Omeopatia - Casi Clinici

Un caso di heloderma



L'animale
Nella "Historiae animalium et mineralium novae Hispaniae", pubblicata nel 1651, F. Hernandez dette per la prima volta notizia di una grossa lucertola di 3 piedi di lunghezza, tozza, a mascelle forti, protetta da una armatura di verruche ossee, riccamente colorata in arancio e nero, vivente nel Messico. Gli spagnoli la chiamavano Escorpion, nome spesso usato per tutti gli animali velenosi. Gli Atzechi attribuivano al morso la proprietà di fare impazzire, così l'animale si vede rappresentate sulla nuca delle statuette di idioti che costituiscono qualcuno dei loro ex-voto. La chiamavano "Temalcuil Cahuya", consideravano mortale il suo odore e l'uccidevano per non toccarla viva. Il primo esemplare venne in Europa dal Messico nel 1882 ed il Weigmann, del Museo di Berlino, lo disegnò con il nome di Heloderma Horridum. Si tratta di un rappresentate della famiglia degli Helodermidae, famiglia che è stata separata dagli altri Sauri e specialemnte dai Varani. I sauri sono resetnati fin dal Triassico e dal Cretaceo Superiore, gli Elodermidi compaiono nell'Oligocene. Il genere è costituito da due specie: una del Messico (H. Horridum) e l'altra dell'Arizona e della Sonora (H. Suspectum). Le due specie sono tanto affini da dubitare che si tratti di due sottospecie di una medesima specie.


H. Suspectum abita nelle regioni elevate e rocciose e nei distretti inaccessibili delle Montagne Rocciose. Si sa di preciso che si nutre di uova di Iguane e di Uccelli, che sa facilmente trovare nelle anfrattuosità delle rocce. La colorazione di questi massicci sauri, che misurano in media una sessantina di centimetri, è sempre vistosa: nera con una macchiatura rossa vivace o giallo-rossa. Presenta due grandi placche anali che sono assenti nell'Horridum. In cattività ha tutto l'aspetto di un animale notturno, resta completamente sdraiato sul fondo della gabbia e riesce molto difficile farlo mangiare, tranne qualche uovo. E' un animale torpido che molto difficilmente accenna a reagire anche se viene stimolato con qualche oggetto. Gli Elodermidi hanno un'apertura boccale assai ampia, la lingua bifida, protrattile ed una forte mandibola e mascella armate di una modesto numero di denti saldati sul margine interno delle ossa, uncinati, percorsi dalla base sino alla punta da un solco profondo. L'Heloderma è l'unica lucertola velenosa. Le particolari ghiandole producenti un liquido tossico sono situate ai lati dei due rami della mandibola; quando l'animale morde il suo veleno cola dalle ghiandole suddette e, eprcorrendo i solchi dei denti, si mescola alla saliva, la quale viene inoculata nella ferita inferta dai singoli denti. L'efficacia dell'inoculazioen è assicurata dalla forza e dalla tenacia colla quale le mascelle si tendono, strette alla parte addentata.  Questo apparato è praticamente utilizzato solo nella difesa della specie. Relativamente al veleno ed alla sua azione sugli animali si sa molto poco per quanto riguarda la natura chimica delle sostanze attive che esso contiene. Ovviamente il veleno consistesoprattuto in proteine ed i principali tossici sono nella frazione non dializzabile; contiene ialuronidasi, fosfolipassi A2, sodio, calcio, magnesio, alluminio, zinco, rame, ferro e silicio.

