Infanzia

Leggere fiabe, un'esperienza da riscoprire

Fonte: terranauta.it


CATEGORIE: Infanzia

fiabe
Dietro i personaggi della fiaba si celano in realtà gli attori fondamentali della vita quotidiana

Il meraviglioso mondo delle fiabe, l'incanto dell'infanzia, le dolci fantasie dei bambini...forse non ricordiamo bene di cosa stiamo parlando. Se proviamo a riprendere in mano un libro di fiabe classiche scopriamo infatti che si tratta di racconti nei quali l'elemento cruento e spaventoso è sempre presente, sia nelle avventure che i protagonisti devono affrontare, sia nella terribile fine che regolarmente tocca al cattivo di turno.

Nelle fiabe infatti l'obbligo del politically correct è del tutto assente: il bene e il male, i buoni e i cattivi sono chiaramente distinti e questi ultimi subiscono sempre delle punizioni esemplari, mentre il trionfo dei buoni è pieno e completo.

Proprio mentre tentiamo di risparmiare ai nostri figli qualsiasi contatto con gli aspetti più drammatici della realtà - la violenza, la crudeltà, la malattia e la morte -, nascondendo loro tutti i fatti attinenti a questi temi, raccontando mezze verità e cambiando canale all'ora del telegiornale, ecco che le fiabe ci riportano con crudezza al lato drammatico della vita e naturalmente ci poniamo il problema: raccontarle o no?

E ancora: edulcorarle in qualche modo o seguire la versione originale, fatta di orchi e streghe che mangiano i bambini, lupi cattivi, matrigne e padri deboli che abbandonano i figli nel bosco, protagonisti privi di uno o entrambi i genitori, maltrattati, ritenuti dei buoni a nulla e via di seguito?

A questo proposito è illuminante la lettura del saggio "Il mondo incantato" di Bruno Bettelheim. L'autore, attraverso un'analisi approfondita, ma al tempo stesso chiara e avvincente, delle fiabe più famose, mostra infatti come queste storie svolgano un ruolo fondamentale nella crescita dei bambini. 

Il racconto fiabesco, mettendo in scena un'avventura nella quale il protagonista, in partenza sempre svantaggiato dalla sorte - orfano, povero, abbandonato, ultimo di numerosi fratelli, apparentemente "grullo" -, riesce a riscattarsi grazie alla sua intelligenza, alla sua bontà e all'aiuto degli animali fatati che si fa amici, mostra in chiave simbolica al piccolo che in se stessi è possibile trovare tutte le risorse necessarie a superare le difficoltà della vita. 

Appare quindi chiaro che l'inspiegabile "passione" dei nostri figli per una determinata storia e la richiesta di ascoltarla per un numero infinito di sere, sempre la stessa, identica fin nei minimi particolari, risponde alla funzione che essa svolge e alle risposte che sta fornendo all'inconscio del bambino per aiutarlo ad affrontare quel particolare momento. 

Dietro i personaggi della fiaba si celano in realtà gli attori fondamentali della vita quotidiana: i giganti sono i grandi, l'onnipresente matrigna altri non è che la mamma, la quale, dopo la prima infanzia, non è più disposta a soddisfare qualsiasi desiderio del bambino, ma misteriosamente diventa "cattiva" e comincia a imporgli delle regole, facendogli capire che è arrivato il momento di crescere. E la crescita gli imporrà il superamento di prove anche molto dure. Fate e animali fatati insegnano come nella vita sia fondamentale la rete delle relazioni che si riesce ad instaurare con gli altri, mentre il regno che tutti gli eroi fantastici riescono a conquistare - nonostante nell'esistenza di tutti i giorni siano ben pochi coloro che diventeranno re e regine - rappresenta simbolicamente il raggiungimento dell'età adulta e della propria indipendenza, coronata con il matrimonio, ossia con l'acquisizione del bene più importante che si possa immaginare: l'amore della propria vita.

E i cattivi? La loro sconfitta e morte, che a noi può apparire troppo "forte" per i piccoli, in realtà per loro è molto rassicurante, in quanto infonde la certezza che i buoni saranno premiati e il male verrà  immancabilmente punito, una certezza di cui i bambini hanno estremo bisogno. 

A questo proposito Bettelheim opera una distinzione tra fiabe, ossia i racconti classici che affondano le proprie radici in una tradizione orale secolare, anche se raccolte e riscritte dai più famosi scrittori quali i fratelli Grimm, e le semplici favole, frutto della fantasia dei singoli narratori, siano pur essi eccezionali come Hans Christian Andersen: la caratteristica principale delle fiabe è il lieto fine, mentre le favole sono spesso molto tristi - pensiamo solo alla storia originale della Sirenetta, trasformata in schiuma del mare, o della Piccola fiammiferaia, che muore di freddo sulla strada. In questo senso solo il lieto fine che segue l'attraversamento di terribili pericoli aiuterà  davvero il bambino a mantenere sempre viva in sè la certezza di poter riuscire e la forza di non scoraggiarsi di fronte agli ostacoli, per quanto spaventosi. 

Insomma, con gli strumenti cognitivi adeguati, esplorare il mondo fantastico diviene un'avventura esaltante anche per noi adulti, che potremo a nostra volta trarre benefici dalla lettura. 

Un'ultima raccomandazione: se per i grandi la scoperta dei significati nascosti nelle fiabe può essere di estremo interesse, è fondamentale che questi ultimi non vengano spiegati ai piccoli, i quali dovranno gioire della semplice storia: sarà l'inconscio a filtrare per loro i messaggi "segreti" e a far sì che divengano il tesoro da far comparire, con un colpo di bacchetta magica, al momento del bisogno.



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