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Latte materno e sovrappeso infantile: più frequente di quanto si pensi


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Latte materno e sovrappeso infantile: più frequente di quanto si pensi
Alcune precisazioni in più rispetto al potenziale rischio di sovrappeso connesso all'uso di latte materno

A completamento ed esplicazione del nostro recente articolo, qui pubblicato il 28/9 u.s. (Anche gli allattati esclusivamente al seno, se sovrappeso, sono a rischio per obesità futura), a seguito del quale alcune voci si sono levate a difesa dell'allattamento a richiesta e senza alcuna misura, abbiamo ritenuto opportuno scrivere qualche riga in più per far comprendere il reale spirito della nostra nota anche a chi, probabilmente sentendosi toccato nel vivo, non ha prestato abbastanza attenzione a quanto esposto.

 

Non si critica il ruolo eccezionale ed insostituibile dell'allattamento in quanto tale, per tutte le ragioni possibili insite sia nella metodica in se (affetto, calore, conforto) sia dal punto di vista metabolico e di protezione; ne si vuole sminuire il ruolo della poppata a richiesta come tale: semplicemente si segnala che anche negli allattati al seno esiste (e nessuno mai prima dello studio da cui parte questo articolo ne aveva fatto valutazione) la possibilità di incorrere nel sovrappeso, evento che inderogabilmente avviene laddove i volumi di alimento siano eccedenti i fabbisogni.

 

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare questo sovrappeso, infatti, se raggiunto entro i primi 6 mesi di vita, tende a mantenersi anche nelle età successive. Sappiamo bene (ed i più recenti studi lo avvalorano in modo netto) che l'orientamento epigenetico dell'organismo inizia da prima della nascita e si protrae lungo tutto il primo anno (e forse due anni) dopo la nascita: ciò significa che un assetto indirizzato verso l'accumulo ponderale trascina con se tutta una serie di conseguenze metaboliche la cui eco rimbomba fino ad età avanzate, con dismetabolismi e rischi di malattie croniche non trasmissibili (ipertensione, diabete, sindrome metabolica, dislipidemie e quant'altro).

 

Non è necessariamente la poppata a richiesta in se, quindi, che determina automaticamente il sovrappeso: probabilmente (a parità di composizione media del latte) è solo l'aumento dei volumi erogati e non necessari (il che, con poppate indiscriminate, appare più semplice da realizzare). Il sovrappeso, nell'interessante studio Olandese da cui abbiamo preso le mosse, non risulta tra l'altro vistosamente preponderante nei bambini allattati artificialmente come potrebbe facilmente essere dedotto: infatti tra breastfed e bottle fed c'è una differenza del solo 2% (5% seno; 7% artificiale). Ciò significa che, in quanto a probabilità, il sovrappeso reale e potenzialmente dannoso (quello che supera la prima o la seconda deviazione standard secondo le griglie più comunemente ed universalmente usate a livello mondiale, ovviamente corrette per etnia) non è frequentissimo ma è comunque possibile, e quasi con la stessa probabilità, sia col latte artificiale che col materno. È innegabilmente una eventualità da tenere in considerazione e siccome il sovrappeso è tale a prescindere dal tipo di alimentazione sarebbe opportuno non trascurarlo in nessun caso.

 

In conclusione ripetiamo quanto già detto nel precedente articolo: si alla poppata a richiesta, si all'attacco in qualsiasi momento (se si vuole e si "regge"), si all'offerta del seno ad ogni segnale del bambino ma si anche al controllo/monitoraggio della velocità di crescita in peso e al rapporto peso/lunghezza: laddove si notasse una anomalia (eccesso) è opportuno non glissare con troppa nonchalance ("Tanto è latte di mamma: non può che fare bene) e cercare di regolamentare gli apporti in modo confacente ad un ottimale bilancio generale.



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