 

Il veleno di Heloderma, come quello dei serpenti in generale, ha un'azione emotossica e neurologica paralizzante che, secondo le dosi e la costituzione delle specie avvelenate, colpisce in primo luogo l'apparato respiratorio o il cuore o il sangue. La morte può avvenire per paralisi respiratoria o cardiaca o trombosi. Ma il veleno è un arama più potenziale che effettiva. Infatti gli Elodermi, prima di avere elaborato nel loro tardissimo cervello la decisione di offendere, possono essere offesi da qualsiasi altro essere che vive nel loro stesso ambiente. Sono animali molto torpidi, che durante il giorno stanno quasi sempre nascosti in tane ricavate al di sotto delle pietre, ed escono la sera aggirandosi lentamente nell'ambiente alla ricerca di nutrimento. Non sono aggressivi e possono essere anche catturati a mani nude senza che azzannino; soltanto se vegono irritati scattano con rapiditià fulminea e mordono senza più abbandonare la presa, mantenendola come fossero un bulldog. Questo atteggiamento sembra che abbia un preciso significato biologico in quanto solo mantenendo la presa l'animale è in grado di fare defluire lentamente il suo veleno.



Omeopatia
Non sono ben chiare le indicazioni sul tipo di veleno di Heloderma utilizzato per preparare il rimedio, vista anche la non semplice distinzione tra il Suspectum e l'Horridum. Infatti Clarke preferisce non cimentarsi nella distinzione dichiarando di preferire il semplice nome di HELODERMA. A tale proposito rimando gli interessati a pagina 885 del primo volume del Dictionary of Practical Materia Medica di Clarke, dove l'autore fa un'ampia descrizione del rimedio, considernado che heloderma è presente nel repertorio con pochissimi sintomi. Preferisco riportare alcune piccole osservazioni dalla mia pratica clinica e della mia modesta esperienza che non supera poco più di una decina di casi cronici. A mio avviso il primo sintomo che colpisce decisamente di questo rimedio è la terribile freddolosità; credo che da questo punto di vista il paziente Heloderma sia una dei più importanti della materia medica, superiore persino a Carbo Animalis e Citus Canadenis. Infatti tra i pochissimi sintomi del repertorio, quasi tutti al primo primo grado come si conviene per la maggioranza dei cosiddetti piccoli rimedi, i sintomi riferiti alla mancanza di calore vitale, alla freddezza della cute, al brivido, al freddo in singole parti del corpo etc., sono gli unici presenti al terzo grado. Come in Camphora c'è addirittura il sintomo del respiro freddo. Il freddo di heloderma è una sensazione profonda, interna, storica e difficilemnte risolvibile anche con molti indumenti o stando vicino a fonti di calore, qualcosa che il paziente dice di subire in modo inesorabile. La tendenza ad avere disturbi della memoria è un sintomo molto ben conosciuto per tutti i veleni di serpente, come pure la tendenza a sviluppare disturbi del linguaggio.

 

Nella mia esperienza ho visto alcuni casi di bambini molto chiusi e veramente poco vivaci che, a detta dei genitori, hanno imparato a parlare molto tardi, insistendo in modo caparbio per farsi capire con la loro povertà di linguaggio. Il caso che ho riportato è l'unico in cui un bambino manifestava un problema così inconsueto, legato specificatamente ai verbi, ma sono stato comunque colpito dal fatto che i verbi rappresentano in qualche modo l'agire nel parlare. Gli altri casi in cui ho prescritto il rimedio con buoni risultati erano persone molto lente e dichiaratamente pigre. Un altro aspetto che mi ha molto colpito anche negli altri casi è stata la notevole caparbietà, riportata da qualche adulto addirittura come una dote di cui farsi vanto. Grazie ad essa, infatti, dicevano di essere persone che lentamente, ma in modo inarrestabile, arrivavano al loro obiettivo senza mai demordere. Un aspetto che ho osservato più o meno marcato, ma in tutti i casi che ho avuto, è una certa sospettosità nei confronti dei farmaci e molto meno dei confronti del medico. Grazie al cielo. Heloderma non è un rimedio come Lachesis, che compare in tutte le pubblicazioni da rotocalco, che malauguratamente si trovano oggi in tutte le librerie. Diversi pazienti hanno sentito la necessità di sapere cosa gli era stato prescritto anche quando magari erano stati da altri colleghi prima del sottoscritto. Non ritengo che questa sospettosità sia caratteristica del rimedio, ma in Holoderma è molto marcata. In compenso sono pazienti di solito molto fedeli, che arrivano a dispiacersi se il medico non riesce a trovare loro una terapia efficace. Sono capaci di matenere un rapporto con il medico per un lungo periodo e si decidono a cambiarlo solo se vedono che proprio non hanno avuto risultati su patologie invalidanti. Ho osservato ancora frequenti tonsilliti con febbri molto elevate e continue accompagnate da notevoli brividi, anche negli adulti. La tendenza a sviluppare patologie cardiache soprattutto valvolari, spesso accompagnate in giovane età da disturbi reumatici che si ripresentano poi in età più avanzata.

