Omeopatia

'Saper vedere attraverso'. Intervista a Proceso Sanchez Ortega

Fonte: Il Medico Omeopata


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Era l'imbrunire di un giorno della scorsa estate (agosto 2000), quando, riparandoci dalla pioggerellina immancabile nelle serate estive messicane, io e l'intrepido direttore della rivista, al suo primo viaggio nel paese di Quezcoatl, ci avviavamo con una certa emozione, sapientemente celata da ognuno, al "consultorio  particular" del grande  Maestro sito nella  piazza  centrale  o Zocalo di una cittadina dello stato dell'Hidalgo, chiamata Tulancingo de Bravo e grande più o meno come la mia Macerata.

 

Il fatto di emozionarsi era strano per due adulti e "vaccinati", io inoltre viaggiavo da 11 anni in Messico per lavorare accanto a lui e quindi avevo una grande confidenza, lo avevo lasciato alle 5 del pomeriggio dopo una lunga seduta di visite fatte assieme, ma ora c'era qualcosa di diverso, il Maestro ci aveva dato appuntamento per l'intervista in cui avrebbe dato il suo messaggio agli omeopati italiani e forse questo creava la sensazione di grande responsabilità. Inoltre il Maestro Proceso, anche se cerca di essere cordiale ed alla portata di tutti, emana comunque un'aura di  grande personaggio, uno di  quelli che sembrano appartenere al passato e di fatto è così, visti i suoi 82 anni.

 

La segretaria, bassettina e cicciottella, ci accoglie con un gran sorriso, come sempre, dicendoci: "no se encuentra, no ha ilegado todavia". Il Maestro dunque non si smentiva, una delle sue caratteristiche veniva rispettata, la impossibilità di essere puntuale. Dopo una mezz'ora, guardando dalla finestra che si affaccia sullo Zocalo, riparato dalle rigogliose fronde di alberi giganteschi posti a circolo sulla piazza, si intravede la esile sagoma del Maestro in un elegante abito grigio e con la piccola testa immersa in uno dei suoi numerosi cappelli modello Borsalino acquistati in Italia durante i tanti viaggi ad impartire corsi nella nostra penisola.

 

Dopo pochi secondi nella sua stanza, piccola ma elegantemente arredata e con l'immancabile moquette viola, (è il colore preferito dal Maestro) ad attutire i nostri passi in questo ambiente, dove si percepisce l'armonia del silenzio nei secondi che precedono l'accensione del registratorino, che sapientemente il "giornalista" Gustavo Dominici aveva messo in valigia prima di ogni altra cosa.

 

Bene maestro, cominciamo l'intervista. Ci piace presentarla agli omeopati italiani come uomo, come Maestro; vediamo cosa ci dice.

Per me è un grande piacere, come tu sai, parlare agli amici italiani, per i quali nutro affetto, così come per gli europei, perché è lì che inizia la storia di Hahnemann e dell'Omeopatia.

 

Il sistema di governo francese di allora, accettò molto bene l'Omeopatia, permettendo al Maestro, dopo aver incontrato la sua secondo sposa, di terminare il suo lavoro e consentendo all'Omeopatia di diffondersi in tutto il mondo. Tuttavia, in accordo con il suo più grande biografo Richard hael, possiamo affermare che se Hahnemann non avesse lasciato la dottrina dei miasmi e le indicazioni cliniche fondamentali per utilizzarli, avrebbe solo lasciato un sistema in più di Medicina, molto superiore agli altri in alcuni aspetti, più trascendente, più rapido, più mobile, più pronto; però il problema della patologia costituzionale fu precisamente una visione geniale del Maestro, un processo intuitivo che già aveva vari antecedenti nella storia della Medicina.

 

Il padre della medicina, Ippocrate, già cercava il "causa causorum" della patologia. Qui dobbiamo evidenziare due cose fondamentali: la considerazione della malattia come una generalità e la considerazione della malattia come una patologia speciale. Per questo si ammettono tutte le ipotesi della modernità, come ad esempio una tesi venuta dalla Spagna che evoca per malattia l'origine dal peccato, non nel senso mistico-religioso, ma in quello della natura, cioè come conseguenza del peccato contro la natura. Si deve considerare l'uomo come un'unità, come una particella del cosmo, del suo mondo, e il suo mondo è integrato, formato e sostenuto dalla natura.

