Omeopatia

Il Treno Sbagliato

Fonte: Il Medico Omeopata


CATEGORIE: Omeopatia

A me, lettrice compulsiva, bulimica, capita spesso di ritrovare nella libreria testi di cui avevo perso la memoria e di rileggerli, e siccome come tutti i bulimici finisco per non gustare fino in fondo quello che divoro, vi ritrovo sempre cose che non ricordavo. Così è capitato con un libro di Erich Fromm che avevo letto nel 2000 riemerso dalla mia libreria in un raro impeto di riordino: “I cosiddetti sani. La patologia della normalità”, che raccoglie un certo numero di lezioni e conferenze tenute dal grande sociologo nel corso degli anni. Ci sono dentro tantissimi spunti interessanti, ma quello che oggi mi piacerebbe condividere con voi sono le riflessioni riguardo l'idea di scienza.

Fromm
afferma: L'atteggiamento scientifico rappresenta senz'altro una delle principali conquiste degli ultimi cinquecento anni. La scienza è nata come una disposizione all'obbiettività, un atteggiamento umano che implica l'umiltà e la forza di osservare il mondo obbiettivamente, così come esso è, senza la lente deformante dei nostri desideri personali, delle nostre paure e delle nostre fantasie. L'atteggiamento scientifico comporta inoltre, sia il coraggio di controllare se i dati trovati confermano o confutano le teorie, sia il coraggio di modificare una teoria qualora non riceva conferma dai risultati. (…) Per il cittadino medio oggi la scienza dovrebbe assolvere il compito assolto qualche secolo fa dalla religione: fornire certezze assolute. Queste persone non sopportano l'incertezza. Per loro la scienza è diventata una nuova religione, una nuova conoscenza assoluta delle cose della vita.

Un conto è la scienza e un conto sono gli strumenti della quale gli uomini si dotano per realizzarne gli obbiettivi. Si fa scienza non solo quando si presentano dei dati con cifre e grafici, quando si strutturano i nostri lavori secondo i canoni degli RCT, ma anche semplicemente quando mettiamo in discussione le nostre convinzioni, i nostri processi mentali, le nostre conclusioni. Facciamo scienza ogni volta che rifuggiamo dalla superficialità, ci poniamo domande e cerchiamo metodi per superare i limiti della nostra soggettività.

So di ripetermi, ma non posso non citare ancora Giorgio Israel, quando afferma: In un campo come la medicina, che ha come oggetto l'essere vivente, la scientificità è differente da quella della fisica. Affrontare il problema della malattia o della salute di una persona non ha nulla di analogo allo studio del moto di un elettrone o di un pianeta o delle proprietà di un campo magnetico.

In questo ambito una visione scientifica oggettiva significa tener cinto del vissuto personale proprio nelle sue manifestazioni fenomenologiche soggettive. L'unico modo di realizzare la scientificità della medicina è di tener conto che il suo oggetto sono dei soggetti, e dei soggetti considerati nella loro individualità e particolarità, portatori di una storia personale situata in modo irripetibile nello spazio e nel tempo.

Tutti questi pensieri mi affollano la mente in questo momento in cui nelle stanze del potere si definiscono le disposizioni attuative dell'ormai famoso “Accordo stato regioni sulle modalità per la certificazione di qualità della formazione e dell'esercizio dei fitoterapia, agopuntura e omeopatia”.

Mi viene in mente una frase di Dietrich Bonhoeffer: Se sali sul treno sbagliato, non serve a nulla correre lungo il corridoio in direzione opposta.

Temo che sia quello che stiamo tentando di fare in questo momento. Nel mio intervento sul numero precedente della rivista ho messo in evidenza i singoli punti che rivestono carattere di particolare criticità in questo provvedimento, ma mi rendo conto che il vero peccato originale che lo rende un treno sbagliato, consiste nell'aver ignorato totalmente la carica innovativa, assolutamente peculiare, che il riconoscimento delle cosiddette Medicine Non Convenzionali può apportare al mondo della medicina. Che è anche poi la reale ragione per cui medicine molto caratterizzate pistemologicamente, come la medicina ayurvedica, non sono rientrate in questa normativa.

Ci troviamo di fronte a un'integrazione che appiattisce tutto sul modello dominante, e il problema di questo modello è che ti fa credere di arrivare a una certezza quando in realtà le verità a cui si arriva sono solo provvisorie e la portata di un intervento si riesce a valutare solo dopo tanto tempo dalla sua introduzione, perché manca metodologicamente la possibilità di valutare la complessità del sistema. Probabilmente l'uomo moderno crede di essere cresciuto da uno stato infantile a quello adulto perché affida le sue certezze a una presunta razionalità.

E forse proprio per essersi cullato in questa convinzione, la successiva, inevitabile, disillusione lo sprofonda in quelle sindromi ansioso depressive che sembrano il tratto distintivo della nostra epoca. Forse il passaggio alla maturità è invece proprio l'acquisizione della capacità di convivere con l'incertezza, di accettare la condizione esistenziale del dubbio permanente, esercizio a cui la medicina omeopatica allena costantemente.

Il momento richiede prima di tutto riflessioni, considerazioni, a supporto di un'azione, anche politica, che sia la più efficace possibile.



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