 

I disturbi articolari sono spesso caratterizzati da una rigidità articolare e da un torpore nei movimenti, che risultano molto faticosi. In queste circostanze gli arti diventano freddi e sovent con parestesie e sensazioni di addormentamento che portano il paziente a scaldarsi la cute strofinando forte con le proprie mani. Ho osservato ancora un difficile rapporto con il cibo in pazienti che alternano periodi di fame vorace ad altri di disinteresse, ma non ho mai avuto veri casi di bulimia trattati con Heloderma. Di solito la fase vorace coincide con periodi in cui si sentono particolarmente bene ed il mangiare è un momento di scoializzazione molto importante, in cui possono mangiare molto più del normale se si trovano anche solo in compagnia di una persona cara con cui amano condividere questo piacere. Al contrario mi sembra che i momenti di disinteresse verso il cibo siano legati a momenti di maggiore solitudine in cui si sentono poco amati. Un'altra caratteristica del rapporto con il cibo è l'interesse quasi ossessivo verso un singolo alimento o una pietanza che viene consumata per un lungo periodo, anche più volte al giorno, fino ad arrivare ad una sorta di saturazione per passare poi allo stesso comportamento verso un altro alimento. Il marcato desiderio di uova è un aspetto che ho osservato in tutti i casi che ho avuto fino ad ora. Ovviamente ritengo che queste osservazioni sono soltanto alcuni aspetti del modo di presentarsi di Heloderma, ma sono i pochi punti ricorrenti in comune dei casi che si sono giovati di questo rimedio per un lungo periodo, nel quale la prescrizione ha dato buon esito anche in fase acuta.

Il Caso Clinico
Tommaso è un bimbo di 7 anni che mi viene portato da entrambe i genitori per "gravi problemi scolastici". Mi accordo telefonicamente con la madre chiedendo di poterle parlare in assenza del bambino, prima che cominci la visita, ma ho la sensazione che la signora non gradisca molto questa mia richiesta. Arrivano in studio il bambino con i genitori, ma Tommaso ed il padre aspettano in sal d'attesa mentre comuncio il colloquio con la madre. La signora mi sembra una donna molto aggressiva, dai modi bruschi, che mi dimostra poca simpatia. Alla mia richiesta di chi le ha dato il mio indirizzo risponde che la cognata, già mia paziente, le ha consigliato di portarmi Tommaso. M'informa ancora di avere già consultato vari "specialisti e che adesso vogliono provare anche l'omeopatia". Avverto la netta sensazione di una scarsa fiducia nei miei confronti e dal tono con cui mi ha parlato della cognata mi sembra di capire che tra le due donne non ci debba essere una buona intesa. La signora riporta spontaneamente: "Non sappiamo più che cosa fare per Tommaso, abbiamo fatto di tutto. dalla logopedia alla psicoterapia anche con tutta la famiglia e da solo. lo abbiamo portato anche da un prete ma non c'è verso parlare di parlare come si deve". Domando alla madre di farmi un esempio: "E' difficile ma adesso sentirà. le volevo solo dire che pensavamo fosse un problema psicologico perché Tommaso ha iniziato quando aveva 3 anni ed è nata la sorella piccola. all'inizio è stato gelosissimo ma poi si rivolgeva solo alla sorella grande ed ha smesso di rivolgerci la parola. L'unica che l'ha sempre capito è stata la sorella maggiore, che ha 2 anni più di lui. Lei capisce tutto quello che vuole dire e Tommaso. con lei non si arrabbia mai. A dire il vero aveva già mostrato sin da piccolino una certa reticenza ad esprimersi e si faceva capire solo dalla sorella, ma con la nascita dell'altra.". Chiedo spiegazioni circa quello che la madre chiama rabbia: "Si impunta e dice quello che stava dicendo e lo ripete anche 30 volte nello stesso modo senza cambiare una virgola e lo ripete sempre più forte, alla fine ce lo urla. ma lo dice come prima".