 

Noi che siamo credenti diciamo che la natura è l'insieme di leggi e di forze che mantengono il Creato e che permettono i cambiamenti senza che niente si crei e si distrugga, ma solo si trasformi, trasformazione incessante di tutti gli elementi della natura che si organizzano, si disorganizzano e così via fino all'eternità. Per questo un filosofo del Medioevo, prima del Rinascimento, affermò che la Natura è colei che sviluppa tutta l'evoluzione ed in lei si vede la mano di Dio. Queste sono basi filosofiche delle malattie in generale. Dopo abbiamo le cause particolari che fanno produrre lo stato di esistenza della malattia di ogni individuo.

 

La malattia è la mancanza di uniformità e di concordanza con il tutto. Considerando l'Universo come una sfera, come il nostro Mondo, dobbiamo dire che, come ognuno degli elementi vitali, camminiamo nel mondo, sopra la sfera, abbiamo la nostra base di sostengo, perché la sfera si considera come un insieme infinito di piccole rette, e la retta di ognuno costituisce la propria base, che converge con un raggio verso il centro della sfera. Così dobbiamo considerare concettualmente l'uomo, quando sta in salute, in perfetta verticalità, ben fondato sul raggio che gli corrisponde e che lo connette al centro della Terra. Quando l'essere animale perde la verticalità, sta cadendo sta terminando di essere. Per questo saggiamente Hahnemann, grande conoscitore di Filosofia, di Filosofia scolastica, dice che la malattia è uno squilibrio della forza vitale ed è un modo di essere dell'individuo. Come vedi qui rientra molto la Filosofia.

 

Si, Maestro, ma come ebbe l'intuizione di mettersi a studiare i miasmi?

Bene, primo per le nozioni che lasciò Hahnemann. Vediamo cosa conobbe Hahnemann al riguardo. Conobbe le cause secondo lo stile allopatico, come cause esterne che influivano come noxae patogene che perturbavano l'atarassia dell'individuo, la omeostasi. Però si rese conto che non era così e che l'uomo aveva una predisposizione, che lo faceva ammalare definitivamente e integralmente. In cosa si basò? Qui dobbiamo andare alla storia della medicina. Già in Ippocrate riscontriamo l'osservazione di cause predisponenti, poi in Galeno ritroviamo le cause suddivise in efficienti, coadiuvanti, determinanti, predisponenti. Ippocrate riconobbe anche i vari temperamenti (sanguigno, flemmatico etc.) come predisposizione ad ammalarsi, relazionato al concetto degli umori, il sangue, la bile, la atrabile e la flemma che, posti in equilibrio, davano come risultato la salute fisica, così come psichica.

 

In tutto ciò lavoravano i medici quando apparve Hahnemann che, come allopata, riconosce che c'erano determinate classi di malattie. Egli intuì e comprovò la sifilide. Cosa gli riconobbe? Che era precisamente una malattia integrale, cioè che trasformava la totalità fisica, organica e mentale, pertanto anche spirituale. Come credente disse che in stato di salute la forza vitale autocritica mantiene in perfetta armonia tutto l'organismo, ognuna delle sue parti. Quindi già riconosce un triismo, la Forza Vitale, l'Organismo o parte materiale corporea e lo Spirito. In questo rispecchia una filosofia eminentemente platonica. E' stupendo vedere che intuì questa porzione dinamica, che non è corpo e lo è anche, non è spirito e lo è anche, tendendo una natura analoga al corpo in alcuni aspetti e analoga allo spirito in altri. E' qui che citiamo San Tommaso che dice che c'è un'anima in tutti gli esseri esistenti nel mondo, così come l'anima minerale che dà la coesione indispensabile e derminativa della specie, specie che già riconobbe Aristotele (la specie minerale, vegetale, animale e umana), specie che si caratterizzano per determite analogie e che formano i generi, che a loro volta formano il Creato. L'anima vegetale permette l'intuizione e la riproduzione, l'anima animale permette il movimento e un inizio di percezione, così come permette l'istinto che guida alla sopravvivenza. Infine l'anima umana, un'anima razionale.

