Alimentazione

Italiani sempre più pigri e grassi



pigrizia
Gli italiani? Sempre più pigri e grassi

E’ stato da poco pubblicato il  Rapporto Osservasalute 2010 sullo stato di salute e qualità dell’assistenza nelle regioni italiane. Il quadro che ne emerge è poco rassicurante.

In Italia in base ai dati raccolti risulta che più di 1/3 della popolazione adulta (35.5%) è in sovrappeso e 1 persona su 10 è obesa. In totale il 45.5% della popolazione tra i 18 e 69 anni si trova in una condizione di eccesso ponderale. Si ossera poi un importante gradiente Nord-Sud: le regioni meriodionali presentano la prevalenza più elevata di persone in sovrappeso rispetto a quelle settentrionali. Negli ultimi 8 anni la percentuale di persone adulte in sovrappeso è costantemente aumentata. Ancora più preoccupante è la prevalenza di sovrappeso e obesità infantile. In questo studio i risultati indicano che il 23% dei bambini tra i 7 e i 10 è in sovrappeso e l’11.1% obeso.

A tutto questo si va ad aggiungere una forte tendenza all’invecchiamanto della popolazione a cui si accompagna un decadimento della salute.

Pensate che ogni anno in Italia circa 50.000 decessi sono da attribuire all’obesità. Le conseguenze metaboliche del sovrappeso sono tanto più gravi quanti più anni in sovrappeso vive il soggetto. Questo ci dice che i bambini grassi avranno quasi certamente gravi conseguenze sulla loro salute in età adulta. Già da piccoli spesso questi bambini presentano problemi respiratori, dolori articolari, difficoltà gastrointestinali e un impatto negativo sulla sfera psicologica e caratteriale. Negli anni poi tutto questo aumenterà di molto il loro rischio di diabete, infarto, ictus e perfino di cancro. In questo senso è essenziale sensibilizzare i genitori ed educarli ad una nuova gestione dell’alimentazione familiare e dello stile di vita proprio e dei propri figli.

Un altro dato drammatico che emerge dal rapporto salute è che la pratica sportiva regolare interessa meno del 31.1% della popolazione. In pratica 4 italiani su 10 sono completamente sedentari. E questo non è un problema solo italiano. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima infatti che i livelli di attività fisica siano in calo in tutto il mondo, soprattutto tra i giovani. In Italia solo 1 bambino su 10 fa attività fisica in modo adeguato per la sua età e 1 bambino su 2 guarda la televisione o gioca con i videogiochi per più di 3 ore al giorno.

Ma non eravamo il paese della dieta mediterranea? La nostra cultura alimentare non doveva essere per definizione una protezione dagli eccessi di un’alimentazione industrializzata? Non ci hanno sempre detto, esperti e dietologi inclusi, che una dieta variata e bilanciata è tutto ciò di cui abbiamo bisogno?

Il quadro ahimè è molto diverso.  Innanzitutto la dieta mediterranea descritta come protettiva e salutare da molti studi scientifici non è quella che segue oggi la maggior parte degli italiani. Essa infatti si basa su molte verdure e frutta di stagione, pesce pescato, noci, semi, legumi, olio d’oliva e carboidrati integrali. Cosi si mangia semmai in Grecia e in Turchia ma non in Italia. Da noi di buono è rimasto solo l’olio d’oliva. Poi gli italiani hanno progressivamente aumentato l’introito di carboidrati raffinati come pane, pizza, pasta, riso, prendendo in considerazione raramente le assai più salutari versioni integrali. Inoltre si fa sempre più uso di formaggi e derivati del latte che finiscono con il sostituire le verdure e i legumi. E poi i dolci, lo zucchero nel caffè, la marmellata la mattina e molti altri piccoli vizi che se sommati diventano un problema.


Da tempo dico che le regole per riprendere ad alimentarsi sono semplici:

1) Ridurre il carico glicemico evitando zuccheri e dolci e sostituendo i carboidrati raffinati (pane, pasta e riso) con le versioni integrali.

2) Ridurre un po’ l’introito di carboidrati complessi a favore di verdure e proteine (pesce pescato, carne di buona provenienza, uova, legumi)

3) Ridurre  latte e derivati

4) Assumere liberamente  olio di oliva e aggiungere degli omega 3

5) Assumere un multivitaminico

6) Fare attenzione alla provenienza, lavorazione e conservazione degli alimenti



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