Domando che reazione ebbe Tommaso alla nascita della sorellina: "Allora non so dire ma lui dice che ha una sorella sola e che quella piccola non è sua sorella, lui dice che non la voleva e che lo disturba e da allora è anche aggressivo con noi". Chiedo alla madre che lavoro fa suo marito: "Abbiamo un bar e lavoriamo insieme. Lo so che è un problema ma non possiamo fare diversamente. Ci alziamo presto al mattino e Tommaso si sveglia già che c'è la nonna in cas e ci vede la sera quando torniamo a casa stanchi. ma non pensi male, noi ci teniamo alla famiglia ed abbiamo fatto 3 figli anche per questo. Ce l'hanno detto mille volte che dovremmo stare di più con Tommaso ma noi dobbiamo essere equilibrati con tutti i figli. non c'è solo li anche se fa di tutto per attirare l'attenzione. I medici che abbiamo visto fino ad ora ci hanno detto che non è malato e che crescnedo la cosa sistemerà, ma che dovremmo curarlo di più". Detto questa cosa la signora è molto stizzita e fatica a nascondere il suo disappunto. Chiedo qualcosa sul rapporto di Tommaso con i nonni: "Beh anche questo è saltato fuori con la terapia: i nonni hanno avuto solo figli maschi e non vedevano l'ora di avere una femmina. Per questo Tommaso forse ha perso anche il suo ruolo di piccolo in famiglia dopo la nascita della sorellina. i miei suoceri fanno qualche preferenza per la nostra prima. Ma all fine sono tutte chiacchiere. il suo problema resta.". Chiedo alla madre come le sembra che Tommaso reagisca a queste difficoltà di linquaggio: "E chi lo ha capito, chi lo sa? A volte sembra che ci voglia prendere in giro. perché se deve scrivere le cose le scrive, ma non le dice per intero.. non lo capisco cosa vuole dire questo. Poi ci hanno detto che la sua è una stranissima forma di disturbo del linguaggio perché di solito i bambini saltano i nomi e non i verbi. all'inizio saltava un po' tutto, ma adesso è ancora incaponito sui verbi". Chiedo alla signora di fare entrare il bambino ed il marito. Tommaso è un bimbo grassottello e con lo sguardo molto accigliato, lento nei movimenti e mi sembra molto sospettoso. Entrato nello studio si guarda intorno con gli occhi bassi, girandoli verso ogni angolo della camera.  Mi guarda con la testa china. Domando a Tommaso quando è nato e mi risponde correttamente. Chiedo ancora quali sono i gioci che preferisce: "Colori, disegno, carta. fogli bianchi. Non troppo grandi." Chiedo a Tommaso se mi vuole fare un disegno: "Colori, disegno. va bene". Disegna molto sinteticamente e con pochi tratti ben definiti, quasi fosse un disegnatore di fumetti. Lavora al centro del foglio e con pochi segni raffigura un animale indefinito. Interviene la madre: "E' un drago. sono la sua passione. anche da piccolo voleva sempre vedere una cassetta dove c'erano delle cose cinesi ed una processione con un drago." Tommaso guarda accigliato la madre e dice: "Drago nascosto. uovo grande". Domando a Tommaso cosa gli piace di più mangiare. Interviene ancora la madre, che non lo lascia parlare: E' un malato per le uova. se gliele dessimo le mangerebbe tutti i giorni e più di una". Faccio cenno alla signora di lasciare parlare il bambino: "Buone uova. Non troppo grandi. anche pasta, riso, tagliatelle. uova più buone di tutte". Noto che Tommaso indossa un pesante maglione di lana. Gli chiedo se gli piace la montagna: "Troppo freddo. Meglio il mare. non tanto freddo, meglio il caldo. Bel maglione molto caldo e sento che bene". Interviene ancora la madre dicendo che questa è una caratteristica di Tommaso: "Teme molto il freddo: sin da piccolo dovevamo vestirlo tanto perché era sempre freddo. poi è un bambino un po' pigro e non gli piace fae sport e muoversi. forse è anche per questo che teme il freddo. Da piccoli noi stavamo sempre all'aperto e chi lo sentiva il freddo allora?". Questa volta è Tommaso che interrompe la donna: "Freddo. freddo. Tu non lo sai, io freddo e tu non lo sai, non lo sai, non lo sai". Detto questo il bambino arrossisce con un'espressione arrabbiata. Chiedo a Tommaso quale giochi preferisce: "Computer, televisione, dama. Ken con il camper" (Grazie alla mia non più recente cultura in fatto di giocattoli ricordo che Ken è il bambolotto compagno della celeberrima Barbie. Le sorelle di Tommaso hanno entrambi diverse di queste bambole). Domando cosa fa Ken con il camper: "Molti viaggi insieme, di giorno." M'informo su cosa fa Ken la notte: "Letto grande, non tanto. Molte foto grandi sul muro. televisione, comuter. comodino con la luce". Domando a cosa serve la luce: "Dormire al buio, senza luce mi piace. tutto scuro paura". Chiedo cosa lo spaventa senza ottenere risposta. Il bambino smette di guardarmi e gira la testa come per sfuggire il mio sguardo. Domando a Tommaso se vuole farmi un disegno della sua paura. Il bimbo disegna di buon grando con una minuzia quasi ossessiva uno spaccato della sua casa, impiega milti minuti per rifinire di fiori il divano del salotto e e per disegnare tutti gli oggetti ed i più piccoli soprammobili delle varie camere. Nell'attesa della fine del disegno lascio lo studio ed i genitori dimostrano un'evidente impazienza. Alla fine Tommaso disegna i genitori che escono di casa. Interviene ancora la madre, chiaramente stizzita, cercando di portare il discorso su un altro argomento: "Tommaso sempre che se si sveglia la notte sente fastidio alle gambe e che si deve sfregare per fare passare le formiche e vuole venire a letto con noi". Chiedo spiegazioni: "Sono mesi che lo fa: dice che sente come delle bestioline che camminano sulle gambe. una volta è rimasto impressionato da un millepiedi sul muro e da allora dice che sente camminare sulle gambe". Interviene Tommaso interrompendo la donna: "Non è vero. non è vero. cammina sul muro e viene nel letto?. cosa se viene nel letto? Tu con papà. io da solo". Chiedo alla madre qualcosa sul sonno del bambino. E' agitato, si frega le gambe spesso con il palmo della mano. sembra che si scaldi non che abbia prurito, non l'ho mai visto grattarsi". Nell'anamnesi remota del bambino non compare nulla di particolare se non il fatto di non avere avuto nessuna malattia esantematica e l'essere stato vaccinato per tutto quello che era possibile vaccinare, credo non abbiano fatto qualcosa contro la febbre giallo solo perché non è ancora a rischio nella Pianura Padana.


