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Gravidanza: 1 mamma su 4 non perde il vizio del fumo


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Sebbene la maggioranza dica addio al tabacco per nove mesi circa, molte donne ricominciano dopo il parto

Secondo le stime tre italiane su cento continuano a fumare anche in gravidanza, altre 23 su cento diminuiscono, anche drasticamente, il numero di sigarette quotidiane, ma non smettono nonostante il bimbo in arrivo. Inoltre, sebbene la maggioranza dica addio al tabacco per nove mesi circa, molte ricominciano dopo il parto.

Eppure “molti studi hanno dimostrato che il tabagismo della madre, durante la gravidanza, è una delle cause di aborto spontaneo, di parto prematuro, così come di aumento della mortalità e morbilità perinatale e infantile. Inoltre è causa di aumentato rischio di sindrome di morte improvvisa del lattante in culla, di basso peso alla nascita, di sindrome di astinenza neonatale da nicotina.

Gli studi evidenziano, inoltre, un ritardo nella crescita cognitiva nell’infanzia, un rischio maggiore di infezioni respiratorie, asma, otite acuta e alterazioni in alcuni cromosomi fetali più sensibili ai composti tossici del tabacco. E ancora: le madri che fumano hanno meno latte e di minore qualità rispetto ad una non fumatrice e la produzione di latte nel tempo è più breve”. È quanto spiega Simonetta Rapetti, pneumologa presso l’Oncologia Polmonare dell’Azienda Ospedaliera Universitaria San Luigi Gonzaga di Orbassano e membro di WALCE Onlus che ha lanciato la campagna dedicata a mamme e bebé “Speriamo che sia... l'ultima”.

In Italia secondo gli ultimi dati i fumatori sono 11,7 milioni e rappresentano il 22% della popolazione. “Stiamo assistendo alla fine delle differenze di genere - spiega Chiara Benedetto, direttore della Struttura Complessa Ginecologia e Ostetricia del Presidio Ospedaliero Sant’Anna -. Cala infatti il numero di uomini tabagisti che in un anno sono passati da 6,9 a 6 milioni. Però crescono le fumatrici che da 4,6 milioni del 2016 salgono a 5,7 milioni. Questo cambiamento si riflette anche nel tumore del polmone. Per questa neoplasia i nuovi casi tra le donne sono in aumento del 3% ogni anno.

'Speriamo che sia… l’ultima' è quindi un progetto che vuole cercare di tutelare non solo la salute dei neonati ma anche quella delle mamme. L’inizio della maternità è un momento perfetto per cambiare radicalmente il proprio stile di vita”.



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