Omeopatia

Il mistero delle diluizioni ultramolecolari


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Si è svolto lo scorso mese di dicembre, presso il Dipartimento di Farmacologia dell'Università di Firenze, il seminario dal titolo: "Le diluizioni ultramolecolari"; relatore il Prof. Pier Francesco Mannaioni, Professore emerito della Facoltà di Farmacia dell'Università di Firenze e studioso di fama internazionale delle diluizioni ultramolecolari.


Il seminario è stata l'occasione per fare il punto sullo stato dell'arte della ricerca scientifica che affronta il settore più difficile dell'omeopatia: la questione del meccanismo d'azione di soluzioni senza più molecole. Hanno partecipato all'evento eminenti farmacologi dell'Università di Firenze insieme a studenti e dottorandi di farmacologia. Sebbene il meccanismo d'azione delle diluizioni omeopatiche extramolecolari sia ancora sconosciuto alcuni punti fermi, ai fini della conoscenza, sono oramai stati tracciati e sono di seguito sintetizzati. Per fare il punto sulla questione vale la pena di ricordare che in Farmacologia si definiscono molecolari le soluzioni a concentrazioni comprese al di sotto di 10 alla -12 molare, mentre si parla di alte diluizioni per diluizioni tra 10 alla -13 e 10 alla -23 molare e di ultra low dose o diluizioni ultramolecolari per diluizioni superiori alla 10 alla -23 molare.


Esistono oggi due filoni di studio delle diluizioni extramolecolari: gli esperimenti sulla degranulazione dei basofili (cui lo stesso Prof. Mannaioni ha dato più contributi) e gli esperimenti del prof. Rey. Il maggior numero di conferme scientifiche si sono avute per le reazioni dei basofili alla diluizioni ultramolecolari di istamina, esperimenti questi confermati in più università europee: Parigi, Belfast, Firenze, Utrecht. Negli esperimenti è stato ripetutamente confermato che diluizioni ultramolecolari di istamina sono in grado di inibire la degranulazione dei mastociti e dei basofili altamente reattivi, ovvero pre-trattati con siero anti-IgE. Le indagini sono state condotte e riprodotte su conte di più di 700 cellule per campione, dunque con risultati altamente significativi. Non solo, a riprova del fenomeno osservato è possibile dosare la proteina CD63, che viene liberata nel mezzo di coltura dal basofilo attivato e che può essere misurata con il citofluorimetro. A controprova, oltre alle numerose conferme sul potere inibente la degranulazione dei basofili da parte di soluzioni non più molecolari di istamina, si è anche osservato che il riscaldamento a 100 gradi delle colture è capace di annullare sia l'azione delle diluizioni molecolari di istamina che quella della diluizioni extramolecolari. Ma l'effetto prodotto dall'istamina ultra low può anche essere riprodotto con l'impiego di adrenalina a diluizioni 10 alla -23. L'adrenalina ultramolecolare, aggiunta ad una coltura di basofili provenienti da soggetti atopici (IgE sensibilizzati), inibisce la degranulazione degli stessi anche se in concentrazioni tali da non essere più presente neanche una molecola di adrenalina.


Nello stesso esperimento, un'altra eccezionale conferma: l'aggiunta di propanololo (inibitore dell'adrenalina) è in grado di bloccare l'azione della adrenalina sia nelle colture con adrenalina a dosi molecolari che nelle colture con adrenalina a dosi 10 alla -23. Come a dire che il propanololo blocca sia l'azione delle molecole di adrenalina sia l'azione esercitata da soluzioni in cui l'adrenalina c'è stata ma non c'è più per eccessiva diluizione del soluto.


Anche gli studi di Rey, pur essendo molto diversi come metodologia di indagine, arrivano, tuttavia, alle stesse conclusioni: rimane informazione dell'effetto farmacologico molecolare anche nelle diluizioni nelle quali non vi è più traccia di molecole. E precisamente, in questi studi si osserva che il litio cloruro congelato a -170 gradi centigradi, quando riportato a temperatura ambiente produce un fenomeno di termoluminescenza sia nelle soluzioni molecolari di litio che in quelle extra-molecolari. Questi fenomeni sono scientificamente osservati e riproducibili. Sta agli scienziati di oggi, o forse più probabilmente a quelli di un domani, trovare la spiegazione compiuta. Ma auspichiamo che sempre più ricercatori accademici abbiano la volontà di proseguire le ricerche in questa direzione.



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