Omeopatia - Casi Clinici

Lac caninum: un caso clinico omeopatico

Fonte: Il Medico Omeopata



la caninum

Monica ha 20 anni. Soffre da oltre un anno di amenorrea. E’ in sovrappeso ed è bulimica. Puntualmente, dopo i pasti, si procura il vomito. E’ affetta da una forma di nevrosi con forti tratti depressivi. E’ iscritta all’università, ma non riesce a combinare niente. Fin da piccola si è sentita brutta, grassa, ed emarginata dalle amiche. Afferma che sono tutte più carine di lei.

 

Monica racconta:

Dottore, è un macello. E’ un casino.... Non so. Che ti racconto? Beh... (pausa) sono un po’ insicura… Sto all’università. Ma non ho fatto neanche un esame. Mi  sento incapace. Vedo gli altri che prendono gli appunti, che studiano e fanno esami. Io non capisco. Mi sento stupida; non ci arrivo.

 

Alle scuole superiori ero brava, perché non volevo deludere i miei. Ora temo di averli delusi... Loro sono molto bravi; anche mio fratello è in gamba... Mi sento inferiore... Ho paura di fallire. Non lotto. Mi sento una merda… è per queste cose che ho problemi alimentari.

 

E’ così fin da quando ero bambina. Sono nata silenziosa. Mi sentivo stupida. Gli altri parlavano per me. Mi vergognavo di avere bisogni che vanno contro gli altri. Stavo zitta. Mi chiedevano: vuoi un cioccolatino? Mia madre diceva “no grazie” per me... Invece io lo desideravo….

 

Ero buona e bravina. Ero sola. Non mi accompagnavano mai a giocare con i miei amichetti. Sentivo la mia famiglia debole. Non volevo deluderli. Non mi proteggevano. Odiavo la maestra che diceva: Monica è brava! Che figura che mi faceva fare davanti agli altri!

 

Alle scuole medie ero un’emarginata. Mi sentivo brutta. Mi vergognavo per i bei voti. Un voto bello? Mi sembrava come se volessi prevalere sugli altri. Per cui non ci godevo. Mi dicevo che non ne avevo il diritto. Con la maestra cercavo di essere sempre la più brava per non deluderla...


Alle scuole medie ero emarginata insieme ad una compagna. Ho dovuto cambiare scuola. E’  stato un trauma! Le altre ragazze erano più svelte di me e più belle! La colpa è mia. Non riuscivo a inte- grarmi. Mi sono sempre considerata stupida. Mi sento inferiore. Le altre sono brave e secchione. Io non volevo esserlo. Mi sentivo fuori dal mondo. Tutti si divertivano e io invece ero come una deficiente.

 

Anche alle scuole superiori andavo bene. Però mi sentivo molto sola. Sono stata negli scout. E’ stata un’esperienza bruttissima. Ero emarginata anche lì. Come al solito gli altri si divertivano. Io invece ero rigida e non ridevo. Abbiamo fatto due campi-vacanza. E’ stata un’esperienza disastrosa. Non sapevo fare niente; neanche montare una tenda. Tenevo tutto dentro e ci soffrivo. Anche i più piccoli erano più bravi di me. Me ne facevo una colpa! Gli altri erano contenti. Io ero seria e tragica. M’impegnavo, mi dicevo “devo divertirmi”. Mi forzavo. Dovevo riuscirci. Ma non ce la facevo. Mia sorella invece si era integrata ed era brava. Io ho avuto un complesso d’inferiorità nei suoi confronti.

 

Da piccola ero magrissima, ma mangiavo tanto. Mi dicevano: che brava Monica, le piace la cioccolata! E io giù .. a mangiarla. Non mi accompagnavano mai dagli amici. Mentre mia sorella era accompagnata ovunque. Io mai.

