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Ma la legge sui vaccini è piena di contraddizioni

Fonte: Repubblica.it


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La Corte Costituzionale ha sentenziato che il decreto che impone le vaccinazioni obbligatorie a scuola è legittimo, tuttavia alcuni aspetti del decreto erano e sono facilmente contestabili

Come anche i più sprovveduti potevano facilmente immaginare, la Corte Costituzionale ha sentenziato che il decreto che impone le vaccinazioni obbligatorie a scuola è legittimo. Era una risposta prevedibile, e anche gli avvocati della Regione Veneto - il ricorrente - dopo il confronto avvenuto ieri tra le parti - l’altra è l’Avvocatura dello Stato - non ponevano molta fiducia in un esito positivo della loro istanza. Che però ha fatto emergere le tante contraddizioni di una normativa che restano comunque senza risposta.

Ma intanto va detto che sarebbe miope gridare al complotto governo/Consulta e che ha poco senso indignarsi. Forse sarebbe meglio domandarsi se non è stata posta troppa fiducia nel ricorso della Regione Veneto sulla incostituzionalità del decreto sui vaccini presentato dal governo il 7 giugno scorso e trasformato in legge il 28 luglio. Così come hanno riposto troppa fiducia alcuni esperti della materia, come il giurista Paolo Maddalena, ex vice presidente della Consulta, il quale ha appoggiato con forza la tesi della incostituzionalità. Poco sostenibile, a mio modesto parere di osservatore, come ho scritto e ripetuto più volte sui vari social.

Tuttavia alcuni aspetti del decreto legge erano, e sono, facilmente contestabili sotto vari punti di vista. Ma insufficienti per “azzerare” la legge, bensì per modificarla sostanzialmente. E non è detto che questa strada non possa essere battuta nel prossimo futuro. Anzi.

Perché se si scarta (e giustamente) la messa in discussione del valore scientifico delle vaccinazioni, la questione centrale era e rimane un’altra: questo decreto rappresenta una scelta corretta dal punto di vista della politica sanitaria del Paese? Alla domanda, abbastanza semplice, la Consulta non può replicare perché si entra in un altro campo, che non è quello affrontato nel ricorso e forse non è neanche di sua competenza. Però si può facilmente rispondere perché, come scritto mille volte e come sanno tutti gli addetti ai lavori, l’estensione dell’obbligo a dieci vaccini è stato imposto come atto politico.

Non a caso l’obbligo cosi ampio non era previsto neppure dal Piano Nazionale Vaccini varato a gennaio con l’accordo dell’Istituto superiore di sanità, del ministero della Salute, delle Società scientifiche, della Conferenza Stato-Regioni, le stesse che poi hanno deciso invece di avallare e sostenere la svolta di politica sanitaria, voluta dal governo con il decreto.

Un cambiamento di linea sanitaria a 180 gradi che non trova precedenti nella storia del nostro Paese. E sta proprio qui la contraddizione più grande: perché in Italia non c’era alcuna emergenza che poteva e doveva imprimere una svolta tanto Radicale. Non a caso il presidente dell’Iss, Walter Ricciardi, di fronte alla Commissione Sanità del Senato - composta da parlamentari esperti della materia - fece una pessima figura non riuscendo a dare una spiegazione valida, e soprattutto scientifica, a questo mutamento di rotta.

Ammessa, e non concessa, l’unica emergenza era quella del morbillo, sulla quali molto convenivano per l’introduzione dell’obbligo vaccinale. E invece si è forzata la mano inserendo altri 4 obbligatori (in realtà sei perché le norme precedenti ne ammettevano 4, somministrati però con l’esavalente: due in più sono diventati “obbligatori” nel corso degli anni in base alla pratica medica).

Eppure anche nel caso del morbillo è evidente una doppia contraddizione. Perché i due/terzi degli oltre 4 mila casi di malattia - adesso sono crollati peraltro - riguardavano persone maggiorenni. Perché sono state escluse dall’obbligo? Un decimo dei malati appartiene al personale medico-sanitario: perché è stato escluso dall’obbligo? Ma come, si impone ai bambini piccoli di essere vaccinati a tappeto e poi non si “costringono” gli adulti con i quali entrano in contatto (penso ai dipendenti degli asili nido) a vaccinarsi?

La legge, dice la Consulta, è costituzionale ed è di competenza nazionale. Ero e sono d’accordo. Solo se avessero incluso l’esclusione dalle scuole dell’obbligo dei non vaccinati si sarebbe aperto un conflitto, tra diritto alla salute e diritto all’istruzione (tra l’altro la normativa prevede che i teenagers non vaccinati siano solo multati, e che si possono perfino accettare due non vaccinati per classe. Questa è un’altra contraddizione ma da barzelletta: l’immunità di gregge non è più valida?)

Adesso, dopo l’ok della Corte Costituzionale, dura lex sed lex. E c’è poco da lamentarsi perché questo esito era scontato. Però quelle norme fanno parecchia acqua dal punto di vista della logica e della salute pubblica. Forse strada facendo qualcuno riuscirà a sanare le falle; forse quando si tornerà alla copertura vaccinale che si vuole - argomento molto dibattuto nella comunità scientifica - ci sarà un ripensamento. Forse un giorno si potrà discutere più serenamente sulla cultura dell’obbligo e della libera scelta (adottata da 14 paesi europei). Ma ora no: c’è troppo livore, rabbia, perfino odio tra i pro e i no-vaxx. Adesso quello che si deve fare è riuscire a convincere le madri e i padri che nonostante obblighi e Consulta, restano esitanti. È il lavoro più difficile da svolgere, però qualcuno dovrà farlo, non limitandosi a dire alle famiglie “dovete abbozzare”.

Chi pensa di aver vinto la guerra che è scoppiata in Italia, sbaglia: questa è stata solo un'altra battaglia, dall’esito prevedibile. E chi si pavoneggerà trattando migliaia di madri e padri come scimmie e somari, un giorno imparerà che comportandosi in tal modo si offende la scienza. Chi grida “vittoria” non si rende conto che essendo questa una scelta di politica sanitaria, un altro governo potrebbe darle una direzione meno punitiva e più coinvolgente. Perché la salute dei piccoli e dei grandi non è ad appannaggio di nessuno. Tanto più di chi utilizza la sanità pubblica come arma di distruzione contro un avversario.



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