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L’indaco delle meraviglie


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indaco pianta
Indigofera Tinctoria, la pianta indiana dalla quale il colore indaco prende il nome

Colore dal fascino misterioso, l’indaco, è la tinta che cosparge la notte nell’ora più buia, quando il sole s’appresta a ricrescere.
Ottenuto dalla lavorazione dell’Indigofera Tinctoria, la pianta indiana dalla quale prende il nome, il suo processo di trasformazione non finisce mai di stupire.

Il liquido che si ricava dalla fermentazione della pianta, viene fatto ossidare e pian piano, da giallo verdognolo diviene blu intenso, quasi nero.
A questo punto si blocca la fermentazione del prodotto riscaldandolo e poi se ne raccoglie la posa.

Il pigmento allo stato puro è di un colore scurissimo, impenetrabile, ma con il passare del tempo si scopre che, invece di perdere tono, tende a vivificarsi.

L’insieme di queste caratteristiche e peculiarità ha contribuito ad incrementare il valore simbolico del colore, creandogli intorno quella suggestione magica che lo accompagna da sempre. Non è un caso che le popolazioni della Mauritania lo ritengano un simbolo di nobiltà o che i tintori nipponici nel loro parlare quotidiano utilizzino lo stesso vocabolo “ai” per indicare sia l’amore che il colore.

Tra le altre cose, l’indaco ha un altissimo potere antibatterico e termo-isolante e questo fa si che le popolazioni che transitano nel deserto del Sahara, i famosi uomini blu, i Tuareg, si cospargano le parti del corpo esposte al sole con il pigmento stesso per proteggersi dal calore e dai suoi effetti.

Dal punto di vista zodiacale è legato ai pianeti Giove, Urano e Nettuno e ai segni del sagittario, acquario e pesci.

Il Feng Shui con la sua tradizione millenaria ci ricorda che i colori non hanno un valore esclusivamente estetico, ma possiedono la capacità, con la loro armonia di interagire con il nostro umore, sollevandolo qualora fosse necessario. A tale scopo suggerisce l’uso dell’indaco, negli ambienti domestici, sempre nelle tonalità chiare.

La medicina indiana associa l’indaco al VI chakra, l’Ajina, il centro energetico del cosiddetto terzo occhio, capace di intuire le realtà che sono ancora in nuce. Il terzo occhio è situato al centro della fronte poco sopra la radice del naso e corrisponde alla ghiandola pituitaria, o ipofisi, e al plesso carotideo.

Il termine Ajina significa conoscenza, percezione e anche comando.
Perché attraverso una percezione chiara della realtà è possibile indirizzarla.
Attraverso un VI chakra equilibrato si oltrepassa il muro della realtà sensibile per accedere a quella intuitiva, si elabora correttamente il passato per vivere un presente pieno e soddisfacente progettando serenamente il futuro.
Uno squilibrio di tale plesso genera incubi, paure, depressione, proiezioni, mal di testa, disturbi dell’equilibrio fisico ed emotivo.

Per favorire un miglior funzionamento dell’Ajina la cristalloterapia consiglia il lapislazzuli, il cristallo di rocca e l’ametista, mentre la floriterapia propone walnutchestnut, wild rose,  e honeysuckle.
Walnut è estremamente utile nei periodi di trasformazione, chestnut efficace per dissipare le fissazioni, wild rose per risvegliare la capacità reattiva e honeysuckle per lasciare andare il passato.

Non è da meno l’aromaterapia con i suoi profumi preziosi: il basilico linaiolo pulisce i pensieri e favorisce l’apprendimento; la camomilla blu lenisce gli stati di irrequietezza ed insoddisfazione; la menta piperita dona ottimismo e buon umore; il rosmarino rafforza la fiducia in noi stessi e stimola la lungimiranza.


Per saperne di più:
Cristallo di rocca: energizzante e rigenerante stimola le capacità intuitive e rischiara il pensiero. La tradizione gli conferisce la facoltà di favorire la chiaroveggenza.
Ametista: pulisce la mente dai ristagni di rabbia e dalle emozioni violente; protegge dagli incubi, dona sonni tranquilli.
Lapislazzuli: aiuta a superare le ferite emotive e quanto non risolto del passato. Regala saggezza e integrità mentale; rinvigorisce fisicamente.



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