 

Dalle scuole superiori in poi, ho cominciato a mangiare veramente tanto. Sono diventata grassa. Il mio pensiero era che mi sentivo magra, ma fuori mi vedevo grassa! E mi chiedevo: chi è questa qui?! Nel giro di un anno non sono stata più io. Sono ingrassata così tanto… Sono diventata brutta e grassa. Le mie amiche di classe, invece, sempre più carine. Io mi sentivo di una bruttezza schifosa. Studiavo molto e stavo sempre a casa. Ero diventata uno schifo; una botola. Dovevo sentirmi piena.  Quando mi veniva il vuoto allo stomaco era il panico! Dovevo essere piena.

 

Sono andata a studiare in Inghilterra. Lì ho trovato un altro mondo. Le mie compagne italiane erano tutte belle. Io mi sentivo brutta e stupida. E’ stato un trauma. Tutti i giorni in bagno a piangere. Non me ne fregava niente dell’inglese. Anche se mi piaceva l’idea dell’Inghilterra. Ma non stavo bene lì,  come non sono stata bene tra gli scout. Ma che cavolo! dicevo… e mangiavo come una disgraziata! Piangevo in continuazione e mi sono anche allontanata dalla preghiera.

 

Al primo liceo scientifico sono ingrassata in maniera enorme. Ho iniziato una dieta e così sono dimagrita. Però c’erano le crisi di bulimia. Dimagrendo mi veniva il pensiero che potevo essere carina. Mi dicevo: brava! sei dimagrita, ma che carina che sei… In questo modo la dieta è diventata un’idea fissa: devo dimagrire; devo dimagrire... In effetti ero carina, ma questa sensazione non è durata molto. E’ scomparsa in breve tempo. Ricordo che ero più leggera e più simpatica. Ero in forze e dimagrivo. Uscivo di più da casa. Stavo meglio con le amiche. Ero anche un po’ pazzerella. Mi sentivo meglio e pensavo anche di potere piacere ad un ragazzo. Avevo di me un’idea buona: mi sentivo sensibile e timida, ma carina. Tutto bene così. Scambiavo anche i vestiti con mia sorella: che bello! Mi dicevo:

'sarò un po’ troppo sensibile e triste, però ho anche dei pregi. Mi sentivo normale. Mi sentivo come gli altri. Anch’io finalmente mi sentivo  carina. Pensavo: vedi, ci si guadagna ad essere carina! Vedevo che i capi scout mi davano ascolto. Mi sembravano dei personaggi mitici. Erano risoluti e sapevano fare tante cose'.

 

Poi dopo l’estate ho cominciato a mangiare tanto. Avevo appena raggiunto il peso ideale! Ho preso 8 chili in poco tempo. Mi sono ritrovata: brutta, sporca, apatica e pesante. Un vero schifo. Non uscivo più con le amiche. Loro parlavano di me e io mi sentivo ferita. Mi chiedevo: che cosa ho fatto? La mia amica, che per un periodo mi ha considerato mitica.., non mi vedeva più in questo modo. Mi sentivo di nuovo esclusa. Mi sentivo sola. Interessavo ad un ragazzo, ma non ci siamo messi insieme. Ah! Se fossi stata carina! Carina come quell’estate lì! Allora veramente si sarebbe messo con me. Invece ha scelto una ragazza più magra di me. Che cavolo pretendo?! mi sono detta...ah, se potessi dimagrire di nuovo come quell’estate.. sarei carina, sicura, tranquilla.

 

Le mie amiche hanno cambiato atteggiamento con me. Sono diventate critiche! Mi trattavano male. La mia migliore amica si è arrabbiata con me. Ci stavo male. Mi ero isolata da tutte loro. Inventavo le stronzate, per non uscire con loro. Cominciavo ad essere pazza! Anche in famiglia, non me ne fregava più niente. Dicevo costantemente no a mia madre. Dicevo no!, per tutto. Nessuno mi si filava a casa. Mia madre non capiva che stavo male. Io la provocavo.

