Vaccinazioni

Una legge della sinistra opposta al decreto-vaccini

Fonte: Repubblica.it


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Vaccinazioni

"La validità delle vaccinazioni come mezzo di prevenzione delle malattie infettive è universalmente riconosciuta dalla comunità scientifica e dalla cittadinanza informata. Le vaccinazioni hanno indubbiamente contribuito al progresso della medicina e continuano a contribuire alla riduzione di morbilità e mortalità, soprattutto in Paesi ad alta prevalenza di malattie trasmissibili, oltre che alla eradicazione di malattie come il vaiolo.

A fronte di questa premessa, è necessario sottolineare come, nonostante l’utilità di ogni intervento sanitario (compresi i vaccini) sia sottoposto a rigorose valutazioni, prevalentemente attraverso la ricerca scientifica e il ragionamento deduttivo, nell’attuale dibattito sulle vaccinazioni sembrano purtroppo prevalere fattori (pseudo)culturali, economici e di appartenenza che rischiano di aver più peso delle evidenze scientifiche.

Negli ultimi mesi, abbiamo infatti assistito a un susseguirsi di dichiarazioni, anche contrastanti e prive di robuste motivazioni, provenienti da soggetti che per il loro ruolo dovrebbero sentirsi invece tenuti, soprattutto su un tema così delicato, alla massima obiettività, evitando facili slogan, guerre ideologiche e inutili allarmismi. Il presente disegno di legge si propone quindi di riportare il dibattito entro i confini delle evidenze e del buon funzionamento dei servizi di sanità pubblica"...

Basterebbe questo capoverso per comprendere che siamo di fronte ad un critica determinata, circostanziata, al Decreto-vaccini approvato mercoledì scorso dal governo, e a quelli "che per il loro ruolo dovrebbero sentirsi invece tenuti alla massima obiettività...": il passaggio si riferisce al presidente dell'Istituto superiore di Sanità?

Ma andiamo avanti: "Va innanzi tutto sottolineato che i recenti allarmi, amplificati dai media, relativi alle soglie troppo basse di coperture vaccinali, non sono stati corredati da dati e analisi robuste: i dati riportati nel Piano Vaccini 2017-2019 non fotografano una condizione di eccezionale emergenza per tutti i vaccini e in tutto il territorio nazionale. Le decisioni non sono state inoltre accompagnate da alcun approfondimento, ad esempio, sui fattori che in molti paesi, da qualche anno, inducono un piccolo ma crescente numero di genitori a non far vaccinare i propri figli o farli vaccinare in tempi diversi da quelli consigliati. Ebbene, è solo riflettendo sulle motivazioni di tali comportamenti che può essere condotta una valutazione seria delle misure, peraltro già in parte note nella letteratura scientifica e nella nostra normativa, che possono essere adottate per contrastare con efficacia la mancata adesione alla pratica vaccinale". Ecco uno schiaffo sonoro a quelli che si riparano dietro motivazioni scientifiche, non sorrette da dati reali. E soprattutto qui si dice in sostanza che "l'emergenza vaccinale" è una forzatura.

Proseguiamo: "Il fenomeno del cd “scetticismo vaccinale” è stato studiato a fondo in molti paesi. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità esso sarebbe riconducibile alla somma di tre fattori: il venir meno della fiducia nelle vaccinazioni, la difficoltà a prendere una decisione impegnativa, soprattutto quando riguarda i propri figli, e la scarsa convenienza a vaccinarsi (WHO, Immunization, Vaccines and Biologicals. Addressing vaccine hesitancy).

La disinformazione, la scarsa fruibilità delle informazioni a disposizione dei genitori, l’utilizzo di complicati termini tecnici, la paura di eventuali effetti collaterali, le difficoltà di accesso ai servizi vaccinali, sono tutti fattori che in qualche modo dovrebbero essere aggrediti da chi ha la responsabilità della tutela della salute pubblica. Ascoltare i genitori, produrre informazioni facilmente comprensibili, oggettivare i benefici e i rischi delle vaccinazioni sono ingredienti che non possono essere trascurati né tanto meno improvvisati. Anzi sono elementi costitutivi di quel rapporto di fiducia che dovrebbe instaurarsi tra il cittadino e il medico di fiducia. Ed è solo dentro questa relazione che è possibile dialogare serenamente anche della questione dei vaccini e favorire una decisione consapevole e responsabile, delicata proprio perché relativa spesso al proprio figlio/a e ai suoi rapporti con il resto della comunità".

Da questa analisi si passa alla proposta, dirompente e alternativa rispetto alla decisione imposta dalla ministra Lorenzin: "Ed è solo all’interno di un approccio che favorisca l’adesione consapevole e responsabile al programma vaccinale, evitando perquanto possibile un approccio prescrittivo e sanzionatorio, che si ritiene possano essere ottenuti buoni risultati anche in termini di prevenzione delle malattie infettive. L’esperienza iniziata ormai dieci anni fa dalla regione Veneto è a tale proposito molto significativa". Adesione consapevole e responsabile, quindi nessun obbligo.