 

Tornando alla malattia, come concetto universale, vediamo che essa deve trascendere nell'ambito della specie, e nel nostro caso alla specie massima, all'uomo. A volte con la vita ci disintegra poco a poco, però allo stesso tempo ci stiamo integrando, stiamo facendo ciò che dobbiamo fare, arriviamo cioè al tema della maggiore opportunità e al maggior obbligo che ha l'essere umano: arrivare ad essere ciò che deve essere. L'uomo ha un destino che deve essere intuito da lui stesso; questo in medicina la chiamiamo vocazione, essa consente di essere utile ai nostri simili.

 

Tutti siamo chiamati al piacere come è il piacere del Sommo Bene, che otteniamo grazie al riconoscimento del nostro IO, della nostra determinazione e della nostra posizione del mondo, del nostro essere per gli altri, non per noi stessi e per la nostra famiglia, ma per gli altri. Questo avviene grazie all'intelligenza che fa integrare l'uomo ai suoi simili, creando una relazione di servitù e questo è il patrimonio della ragione dell'uomo. C'è anche un'altra cosa, che l'uomo va a riconoscere in sé la capacità di ereditare, ereditare parte del suo essere elementare, parte del suo spirito. Ognuno eredita qualcosa che lo caratterizza e lo fa essere parte utile e integrante del proprio clan. Quando uno arriva a star bene in questo suo ruolo arriva alla omeostasi, non solo personale, ma alla omeostasi sociale.

 

Tornando al patologico?

Bene, cosa riconobbe Hahnemann nella sifilide? Che era una malattia miasmatica, l'unica che aveva riconosciuto la medicina in migliaia di anni. Che era trascendente e che poteva ereditarsi. Era integrale, si trasformava cioè tutto l'individuo, non solo il corpo, ma anche l'espressione intellettuale.

 

Hahnemann ci segnala che già quando compare l'ulcera venerea, già tutto l'individuo è invaso dalla sifilide, invaso dal miasma sifilitico, ce lo mostra come un dinamismo morboso tendente alla distruzione, alla ulcerazione.

 

In seguito Hahnemann scoprì la sycosis; pensate che meraviglia, scoprì che non tutti i flussi uretrali erano dovuti al gonococco, ma alla predisposizione iperproduttiva che dava anche le verruche e i condilomi. Ed intuì la psora, ma non la scoprì, non la precisò, non è nei suoi scritti perfettamente chiara. Dobbiamo attendere l'opera di Roberts ed H.Allen che chiamarono la PSORA la malattia della carenza. Queste sono le immagini del caleidoscopio o del puzzle che mi hanno dato l'impulso ad investigare sui miasmi.

 

In che anno avvenne questo Maestro?

Più o meno nel 1940.

 

Era già Omeopata, lavorava già?

No, ero ancora studente di omeopatia (in Messico esiste l'Università di Medicina Omeopatica N.d.R.) ed in quel periodo si studiava la fisiopatologia. Il mio Maestro di fisiopatologia ci diceva che tutte le lesioni dell'organismo umano prima erano delle disfunzioni e che la persistenza delle disfunzioni portava alle lesioni, cioè prima dell'aspetto materiale della lesione c'è l'aspetto funzionale o disfunzionale. E cosa causa la disfunzione? La disfunzione parte dalla malnutrizione. Un contemporaneo di hahnemann, allopata, sosteneva dopo lunghe investigazioni che un organismo sano, se si alimenta correttamente, non si ammala mai.

 

Mi sembra un'interpretazione sull'origine delle malattie e quindi dei Miasmi molto pragmatica.

Certo, Hahnemann era eminentemente un clinico, e guardò gli aspetti clinici, comprovati dalla fisiopatologia. Una disfunzione può essere per difetto, per eccesso o per perversione delle attività. Se un uomo non mangia va incontro a fenomeni carenziali vitali e si rovinano i suoi organi, e se mangia troppo va incontro a una rovina per eccesso, e se mangia ciò che non deve, ciò che non gli corrisponde, perverte la nutrizione. Quasi sempre incontriamo, analogamente, lesioni per carenza, per eccesso o per perversione. Rispetto a quest'ultima possiamo osservare proprio questo, cioè che stiamo distruggendo la specie con le continue adulterazioni delle sostanze ed emissioni altamente inquinanti delle industrie.