Resto colpito dalla quantità di sintomi presenti in questo caso per un rimedio così poco conosciuto come Heloderma. Inoltre ritengo interessante sottolineare che i sintomi "indolence" e "talk -slow learning to" sono coperti da Lachesis, il cui veleno presenta molte analogie con quello di Heloderma. Prescrivo Heloderma 200 CH. A distanza di pochi giorni ricevo una telefonata dalla madre che riferisce una sintomatologia tonsillare del bambino. Vedo Tommaso e riscontro una tonsillite con ipertrofia di entrambi le tonsille, tanto gonfie che quasi si toccano. Inoltre i linfonodi sottomandibolari sono anch'essi ipertorofici, ma non dolenti. La lingua è sporca e patinata di bainco, l'alito fetido ricorda un odore solforoso. La temperatura è di 39,8°. Prescrivo un placebo e dopo due giorni la situazione si normalizza. Rivedo Tommaso dopo tre mesi. Come la volta scorsa faccio prima una chiacchierata con la madre. Resto colpito dal fatto che nonostante i progressi del bambino, che anche la donna ammette, mi sembra che il modo in cui la madre parla di Tommaso non esprime il minimo entusiasmo: "Siamo molto contenti perché abbiamo visto qualche progresso. Tommaso comuncia a rivolgerci la parola ed ogni tanto accenna a dire qualche verbo. Le maestre sono rimaste stupide dal fatto che il bambino non insiste più in modo caparbio se non si spiega chiaramente, anzi sembra che cerchi un'altra maniera per girare la frase anche se non usa i verbi. Hanno trovato il suo linguaggio più ricco e soprattutto una maggiore disponibilità a farsi capire". In considerazione della freddezza con cui la madre mi parla preferisco fare entrare subito Tommaso ed il bimbo mi dice spontaneamente: "Noi due senza mamma?". Chiedo se vuole che ci parliamo da soli. Tommaso scuote la testa per dire di no: "Anche tua mamma non è con te quando dottore?".


