Alimentazione
18/11/2010
Last minute market: il circolo virtuoso dell’ultimo minuto
Fonte: Valori (Rivista)
Angela è una mamma. Non nel senso “tecnico” del termine. Ma è comunque la figura più vicina a un genitore per le decine di bambini ospiti della comunità che gestisce e che le vengono affidati dal Tribunale minorile di Bologna.
Per una realtà come la sua, far quadrare i conti è un problema e il cibo è una voce di spesa ingente. In un anno di adesione al progetto Last Minute Market è riuscita ad abbattere i costi alimentari e destinare alla costruzione di un campo da basket i soldi risparmiati. Alcuni bambini hanno potuto avere l’apparecchio per i denti, altri andare in piscina.
Il cuore dell’iniziativa pensata all’interno dell’Università di Bologna è questo: fare in modo che tutti guadagnino qualcosa. Apparentemente sembra la scoperta dell’acqua calda. Tanto semplice da sembrare banale: recuperare ciò che è ancora utile e donarlo a chi ne può avere bisogno. Un circolo virtuoso in cui tutti vincono: chi dona, perché ha dei vantaggi fiscali e risparmia sui costi di smaltimento; chi riceve (per ovvi motivi); l’ambiente, perché vengono evitate tonnellate di rifiuti. E anche la collettività, perché si costruisce un nuovo modo di pensare al cibo: più rispettoso, meno consumistico, più sobrio.
Un miliardo di possibile risparmio
L’idea alla base di Last Minute Market nasce nel 1998 e dal 2003 diventa una realtà imprenditoriale (tecnicamente si parla di “spin off accademico”) che opera su tutto il territorio nazionale, con oltre 40 progetti di recupero di beni invenduti o non commercializzabili. Il segreto non è gestire direttamente i beni, ma facilitare il contatto tra mercati all’ingrosso, imprese commerciali, enti no profit, amministrazioni locali, Asl di uno stesso territorio. Last Minute Market si occupa degli aspetti organizzativi, logistici e fiscali.
I margini di recupero dei beni alimentari di un simile modello sono sconfinati. Una stima sui dati degli sprechi 2009 indica in 244 mila tonnellate il cibo recuperabile se tutti i punti vendita aderissero al progetto: oltre 580 milioni di pasti all’anno, un risparmio che sfiora il miliardo di euro.
I risultati finora raggiunti confermano tali stime: da un ipermercato vengono salvate fino a 170 tonnellate di alimenti ogni anno, per un controvalore di 650 mila euro. Da un mercato ortofrutticolo 60 tonnellate di frutta e verdura fresca (138 mila euro di controvalore). E poi ci sono i prodotti già cucinati: da otto mense scolastiche si sono recuperati 15 mila pasti all’anno e da una caserma oltre 12 tonnellate di cibi cotti. Altre tre da mense ospedaliere e cinque dai self service.
Cibo, non solo per lo stomaco: anche libri e farmaci
Ma, si sa, “l’appetito vien mangiando”. Il modello è stato quindi allargato ai prodotti lasciati nei campi quando il costo di raccolta supera quello di mercato, aprendo i terreni ad associazioni di beneficienza e privati bisognosi. Si è poi applicato il principio dell’ultimo minuto a libri e farmaci.
Sono così nate Last Minute Book, che coinvolge case editrici, scuole e università, salvando i libri dal macero e destinandoli a biblioteche pubbliche e associazioni italiane all’estero. In cinque anni ne sono stati salvati 80 mila. E Last Minute Pharmacy, che recupera invece i medicinali, ritirati dagli scaffali delle farmacie da un mese a sei mesi prima della scadenza.
Un punto dell’iniziativa non va sottovalutata: la caratteristica dei prodotti alimentari (freschi e spesso rapidamente deperibili) potrebbe rappresentare un limite. I ricercatori dell’università di Bologna l’hanno trasformato in risorsa, mettendo in contatto realtà di uno stesso territorio e rinsaldando il senso di comunità e di collaborazione tra concittadini. “Capitale sociale” lo chiama qualcuno. Forse è solo lungimiranza.
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