 

Lei Maestro con le sue intuizioni, cominciò a dare una connotazione miasmatica ad ogni sintomo che possiamo incontrare in clinica.

Chiaro e questo appartiene alla parte più facile del nostro lavoro. Il difficile è comprendere l'essere integrale e vedere come le alterazioni miasmatiche determinano una variazione nelle sue componenti fisiche ed animiche.

Vediamo che le caratteristiche fondamentali della mente umana sono l'intelletto, la volontà e la memoria. In accordo con la fisiopatologia e la psicologia, diciamo che la volontà e la risposta a tutto ciò che captiamo nel mondo esterno, la memoria è ciò che ci resta della conoscenza e della sensazione ricevuta, che poi elaborata mentalmente ce ne dà una sensazione, affettiva o meno, stimolando il sentimento.

 

Tornando al miasmatico, esso ha una finalità molto profonda nel trattamento dell'uomo. Lei che lavora da quasi sessant'anni, cosa può dire al riguardo?

Il miasmatico è la cosa più importante. Dobbiamo considerare che qualsiasi malato, acuto o cronico, curabile o incurabile, presenta sintomi che stanno descrivendo, senza necessità di esami di laboratorio, come sta soffrendo l'individuo. I sintomi sono l'immagine perfetta, nitida della malattia, della disfunzione prima di ogni lesione. Il sifilitico sempre tenderà alla distruzione, il sintomo più profondo è il disprezzo per la vita. Tutte le sue manifestazioni sono il contrario di ciò che è corretto, comprese le sue relazioni sessulai che sono sempre antinaturali.

 

La nostra medicina si relaziona inevitabilmente con il pensiero di illustri filosofi antichi e moderni. Ad esempio coincidiamo con Teihard de Chardin quando afferma che il nostro mondo sta formando una sfera, la Geosfera, che già ora sta cambiando con il progresso lento dell'umanità. Teilhard riconosce anche la Noosfera, cioè la zona del pensiero dell'uomo ed il suo cammino storico, lo ieri che si prolonga nell'oggi, cioè che include il pensiero passato nell'odierno. È ciò che Jung chiama "inconscio collettivo", che indubbiamente influisce e determina il nostro atteggiamento. In basso, nella parte inferiore della sfera, c'è ciò che Jung chiama l'Ombra, tutto ciò che l'uomo nasconde agli altri, le sue perversioni, il suo desiderio di vendetta, tutto ciò che noi chiamiamo miasmatico.

 

Maestro, dopo tutte queste cose stupende e profonde che ha detto, ci dia la sua idea rispetto al panorama mondiale dell'Omeopatia.

Il problema di oggi è di non rispettare sempre nella clinica ciò che si afferma nella teoria. Credo ci siano molti problemi dovuti a due atteggiamenti tipici della nostra era: l'orgoglio e la vanità. In realtà abbiamo bisogno di seguire Hahnemann nel senso scientifico ed umano. Egli disse: "Io sono onesto e sono ammiratore dell'onestà e nel fare una cosa amo farla nel miglior modo possibile", e lo fece in maniera egregia, stabilendo delle norme che se vengono seguite portno alla perfezione. Furono queste nobili qualità che lo portarono ad essere perfetto. Io  sono il contrario, il più imperfetto possibile (risate), manco di puntualità, ad esempio, non riuscendo ad arrivare mai all'ora prestabilita per un appuntamento. In definitiva, tornando a noi, l'imporante è procurare di fare bene le cose, rivolgendoci all'insegnamento socratico, specie alla maieutica. Dobbiamo cercare anzitutto di conoscere l'altro e, prima di questo conoscere noi stessi. Senza conoscerci come si può pretendere di conoscere l'altro! Bisogna essere capaci di vedere l'interiore dell'uomo. Comprendere ciò che ci dice e ciò che ci vorrebbe dire ma non dice.

 

Cosa pensa che possa fare l'Omeopatia senza considerare il miasmatico, come accade oggi nelle correnti più moderne ed estreme?

Si può fare ciò che dicono i maestri venezuelani quando parlano di mala-Omeopatia, trasformarsi in "quita sintomas" (toglisintomi) e "vediamo cosa succede poi.". Si tratta di prescrivere per questa o quella sintomatologia, che non è la totalità attuante nel malato, per qui sintomi che non sono caratteristici del malato, sintomi che non definiscono il malato.