Chi ha scritto questo testo? Il presidente della Regione Veneto? Oppure il dottor Gava o il dottor Miedico, radiati settimane fa dalla Fnomceo? Sarà stato qualche ricercatore no-vaxx o anti-vaxx che dir si voglia? No: è la senatrice Nerina Dirindin, una delle persone più preparate nel vasto mondo della salute. Insegna politica sanitaria all'università di Torino, è stata direttrice generale al ministero della Sanità e assessora in Sardegna. Ha contribuito ad elaborare le linee sulla salute pubblica, messe in campo dal Pd nel corso del tempo e adesso è di Art.1-Mdp. Quindi una studiosa che viene dalla fila della sinistra italiana, e con una solida storia ed esperienza alle spalle.

Cosa ha fatto la Dirindin? Ha preso l'iniziativa di elaborare un Disegno di legge (firmato anche da Corsini, Gatti, Granaiola, Lo Moro, Maurizio Romani, Sonego, Migliavacca), intitolato "Disposizioni in materia di malattie infettive prevenibili con vaccinazioni". In tutto sette articoli (più un ottavo) che seguono una premessa molto esplicita è inequivocabile sull'importanza dei vaccini: "La validità delle vaccinazioni come mezzo di prevenzione delle malattie infettive è universalmente riconosciuta dalla comunità scientifica e dalla cittadinanza informata. Le vaccinazioni hanno indubbiamente contribuito al progresso della medicina e continuano a contribuire alla riduzione di morbilità e mortalità, soprattutto in Paesi ad alta prevalenza di malattie trasmissibili, oltre che alla eradicazione di malattie come il vaiolo".

Dopo di che i 7 articoli cadono come una mannaia sull'analisi, sui dati di fatto, sulle conclusioni e sulle decisioni contenute nel decreto Lorenzin, ispirato ad una logica impositiva. Non solo: l'ottavo articolo è dedicato ai decreti da abrogare "fatto salvo, con i limiti stabiliti dall’articolo 3, quanto previsto dalla legge 25 febbraio 1992, n. 210 "Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati" e successive modificazioni e dalla legge 29 ottobre 2005, n. 229 "Disposizioni in materia di indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie".

Dirindin e gli altri firmatari presentano ora il Ddl in Senato. E sono pronto a scommettere che non passerà inosservato. Peraltro, come si è visto nelle ultime settimane, le manifestazioni anti-decreto si stanno moltiplicando, e tra i partecipanti alle proteste non sono pochi i genitori che hanno votato sinistra e centro-sinistra. Il Ddl fa anche leva su questo dissenso, sicuramente di minoranza sul riconoscimento del ruolo fondamentale dei vaccini, ma più ampio sul "tema" della libertà di scelta, negata seccamente dal Decreto, che contiene anche dure punizioni per chi "disubbidisce".

La proposta di legge propone dunque concetti semplici :

1) i vaccini sono fondamentali;

2) è sbagliato imporli, tranne che in particolari situazioni;

3) bisogna informare di più e meglio i cittadini affinché aderiscano in modo volontario alle vaccinazioni;

4) in caso di situazioni di emergenza, si interviene a livello locale, con i sindaci, e regionale (e solo in caso di inadempienza interviene il governo nominando un commissario);

5) il servizio di farmacovigilanza va incentivato e i dati sugli effetti avversi vanno segnalati annualmente;

6) i danni eventuali alle persone vengono riconosciuti in base alle leggi in atto;

7) il Piano nazionale di prevenzione vaccinale (Pnpv) è al centro di tutta la gestione delle politiche sanitarie vaccinali.

Aggiungo poche considerazioni.

Questo Ddl si inserisce pienamente nel solco della cultura di sinistra, che prima di arrivare a misure coercitive cerca altre strade, e apre un nuovo capitolo nella discussione su un argomento che da mesi è diventato centrale nel nostro Paese. E in modo esplicito chiude la porta all'arroganza di chi sostiene che "la scienza non è democratica": questo Disegno di legge affossa una volta per tutte un "mantra" bizzarro oltre che completamente fasullo.

È quindi destinato a finire quel modo, spesso becero e volgare, di considerare no-vaxx o anti-vaxx tutti quelli che fanno analisi e ricerche e proposte diverse, da parte di chi governa la sanità o ha una presenza monopolizzante sui mass-media? Non so rispondere. Però mi auguro di leggere sui quotidiani e di ascoltare in TV la voce di chi propone questo Disegno di legge.

Infine una considerazione personale: ritrovo nel Ddl quello che ho scritto più volte contro l'allarmismo istituzionale supportato e ingigantito dai media; sulla forzatura dei dati percentuali e assoluti che non sono emergenziali sulle vaccinazioni (i due casi di morbillo nell'ultimo bollettino dell'Iss parlano da soli); sull'invito all'ascolto, al dialogo, all'informazione nei confronti delle madri e dei padri che a torto o a ragione nutrono dubbi e paure sulla vaccinazione. Ma ora prevale anche una curiosità: voglio vedere se i vari mazzieri definiranno "stupidi" "ignoranti" "antiscientifici" i firmatari di questa legge, così come fanno da tempo contro tutti coloro che propongono un altro punto di vista, non certo sui vaccini in quanto tali ma sulle politiche vaccinali.



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