 

Sono passati più di venti minuti, Monica ha una straordinaria loquacità, non si è fermata neanche per un attimo. Venti minuti di racconto, di filato, senza quasi respirare, ma non ha finito e riprende il suo racconto con impeto:

Un giorno mamma ha scoperto che non sono andata a scuola. Ne ero contenta! “Va tutto male, mamma!!”... oramai mangiavo a tutte le ore. Lei mi ha detto: ti aiuto io. Mi ha capito. Mi faceva trovare gli yogurth magri. Allora ho pensato: vedi?!! si interessa di me. In questo modo sono dimagrita di nuovo. Poi lei.. ha avuto problemi al lavoro. Non si è curata più di me. Io ho reagito molto male. Facevo quello che mi pareva. Ero diventata la pazza di casa e potevo fare quello che mi andava.. Partivo. Via! Andavo alla casa in montagna. Poi ritornavo. Mi mettevo a dormire sul divano. Dormivo dove volevo. Una vita sregolatissima. Stavo completamente da sola. Tenevo le persiane chiuse.

 

Monica ha continuato il racconto per molto altro tempo, ripetendo sostanzialmente tutte le sensazioni, che mi hanno portato alla scelta del farmaco. Ho repertorizzato (Mac Repertory) le sue false sensazioni centrate sul sentirsi una schifezza, sporca, mentre le altre persone la disprezzano. La paura di essere pazza, per un certo periodo proprio fuori di testa, e la difficoltà a percepirsi per quello che è, confondendo e svalutando la sua identità. Per ultimo ho scelto anche il sintomo che rappresenta a livello repertoriale la sua bulimia (appetito canino):

 

MIND; DELUSIONS, imaginations; fail, everything will

MIND; FEAR; failure, of

MIND; DELUSIONS, imaginations; dirt, dirty; he is

MIND; DELUSIONS, imaginations; body, body parts; parts; short

MIND; DELUSIONS, imaginations; iden- tity, errors of personal

MIND; DELUSIONS, imaginations; despised, is

MIND; DELUSIONS, imaginations; insane; become, that she will

MIND; DELUSIONS, imaginations; insane; become, that she will; unless she got out of her body

MIND; FEAR; insanity, of losing his reason

STOMACH; APPETITE; ravenous, canine, excessive

 

Le ho prescritto: LAC CANINUM 6LM - 5 gocce una volta al dì.

 

Follow up

SECONDA VISITA - GIUGNO 2003

Le mestruazioni sono ritornate regolari. Si è ridotta la bulimia. La paziente sta bene. E’ più serena. E’ allegra. Continua la terapia come prescritta in precedenza.

 

COMUNICAZIONE - AGOSTO 2003

Mi giunge un e-mail verso la fine di agosto:

Gentile dott. Abbate,

sono Monica. Le scrivo due righe per dirle che continuo ad assumere Lac Caninum. Il 15 agosto mi è tornato il ciclo per la quarta volta!! A dire il vero è scarsetto, però non è così importante. Emotiva- mente vado a giorni alterni. Ultimamente ho ripreso a pregare e ho visto gli effetti benefici che preghiera ha su di me: sono più forte, più lucida e sono maggiormente a contatto con me stessa e con i miei sentimenti. La vorrei chiamare per parlarle un po’, ma questa settimana lavoro fino alle 17. La chiamerò la settimana prossima: lei è in studio o è in ferie?

Grazie e a presto. Monica.

 

Mi colpisce molto il fatto che Monica abbia ripreso a pregare. E’ più forte e più lucida. Mi dico che va bene così. C’è un netto miglioramento. La sue false percezioni si sono ridotte ed è più in relazione con sé stessa. Per cui la invito a continuare la cura.

 

Nei mesi seguenti sento Monica per telefono. Sta bene. Ha ripreso gli studi. E’ molto serena. Mi dice che assume le gocce di Lac caninum al bisogno, cioè quando sente riapparire il suo stato di agitazione, tensione, nervosismo e senso di frustrazione.