 

A volte si confonde la "norma" della vita di un malato con la normalità e non la si prende in considerazione perché norma, ma quella che è la normalità, è già patologia. Bisogna insomma conoscere l'uomo, il miasmatico è "saper vedere attraverso di", cercare di vedere l'individuo che sta dietro, lo spirito dotato di ragione che c'è in ognuno, lo si deve percepire nella sua situazione patologica che gli impedisce di essere ciò che deve ESSERE.

 

Ogni Essere deve essere UMANO, umano vuol dire che ama l'altro, che lo vede con affettività, che lo vede con amicizia e che valuta in ogni momento cosa può fare per l'altro. Questo è ciò che dobbiamo perseguire con le nostre cure e soprattutto attenaundo il miasmatico.

 

Cosa, Maestro, deve caratterizzare una buona visita ed una buona prescrizione?

L'idea che cerco di trasmettere agli studenti in oltre 50 anni di insegnamento, in Messico come in giro per il mondo, è che mai e poi mai un omeopata debba prescrivere in base ad un'impressione che si è fatto vedendo la persona o per un nutrito gruppo di sintomi che il paziente, più o meno loquace, è riuscito a relazionare durante il tempo della visita. Così facendo si viene a creare una visione assolutamente parziale del soggetto, il più delle volte sintomi relativi alla sua "maschera", non alla sua essenza, al suo lo intimo, a ciò che realmente dà origine alla sofferenza dell'individuo. Ecco perché molte volte invito i giovani a rivedere più volte la persona in esame, per cercare di cambiare quella immagine della prima visita, che di solito è abbastanza provvisoria. Prima di prescrivere si dovrebbe essere in grado di rispondere alla domanda di quella fase dello studio clinico, che ho definito diagnosi individuale, e che dice: chi è il paziente? E' una domanda alla quale si deve rispondere in modo sintetico, con poche parole che definiscano completamente il paziente e la sua essenza patologica.

 

In cosa si differenzia una prescrizione basata sull'aspetto miasmatico del paziente?

La prescrizione basata sui sintomi del miasma predominante nell'ultima fase esistenziale del paziente, consente di mirare al massimo la terapia, di non disperdere le potenzialità del rimedio correndo dietro a sintomi che non rispecchiano la vera totalità patologica attuante, che non sono gerarchicamente importanti, insomma che non dipingono il vero quadro patologico del malato. Se cerchiamo di togliere tutti i sintomi contemporaneamente, senza un criterio logico e miasmatico, il più delle volte otteniamo un rimescolamento di sintomi che non è una guarigione, ma solo un travestimento della sofferenza. Quando il Maestro Hahnemann ci compromette dicendo che solo curando la vera causa di malattia, cioè il maismatico, otterremo la vera cura del malato, noi non possiamo far finta che questa affermazione non esista, altrimenti i risultati terapeutici saranno parziali.

 

Come ha visto cambiare il panorama omeopatico mondiale nel corso dei suoi quasi 60 anni di pratica clinica?

Ai miei tempi era molto difficile trovare mezzi e materiale di studio. La situazione messicana è stata comunque fortunata, in quanto il Messico vanta il privilegio di essere stato il primo paese al mondo ad ufficializzare l'Omeopatia, questo avvenne nel 1895 con un decreto del presidente il generale Don Porfirio Diaz. Un secolo dopo abbiamo ricordato l'evento con il congresso mondiale della Liga tenuto a Oaxaca. C'è stata così l'opportunità, già all'inizio del 1900, di avere una grande scuola di Omeopatia, come la Escuela Libre de Homeopatia diretta dal grande Maestro messicano Don Higinio G. Perez. Tutto questo ha creato una grande tradizione omeopatica in Messico, sempre nell'ottica di salvaguardare l'ortodossia hahnemanniana. Purtroppo le grandi possibilità di comunicare, dopo aver donato maggiori scambi culturali per un certo periodo, hanno fatto dell'Omeopataia il loro commercio, diffondendo, a ragione di questo, messaggi scorretti e danneggiando molto la ineguagliabile Medicina lasciataci dal genio di Meissen.

