Denuncia sanitaria

Guanfacina: in arrivo in Italia un nuovo psicofarmaco per bambini

Fonte: Giù le Mani dai Bambini



bambino psicofarmaci
In arrivo in Italia un nuovo psicofarmaco per bambini

Si è svolta oggi la cerimonia di consegna dei “Public Affairs Awards”, i premi per le relazioni pubbliche conferiti nella Sala Capitolare del Senato della Repubblica tra gli altri a Luca Poma, giornalista e portavoce di “Giù le Mani dai Bambini”, il più rappresentativo comitato italiano per la farmacovigilanza pediatrica (www.giulemanidaibambini.org), che da anni promuove l’omonima campagna di sensibilizzazione sui rischi della somministrazione di psicofarmaci ai minori segnalata dalla PAA come “campagna nazionale d’eccellenza”.

A margine della cerimonia, parlando con colleghi giornalisti presenti all’evento, Poma ha rilanciato il dibattito sul tema dell’etica nel mondo della lobby e del public affairs: “La Public Affairs Association vuole essere a mio avviso anche un luogo di riflessione e dibattito su un modello di lobby rispettosa dei requisiti etici essenziali, come raccomandato dai codici di comportamento della stessa PAA, della Ferpi e internazionali: dichiarare sempre chi è il proprio mandante, avere una relazione trasparente con i mezzi d’informazione e con tutti i pubblici coinvolti dalla propria azione, presentarsi con informazioni corrette e ottenere decisioni in maniera onesta, questi sono i pilastri di una corretta azione di lobby.

Purtroppo ciò non sempre accade, l’ho sperimentato personalmente, avendo recentemente ricevuto un’offerta di collaborazione da un’agenzia di RP di fama internazionale, la quale collabora con una multinazionale farmaceutica che sta introducendo uno psicofarmaco per bambini in Italia, la Guanfacina, un vecchio antiipertensivo che ora si vuole riciclare per la disattenzione dei bambini, una specie di molecola apolide, un brevetto da tempo in cerca di una malattia a cui essere associato. Peccato che a mia precisa domanda avessero negato di avere rapporti, ma così non pare. Immagino volessero nella migliore delle ipotesi sondare il terreno e capire quale sarebbe stato il nostro atteggiamento, e nella peggiore ipotesi ‘sterilizzare’ la nostra azione di vigilanza mettendoci a libro paga”.

“Se questa è etica nelle relazioni pubbliche – conclude Poma - occorre avviare una riflessione seria in seno alla FERPI, la Federazione nazionale di categoria: una norma senza una ‘sanzione’ è una norma debole, che chiunque può infrangere impunemente. A mio avviso è ora di passare dalle parole ai fatti e capire come prendere posizione in casi come questi”. È intervenuto sul punto Toni Muzi Falconi, uno dei “padri” delle relazioni pubbliche in Italia e Docente alla New York University: “L'episodio come viene raccontato dal collega Poma è increscioso in sé, anche perché coinvolge una delle più reputate e conosciute società di relazioni pubbliche internazionali, che mi auguro voglia repentinamente e pubblicamente chiarire la sua posizione.

Anche l'Assorel, Associazione delle società di relazioni pubbliche a servizio completo - di cui l'agenzia in questione fa parte – dovrebbe assumere iniziative in merito all'episodio. Sono convinto che – in attesa di una regolamentazione della nostra attività, che impatta sempre di più sull'interesse pubblico, e che invoco fin dal 1976 - la sanzione più efficace sia quella della ‘pubblicità’ da parte delle associazioni professionali degli atti contrari ai principi base della nostra professione, che prevedono innanzitutto che il professionista di relazioni pubbliche dichiari sempre quali interessi rappresenta, quale reale obiettivo si propone, e quale processo intende perseguire per raggiungerlo”.

Su questo dossier, l’On. Paola Binetti ha presentato un’Interrogazione Parlamentare http://www.informasalus.it/it/articoli/psicofarmaci-bambini-senza-consenso-genitori.php al Ministro della Salute Ferruccio Fazio: “Mi chiedo – ha dichiarato l’Onorevole nell’atto ispettivo – se siano vere le voci che parlano di una riduzione del budget a disposizione dell’Istituto Superiore di Sanità per gestire gli strumenti di controllo anti-abuso come il Registro ADHD, che permette di monitorare le prescrizioni di psicofarmaci ai bambini al fine di evitare utilizzi arbitrari e disinvolti di queste discusse molecole, fondi tagliati da 150.000 euro all’anno – già pochi - a miseri 30.000 euro all’anno per tutta Italia.

Da un lato si assiste all’immissione in Italia di un terzo psicofarmaco per bambini iperattivi, come se non fossero sufficienti quelli già esistenti, dall’altro lato si demoliscono gli strumenti di controllo a tutela delle famiglie: a che gioco giochiamo, Onorevole Ministro? Nell’interesse di chi sta lavorando il Suo Ministero?”










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