 

Mi giunge una sua e-mail: ha deciso di partire per l’Irlanda, vuole fare un’esperienza di lavoro. Si tratta di riprendere quel percorso personale che già in passato l’ha portata a fare un’esperienza lontano da casa. In un paese straniero. Ci riprova di nuovo. Questa volta con una percezione di sé, una condizione psicologica e un atteggiamento verso la vita molto diversi. La sua email:

Le ho spedito la e-mail: l’ha ricevuta? Sento una certa ansia. Ma sono contenta che  le mestruazioni sono regolari. Ho molte cose in ballo. Devo partire per l’Irlanda:  faccio scorte di Lac caninum?? due bocce....

 

Attualmente Monica è ancora in terapia. Sta bene. Ha trovato la sua serenità. E’ sicura di sé e del suo valore. Raramente ha bisogno di assumere Lac caninum. E’ presa dalla sua vita. Adesso ha un lavoro stabile che la sta mettendo, positivamente, alla prova.

 

Analisi del caso

In ciascuna persona la malattia trae origine dalla parte spirituale perturbata per mostrarsi, in un secondo tempo, a livello psichico con le paure, le nevrosi quotidiane, ecc. e per ultimo nel corpo con i sintomi fisici. La perturbazione più profonda si può individualizzare e curare definendo le sensazioni dell’ammalato, la sua percezione errata della realtà. In questo modo studiamo realmente ciò che fa soffrire il soggetto.

 

Monica è preda di forti sensazioni che le causano un notevole disagio psicologico. A suo parere tutti sono più bravi di lei e non è capace a fare niente. Si sente una povera disgraziata. Mangia come una disgraziata. Sfida la madre. Si tratta di provocazioni. E’ una ragazza che non si sente amata. I suoi comportamenti creano scompiglio in casa. Diviene la “pazza di casa”. Monica si cala così bene nella sua dimensione autodistruttiva (è il miasma luesinico secondo la nomenclatura omeopatica classica) da trasformarsi in una persona antisociale. Le sue false percezioni raggiungono apici inverosimili, a tal punto che Monica crede veramente di stare per diventare pazza (Lac caninum: falsa percezione - sta per diventare pazzo). E’ evidente che le affermazioni di Monica sono il frutto delle illusioni della sua immaginazione.

 

In salute c’è armonia ed equilibrio sia a livello psichico che somatico (§ 9 dell’Or- ganon – S. Hahnemann). Ciascuno è formato con una peculiare struttura spirituale. In salute ciò si traduce come il proprio punto di vista sulla vita. Esso ci orienta nelle nostre realizzazioni, affinchè si venga ad attuare il fine ultimo dell’esistenza (§ 9 – Organon). In base alla nostra struttura spirituale ad esempio scegliamo se dedicarci all’economia e alla finanza, oppure alla giustizia, oppure ci dedi- chiamo alla cura del prossimo sofferente. Un soggetto Lac caninum, sano, indipendentemente dal lavoro che sceglierà, avrà sempre presente quanto sia importante rispettare la dignità della persona e dare valore a ciascuna creatura vivente, che sia uomo o animale. Egli ha insito nella sua costituzione il messaggio di Lac-caninum. Ciascuna persona sana possiede il proprio punto di vista della vita.

 

Ciò non rappresenta un problema, anzi, orienta nella scelte che facciamo. Non lo sappiamo, ma siamo tanti Lac caninum, Arnica, Calcarea carbonica, ecc., a seconda se la sensibilità personale è orientata verso il problema dell’autosva- lutazione (Lac caninum), oppure della vulnerabilità e fragilità corporea che chiede protezione nei confronti degli eventi traumatici della vita (Arnica), oppure dell’insufficienza delle difese nei confronti del futuro per la paura di non potere far fronte ai problemi della vita (Calcarea carbonica), e così via ciascuno di noi è un minerale, vegetale o sostanza animale che vive nel macrocosmo e con la quale abbiamo un legame, nel suo significato.