 

Lei è stato un innovatore, come vede le innovazioni attuali nella nostra medicina?

C'è stato e c'è molto da fare in Omeopatia. Hahnemann ha delineato tutte le direzioni da seguire nella pratica e nella ricerca, ha tralasciato qualcosa perché la vita non è stata sufficiente. Penso che sia necessario proseguire il cammino di ricerca lì dove lo ha interrotto il Maestro.

Così sarebbe importante riprendere il lavoro di sperimentazione di nuovi medicamenti o di quelli sperimentati parzialmente. Questo non significa "inventare" nuovi rimedi, anche se molto più semplice, ma sottoporre la sostanza ad una sana sperimentazione pura sull'uomo sano.

 

Quali sono i danni che possono provenire dal non considerare tutti i principi omeopatici?

Bene, sul piano clinico un grande insuccesso a danno del paziente, nella ricerca il rischio di creare dei falsi. Bisogna essere cauti in clinica a prendere come validi o come successi terapeutici dei risultati che invece sono delle palliazioni o delle soppressioni prolungate, sullo stesso piano del sistema allopatico, che non si preoccupa di curare l'individuo, ma una parte dell'individuo. Questo non ci condurrà a delle guarigioni nel senso hahnemanniano del termine, ma ad uno spostamento della problematica o ad una sospensione della stessa che riapparirà in forma ancora più veemente dopo un po' di tempo. Attenzione quindi a prendere sintomi che non hanno relazione con la totalità del  paziente,  perché  l'Omeopatia  è  molto  efficace  e  può  operare  soppressioni  meravigliose travestite da guarigioni.

 

Il panorama messicano?

E' abbastanza soddisfacente. Da qualche anno la nostra associazione Homeopatia de Mexico, che io ed altri fondammo nel 1960, ha ricevuto dal governo messicano la facoltà di gestire l'insegnamento di post-grado. Un po' come le vostre specializzazioni post-laurea. Quindi diciamo che dopo tanto impegno, gli sforzi di tante persone sono stati premiati. In secondo luogo c'è da dire che il Messico, non essendo un paese ricco, non è stato invaso in massa dai commercianti di Omeopatia perché la gente non può spendere cifre esorbitanti come da voi per fare le dannosissime cure della polifarmacia pseudo-omeopatica. Sul piano scientifico ci sono elementi di valore, che si sono formati presso i nostri corsi e dai quali speriamo molto nel cammino del genuinità hahnemanniana.

 

Il futuro dell'Omeopatia?

Come sempre mi affiderei alla Divina Provvidenza, affinché le energie, i mezzi e le menti possano operare con un sano spirito di progresso per il bene dell'uomo e della società, senza lasciarsi influenzare da quella predominanza sycotico-syphilitica ce sta degradando l'umanità. Bisogna unire gli sforzi, per approfondire sempre di più la comprensione del miasmatico, che è l'unica causa di malattia e di malessere del genere umano, l'unico nemico da combattere per ridonare la salute al genere umano.

 

Un pensiero per gli omeopati italiani?

Ho avuto il piacere e l'onere di essere venuto molte volte nel vostro stupendo paese a dare il mio modesto contributo nei corsi della LUIMO di cui sono stato socio fondatore con l'indimenticato Maestro Paschero, la dottoressa Alma Rodriguez ed il Professor Antonio Negro, ed ho visto l'entusiamso ed il fervore con cui vi applicate allo studio dell'Omeopatia.

D'altro canto il vostro paese ha grandi tradizioni in questo senso. Molti di voi sono venuti in Messico per più o meno lunghi peiodi di studio con noi e ci sono stati buoni frutti, mi risulta che in alcune scuole si seguano i programmi di "Homeopatia de Mexico" curando particolarmente lo studio del miasmatico, come nella scuola di Macerata del mio intervistatore Renzo Galassi, di Roma con Pietro Federico e di Modena con la dottoressa Gloria Alcover Lillo, che è stata molto tempo mia stretta collaboratrice. Quindi anche da voi ci sono le premesse perché la pietra angolare della dottrina hahnemanniana, cioè il miasmatico, venga studiata in forma adeguata per bene dell'umanità. Muchas gracias.



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