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Infiammazioni. I killer nascosti


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'Infiammazioni. I killer nascosti' su librisalus.it

Infarto, cancro, malattie reumatiche, diabete mellito e morbo di Alzheimer: malattie completamente diverse con pericolose somiglianze
Riuscite a immaginare che tra un taglio su un dito e un infarto cardiaco, una gengivite e un ictus, un trauma sportivo e il morbo di Alzheimer oppure un’infezione e il cancro esista una connessione?

Probabilmente quello che inizialmente può sembrare una provocazione fantasiosa presenta effettivamente una giustificazione di fondo, perché gli eventi e le malattie citati hanno un punto fondamentale in comune: la reazione infiammatoria. Non appena un tessuto viene ferito, nel nostro organismo ha luogo un processo complesso per far sì che si eviti una setticemia, per far sì che si formi del tessuto nuovo e che la ferita si rimargini.
Questa fondamentalmente è una reazione intelligente dell’organismo che contribuisce alla guarigione. Che cosa succede, però, se questo processo, dopo che il “lavoro è finito”, non si ferma più, se il “focolaio” continua a covare inavvertitamente nel nostro organismo senza cessare la sua azione?

Eccesso nella reazione infiammatoria: uno stress che favorisce la malattia
Le più recenti conoscenze in campo medico ci dimostrano che uno stress infiammatorio così prolungato è veleno per il nostro organismo: i vasi, le cellule nervose, le articolazioni, le mucose, quasi tutte le cellule dell’organismo possono essere danneggiate e quindi contribuire all’insorgere di malattie cardiocircolatorie, cancro, diabete mellito, ulcere gastriche, malattie intestinali croniche, malattie nervose, come il morbo di Alzheimer, oppure malattie alle articolazioni e farci invecchiare precocemente. Le infiammazioni dovrebbero quindi essere considerate come un comune denominatore di tutte queste malattie del benessere. Che cosa contribuisce dunque a far sì che questo focolaio latente nell’organismo non si spenga più e quali sono i fattori che agiscono come “estintori” e che favoriscono una “normale” conclusione di quella reazione infiammatoria in eccesso?
Il fatto che la reazione infiammatoria sia eccessiva, infatti, può essere favorito dall’influsso dello stile di vita di noi occidentali, con un’alimentazione scorretta, sovrappeso, fumo, e dalle condizioni ambientali (inquinamento, polveri sottili, fuliggine).
Possiamo viceversa contribuire in modo essenziale all’estinzione di tali focolai latenti nel nostro organismo grazie al nostro stile di vita e a un’alimentazione “antinfiammatoria”. In questo libro scoprirete quali influssi e quali fattori alimentari infiammano, alimentando una condizione di stress infiammatorio, e come possiamo vincere la nostra “lotta contro il
fuoco” grazie a scelte alimentari corrette e a uno stile di vita che inibisce le condizioni infiammatorie. Fate il test per scoprire qual è il vostro stato di salute personale e scoprite come potete prevenire le malattie del benessere provocate dalle infiammazioni!


La reazione infiammatoria: il corpo si difende
Vi ferite a un dito affettando una cipolla, un evento banale, eppure questo taglio innesca una cascata di reazioni a catena per limitare e per riparare il danno. Un aspetto importante di questo sistema di riparazione è rappresentato dalla difesa propria dell’organismo, che viene mobilitata dal tessuto ferito e che mette in moto l’infiammazione. Solitamente una ferita da taglio per prima cosa inizia a sanguinare. In questo modo si eliminano batteri e altri germi, ancora prima che raggiungano l’organismo attraverso il flusso sanguigno e possano svilupparvi un’infezione.
Tuttavia la “polizia dell’organismo” non è ancora soddisfatta: attraverso il sangue si inviano in questo campo di battaglia altre truppe di anticorpi, che devono eliminare i germi nemici ancora eventualmente presenti e smaltire le sostanze di rifiuto. Dei messaggeri si preoccupano di assoldare un numero sempre maggiore di anticorpi.
Per evitare un’emorragia troppo violenta i vasi sanguigni feriti si rimarginano già dopo pochi secondi. Il sangue cola e forma un embolo che chiude il canale danneggiato. A questo punto i vasi sanguigni possono riaprirsi e il sangue scorre nuovamente a un ritmo più veloce attraverso le arterie. La pelle si arrossa perché è irrorata più rapidamente e si riscalda in prossimità della ferita. Sicuramente qualche volta avete già avuto modo di osservare qualcosa del genere.