Chiedo a Tommaso se vule dire se anche mia madre non è presente mentre io lavoro: "Proprio così!", risponde soddisfatto con un sorriso. Rispondo che non sapevo che lui lavorasse a scuola: "Se tu a letto non mangi. se io a letto niente uova e tagliatelle". Intervine la madre interrompendolo: "Ma insomma non dire così. prendi tutto sul serio." Chiedo spiegazioni: "Oggi ha detto che non vuole più andare a scuola e noi gli abbiamo detto che questo è il suo lavoro e che se non lavora non mangia". Interviene Tommaso: "Il nonno passeggia". Risponde la madre: "Il nonno ha lavorato tanto da giovane". "Anche Tommaso", risponde il bambino. Resto molto colpito dalla secca risposta di Tommaso. Decido d'intervenire e chiedo a Tommaso se al nonno piaceva il suo lavoro: "Nonno vecchio falegname, puoi vedere quello che ha fatto. Tanti mobili, porte, finestre. Il lavoro del papà non vedi. il caffè va nella pancia". Chiedo a Tommaso di farmi capire meglio qualcosa del suo lavoro: "Fatica. ma non tanto, però abbastanza. La tavola, i compiti, i disegni, la camera, i giocattoli. Sempre tutto in ordine". Detto questo Tommaso nasconde lo sguardo come la volta precedente. Domando alla madre se Tommaso aveva avuto altri episodi di tonsilliti in passato: "Mi ero dimenticata di dirlo, ma cosa vuole. con tre figli...s'ammalava spesso di mal di gola e gli abbiamo dato tanti antibiotici. Poi il pediatra ci consigliò la cura di Penicillina per quasi un anno e dopo di allora non si è ammalato più". Domando quando accadeva tutto questo: "Quando aveva tre anni. ma non credo che ci sia relazione con la nascita della sorellina. Anche io soffrivo di tonsilliti da piccola enon ero gelosa". Risponde la madre molto seccata, senza che io abbia fatto il minimo riferimento alla nascita della sorella. Prescrivo Heloderma l0MK. Dopo 4 mesi rivedo Tommaso, questa volta accompagnato dal padre. Anche il papà non sembra dimostrarmi una particolare simpatia e parla come se si volesse scusare: "Ho accompagnato io mio figlio perché mia moglie dice di non riuscire a stabilire un buon rapporto con Lei, dice che si è sentita giudicata. ma questo è un problema che mia moglie aveva tutte le volte che andavamo da uno psicologo. Nonostante questo mi ha detto di dirle che siamo molto contenti perché Tommaso sta recuperando bene. Anche a scuola le maestre dicono che fa passi da gigante. Tommaso è anche dimagrito ed ha voluto cominciare a fare un po' di nuoto. Ha anche cambiato molto i suoi gusti in fatto di cibo: mangia molti meno dolci e non chiede più con insistenza le uova. Adesso dorme bene da solo nella sua camera e non vuole più la luce accesa per addormentarsi". Interviene Tommaso e noto chiaramente che questa volta usa molti più verbi e parla in modo più spigliato: "Non ho più paura. Tanto che mi spavento a fare.. lo so che non c'è nessuno al buio e poi dormo con Lucia (sorella minore). Adesso abbiamo pace e dormiamo con la manina. Ci vogliamo tanto bene e le sto insegnando a parlare. Io ho fatto tanta scuola di parlare che ormai so tutto. posso insegnare io meglio". Continua il padre: "Le siamo veramente grati. sembra che la sua cura stia funzionando molto bene". Chiedo a Tommaso di farmi un disegno e Tommaso disegna tre pappagalli: gli animali sono di 3 dimensioni diverse, quello di mezzo ha il becco aperto. Domando al bambino cosa fanno i pappagalli: "Quello in messo si è svegliato e sbadiglia. gli altri due aspettano così poi cantano insieme". Chiedo a Tommaso se questi pappagalli hanno il papà e la mamma: "Cercano da mangiare (i genitori) mentre loro (i pappagallini) si divertono.". Chiedo cosa succede quando tornano al nido: "Vanno a dormire perché sono stanchi". Domando cosa fanno i pappagallini "Devono dormire anche loro. ma quello che sbadiglia si è appena svegliato e non ha tanto sonno. Anche gli altri hanno poca voglia di dormire ma si cacano sotto" (il bimbo intende dre che gli altri due pappagallini hanno paura dei genitori e così dormono, anche se controvoglia). Prescrivo un Heloderma 100MK. Dopo di allora non mi è più stato possibile vedere Tommaso per diversi mesi. Il padre mi ha telefonato una volta in occasione della varicella, ma anche in quell'occasione ho prescritto un placebo e la malattia ha fatto il suo normale decorso. Ho avuto però notizie del bambino dalla zia che vedo regolarmente.

