanto emerge dalle considerazioni dell'Autore che, citando anche autori che per primi introdussero gli studi su tale termine come Alexander o come Groddek o rifacendosi al contributo importante della PNEI di Bottaccioli e anche più recentemente di Lucia Gasparini, amplia ed espande il significato di malattia psicosomatica.

 

In tale visione globale è inserita anche la Nuova Medicina Germanica di Hamer che fornisce interessanti spunti di riflessione alla ricerca di un significato simbolico e archetipico delle manifestazioni sintomatologiche morbose dell'essere umano. La dinamica tra una forza vitale ed una morbosa viene considerata dall'Autore facente parte del dualismo Eros/Thanatos come due facce della stessa medaglia. L'archetipo dominante è l'asse portante della nostra personalità che porta in sé la ferita esistenziale da sanare o, come definita da Masi Elizalde, la Psora primaria. Il Conflitto primario di origine psorica conduce a conflitti secondari di tipo compensatorio sicotico o distruttivo sifilitico che complicano la situazione.

 

Il pensiero di Jung e la sua impostazione della psicanalisi possono senza dubbio essere utili in un confronto con il mondo omeopatico. Gli archetipi sono universali e fanno parte dell'inconscio collettivo che collega tutti noi. Ciò fornisce anche la chiave che ci aiuta come omeopati per collegarci alla sofferenza del paziente e per arrivare attraverso un processo più profondo e sottile alla comprensione del disagio e al fornire gli strumenti attraverso il rimedio archetipico più vicino al paziente, per metterlo di fronte a se stesso ed alle sue difficoltà, interrompendo quel corto circuito patologico che lo costringe a rivivere le stesse situazioni nello stesso modo per la presenza del blocco archetipico che gli impedisce di recuperare la sua libertà.

 

La causa più profonda non è all'esterno, ma all'interno, e le circostanze sono solo altrettante occasioni di innesco di un malessere spirituale. Grazie all'Omeopatia il paziente può vedere le sue sofferenze come in uno specchio prendendone le distanze e attraverso una crisi di guarigione imparare a convivere e successivamente superare le sue paure più profonde. L'effetto specchio permette il recupero di una visione obiettiva e non più condizionata.

Il rimedio omeopatico viene visto dall'Autore come un vero e proprio farmaco dell'inconscio tale da determinare nel paziente quella crisi di guarigione necessaria a portare alla luce le dinamiche più profonde presenti nel paziente. Gli archetipi rappresentano in questa ottica forze presenti dentro noi stessi che risuonano con antiche memorie iscritte nel DNA, che si esprimono attraverso gli stessi rimedi.

 

Attraverso il rimedio omeopatico è possibile, inoltre, come descritto in un capitolo particolarmente interessante, affrontare il nostro daimon personale che in tale modo può essere trasceso e trasformato verso una integrazione ad un livello più alto di vibrazioni. La malattia viene vista come opportunità trasformativa. Del resto Lì dove cadi, proprio lì dove sei inciampato, se scavi troverai un tesoro affermava Jung.

L'Omeopatia può, inoltre, essere un grande strumento di aiuto per gli psichiatri evidenziando molte e ben definite personalità archetipiche descritte dai rimedi, che sono ben riconoscibili ed utilizzabili ai fini diagnostici e terapeutici oltre ad affiancarsi e a sollecitare dall'esterno uno sblocco delle dinamiche inconsce che limitano il paziente.

 

Gli studi delle neuroscienze citati evidenziano come potrebbe essere una illusione il libero arbitrio se una azione viene effettuata dal corpo prima che si raggiunga il livello della coscienza. Allora l'Omeopatia è un aiuto sostanziale nel processo di individuazione junghiano consentendo all'Io o Ego di affrancarsi e liberarsi dalle catene della personalità. Come affermava Jung Là dove c'è l'Io dovrà esserci il Sé. I miasmi familiari sono anche visti alla luce delle acquisizioni degli studi sulle costellazioni familiari di Hellinger.