Il “grosso” deve ancora venire
Mancano ancora il gonfiore e il dolore (tabella 1), che spesso sono ulteriori fenomeni spiacevoli che accompagnano una ferita da taglio oppure, ad esempio, anche il trauma subito
da un’articolazione. Poiché infatti il maggior numero possibile di anticorpi deve poter marciare nella zona traumatizzata, aumenta l’elasticità delle pareti dei piccoli vasi sanguigni.
Si assiste a un aumento di liquido e il tessuto gonfia: una caviglia traumatizzata, ad esempio, ingrossa. Il gonfiore può a sua volta premere sulle sensibili terminazioni nervose della pelle e la ferita o la caviglia slogata iniziano a far male. La persona interessata spesso assume una postura di compensazione, perché quella zona del suo corpo non può più senz’altro essere utilizzata.

Tabella 1: Manifestazioni tipiche delle infiammazioni
• Limiti nella funzionalità
• Riscaldamento
• Arrossamento
• Gonfiore
• Dolore

L’infiammazione quindi è un processo complessivamente complicato, che normalmente è introdotto nel nostro organismo come risposta a uno stimolo. Possono essere stimoli come il freddo, il caldo, oppure la presenza di proteine estranee (allergeni). Nelle cosiddette malattie autoimmuni la reazione infiammatoria è rivolta contro materiale dell’organismo stesso. In ultima analisi non importa chi invoca davvero l’aiuto delle cellule del sistema immunitario; la polizia del nostro corpo è messa in allarme per correre ai ripari e per risanare ed è lei a innescare la reazione infiammatoria. La lotta ingaggiata dalle truppe del sistema difensivo dell’organismo infuria: attraverso centinaia di segnali si “riscaldano”, eliminano instancabilmente germi e cellule morte, intervengono sui vasi sanguigni e contribuiscono all’insorgenza del dolore e della febbre. Infine ci sono altre sostanze che mettono fine alla reazione infiammatoria e che si preoccupano del fatto che il tessuto danneggiato guarisca, magari formando una cicatrice.


La creatura ha un nome
La reazione infiammatoria descritta può avere un decorso acuto o cronico ed essere caratteristica di determinati modelli di malattia. La medicina ha coniato una denominazione scientifica per tali malattie infiammatorie: l’evento è per lo più descritto da una combinazione del nome dell’organo interessato più la desinenza greca “-ite”. Quindi, ad esempio, l’infiammazione delle articolazioni è nota come artrite e quella del fegato come epatite.
Di solito tali malattie, determinate da processi infiammatori, sono accompagnate da una serie di manifestazioni tipiche: dolore, ad esempio, oppure una debolezza fisica generale oppure anche febbre. L’innalzamento della temperatura corporea serve ad uccidere i germi pericolosi. Chi soffre di una bronchite spesso ha attacchi di tosse e difficoltà respiratorie. Una paradentite è una infiammazione dell’apparato dentale e spesso si manifesta con le gengive che sanguinano pulendo i denti. Nel caso della miocardite si tratta di una infiammazione del muscolo cardiaco, che comporta tra l’altro insufficienza cardiaca e alterazioni del ritmo cardiaco e che, se non viene curata nel modo appropriato, può condurre perfino alla morte.
Le malattie intestinali di origine infiammatoria, come ad esempio, la colite ulcerosa, possono manifestarsi con sangue nelle feci, diarrea e dolori addominali. La gastrite segnala un’infiammazione della mucosa dello stomaco, che può avere come conseguenza nausea, senso di pesantezza e vomito. Nel caso delle dermatiti si tratta di una reazione infiammatoria della pelle, che può essere accompagnata da arrossamenti e da prurito.


Il programma di emergenza può diventare cronico
Potremmo continuare la serie, ma, come potete constatare da questi esempi, tali reazioni infiammatorie non passano inosservate. Questo “programma di emergenza” del corpo, però, che nell’ambito del processo di guarigione è assolutamente molto significativo, può anche non terminare del tutto e può accadere così che l’infiammazione diventi cronica.
I sintomi diventano allora particolarmente fastidiosi. Il dolore può diventare persistente e il trattamento può avere difficoltà ad avere buon esito.
Tuttavia, anche nel caso della cronicità, esistono rimedi possibili, farmaci quali gli antinfiammatori (v. pagina 32) e diverse misure terapeutiche. Che cosa succede, però, quando il sistema immunitario sfugge al controllo, per così dire, inavvertitamente, senza che si instauri una malattia con i sintomi corrispondenti e ciononostante il “fuoco” dell’infiammazione, una volta appiccato, non si spenga più a causa di stimoli costanti, come, ad esempio, prodotti del proprio metabolismo, sostanze contenute nelle sigarette, sostanze inquinanti?


>>> tratto da "Infiammazioni. I killer nascosti" di Michaela Doll (leggi il libro in formato cartaceo o ebook)



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