 

Ad esempio il motto di una “persona Ferrum metallicum” è: per ragione o per forza. Il ferro è un metallo che si è sempre utilizzato per forgiare le armi. Il soggetto Ferrum è forte, ostinato e combattivo, come lo è il metallo. Nel tempo ciò che è sensibilità e visione della vita si può trasformare in malattia, prende forma  una perturbazione (definibile in omeopatia classica come vulnerabilità psorica) che dà luogo a false percezioni. Ciascuna persona ha le proprie in base alla sua natura e all’elemento che in natura gli corrisponde (fiore, pianta, minerale, veleno…). La malattia, con le sue false percezioni, assomiglia al miraggio che l’esploratore insegue quando si perde nel deserto. La malattia è una per- turbazione profonda, spirituale. La scuola omeopatica Masiana definisce questo stato come l’errore originario del sistema-uomo. Ciascuno di noi ha una peculiare sensibilità, che nel tempo si evidenzia, come una sorta di difetto di fabbrica.

 

Monica è una persona sensibile all’energia di Lac caninum. Possiamo dire che ella è una donna Lac caninum. La sua psora primaria, coincide con quella del farmaco. La sua malattia sono le sue false percezioni (perturbazione da psora primaria, secondo una terminologia classica). Sono la causa del sentirsi una schifezza di persona. Non è vero che è una cretina. Non è neanche vero che fa schifo e che nessuno le vuole bene. In verità il suo aspetto fisico è molto gradevole. E’ in sovrappeso, ma non è la brutta cicciona che crede di essere. Monica è intelligente, ma la sua psiche è turbata dal suo squilibrio (per Hahnemann si tratta della psora-perturbazione che diviene attiva e si manifesta con i suoi sintomi) presente fin dall’infanzia. Crede di non essere capace e così il suo rendimento intellettuale diviene scarso, quasi da persona “deficiente”.

 

Lac caninum è farmaco energia- sostanza-simbolo. C’è una completa similitudine tra farmaco e paziente. Troviamo in Lac caninum, nei sintomi evocati nel corso della sperimentazione da parte di persone sane, un complesso di sensazioni e false percezioni che fanno sentire inde- gni e diversi dagli altri. Il soggetto Lac caninum non si sente cittadino del mondo alla pari degli altri. Accade allora che egli subisca le conseguenze di questo suo convincimento. Sia nella sua vita intellettuale che affettiva. Egli crede che gli altri lo disprezzino (Lac caninum: si sente disprezzato) si pone negativamente nel rapporto con gli altri e così le relazioni sociali si dederioraro.

 

Lac caninum è il latte di cagna. Il latte di cagna è una sostanza che veicola per la sua natura, all’uomo, un messaggio di forte autosvalutazione. Si tratta di ciò che ritroviamo nella sofferenza di Monica. Il latte di per sé è il simbolo del nutrimento spirituale. Nell’iconografia cristiana del Medioevo si raffigura la buona madre che dà il latte della verità, in opposto alla cattiva madre che dà il seno ai serpenti. Un bambino allattato con latte di cagna è una persona che riceve un nutrimento “vile e impuro”. Non riceve il suo vero latte, quello umano, per cui non può formarsi nel suo vero valore di persona. Il paziente Lac caninum sconta, nella sua condizione, esattamente questa condanna. Nei miti dell’Asia centrale il cane è anche il simbolo di tutto ciò che la creazione comporta di più vile. Il cane è l’impuro, il maledetto, marchiato di una macchia originaria, incancellabile.