 

Sembra che la madre sia molto risentita nei miei confronti ed, onestamente, l'unica cosa che ho da rimproverarmi è l'avere avuto difficoltà a controllare la mia mimica facciale durante le due visite in cui ci siamo incontrati. Sono comunque molto soddisfatto dell'evoluzione di Tommaso e la zia mi ha confermato che i problemi di linguaggio e di tonsilliti non si sono ancora ripresentati in questi ultimi due anni. A distanza di un anno dal miglioramento evidente dei sintomi di Tommaso la madre si è ammalata gravemente, a detta della zia di un "forte esaurimento nervoso". Attualmente la madre è seguita da una psichiatra ed ha già avuti diversi ricoveri in una casa di cura per malattie mentali. Soltanto poche settimane fa mi è stato possibile rivedere Tommaso, dopo qualche richiesta inoltrata alla zia, la donna, approfittando di una visita alla figlia, ha accompagnato i due cuginetti. Ho potuto scambiare da solo qualche parola con Tommaso, notando una certa ricchezza del suo vocabolariio ed un'esposizione normale per un bambino; il padre mi considera l'ultimo anello di una catena di dottori che hanno fatto ammalare la moglie. Fortunatamente la zia è una donna molto equilibrata, ma ha seguito con difficoltà i nipoti a causa del difficile rapporto con la cognata. Dai primi ricoveri della mamma di Tommaso la zia si occupa giornalmente dei ragazzi con i quali mi sembra avere un ottimo rapporto.



Ho pensato di proporre questo caso di Heloderma perché mi sembra il più interessante di quelli che ho avuto fino ad ora. Non ritengo possibile affermare che Tommaso abbia risolto a fondo tutti i suoi problemi, considerando la natura della patologia familiare. Mi sembra comunque interessante la reazione del bambino alla terapia, anche quando il rimedio è stato somministrato in fase acuta. Ho informato la zia del fatto che penso sia molto importante seguire bene Tommaso soprattutto nella sua fase adolescenziale e credo di potere contare sull'appoggio della donna per il futuro.

 

Articolo pubblicato su autorizzazione de:
Il Medico Omeopata
La rivista italiana di Omeopatia Classica
n. 2 Anno 1996  Pag. 10 - 16
rivista@fiamo.it  -  fiamo.it



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