 

Nella seconda parte del testo vi è ampiamente discussa la metodologia omeopatica nella quale spicca il capitolo dedicato alla crisi di guarigione omeopatica necessaria e indispensabile nella visione dell'Autore. Oltre a diversi capitoli in cui si affrontano i vari aspetti della metodologia omeopatica sono particolarmente approfonditi i criteri prognostici e di gestione del caso clinico, dopo la prima prescrizione, con numerosi spunti di riflessione che derivano dall'esperienze dell'Autore.

La crisi di guarigione, ad esempio, può essere preannunciata mesi prima da sogni che svelano ciò che si sta svolgendo sul piano inconscio profondo in un paziente lesionale grave. Nel testo sono riportate inoltre le varie fasi dell'aggravamento omeopatico che sarebbe più opportuno denominare con il termine di crisi omeopatica di guarigione e che prevede oltre ad una crisi esonerativa sul piano psichico che corrisponde a ciò che Masi identificava nella cosiddetta diarrea psichica, ad una fase dell'effetto specchio in cui il paziente vede la sua reazione come in uno specchio, potendo assistere con un distacco alle proprie reazioni.

 

Vi sono poi la fase della crisi psorica vera e propria in cui si assiste alla disgregazione della corazza psorica dell'ego e alla liberazione del paziente dalle reazioni proprie del rimedio ed infine la fase della medicazione psorica di uscita dal conflitto e di un nuovo sentire verso se stessi e gli altri con una presa di distanza dalle vecchie fobie ed ossessioni. Queste diverse fasi sono poi confrontate con le fasi alchemiche verso il riconoscimento della propria natura spirituale alla rinuncia dell'Io e all'abbraccio con l'infinito Sé.

 

Il testo fa riferimento ai tre livelli diagnostico-terapeutici di Omeopatia di Masi in modo tale da impostare la ricerca di un reale simillimum che possa agire al terzo livello causale. Molto spesso si crea, secondo l'Autore, una possibile confusione tra il reale simillimum ed i similari che possono essere erroneamente confusi con il primo. Spesso molte reazioni positive non sono reali reazioni di guarigione ma solo sicotizzazioni del paziente che si sente migliorato nei sintomi anche mentali, ma non riesce ancora a toccare e sanare il livello della ferita psorica profonda che porta in sé. Per questo si insiste molto nella differenziazione tra simillimum e similare con degli schemi molto chiari ed esemplificativi.

Uno dei possibili errori che mette in evidenza l'Autore è legata alla visione monomiasmatica dei rimedi che vengono generalmente descritti nelle materie mediche e che talvolta può impedire la scelta del simillimum che, al contrario, presenta esso stesso sfaccettature trimiasmatiche che sarebbero da considerare prima di cambiare la scelta del rimedio. Sono presenti nei differenti capitoli degli esempi clinici così come delle illustrazioni che servono a rendere più chiaro il testo.

 

Nella terza parte, infine, vi è una proposta di studio della materia medica omeopatica tridimensionale seguendo l'ottica psicanalitica ed archetipica del libro, con degli esempi a partire da rimedi come Arsenicum Album e Agaricus muscaricus, ed un caso clinico finale che è stato trattato secondo tale impostazione metodologica. Mentre la parte introduttiva e quella generale sono molto ampie ed interessanti, ponendo le basi per un reale confronto con la psicanalisi oltre che con le recenti acquisizioni scientifiche e di altri campi del sapere, la terza parte, dedicata ai rimedi, tuttavia è più ridotta e meriterebbe una maggiore estensione anche con maggiori riferimento alla pratica clinica.

 

Il testo è un ottimo punto di partenza e di confronto con altre visioni della omeopatia unicista verso la ricerca di una base comune. E' inoltre una utile elaborazione, ricca di riferimenti bibliografici, per gli omeopati che vogliano approfondire la parte più profonda delle dinamiche dei pazienti con cui vengono a contatto, fornendo degli elementi utili per seguire il percorso di guarigione del paziente per l'acquisizione di una maggior consapevolezza. Tale consapevolezza deve interessare non solo il paziente, ma necessariamente anche il ruolo dell'omeopata.

 



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