 

Monica comunica, con la sua sofferenza, la non accettazione della sua materia che non le dà dignità. Nella sua condizione di ammalata ella non percepisce la sua dimensione reale, la sua reale verità, a) di essere persona, b) di essere sostanza come la madre, c) di meritare l’amore e di essere amata. Si sente marchiata e decaduta. Lac caninum, farmaco diluito e dinamizzato, trasformato in energia curativa, è una comunicazione energetica che giunge alla paziente a livello spirituale e le per- mette di confrontarsi, per similitudine, con la sua problematica primaria. Esso aiuta, ciò vale per l’ammalato che gli corrisponde, a prendere coscienza della realtà e, in questo modo a crescere e guarire. Lac caninum evoca i seguenti aspetti simbolici: “Il nutrimento, il latte di cane, di cui io sono sostanza, mi degrada e mi svaluta; “Chi mi nutre mi adotta mi dà la sua dignità, ma non la merito perché sento di non essere della stessa natura”. “Sono vile”. “Non sono fino in fondo figlia di mia madre”. “Rifiuto la mia sostanza”.

 

Nei vari anni di cura, Monica ha avuto diverse “crisi” (crisi psoriche di autosva- lutazione) dovute ad alcuni momenti difficili nel rapporto con gli altri. Tali episodi però sono stati vissuti con modalità completamente diverse. Non c’è stata autosvalutazione e distruttività nelle sue risposte. Si è trattato invece di momenti di crescita. Monica ha una sempre maggiore consapevolezza del proprio ruolo nella vita sociale e nelle relazioni. Monica è cambiata. E’ cresciuta. Le sue crisi esistenziali sono diventate momenti di confronto con gli altri e con la sua problematica profonda. La paziente è serena, si è finalmente integrata nel contesto sociale del suo paese. Gli studi vanno bene e va bene anche il lavoro.

 

E’ interessante la seguente e-mail che Monica mi ha scritto, una volta in moto il processo terapeutico. Ciò testimonia il fatto che la cura omeopatica non è solamente una terapia sintomatica. Oltre ai problemi psichici (nevrosi) e fisici (amenorrea, bulimia e obesità), essa può risolvere nel profondo la disarmonia che ne è causa. La cura omeopatica apre un nuovo cammino al paziente. Quello della crescita spirituale, che spesso ha alti e bassi, ma essa è l’unica strada, è la strada della consapevolezza, che può fare veramente interrompere il corso alla malattia, come dice Hahnemann: estinguendola.

 

Gentile dott. Abbate,

le invio questa e-mail come riflessione sulla nostra cura. Mi ha incoraggiato sapere da lei che gli sforzi che faccio nel presente per riprendere in mano le redini della mia vita sono normali. Forse mi aspettavo che la cura omeopatica risolvesse in 2 mesi tutti i miei problemi, ma ho capito che mi da’ invece la giusta carica per affrontarli. Il cambiamento dipende dalla misura in cui affronto le situazioni che mi si pongono davanti quotidianamente, non da formulette magiche (che purtroppo non esistono!!). A presto. Monica.

 

Bibliografia

Gava R. – Abbate A. - L’Esperienza, la Tecnica e la Metodologia di Studio e di Cura Omeopatica delle Malattie Croniche di A. Masi Elizalde - Ed. Salus Infirmorum, 2001.

Hahnemann S. - Le Malattie Croniche. - ED. Edium, Milano. Hahnemann S.  – Organon - Ed. Cemon, 1981.

C. Hering - Hering guidind Sympoms - Ed Jain Publishers, 1989 Kent J.T. - Lezioni di filosofia - ED. Edium, Milano.

Kierkegaard Soren - La malattia mortale - Ed. Newton Comp- ton, 1996.

Masi E. A. - Riflessioni omeopatiche I e II - A cura Dr. Antonio Abbate - Ed. De Ferrari, Genova.

Masi E. A. - Lineamenti concettuali di dottrina, filosofia e tecnica omeopatica - Ed. OMIT, Roma.

Roberts H. - Principi di Omeopatia - Ed. Mediterranee, Milano.

Schmidt P. - Omeopatia, Organon dell’Arte del guarire - ED. Edium, Milano.

F.T. Allen - The Encyclopedia of Pure Materia Medica - Ed Jain Publishers, 1989

Ward J. W. - Unabridged Dicitionary of the Sensation as if… - Ed. Jain Publishers, 1989.



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